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Discussione: POLEMICHE - Topolino si butta a sinistra: no ai valori, sì alla satira sociale

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    Predefinito POLEMICHE - Topolino si butta a sinistra: no ai valori, sì alla satira sociale

    Topolino Noir - Storie scritte da Tito Faraci



    Mickey Mouse nell’Italia che cambia


    Spesso ci si dimentica oggi com’era l’Italia dal dopoguerra alla caduta del muro di Berlino. In quell’epoca a dividere la nostra nazione non era ancora Berlusconi, ma la politica estera. C’era chi stava con i partiti governativi legati all’Occidente, al Patto Atlantico, e chi faceva opposizione guardando ad est, al Patto di Varsavia. Questa spaccatura si rifletteva nei media dove si confrontavano una cultura nazionalpopolare a carattere familiare ed una controcultura militante, d’impronta giovanile, che rifiutava in blocco la prima ritenendola portavoce di messaggi conformisti o peggio reazionari. I fumetti di Topolino rientravano di diritto nel genere nazionalpopolare, ma avevano molti e accesi sostenitori tra i fruitori della controcultura. Questi ultimi erano divisi dall’amore verso i personaggi disneyani e l’odio per il loro essere intrinsecamente americani, dunque ideologicamente nemici, dato che la linea sociale e politica dell’Occidente si riverberava necessariamente nelle loro storie.
    Negli anni in cui il personale doveva essere politico (celebre slogan comunista) non ci si poteva esimere dall’etichettare a destra o a sinistra ogni aspetto della nostra vita, compresa la cultura pop. Fu così dunque che la critica fumettistica, storicamente nata a sinistra con il celebre Linus, iniziò a porsi il problema di come collocare politicamente Topolino e Paperino. I moderati erano come sempre in altre faccende affaccendati e lasciarono libero il campo ai critici comunisti.
    Famosi furono i saggi disneyani di Franco Fossati, caratterizzati da un sentimento ambivalente verso Mickey Mouse, e tanti altri critici seguirono questa scia (le varie riletture politiche sono state riportate esaurientemente nel volumetto di Alessandro Barbera, Camerata Topolino, edito da stampa Alternativa). Fino a quando il comunismo sovietico rimase in piedi, questa parte politica giudicherà Topolino come uno sbirro reazionario, Minni una donnetta tradizionalista e Paperone ovviamente il bieco capitalista. Su Paperino vertevano invece parecchie simpatie in quanto figura di nullafacente soggetto alle tirchierie dello zione e alla fortuna sfacciata del cuginastro Gastone. Viceversa quella parte di società liberale e democratica, che aveva scelto il sistema capitalistico in luogo di quello collettivistico, era portata a riconoscersi pienamente nell’universo disneyano e parteggiava per topi e paperi senza dividersi in merito ad analisi socio-politiche.

    Dopo l’89, in seguito alla rovinosa caduta del comunismo, cambia invece tutto, ma non nella direzione che sarebbe stato lecito immaginarsi. Infatti è l’ex PCI, che già con Berlinguer si era voluto di lotta e di governo, a capitalizzare le conseguenze del mutato scenario internazionale, una volta sdoganato dalle inchieste giudiziarie di Mani Pulite. Mani Pulite, la rivoluzione giudiziaria che affossa la Prima Repubblica e dà inizio alla seconda, favorisce l’occultamento del mondo postcomunista nel rispettato alveo socialdemocratico e liberalprogressista. Per i militanti cambia solo il volto dell’avversario, che da Craxi diventa ora Berlusconi, che del leader socialista aveva in qualche modo ereditato lo stile personale e la linea politica.
    Se in precedenza, però, i partiti della sinistra si erano identificati in larga misura col movimentismo giovanile ed erano essenzialmente forze libertarie e contestatarie, negli anni novanta queste vengono ad acquistare aspetti per molti versi inediti, dovuti ai nuovi impegni governativi. Il nuovo ruolo impone alla cultura post-comunista di accantonare le istanze libertarie e radicali e di accentuare alcune tendenze d’ordine, mutuate dal vecchio apparato democristiano e socialista.
    Lo sfascio successivo a Tangentopoli e la caduta del Pentapartito determinarono anche lo sgretolarsi definitivo della debole cultura d’impronta cattolica - che aveva caratterizzato ufficialmente l’Italia fino al sessantotto -, la quale venne sostituita dall’imponente struttura mediatica post-comunista subito pronta ad esercitare nella nuova Italia la sua egemonia culturale.

