User Tag List

Risultati da 1 a 5 di 5
  1. #1
    phasing out
    Data Registrazione
    08 Nov 2009
    Messaggi
    1,615
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Verso la fine dello Stato moderno

    di Daniele Venanzi

    Come ci insegnano la tradizione giusnaturalista e il buon senso, l’istituzione dello Stato è positiva, nel senso di posta, creata a posteriori e quindi non naturale. A partire dal codice di Hammurabi, passando per la democrazia ateniese, l’impero romano, il feudalesimo e arrivando all’istituzione dei regimi moderni, lo Stato si è ritagliato fette sempre più importanti della vita socio-economica della sfera privata degli individui, culminando nel controllo più radicale di ogni aspetto della vita umana nei totalitarismi del 900.

    Se da una parte, il postmodernismo ha svelato la natura metafisica di “narrazioni storiche” ormai superate come lo Stato assoluto e quello totalitario, ha in un certo senso (eccezion fatta per il post-anarchismo) dimenticato di esaminare a fondo anche le radici dello Stato illuminista, quello che dal potere assoluto si è evoluto nella democrazia liberale per poi compiersi nel “grande stato sociale” che anela a risolvere (utopisticamente) problemi come la povertà e la disoccupazione attraverso il contributo collettivo.

    Quello che i postmodernisti non hanno dunque compreso fino in fondo è che non è solo lo Stato, che impone coercitivamente la morale e la gerarchia, ad essere ormai defunto, ma anche quello che impone rigidi canoni economici e sociali nel nome del bene comune.

    Di certo Hayek e Rothbard non erano dei postmodernisti, ma sicuramente non è una forzatura affermare che la loro critica della democrazia e dello Stato sociale può essere tradotta in termini postmoderni come critica alla metanarrazione del grande Stato sociale di tutti e per tutti, ultima utopia del Secondo dopo guerra, che contiene in se il concetto stesso del suo declino, proprio in quanto narrazione.

    D’altronde si sa che ogni narrazione ha un inizio, uno svolgersi e una fine.

    Nel corso del XX secolo, si sono avute intuizioni riguardo l’“utopicità” dello Stato sociale, ma solo a fasi alterne. Quando infatti una crisi colpiva il pianeta in un momento di grande Stato sociale, queste intuizioni venivano accolte con improvvisi cambi di rotta in senso liberista (ad esempio gli anni della Tatcher e di Reagan), ma quando una nuova crisi incombeva in un periodo di libertà economica, tutti sembravano di nuovo cambiare idea ed incolpare dello scenario venutosi a creare l’“eccesso di capitalismo”. Ma l’attuale collasso della Grecia, la situazione molto più che preoccupante di Portogallo e Spagna, i conti decisamente in rosso di Inghilterra, Germania, Francia e Italia, per non parlare delle casse vuote di Washington, che nell’arco di pochi mesi saranno ancor più tramate per via della sciagurata politica socialisteggiante di Obama, sono segnali forti che indicano l’arrivo di un ormai prossima crisi strutturale non del capitalismo, bensì del sistema dirigista e soprattutto monetario monopolista e, quindi, dello Stato moderno per come lo conosciamo, nella sua forma attuale.

    Come dichiarato da Ron Paul (la cui elezione alla presidenza degli Stati Uniti nel 2012 non è più un miraggio) in una recente intervista a Fox News, una crisi monetaria è ben più grave di una crisi finanziaria. Per la prima volta, sarebbe palese agli occhi di tutti che un’eventuale crisi di quel genere non sarebbe scaturita da un vizio di fondo del capitalismo, ma solo dall’ingigantirsi dell’enorme, leviatanica macchina del welfare. Quando si giungerà a quel punto (e purtroppo per i cittadini credo che non manchi molto), i fautori dello Stato sociale non potranno più arrampicarsi sugli specchi e saranno costretti, inermi dinanzi alla volontà popolare, ad ammettere il fallimento dell’ultima grande utopia partorita dalla coscienza comune, l’ultimo strascico di modernità.

    Ormai, il mondo è pronto per altro, la gente non ha più così paura di vivere senza Stato perché, come si dice in gergo, tutti si fanno due conti in tasca, e nessuno trova più conveniente doversi privare, sotto l’uso e l’abuso della forza coercitiva, di più della metà del proprio lavoro per devolverla a un’irrazionale follia collettivista che, ormai è sotto gli occhi di tutti, produce debiti e disservizi.

