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Discussione: Barack Hussein Obama

  1. #1
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    Predefinito Barack Hussein Obama

    da www.altravoce.net

    giovedì 6 Novembre 2008
    L'Uomo nuovo nel Nuovo Mondo
    Non solo il sogno Usa che si realizza
    ma l'inizio di una futura umanità


    di Giulio Angioni
    Lasciatemi essere commosso e felice, almeno oggi, per qualche ora, con speranza e fiducia. Non mi dite ingenuo, esagerato, imprudente. A domani i distinguo, la prudenza, la vigilanza e la lucidità. Oggi sono e voglio essere commosso e felice.
    Chi ha anche solo una volta in vita sua patito un'ombra di discriminazione per il suo aspetto, la sua provenienza, le sue convinzioni, il suo stato, può capire ed essere dei nostri oggi al mondo, miliardi commossi e felici.
    Per qualche ora lasciatemi essere entusiasta, condivisore di sogni, compreso anche il sogno americano, che si allarga a essere sogno dell'umanità, almeno per un giorno, per qualche ora, gli occhi umidi come il mio fratello degli slums di Nairobi, di Harlem, del Cairo...
    Lasciatemi essere commosso e felice per questa cosa incredibile fino a qualche decennio fa: un uomo figlio di un africano e di una europea, cioè il risultato dell'unione più esecrabile agli occhi di tutti i razzismi dei secoli passati, il meticcio, il mulatto, la mescolanza spesso illegale, che viene eletto da milioni a essere l'uomo più importante del mondo, in un paese dove ancora quarant'anni fa un altro nero diceva di avere il sogno di vedere un giorno un bimbo bianco e uno nero andare mano nella mano per la strada.
    Lasciatemi dire che sì, c'è ancora da sperare nell'uomo. E nel suo infinito farsi e rifarsi.
    Lo so che domani dovrò chissà quanto e quante volte distanziarmi, magari deluso, non accettare, protestare anche, per cose che vorrà fare e vorrà che anch'io faccia. Ma oggi ho solo un insperato motivo di essere felice e fiducioso. Molto più che per il cadere di un muro. Molto più che per l'abbattimento di due torri a Manhattan, sento che questa è storia, sento che è il sorgere di un sol dell'avvenire, un inizio di futura umanità, l'inizio chiaro e certo di un modo nuovo di essere uomini diversi ed uguali.
    Non mi dite che sto esagerando. Me lo dice forte anche il mio essere pagato per fare l'antropologo, studioso dell'uomo sempre uguale e sempre diverso. Al di là delle sue capacità e delle sue intenzioni, Barack Obama, l'uomo uscito dall'Africa come già l'Umanità alla sua prima origine, è simbolo efficace di un nuovo che chi ha la mia età sa che non era nemmeno immaginabile solo qualche decennio fa.
    Non mi dite che esagero. Stanotte, lasciatemelo credere, ho assistito con altri miliardi a molto di più che il risultato del sogno americano, della democrazia americana. E' finalmente a tutto tondo un uomo nuovo che è stato scelto alla guida del mondo, un uomo antropologicamente nuovo come tutti quei tipi di uomini nuovi che nei milioni di anni passati sono sorti nella sua Africa Orientale e si sono sparsi per il mondo. Lasciate che io abbia almeno per qualche ora la certezza di avere visto la notte scorsa L'Uomo Nuovo, Out of Africa, in quella parte del mondo che almeno in questa notte ha meritato interamente il nome di Nuovo Mondo.

  2. #2
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    E' un fatto che finalmente gli USA hanno un presidente nero, anzi mulartto. Alla faccia di tutti i razzisti americani e di dovunque. Alla faccia della storia violenta dell'america. Alla faccia di George W. Bush. Alla faccia liftatata di Silvio Berlusconi. Alla faccia di chi l'ha votato, e ancora non ha capito. A faci de...