    Negli anni novanta anche la Disney deve fare i conti con l’evoluzione del costume sociale e, come è sempre avvenuto, le sue storie e i suoi personaggi hanno risentito dei cambiamenti avvenuti. Sono anni in cui il rapporto fra gli ambienti della sinistra al potere ed il linguaggio nazional-popolare cambia radicalmente. RaiUno, non più di proprietà esclusiva dei democristiani, si apre a nuove e diverse sensibilità; il Festival di Sanremo vede il tramonto della melodia e una maggiore sensibilità al sociale; personalità quali Baudo e Celentano da esempi del conformismo borghese diventano professionisti di spessore che la sinistra in doppiopetto è felice di arruolare tra le proprie fila.
    Questo passaggio di figure ritenute tradizionalmente di destra alla sinistra investe anche i personaggi dei fumetti. Si vedano i casi di Topolino e Tex: per anni identificati espressione del potere costituito, che diventano ora le icone del progressismo democratico e poliziesco di marca girotondina.
    La destra, che un tempo nell’immaginario popolare era rappresentata da borghesi, militari e preti, diventa ora l’habitat esclusivo di imprenditori mafiosi e fatue veline televisive. Di contro, è la sinistra a riappropriarsi dei valori tradizionali, un tempo sbeffeggiati ed ora adattati alle mutate esigenze politiche. Via quindi con la sfilza di fiction nazionalpopolari tutte in quota Ulivo, da Nonno Libero, a Un Posto al Sole, a La Squadra, che portano nelle famiglie italiane valori e temi prima di allora esclusivamente affrontati dalla più elitaria e militante produzione impegnata.

    Questo cambiamento di prospettiva ha interessato, si è detto, anche il personaggio di Mickey Mouse. Questi, grazie al giovane e talentuoso autore Tito Faraci ha provato a smettere i consueti panni dell’infallibile detective legalitario nella perbenista e sonnacchiosa città di Topolinia, ed è stato catapultato in un posto sperduto del Centro-America a combattere una legge rappresentata da sceriffi corrotti e dittatori militari. Il Bene e la Legge, presenti a Topolinia nella figura dell’onesto Commissario Basettoni, vengono dunque scissi, come nei western revisionisti in cui il tradizionale scontro tra il Buono e il Cattivo viene capovolto.
    Ecco dunque che il nemico per antonomasia di Topolino, ovvero il terribile Gambadilegno, pur rimanendo dalla parte sbagliata, acquista una coloritura inedita, buffa e simpatica, che gli permette di recitare il ruolo del good-bad boy, il bravo-cattivo ragazzo, che è costretto a chiedere aiuto all’integerrimo topo per combattere un cattivo più cattivo di lui. (Che rapportato alla società attuale sembra voler dire: noi eravamo filosovietici ma non rubavamo, voi invece…)
    Tra i due antichi rivali, si instaura una complicità inedita che vede per la prima volta il forzuto (Gamba) sfoggiare intelligenza e il debole (Topolino) recitare la parte dell’ingenuo se non addirittura del tonto. Topolino, abituato a fiutare la minaccia per istinto, diventa adesso vulnerabile preda della furbizia altrui. Non solo, perde anche la sua centralità indiscussa nelle storie poliziesche successivamente ambientate a Topolinia. Faraci, infatti, abbandonato il consueto e un po’ trito stile giallistico per il più moderno e decadente noir, preferisce servirsi di personaggi fino ad allora comprimari (Manetta) per trame sorprendentemente ironiche e persino grottesche.
    In una di queste (Topolino e il genio nell’ombra) la coppia Faraci/Ziche arriva a proporre sottotraccia una dissacrante rilettura dell’universo topesco: ovvero che la mente astuta nell’ambito della coppia sia Pippo, anziché Topolino, declassato miseramente al rango di spalla. Uno slittamento, questo del topo, da protagonista assoluto a co-protagonista, quindi a sparring partner dell’emergente Pippo, che avviene progressivamente nelle storie disneyane, in base anche alla difficoltà con la quale i nuovi sceneggiatori si trovano a padroneggiare un personaggio ritenuto difficile – in quanto intrinsecamente legato a tempi e valori ritenuti sorpassati - quale è Topolino.
    Faraci dona a quest’ultimo una mimica nuova e un linguaggio del tutto inedito in Topolino e il fiume del tempo, storia in cui si ripercorre storicamente il rapporto dell’eroe con Gambadilegno, che nell’occasione riesce a rubare la scena all’odiato topastro. In questa storia Topolino assume pose sarcastiche, è permaloso, iracondo, persino insofferente nei confronti di Minni. Sembra a tratti un personaggio sull’orlo di una crisi di nervi, totalmente privo della razionalità e del naturale self control che hanno sempre caratterizzato il suo modo di essere. Gambadilegno lo prende in giro con frasi prima d’allora mai udite:

    Damerino! Critica me, e poi guarda com’è conciato! Pantaloni con la piega! Dovrebbero vietarli con una legge federale!