    Fu profetica la signora Tatcher quando disse che “il guaio dello stato sociale è che i soldi degli altri prima o poi finiscono”. I motivi della stessa crisi nera delle sinistre europee, prima tra tutte quella inglese, è proprio da ricercarsi nella presa di coscienza sempre più forte dell’inefficacia di questo sistema ladro; non vale più la pena di rinunciare alle proprie libertà economiche, e quindi privarsi del più grande dei diritti quali la libertà, per inseguire l’ideale del benessere collettivo. Per di più le sinistre hanno sempre dimenticato, per paura di perdere i consensi dei cristiani e dei più rossi, che forse la discriminante per avere un’identità propria in uno scenario economico che naufragava sempre più verso il pensiero unico keynesiano, era da ricercarsi proprio nella difesa a spada tratta delle libertà individuali; invece l’errore fatale dei progressisti è stato quello di assumere tinte sempre meno liberal e sempre più da regime sovietico, il che li rende i veri conservatori sociali.

    E’ dunque venuto meno il compromesso tra privazioni in ambito economico e maggiori libertà in campo individuale che spingevano il popolo di elettori di tradizione più centrista, ago della bilancia elettorale, a votare rosso. La repressione sociale programmata da entrambi gli schieramenti del sistema bipolare, anch’esso in crisi, può essere, ora come non mai, occasione d’oro per i partiti libertari e liberali puri che sapranno coglierla, le uniche forze che non scendono a compromessi, perché come scrisse Luigi Einaudi, la libertà economica è imprescindibile da quella individuale.

    La possibilità di far ritirare progressivamente lo Stato nei prossimi anni fino a giungere a una situazione di miniarchismo risulta essere uno scenario politico molto più che probabile, e di certo auspicabile.
    L'occasione fa l'uomo italiano

    •   Alt 

      TP Advertising

      advertising

       

  2. #2
    phasing out
    Data Registrazione
    08 Nov 2009
    Messaggi
    1,615
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito LA CRISI GRECA PAGATA SOLO DAI CITTADINI

    Cade in borsa anche lo Stato

    Nessuno sembra essersi accorto che la situazione della Grecia è la sindrome della crisi dello Stato moderno. L’Unione Europea ha salvato la Grecia; che, ora, deve curare se stessa. Ma è qui che — al di là della contingenza greca— emerge, appunto, sotto il profilo storico e teorico, la crisi dello Stato moderno. Il quale, da un lato, è responsabile della disastrosa situazione finanziaria in cui si trovano anche altri Paesi dell’Unione Europea; e, dall’altro, è incapace di uscirne se non (ri)confermando la propria natura e i propri limiti.

    Se lo Stato fosse, come dovrebbe, al servizio del cittadino, e non viceversa, la «cura» del governo greco dovrebbe consistere, soprattutto, nella cancellazione degli enti inutili, nella riduzione degli sprechi, nel contenimento della burocrazia, nella lotta alla corruzione e alle complicità politico- finanziarie. In una parola: nella riforma di se stesso.

    Invece, saranno tagliati, con le pensioni, i salari, bloccati aumenti e assunzioni nella Pubblica amministrazione; aumentata l’età pensionabile — settori di spesa sui quali la politica aveva raccolto finora consensi, a scapito dell’equilibrio di bilancio — aumentata l’Iva e tassate una tantum le imprese. È lo Stato moderno che, adesso— dopo averne assecondato i vizi — divora i propri cittadini per salvare se stesso. Né, a temperarne le ambigue oscillazioni fra centralismo e individualismo, valgono le misure di liberalizzazione di alcune professioni, del mercato del lavoro e di settori protetti dalla concorrenza, le privatizzazioni e la vendita di proprietà pubbliche decise dal governo di Atene. È, se mai, l’illusione di contemperare l’eccesso di intermediazione pubblica — ormai insostenibilmente costosa — con parziali misure liberali che rischiano unicamente di favorire gli interessi organizzati invece di quello generale. La perpetuazione di un equivoco. Non una politica. Lo Stato moderno—nella presente situazione di contrazione economica — tende formalmente a (ri)proporsi come mediatore fra la pluralità di interessi in gioco, ma finisce col favorirne, di fatto, alcuni e penalizzarne altri, nella distribuzione delle scarse risorse.

    Non è un caso, infatti, che, di fronte alla crisi economica mondiale, anche chi auspica la riduzione della pressione fiscale per rilanciare lo sviluppo abbia, poi, molte difficoltà a proporre una riduzione della spesa pubblica che ne dovrebbe rappresentare l’indispensabile premessa.
    Quando il peso dell’apparato dello Stato ha raggiunto una certa massa critica, è pressoché impossibile ridurlo anche perché, in realtà, dietro all’affermazione dell’interesse generale esso nasconde gli interessi degli uomini che ne fanno parte. In tale contesto, la riduzione della pressione fiscale diventa inattuabile perché — come spiega bene la scuola di Public Choice— «se i governanti offrono beni pubblici in cambio di voti, gli elettori, dal canto loro, si comporteranno come consumatori razionali di tasse» (in Luigi Marco Bassani: «Dalla rivoluzione alla guerra civile – Federalismo e Stato moderno in America 1776-1865», ed. Rubbettino). Invece di ridurre tutta la politica europea a rapporti giuridici (il Trattato di Maastricht com’è o rivisitato), forse, andrebbe fatta una seria riflessione sulla crisi dello Stato moderno e della democrazia rappresentativa.
    L'occasione fa l'uomo italiano

  3. #3
    tra Baltico e Adige
    Data Registrazione
    05 Apr 2009
    Località
    terra dei cachi
    Messaggi
    9,567
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Rif: Verso la fine dello Stato moderno

    Non ci sono dubbi che per risparmiare daranno meno a chi riceve poco.
    Loro con meno di 15000 euro al mese dove vuoi che vadano?