  3. #3
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    Predefinito Obama

    ancora da www.altravoce.net
    sabato 8 Novembre 2008
    Unu moru Presidenti, mai prusu
    “white only”: anche in memoria
    di Lumumba, vida longa a Obama


    di Claudia Zuncheddu
    Po chini est impressiu, mi deppu scusai e naru subito ca custu est unu contu personali cun d'unu arrejonamentu a pitzus. Essi sardista oli nai essi internazionalista e castiai su mundu cun “ogu socialista”.
    Circa vent'anni fa mi trovavo nella Repubblica Democratica del Congo. Mentre mi spostavo con un piccolo aereo da Kinshasa verso Goma nella regione dei Grandi Laghi (in questo periodo tristemente alla ribalta delle cronache di guerra) un potente uomo politico africano, impegnato in una “entusiasmante cerimonia di autocelebrazione”, invitava fiumi di champagne a tutti i passeggeri. Eravamo una decina, tutti a bere lo champagne. Mentre osservavo lo scenario, riflettevo su quanto la classe politica africana, di “scuola coloniale-europea”, fosse infantile e avesse acquisito il peggio dei bianchi arrivando persino all'esaltazione di un'eredità imbecille.
    Intanto leggevo un libro su Patrice Emery Lumumba (“primo ministro” congolese dopo l'indipendenza) assassinato in modo atroce dall'agente dell'Intelligence americano Lawrence Devlin, da un militare belga e dal colonnello dei servizi segreti Louis Marlière. Chiaramente il mandante era Allen Dulles, capo della Cia. Fu lui a ordinare che il suo corpo venisse macellato a colpi di “machete” e sciolto in un barile pieno di acido ricavato dalle batterie delle automobili, per non lasciare tracce. Stessa sorte fu riservata a due compagni di Lumumba.
    L'operazione era stata orchestrata dal presidente degli USA Eisenhower e dalla monarchia belga che consideravano Lumumba un “pericolo per il Congo e per il mondo” perché avrebbe permesso ai comunisti di installarsi nella regione dei Grandi Laghi, invertendo i rapporti di forza tra USA e l'allora Unione Sovietica.
    Lumumba fu condannato a morte dalla diplomazia occidentale per avere la colpa (oltre che di aver chiesto aiuto a Nikita Kruscev, per una situazione incontrollabile venuta a crearsi nella regione del Katanga) di essere prima di tutto un leader nazionalista ed un indipendentista che teneva a cuore le sorti del popolo congolese. I subbugli politici, come facilmente intuibile, venivano di fatto alimentati dalla monarchia belga, e da multinazionali con grandi interessi economici sulle ricchissime risorse naturali, tutto ciò per dimostrare che il Congo non era maturo per il processo di decolonizzazione.
    La storia è lunga e tornando al fiume di champagne attraverso il quale l'uomo africano ostentava il suo potere certamente di “mediazione” in un contesto neocoloniale… la mia attenzione si soffermò su una frase di Lumumba: “…di bianco mi piace solo il latte”.
    Barack Obama presidente, non è solo una vittoria anti-Bush, espressione globalizzata del dominio basato sulla guerra, ma è il grande sogno della maggioranza dei popoli del mondo: il diritto a decidere per se stessi, liberamente e in maniera autonoma da ogni condizionamento delle proprie risorse culturali e ambientali, del proprio governo e della propria felicità, rifiutando la logica del dominio del denaro. Auguriamoci che il moto “change”- “su cambiamentu” oltre la campagna elettorale diventi realtà negli Stati Uniti e in tutti i continenti.
    Lui può essere il simbolo della “riappacificazione dell'umanità”. A lui ora dare il buon esempio.
    Mai più “white only” che lessi su una panchina a Città del Capo, durante l'”apartheid”.
    Vida longa a Obama presidenti.