    Pensa di essere in gita, ma non sa quanto si sbaglia! Scommetto che adesso inizia a fischiettare!

    (Fischio di Topolino)

    Matematico…

    E poi quella posa irritante! Come tiene il timone! E quel naso per aria! Ma che cosa guarda?

    E allora tiè, un colpo liberatorio sferrato dal Gamba dietro la nuca dell’irritante topo, per la soddisfazione del lettore che in tutta la scena si è immedesimato col buon ladrone.
    In questa storia è possibile scorgere la sottile vendetta di un pezzo di società che non ha mai amato il Topolino legalitario e moralista e che adesso si prende nei suoi confronti la tanto sospirata rivincita. Come? Invertendo i ruoli tradizionali. Il villain diventa un bonaccione e l’eroe… meno eroe. Gambadilegno e Topolino recitano a tratti un po’ come Silvestro e Titti o Tom e Jerry, col topo antipatico che per la prima volta deve fare i conti con una critica esplicita del suo carattere e della sua personalità.
    Considerato non a torto di rappresentare l’uomo comune occidentale del dopoguerra, il benpensante borghese con moglie (Minni), figli (Tip e Tap) e cane (Pluto) a carico, Topolino viene spogliato a poco a poco di questi tratti domestici e rassicuranti, e catapultato in realtà inedite dove si trova ad agire con figure sociali del tutto nuove per lui.

    La grande svolta è del maggio 1999, anno in cui la Disney, per rilanciare in edicola un personaggio caduto in disgrazia presso le più giovani generazioni, decide di lanciare un comic book adulto e pretenzioso, MMMM (Mickey Mouse Mystery Magazine), naturale evoluzione delle storie revisioniste che Faraci aveva pubblicato sul settimanale nei due anni precedenti.
    Topolino si trova catapultato in una città, Anderville, che ricalca i cliches della letteratura noir. Ha a che fare per la prima volta con tassisti, baristi e un universo popolato da figure più inclini al proletariato che alla tradizionale borghesia. Lo vediamo alle prese con un politico corrotto, graficamente tratteggiato con le fisinomie del tipico affarista che si vuole repubblicano (WASP e con la classica espressione tronfia stampata sul volto - una sorta di Steve Forbes per intenderci), ad essere spalleggiato da una tipa sveglia che è sicuramente emancipata. Il Topolino di Faraci perde la sua classica risolutezza per trovarla solo nei momenti essenziali, di maggior pericolo. Per il resto è un Topolino spesso confuso e dubbioso, notevolmente imbranato. Un Topolino che strizza l’occhio ai tradizionali fans di Paperino che ne hanno decretato l’impopolarità.
    Il cambio di campo operato per il personaggio si evidenzia nella mutazione caratteriale, in quanto tratti quali la sicurezza, la solarità e l’ordinarietà - da sempre ritenuti tipici dell’uomo di destra – lasciano spazio alla riflessività, alla mutevolezza e all’introversione - caratteristiche invece dell’uomo di sinistra. Ma è la scelta di un giornale che simbolizza ancor più il cambiamento d’immagine del nostro eroe.
    Ad Anderville vi è l’Anderville News Pioneer, definito rassicurante e conformista, e lo Star Tribune, scandalistico, urlato, con toni aggressivi. E’ possibile vedere in questi due quotidiani la parodia dei due maggiori newsmagazines italiani, il Corriere della Sera e la Repubblica. Topolino che in qualunque tempo e in qualunque luogo, per indole e personalità, opterebbe di certo per il Corsera, lo vediamo invece con non chalance sfogliare la Repubblica. Il dado è tratto e il Rubicone passato. Gli sbirri, una volta arruolati e indottrinati alla causa, perdono i vecchi tratti reazionari. Topolino muoverà contro la legge, se necessario, per mantenere specchiata la propria onestà, aiutando il lumpenproletariat che lo accompagnia in queste particolari avventure.
    Grazie a queste storie Tito Faraci è assunto agli onori della cronaca e Topolino conquistato un posto d’onore nel catalogo Einaudi con il volume Topolino Noir, che si avvale della postfazione di Daniele Brolli.
    Per la verità MMMM è stato per la Disney un flop editoriale ed ha dovuto chiudere con l’undicesimo numero, mentre il rivale PK ha avuto una ben più lunga ed onorata carriera. Sintomo che gli antichi pregiudizi sono duri a morire, e che in Italia c’è sempre una sinistra più a sinistra dell’altra, per la quale gli sbirri son sempre sbirri in qualsiasi parte di campo si trovino temporaneamente a giocare.


