
Originariamente Scritto da
lucrezio
La normativa ha un grandissimo pregio: inizia a proporre una politica del lavoro per la terza età, in altre parole inizia a immaginare una situazione lavorativa intermedia fra il lavoro come unica fonte di reddito ( tipico della seconda età ,dopo la prima in cui si apprende) e il reddito senza lavoro (pensione, nell’ ultima fase della vita). Immagina quindi un’ età in cui vi sia un sostegno al reddito che permetta di ridurre i ritmi di lavoro.
Questa è una cosa ottima , ma li impostazione mentale di questo (per me) pessimo ministro ne riducono la positività.
Anzitutto la finalità non è una razionalizzazione del sistema pensionistico ( sarebbe toccato a Sacconi , non a lui) ma l’ ennesima applicazione dell’ ossessione di Brunetta, secondo cui l’ unico problema della pubblica amministrazione sono i “fannulloni”.
Cosi la riforma (che se fosse immaginata come riconoscimento per la terza età , probabilmente sarebbe ancora più utile nel settore privato) è applicata solo al pubblico impiego, continuando la segmentazione del mercato del lavoro. Comporta un grave costo per l’ erario, che si immagina sopportabile assumendo che chi si chiederà l’ esonero “tanto non faceva nulla di utile e allora per lo meno lo paghiamo di meno” Il costo è particolarmente elevato se pensiamo che spingerà molte persone che si sarebbero accontentate di andare in pensione con 37- 38 anni di contributi , di andarci con 40, con un pensione più alta per tutto il resto della vita
Chi se ne andrà? Soprattutto chi ha la potenzialità di fare qualcosa “nel mondo fuori”, quindi probabilmente i più capaci ( non è molto verosimile che scelgano il mezzo stipendi gli incapaci e per coloro per i quali fancazzismo è ragione di vita). Certo l’ Amministrazione può rifiutare , ma lo vedete voi un dirigente che ha un bravo collaboratore che ha deciso di smettere e che lo costringe a rimanere ? E se quello diventa un fancazzista, o (peggio) un casinaro cosa fai dopo che ti aveva detto “guarda non ce la faccio più , fammi cogliere questa occasione”?
Era un problema che si poteva affrontare in una diversa maniera : ad esempio prevedere una sorta di “mezza pensione”: sia nel pubblico che nel privato, puoi andare in pensione a 60 anni ? Puoi chiedere di lavorare fra i 58 e i 62( o tra i 57 e 63) a metà tempo e stipendio intero .
Non ci sarebbe stato esborso di denaro pubblico e si sarebbe venuto incontro al desiderio di molti di rallentare senza smettere del tutto. Sarebbe stato coerente con la strategia di Lisbona di aumentare l’ occupazione dei lavoratori anziani
Ma se si parte dall’ odio sociale si va in altre direzioni