  4. #4
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    L'ELEZIONE DI BARACK OBAMA - Tutte le incognite del presidente


    Ora che il carismatico candidato democratico è stato eletto quarantaquattresimo presidente degli Stati Uniti, quale sarà la sua politica? Probabilmente, se le parole corrisponderanno ai fatti, i suoi entusiastici sostenitori potrebbero avere delle delusioni.



    autore:
    Andrea Sartori (Insegnante)




    Ora che Obama è stato eletto presidente degli Stati Uniti c'è una gara ad attaccarsi al suo carro. L' ''obamamania'' di questi tempi è stata piuttosto trasversale, e ha coinvolto sia destra che sinistra, lasciando solo il vecchio leone John McCain, uomo che ha dimostrato grande dignità e che non meritava tanta ostilità. Ma chi è Obama, questo nuovo presidente, perchè piace, e, soprattutto, dietro il mito cosa c'è?
    Barack Obama piace sicuramente perchè sembra l'incarnazione del sogno americano, di quell'America ''terra delle opportunità'' che dove può succedere che un candidato afroamericano e neppure discendente degli schiavi d'America ma proveniente dal Kenya, con un background culturale differente da quello statunitense possa diventare l'uomo più potente della terra. Il mondo è stato percorso da entusiasmi incontrollati verso questo bell'avvocato pieno di carisma e fascino, si è parlato di realizzazione dell ''I have a dream'' di Martin Luther King. L ''obamamania'' non è stata scalfita neppure da quelle ambiguità di fondo che restano riguardo la figura di Obama. Ma chi è Barack Obama, dietro il mito?
    La sinistra mondiale lo ha appoggiato entusiasticamente, si sono presentati come suoi tifosi personaggi discutibili quali Fidel Castro e Gheddafi (che lo reclama come ''musulmano'' alimentando così voci sul presunto criptoislamismo del neopresidente eletto), le folle arabe, da Damasco ad Amman, hanno scritto sui muri ''Obama inshallah''. Ma vediamo cosa pensa realmente il diretto interessato, ovvero Barack Hussein Obama Jr.
    Innanzitutto esaminiamo la sua identità religiosa. Obama si definisce cristiano. Appartiene ufficialmente alla ''Trinity United Church of Christ'' chiesa controversa come controverso è il suo pastore, il reverendo Jeremiah Wright. Un predicatore che ha tenuto sermoni ferocemente antiamericani all'indomani dell'11 settembre, e dal quale Obama ha preso le distanze. Una presa di posizione che però sa molto di opportunistico: è stato il reverendo Wright a battezzarlo quando si è convertito alla fede cristiana a 27 anni, a sposarlo con Michelle Robinson e a battezzare le sue figlie Malia Ann e Natasha. Ma è ovvio che presentarsi come candidato con un simile padre spirituale sarebbe stato un autogol. Molti però lo percepiscono come musulmano, anche a causa del suo secondo nome, Hussein. Gheddafi reclama Obama come ''musulmano'' e ''africano''. Daniel Pipes ha scritto in proposito un interessante articolo ''Barack Obama through Muslim Eyes'', e racconta un episodio interessante: una conversazione, avvenuta a Beirut, riportata da ''Christian Science Monitor''. Un droghiere ha detto ''Per gli arabi è una brava persona, perchè è musulmano'' ''ma è cristiano'' ribatte un cliente, al che il droghiere, con sicurezza, afferma ''Non può essere cristiano. Il suo secondo nome è Hussein''. Ecco, il nome. Come una maledizione. Obama ha affermato a più riprese di non essere mai stato musulmano. Suo padre era sì musulmano di nascita, ma era personalmente ateo. E Obama si è convertito al cristianesimo da agnostico qual era. Ma per la sharia, a questo punto, Obama è un apostata. Affermazione non assente tra i musulmani. Sempre Pipes nel succitato articolo riporta alcune opinioni. Shireen K. Burki della University of Mary Washington ritiene Obama ''il candidato ideale di bin Laden'' in quanto al Qaeda potrebbe sfruttare ''il suo background per sostenere che un apostata è a capo della guerra al terrorismo per incitare i simpatizzanti all'azione''. Il giornale kuwaitiano al Watan ha definito Obama ''un musulmano di nascita, un apostata e un convertito al cristianesimo'' e pure il progressista siriano Nidal Na'isa ha definito, tra le pagine di Arab Times, il neopresidente eletto ''un apostata dell'islam''. E tecnicamente lo sarebbe (anche se, se diamo fede alle sue parole, non è mai stato musulmano praticante prima della sua conversione. Ma questi sono dettagli che ai fanatici non interessano) e per questo la pretesa di Gheddafi è una sonora menzogna, ma non si capisce l'entusiasmo delle folle arabe.