    Florian

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  2. #2
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    Recentemente criticato da Repubblica (topolino)

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    Citazione Originariamente Scritto da SaToSHi80 Visualizza Messaggio
    Recentemente criticato da Repubblica (topolino)
    Questa recensione ha una genesi particolare. Non è stata scritta per Il Conservatore, ma è apparsa, in una prima versione, sul forum del Papersera, il più importante spazio sul web in materia di fumetti Disney.
    Queste righe sono state scritte per motivare una tesi avanzata dal sottoscritto - che negli ultimi 10-15 anni i fumetti disneyani abbiano preso una certa inclinatura, tendente a soddisfare umori di certa parte politica -, tesi che all'interno del suddetto forum è stata rigettata con durezza e ha dato luogo a polemiche anche abbastanza aspre.

    Tutto è nato dalla mia presa di posizione verso uno speciale di Repubblica uscito recentemente per festeggiare gli 80 anni di vita di Mickey Mouse, con articoli di Vittorio Zucconi ed Edmondo Berselli. Quest'ultimo ha stigmatizzato l'orrendo topastro di destra e giustizialista dinanzi alla direttrice del magazine Valentina Poli. Costei, pur lasciando libere tutte le interpretazioni, ha dichiarato al Berselli (quasi rassicurandolo) che volendo era possibile leggere Topolino (il nuovo Topolino) come una reincarnazione di Kennedy.
    Il sottoscritto si è opposto a questa associazione indebita, sottolineando come non fosse necessario mettere un cappello politico ai personaggi di fantasia. E aggiungendo che se forzatamente si dovesse fare questa associazione bisognerebbe prendere a modello la figura di Walt Disney che sempre si identificò nella sua creatura. Ebbene lo zio Walt era Repubblicano, votò per Nixon e sfoggiò contro Johnson una spilletta di Goldwater.
    Sulla politicizzazione di Disney sono usciti due libri molto diversi, scritti entrambi da personalità di sinistra. Il primo, di Marc Eliot, fa del papà di Topolino una sorta di simpatizzante nazista, mentre Mariuccia Ciotta ha enfatizzato il rapporto di Walt Disney col New Deal rooseveltiano degli anni trenta facendone una sorta di criptocomunista (da cui il faziosissimo titolo: Walt Disney, prima stella a sinistra, edito da Bompiani come il libro di Eliot).
    Topolino è stato più volte associato a figure del cinema quali il regista Frank Capra e l'attore James Stewart, entrambi guarda caso repubblicani conservatori. Ma nelle storie italiane il topo a volte assume le fattezze di Humphrey Bogart, che nella vita (democratico liberal) fu l'esatto contrario di Walt Disney.
    Anche il più grande autore italiano di storie topolinesche, Romano Scarpa, rivelò di essere un liberale classico. Purtroppo però l'attuale direzione della Disney vuole promuovere questa lettura kennediana del topo, per il quale è in programma un futuro da giornalista. Una professione tipicamente liberal, non a caso. Chi scrive è terrorizzato dalla possibilità di ritrovarsi il suo eroe borghese e rassicurante nelle vesti di cronista d’assalto, sul genere di un Bob Woodward o magari di un Marco Travaglio. Tuttavia questa possibilità esiste e l’elezione di Obama favorirà ancor di più la promozione dell’americanismo sotto le spoglie del liberalprogressismo in ascesa.
    Sbaglia chi volesse sottovalutare la ricaduta sociale e anche politica di simili operazioni. I comunisti hanno costruito la loro egemonia culturale sulle teorie gramsciane e conquistando i media e le università sono riusciti ad esercitare in Italia e all’estero un peso maggiore di quello degli stessi partiti governativi. Ci sono riusciti purtroppo contando sull’indifferenza della destra, che ha sempre snobbato la cultura ed ancor di più la cultura popolare. Ai giovani di oggi come quelli di ieri la sinistra si propone quale scelta obbligata unico punto di riferimento per veicolare sogni e aspirazioni. Ricordiamoci che se Topolino legge Repubblica è anche perché un posto per lui su Libero purtroppo non c’è.