    Sappiamo tutti in oltre che l'italia è irriformabile,il 50% degli italiani,quelli veri quelli di razza italiana (dalla linea gotica in giù) stanno bene così per questo amano questo paese.



  4. #4
    phasing out
    Data Registrazione
    08 Nov 2009
    Messaggi
    1,615
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Rif: Verso la fine dello Stato moderno

    Citazione Originariamente Scritto da Quayag Visualizza Messaggio
    Non ci sono dubbi che per risparmiare daranno meno a chi riceve poco.
    Loro con meno di 15000 euro al mese dove vuoi che vadano?

    Sappiamo tutti in oltre che l'italia è irriformabile,il 50% degli italiani,quelli veri quelli di razza italiana (dalla linea gotica in giù) stanno bene così per questo amano questo paese.
    Lo stato moderno, centralista, accentratore, reificato è una self serving beast che vive e si accresce dissanguando i cittadini e assoggettandoli ad una tirannide mascherata da democrazia. Qui le razze non c'entrano, anche se i popoli più capaci di autogoverno, come i popoli del nord, sono le vittime sacrificali dello stato moderno. Infatti lo stato moderno campa usando la produttività delle società e delle economie sane per mantenere le società disfunzionali come la terronia e accaparrarsene il consenso clientelare.

    Finché non accendiamo questa luce saremo schiavi. La luce ci farà capire che il nemico non è solo la "vil razza dannata", ma anche chi la usa come base per il proprio potere, cioè lo stato moderno clientelare, centralista e accentratore. Questo annovera una classe dirigente in larga parte settentrionale. Dunque uno stato moderno lombardo o veneto sarebbe di poco o per nulla migliore di uno stato moderno italiano.

    Non più stati sovrani, ma Popoli sovrani. Accendete la luce, perdio.
    L'occasione fa l'uomo italiano

  5. #5
    phasing out
    Data Registrazione
    08 Nov 2009
    Messaggi
    1,615
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Rif: Verso la fine dello Stato moderno

    Doverosa precisazione: il post numero 2 di questo thread non è mio ma di Pietro Ostellino (meraviglia delle meraviglie!). Nel fare copia incolla ho omesso il nome dell'autore.
    L'occasione fa l'uomo italiano

 

 

Discussioni Simili

  1. Alitalia verso le ferrovie dello stato
    Di Morfeo nel forum Politica Nazionale
    Risposte: 32
    Ultimo Messaggio: 26-12-12, 12:01
  2. I debiti dello stato verso le imprese.
    Di Quayag nel forum Padania!
    Risposte: 0
    Ultimo Messaggio: 20-01-12, 22:20
  3. La crisi dello stato moderno
    Di msdfli nel forum Socialismo Nazionale
    Risposte: 2
    Ultimo Messaggio: 18-10-10, 14:44
  4. Andiamo verso la fine dello stato moderno...?
    Di jhonjhon nel forum Politica Nazionale
    Risposte: 12
    Ultimo Messaggio: 17-05-10, 09:32
  5. verso la privatizzazione dello Stato?
    Di alfredoibba nel forum Destra Radicale
    Risposte: 3
    Ultimo Messaggio: 23-10-07, 00:14

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  

1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 35 36 37 38 39 40 41 42 43 44 45 46 47 48 49 50 51 52 53 54 55 56 57 58 59 60 61 62 63 64 65 66 67 68 69 70 71 72 73 74 75 76 77 78 79 80 81 82 83 84 85 86 87 88 89 90 91 92 93 94 95 96 97 98 99 100 101 102 103 104 105 106 107 108 109 110 111 112 113 114 115 116 117 118 119 120 121 122 123 124 125 126 127 128 129 130 131 132 133 134 135 136 137 138 139 140 141 142 143 144 145 146 147 148 149 150 151 152 153 154 155 156 157 158 159 160 161 162 163 164 165 166 167 168 169 170 171 172 173 174 175 176 177 178 179 180 181 182 183 184 185 186 187 188 189 190 191 192 193 194 195 196 197 198 199 200 201 202 203 204 205 206 207 208 209 210 211 212 213 214 215 216 217 218 219 220 221 222 223 224 225 226