    Anche perchè, dietro tutti i proclami alla Martin Luther King, Obama non sembra voler allentare la guerra contro al Qaeda. Obama ha detto chiaramente, dopo l'incontro con Sarkozy a Parigi nel luglio 2008, che quella in Afghanistan è ''una guerra che dobbiamo vincere''. Stando alle dichiarazioni la politica di Obama verso i talebani è di chiusura totale e di guerra fino alla fine. Obama ha sì preventivato un ritiro scaglionato dall'Iraq (anche se prevede comunque la presenza di un contingente americano a Baghdad per proteggere gli interessi nazionali) ma per spostare la guerra in Afghanistan. A questo proposito il neopresidente ha anche detto che ''chiederebbe di più'' all'Europa per la guerra contro al Qaeda e i talebani. Obama non esclude anche l'allargamento del fronte al Pakistan. Il 1 agosto 2007 ha dichiarato al Woodrow Wilson International Center for Scholars che qualora il governo pakistano non volesse agire contro al Qaeda e i talebani, non si escluderebbe un'azione militare anche all'interno dei confini pakistani, anche contro il volere del governo di Islamabad (qualora ciò accadesse li voglio sentire tutti quelli che accusavano Bush di unilateralismo e ora perdono le bave per Obama). Questa è la situazione che, qualora Obama mantenesse ciò che ha detto (ma su questo punto è sembrato abbastanza chiaro) porrebbe in imbarazzo non pochi fra i suoi sostenitori. Anche sul conflitto israelo-palestinese la posizione di Obama sembra, almeno a parole, contraddire le aspettative dei supporters arabi. Il neopresidente ha difeso, nell' agosto 2006, la reazione israeliana alle azioni di hezbollah, e segnatamente al rapimento dei due soldati. Obama sostiene che ogni nazione avrebbe reagito come Israele. Pur sostenendo che i palestinesi sono il popolo che più di ogni altro sta soffrendo, Obama ha aspramente criticato l'ex presidente Jimmy Carter per aver voluto incontrare i vertici di Hamas. Obama sostiene che Hamas è un'organizzazione terrorista. Anche la scelta del vicepresdente, il cattolico Joe Biden, sembrerebbe eloquente: infatti Biden si è autodefinito ''sionista'' e lo stesso Obama ha definito Gerusalemme, nel giugno 2008, come ''capitale di Israele''.
    Più controversa è la posizione di Obama riguardo quello che è il principale pericolo per la pace mondiale, ovvero l'Iran. Da un lato il nuovo presidente ha avuto posizioni che possono destare non poche inquietudini: nella sua campagna per il Senato del 2004 Obama si dichiarò contrario a qualsiasi opzione militare contro l'Iran. In una intervista alla NBC Obama ha dichiarato che ''tutte le opzioni restano sul tavolo quando si ha ache fare con stati canaglia che hanno mostrato costante ostilità verso gli Stati Uniti'' tuttavia bisogna esplorare tutte le opzioni, compreso il dialogo che non era stato contemplato nè con Iran nè con la Corea del Nord e questo è un errore.... Inoltre Obama aveva criticato la decisione della Clinton di classificare come organizzazione terroristica la Quds Force fedele ad Ali Khamenei. Tuttavia le più recenti dichiarazioni di Obama tendono a considerare l'Iran una minaccia. Nel giugno 2008 l'allora candidato democratico ha definito l'Iran ''la più grande minaccia verso Israele'' come pure verso ''la pace e la stabilità della regione''. Inoltre nel suo incontro col presidente Sarkozy Obama ha dichiarato ''illecito'' il programma nucleare iraniano e si è detto disposto a fare di tutto, non escludendo neppure l'opzione militare, per metter fine alla minaccia atomica di Teheran. Questo è comunque il punto che inquieta di più i (pochi, a quanto pare) obamascettici. Speriamo ardentemente che Obama non ceda alla tentazione di aprire all'Iran nonostante alcune sue posizioni, e che resti fermo nell'opposizione al nucleare iraniano, altrimenti sarebbe la catastrofe davvero.