  4. #4
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    Caro Florian sei una fonte inesauribile di informazioni la "Treccani" del web altro che Wikipedia!!!
    Proprio a quello mi riferivo io ... ma non ricordavo con precisione l'articolo letto su Libero e nemmeno avevo trovato nulla sul sito di Repubblica.
    Ho letto per anni Topolino da piccolo, ne ho conservati un 500 numeri degli anni ottanta, certo a quel tempo non vedevo nessun riferimento politico ma ha sicuramente accompagnato la mia infanzia. Certo vedere Topolino trasformarsi in marco travaglio mi farebbe cadere le @@ (scusate la volgarità) e non nascondo che all'idea mi son tremate le gambe. Sono daccordo su tutto soprattutto sull'ultima parte, è una cosa che vado ripetendo da diverse tempo ormai ... purtroppo in pochi mi ascoltano dalle mie parti.

  5. #5
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    Citazione Originariamente Scritto da SaToSHi80 Visualizza Messaggio
    Caro Florian sei una fonte inesauribile di informazioni la "Treccani" del web altro che Wikipedia!!!
    Proprio a quello mi riferivo io ... ma non ricordavo con precisione l'articolo letto su Libero e nemmeno avevo trovato nulla sul sito di Repubblica.
    Ho letto per anni Topolino da piccolo, ne ho conservati un 500 numeri degli anni ottanta, certo a quel tempo non vedevo nessun riferimento politico ma ha sicuramente accompagnato la mia infanzia. Certo vedere Topolino trasformarsi in marco travaglio mi farebbe cadere le @@ (scusate la volgarità) e non nascondo che all'idea mi son tremate le gambe. Sono daccordo su tutto soprattutto sull'ultima parte, è una cosa che vado ripetendo da diverse tempo ormai ... purtroppo in pochi mi ascoltano dalle mie parti.

    Caro SaToSHi, ti ringrazio ma sopravvaluti le mie conoscenze, che non sono affatto enciclopediche.

    Riguardo al Topolino giornalista, ho voluto mettere le mani avanti e spero sinceramente che non accada mai quello da me paventato. Purtroppo ne abbiamo viste tante che a pensar male si è purtroppo costretti.

    Un'annotazione: non c'è nessun articolo topolinesco su Libero... ed è questo il problema.

    Voglio aggiungere infine una cosa. La mia escursione sul Papersera (che per la cronaca continua) è stata molto istruttiva. Ho potuto toccare con mano quella che è una realtà sociale. Ovvero: c'è una minoranza compatta e acculturata, conscia dei propri valori e delle proprie esigenze che vota a sinistra. E poi c'è una restante maggioranza composta da gente non di sinistra oppure del tutto disinteressata alla politica (tra questi anche chi appena sente parlare di politica si arrabbia). Questa maggioranza non ha coscienza di sè e probabilmente non la vuole avere neppure. E' pavidamente conformista, e accetta pedissequamente che la minoranza di sinistra detti la linea.
    Tra queste persone solo una minima parte è di destra o di centrodestra, e di questa minima parte solo un numero infinitesimale è su posizioni tradizionaliste.
    Insomma, per farla breve, in Italia chi è di destra guarda in tv Emilio Fede, e chi è cattolico compra in edicola Famiglia Cristiana. Come stupirsi se queste persone applaudono in coro Obama, sono progressiste sui temi etici e disinteressate ad ogni battaglia culturale?

    E' importante uscire talvolta fuori di POL e confrontarsi con altri ambiti. Qui si rischia di avere una visione parziale e persino consolatoria della realtà. Solo quando portiamo le nostre idee fuori dal loro ambito naturale ci rendiamo conto di quanto siano lontane dal senso comune e dell'immane compito che ci siamo dati nel sostenerle pubblicamente.
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  6. #6
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    Un'annotazione: non c'è nessun articolo topolinesco su Libero... ed è questo il problema.
    C'era un articolo sdi commento alla speciale di repubblica, se lo trovo lo posto.

  7. #7
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    Il numero di Topolino attualmente in edicola presenta alcune pagine redazionali dove vengono promozionati alcuni libri per bambini dei cataloghi Feltrinelli e Einaudi. Proprio così, le case dell'estrema sinistra sul settimanale tradizionalista per eccellenza.

    Il sottoscritto si è preso la briga di far notare la cosa sul forum Papersera, sottolineando la presenza tra gli autori, di Gianni Rodari, accludendo una biografia di questi tratta da Wikipedia.


    ****

    SE LA DISNEY PROMUOVE EINAUDI E FELTRINELLI…


    In questo numero di Topolino vengono promozionati libri per l’infanzia tratti dai cataloghi Einaudi e Feltrinelli…

    Ai miei tempi si consigliavano a bambini e ragazzi classici autentici dell’avventura che sono stati per noi dei validi modelli di formazione: penso a Kipling, Mark Twain, Dumas, Cooper… Adesso la Disney Italia propone per i suoi lettori più piccoli un genere di storie e di autori Einaudi quanto più lontani dall’immaginario classico si possa trattare. Fra i nomi citati spicca quello di Gianni Rodari.


    Chi era Gianni Rodari?
    Gianni Rodari (all'anagrafe Giovanni Francesco Rodari, detto "Gianfranco", in arte "Gianni") nacque il 23 ottobre 1920 a Omegna, sul Lago d'Orta e crebbe a Gavirate in provincia di Varese, dove fu trasferito a seguito della morte del padre, fornaio molto anticlericale, all'età di 9 anni, assieme ai due fratelli e alla madre, casalinga molto clericale. Nel 1931 la madre lo fece entrare nel seminario cattolico di San Pietro Martire di Seveso in provincia di Milano, per farlo diventare seminarista, ma poi lo fece uscire nel 1934, e lo iscrisse alle Magistrali. Nel 1937 Rodari si diplomò quindi Maestro Elementare, e nel 1939 si iscrisse alla Facoltà di Lingue dell'Università Cattolica di Milano, abbandonando però i corsi all'età di 20 anni, dopo pochi esami. Le prime esperienze di insegnamento elementare avvennero a Brusimpiano, Ranco e Cardana di Besozzo. Quindi, dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943, a 23 anni, venne chiamato in servizio dalla Repubblica Sociale Italiana. Il giovane Rodari in reazione alla chiamata prese contatti con la Resistenza Lombarda, e col Partito Comunista Italiano a cui si iscrisse il 1° maggio 1944.
    Dopo la Liberazione del 25 aprile 1945 iniziò la sua carriera giornalistica in Lombardia, dirigendo "L'Ordine Nuovo", periodico della Federazione Comunista di Varese, poi nel 1947 approdò a "l'Unità" di Milano, su cui, due anni dopo, iniziò a curare la rubrica "La domenica dei piccoli".
    Nel 1950 lasciò Milano per Roma, dove fondò e diresse, con Dina Rinaldi, il giornale per ragazzi "il Pioniere" (settimanale dell'API, Associazione Pionieri d'Italia), con cui collaborò per una decina d'anni, fino alla cessazione della pubblicazione e dell'associazione. Siamo in piena guerra fredda, e nel 1951, dopo la pubblicazione del suo primo libro pedagogico intitolato "Il manuale del Pioniere", viene "scomunicato" dal Vaticano, che lo definisce "ex-seminarista cristiano diventato diabolico". Per tale motivo le parrocchie bruciano nei loro cortili "il Pioniere" e i libri di Gianni Rodari; (fonte: pagine 64 e 65 del Libro di Marcello Argilli "Gianni Rodari", Einaudi Editore, 1990).
    Il 25 aprile 1953 sposò la redattrice comunista modenese Maria Teresa Ferretti, e il 13 dicembre dello stesso anno fondò "Avanguardia", giornale nazionale della FGCI, Federazione Giovanile Comunista Italiana.
    Dal 1954, per una quindicina di anni, collaborò anche con numerose pubblicazioni, scrivendo articoli e curando libri, riviste e rubriche per ragazzi. Alla fine degli anni '60 inizio a collaborare con RAI e BBC, come autore del programma televisivo per l'infanzia Giocagiò.
    Nel 1960, dopo il governo Tambroni e l'eccidio di Reggio Emilia, sorse il Centro-Sinistra. Il PSI uscì dall'API, e così il PCI chiuse sia l'API che "il Pioniere".
    Nel 1970 vinse il Premio Andersen.
    Nel 1973 uscì il suo capolavoro pedagogico: "La Grammatica della Fantasia; introduzione all'arte di inventare storie", saggio indirizzato a insegnanti, genitori e animatori.
    Gianni Rodari sopravvisse un paio di decenni scrivendo ogni giorno una rubrica-corsivo quotidiana molto seguita su "Paese Sera", di Roma, sotto il suo celeberrimo pseudonimo "Benelux". Viaggiò numerose volte in Unione Sovietica, dove i suoi libri erano diffusi in tutte le scuole delle repubbliche dell' Urss.
    Fino all'inizio del 1980 continuò le sue collaborazioni giornalistiche, e partecipò a molte conferenze ed incontri nelle scuole italiane, con insegnanti, genitori, alunni, gruppi teatrali per ragazzi, (e scrisse canzoni pacifiste per Sergio Endrigo ed altri cantautori italiani).
    Il 10 aprile 1980 si fece ricoverare in ospedale a Roma, per operarsi ad una gamba; morì quattro giorni dopo per collasso cardiaco all'età di quasi 60 anni.
    Gianni Rodari, scrittore e giornalista famoso per la sua fantasia e originalità, attraverso racconti, filastrocche e poesie, divenute in molti casi classici per ragazzi, ha contribuito a rinnovare profondamente la letteratura per l'infanzia. Tra le sue opere maggiori si ricordano Filastrocche in cielo e in terra, Il libro degli errori, Favole al telefono, Il gioco dei quattro cantoni, C'era due volte il barone Lamberto. Dal suo libro La freccia azzurra è stato tratto un film d'animazione omonimo nel 1996. Nello stesso periodo in Urss uscì anche un cartone animato su "Cipollino", recentemente tradotto in italiano e diffuso come video-dvd in Italia.
    (http://it.wikipedia.org/wiki/Gianni_Rodari)