    Però un presidente non può certo prescindere dagli interessi della nazione che guida. E per questo credo che molto probabilmente molti ''obamamaniaci'' resteranno delusi. Obama si oppone alle recenti dichiarazioni riguardo un'era post-americana, fatte proprie in particolare dall'intellettuale indoamericano Fareed Zakarya. Obama, al contrario, dice di ritenere l'America ''l'ultima e la migliore speranza del mondo''. Quindi gli antiamericani arrabbiati dovranno cedere (si spera): Obama non sembra intenzionato a condurre gli Stati Uniti al suicidio o a liquidare l'impero americano.
    Obama sembra interessato ai diritti umani: ha denunciato il genocidio in Darfur ed è favorevole a riconoscere come ''genocidio'' quello perpetrato da parte dei musulmani turchi nei confronti dei cristiani armeni. Vista la sua posizione religiosa di cristiano proveniente da un background islamico sarebbe un sogno se mettesse sul piatto della bilancia la questione della libertà religiosa. Ma forse questo è davvero un pio desiderio, non credo che Obama farà questo passo, deve comunque tener conto della folla di ''buonisti'' che lo idolatra, e comunque ha sempre negato di essere mai stato musulmano (anche se a questo punto almeno suo padre è comunque un apostata). Ed è un peccato, perchè avrebbe proprio tutte le potenzialità per farlo, e questa davvero sarebbe un 'opportunità storica, che però quasi certamente andrà perduta.
    Un' altra delusione, sempre che quelle di Obama non siano solo parole, la riceverà Fidel Castro, uno dei tifosi ''scomodi'' di Obama. Il neopresidente ha sempre parlato di diffondere la democrazia a Cuba, indurendo la sua posizione via via che si avvicinava l'election day. In un discorso davanti alla Cuban American National Foundation a Miami Obama ha dicharato che manterrà l'embargo verso Cuba e che non vi saranno aperture finchè nell'isola non vi saranno autentici progressi democratici e verranno liberati tutti i prigionieri politici. Ma d'altronde anche John Fitzgerald Kennedy, presidente ''mitico'' per molte sinistre compresa quella veltroniana, era anticomunista, e basta ricordare i suoi purtroppo falliti tentativi di rovesciare Castro.
    Quindi che presidente sarà Obama? Come dicevano Battisti e Mogol, lo scopriremo solo vivendo. Può darsi che non metta in atto niente di ciò che ha detto. Magari sarà un grande presidente, ma ha lo svantaggio anche di trovarsi troppe aspettative sulle spalle, e molti sembrano vedere in lui il ''salvatore del mondo''. Difficilmente una persona sulla quale si ripongono così tante speranze non delude, e probabilmente potrà esserci anche un'obamadelusione mondiale, anche perchè, nove su dieci, continuerà a perseguire gli interessi americani, e non sembra intenzionato a cedere sul fronte antitalebano. Anzi, almeno da quel punto di vista, sembra che potenzialmente potrebbe essere più duro del suo predecessore. Dovremo vedere quale sarà la sua politica iraniana, il suo punto meno chiaro e più preoccupante a causa di posizioni che parlano di possibilità di incontro con i leader iraniani ma anche di nessun cedimento sulla questione nucleare, e speriamo vivamente che il giovane presidente sia più disposto a impedire il programma nucleare che a dialogare con gli ayatollah (che credo però non saranno disposti loro a dialogare).
    Un'ultima considerazione vorrei riservarla al suo avversario, lo sfortunato John ''Maverick'' McCain, cui va il mio personale rispetto e simpatia. Era un vero outsider anche tra i repubblicani. Si è battuto fino alla fine da leone qual è. Un vero combattente che però, nel giorno della sua sconfitta, si è dimostrato un gran signore, telefonando al suo avversario per complimentarsi e per chiamarlo presidente. Maverick ha dato una lezione di signorilità e di dignità ai nostri politicanti insuperabili nel non ammettere mai le sconfitte e capaci solamente di insultarsi tra loro. Tra McCain (ma anche Obama, che è stato a sua volta signorile nel rendere omaggio al nemico sconfitto) e Berlusconi, Prodi e Veltroni, in quanto a dignità, c' è un abisso. Questa è una vera democrazia.

    http://www.magdiallam.it/node/7661

  5. #5
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    Obama, aspettative e possibili “delusioni”

    Pubblicato da candidonews su 9 Novembre, 2008



    Passata la “sbornia” post vittoria, cerchiamo di analizzare concretamente quali ripercussioni puo avere in tutto il mondo l’elezione di Barack Obama.
    In questi giorni, guardando le varie trasmissioni televisive o leggendo alcuni commenti del dopo voto ci è sembrato di assistere alla elezione del “Presidente del Mondo”. Le immagini festose che partivano dagli Usa e toccavano le grandi città europee, sudamericane ed africane ci hanno fatto capire l’importanza del Cambiamento portato da Barack Hussein. Mai la vittoria di un Presidente americano è stata cosi festeggiata, cosi sentita.
    Questo perche se per molti europei Obama rappresenta la possibilità di un dialogo piu serio con la superpotenza americana, per i popoli sudafricani e sudamericani, i cui immigrati costituiscono importanti minoranze negli Stati Uniti, la vittoria del senatore dell’Illinois corona un sogno di “uguaglianza” mai perfettamente raggiunto nella “patria delle libertà” dove sino a 40 anni fa esisteva il segregazionismo per i neri e dove le minoranze si sentono comunque ai margini della società. Obama rappresenta una sorta di “riscatto sociale”, lui figlio di un kenyota e di una americana, cresciuto alle Haway, è divenuto l’uomo piu potente del mondo. Il sogno americano si compie.
    Dunque il problema principale per il nuovo inquilino della Casa Bianca sarà quello di NON DELUDERE tutte queste aspettative, speranze e sogni non solo della sua gente, ma di tutto il mondo. E dal mio punto di vista (cioè quello di un estimatore della prima ora) Obama sarà destinato a deludere (almeno un pò) i suoi sostenitori esteri per il semplice fatto che non E’ il Presidente del Mondo, ma è il Comandante in Capo del suo Paese, gli Stati Uniti e non necessariamente gli interessi degli Usa corrispondono a quelli Europei, Asiatici o Africani.
    Obama dovrà agire primaditutto per risollevare il suo paese dalla profonda crisi economica in cui l’era “iperliberista” lo ha cacciato. Dovrà ridurre la sua dipenenza finanziaria dalla Cina. E per fare questo serviranno capitali.
    Dovrà essere trovata una via di uscita in Irak ed in Afghanistan. C’è il problema dello scudo stellare voluto da Bush che tanto ha irritato Mosca. Il dossier Iran è sempre sul tavolo. Insomma i problemi sono molti e le soluzioni non sono dietro l’angolo.


    Certamente Obama cercherà maggiori convergenze con l’Unione Europea, avrà un profilo maggiormente ecologista e forse gli Stati Uniti ratificheranno un nuovo protocollo mondiale sulle emissioni di gas inquinanti. Ma i suoi interventi per aiutare l’economia americana se da una parte, a livello di borsa e di azioni, potrebbero avere effetti positivi sulle finanze europee dall’altra potrebbero danneggiarci. Insomma Barack Hussein Obama è il Presidente americano e tra quattro anni , per cercare la rielezione, dovrà ripresentarsi davanti al suo popolo, non davanti al mondo.

    http://candidonews.wordpress.com/200...ili-delusioni/

  6. #6
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    Molti dei commenti e degli atteggiamenti assunti della sinistra italiota in questi giorni di ubriacatura non possono che far sorridere, come quelli di chi, in cerca di nuovo look e verginità (vedi veltroni, melandri e company) si accoda scodinzolante al carro del vincitore, scimmiottando il prodotto di una cultura e una società, quella americana (di cui il personaggio Obama e la sua stessa elezione sono limpida espressione), oggetto, quando fa comodo, di detrazione nelle piazze e nei loro salotti radical-chic.
    In Obama e in America non esiste nulla della sinistra alla quale siamo abituati a pensare. Molti che oggi in Italia dicono di identificarsi in Obama contrapponendolo a Berlusconi, forse non si rendono conto, o fingono di non rendersi conto, che il pensiero di un Obama (e ancor di più lo sarà il suo operato politico concreto) è molto più vicino a quello di un Berlusconi che alla loro visione politica. Prevedo delusioni..
    Ma esiste certamente anche in America un pensiero che non si allinea a quello più radicale e questo pensiero oggi ha prevalso.
    Ma al di la di tutto questo, e delle ragioni profonde per la quali un'America impaurita per il proprio destino economico, preoccupata della sostenibilità dell"american way of life, forse più che della revisione degli assetti mondiali, abbia preferito Obama ai Clinton e ai McCain, rimane comunque limpido e palese il risultato storico e simbolico, il cambiameto di pelle, e qui son d'accordo con Angioni, covato lungamente in seno a quella società dai tanti conflitti e dalle tante risorse, che alla fine ha trovato in se la maturità e la forza di realizzare.
    E questo è già di per se un risultato epocale.
    Molto bella questa frase di Giulio Angioni: "Lasciatemi dire che sì, c'è ancora da sperare nell'uomo. E nel suo infinito farsi e rifarsi."

  7. #7
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    su colori de sa peddi no est garantzia de nudda, eus a bolli biri ita at a fai.
    abarrat una cosa storica, ma finas totu is presidentis africanus funt nieddus!, ma mancai tengat is ideas prus bellas de su mundu, in su aministrai s'at a agatai sempiri su pròpiu 'mostru' burocraticu-afaristicu-lobbysticu etc. de cumbati.
    po su chi spetat a sa democratzia americana, chi totus funt lodendi custas diis, no tocat a castiai sceti su chi ant fatu po is eletzionis ma finas sa pena de morti, sa sanidadi, is diferentzias sotzialis, sa politica estera etc. e no mi parit chi siat un'esempru aici forti o de si depi augurai in logu nostu puru.

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da akuardenti Visualizza Messaggio
    [...]
    Molti che oggi in Italia dicono di identificarsi in Obama contrapponendolo a Berlusconi, forse non si rendono conto, o fingono di non rendersi conto, che il pensiero di un Obama (e ancor di più lo sarà il suo operato politico concreto) è molto più vicino a quello di un Berlusconi che alla loro visione politica.
    [...]
    ma sei fuori ?!

    Il Democratic Party U.S.A. (progressista) , in Italia , sarebbe un partito rivoluzionario .

    Cose che quà in Papponia sembrano assurde (ad esempio , le liberalizzazioni , vedi Tirrenia , Alitalia ; antitrust , conflitto di interessi etc etc , ricerca , class action , lavoro , meritocrazia ETC ETC ETC ...)
    negli U.S.A. sono valori BIPARTISAN ultracondivisi , che sia il DP o RP o LP

    Anche il Repubblican Party (conservatore) quà in Papponia verrebbe visto più rivoluzionario di Lenin e Che Guevara messi insieme !(se questi due pezzenti si possono definire rivoluzionari , ma è giusto per fare un esempio...)

    Ti rendi conto che in un partito come RP c'è gente come Ron Paul ?


    Berlusconi , negli U.S.A. , sarebbe in carcere già da parecchio tempo

  9. #9
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    Citazione Originariamente Scritto da is4morus Visualizza Messaggio
    su colori de sa peddi no est garantzia de nudda, eus a bolli biri ita at a fai.
    abarrat una cosa storica, ma finas totu is presidentis africanus funt nieddus!, ma mancai tengat is ideas prus bellas de su mundu, in su aministrai s'at a agatai sempiri su pròpiu 'mostru' burocraticu-afaristicu-lobbysticu etc. de cumbati.
    po su chi spetat a sa democratzia americana, chi totus funt lodendi custas diis, no tocat a castiai sceti su chi ant fatu po is eletzionis ma finas sa pena de morti, sa sanidadi, is diferentzias sotzialis, sa politica estera etc. e no mi parit chi siat un'esempru aici forti o de si depi augurai in logu nostu puru.
    ma difatis bastat castiai ki at donau dinai a obama e a s' àteru: funti sempri is siendas de meixina, is assicuratzionis sanitarias, is siendas de bombas, is de su tobacu etc...
    po sa saludi in u.s.a po mei no at a cambiai nudda e po is atras cosa ci creu pagu.

  10. #10
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    Citazione Originariamente Scritto da Istèvene Visualizza Messaggio
    ma sei fuori ?!

    Il Democratic Party U.S.A. (progressista) , in Italia , sarebbe un partito rivoluzionario .

    Cose che quà in Papponia sembrano assurde (ad esempio , le liberalizzazioni , vedi Tirrenia , Alitalia ; antitrust , conflitto di interessi etc etc , ricerca , class action , lavoro , meritocrazia ETC ETC ETC ...)
    negli U.S.A. sono valori BIPARTISAN ultracondivisi , che sia il DP o RP o LP

    Anche il Repubblican Party (conservatore) quà in Papponia verrebbe visto più rivoluzionario di Lenin e Che Guevara messi insieme !(se questi due pezzenti si possono definire rivoluzionari , ma è giusto per fare un esempio...)

    Ti rendi conto che in un partito come RP c'è gente come Ron Paul ?


    Berlusconi , negli U.S.A. , sarebbe in carcere già da parecchio tempo
    E' vero. E c'è anche un motivo di fondo per cui nella nostra repubblica delle banane certe cose non saranno mai "valori condivisi"..perché tutti i partiti tirano avanti a suon di clientelismo. E' pertanto ovvio che se in Italia si premiasse la meritocrazia, i partiti PD e PDL oggi scenderebbero di minimo 15 punti percentuali di elettorato a causa dei voti persi derivanti dal sistema clientelare....Passerebbero solo quelli in gamba, mentre gli "amici degli amici" (che portano anche voti per ricambiare) non verrebbero parcheggiati a destra e a manca in vari settori.

    Il cancro partitocratico-idealistico ha contagiato anche i movimenti indipendentisti sardi, pensano solo alla propria misera bottega e non alla Nazione Sarda. L'aspetto buono è che non sanno cosa sia il clientelismo...o forse è un male...perché non ci si addentra nella stanza dei bottoni...mah...

 

 
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