    VERGOGNA PER LA DISNEY ITALIA… VERGOGNA…

    ****

    In seguito alla pubblicazione di questo post vengo aggedito da alcuni utenti, tra cui il celebre sceneggiatore Fauto Vitaliano (FV) che prende ad insultarmi, dandomi tra le varie cose, anche del malato. Malato perchè? Perchè mi avrebbe scoperto, sarebbe venuto a sapere da dove provengo (in ambito web) e che la mia presenza non è gradita.

    Al momento non so se il Vitaliano abbia visto questo thread ed abbia messo in relazione le cose. Resta il fatto che per lui ed altri chi professa idee di destra, parla di valori e di tradizione è malato, infetto, gente da cui stare alla larga.

    A chi interessa segnalo questo istruttivo thread di intolleranza. Parliamo di Topolino, eh..

    http://www.papersera.net/cgi-bin/yab...918094/170#170

  8. #8
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    Nel 2006 la Disney Italia ha catapultato i suoi personaggi nella sfida elettorale. Come? Leggete qui.

    Le elezioni di Topolino

    Anche Topolino si prepara alle elezioni e sul numero in edicola mercoledì 29 marzo presenta l'iniziativa ai lettori con i programmi elettorali dei tre schieramenti: "Vinciamo noi", "Tiriamo la cinghia" e "C'è posto per tutti".
    L'iniziativa di Topolino vuole avvicinare i più piccoli al mondo della campagna elettorale attraverso una campagna vera e propria che ha per protagonisti i personaggi del giornale. Rockerduck è capolista del partito "Vinciamo noi". Ciccio è capolista della lista "Tiriamo la cinghia". Pippo è capolista di "C'è posto per tutti". Topolino è invece super partes e il 29 marzo sensibilizza gli (e)lettori con il messaggio “Il voto è un dovere, ma anche… un piacere!”.
    Sul numero in edicola il 29 marzo saranno disponibili i programmi degli schieramenti mentre sul numero del 5 aprile ci saranno i faccia a faccia tra i candidati e la scheda per votare da inviare per posta. Si potrà votare anche via SMS (al numero 340.4359999) o via e-mail (all’indirizzo topolino@disney.it).
    http://www.pubblicitaitalia.it/news/..._02100353.aspx



    Volete saperne di più su questi tre schieramenti? Ecco un commento pescato dal web:


    Io leggo “Topolino” da quando ero piccolissima e non ho mai smesso.
    Ancor oggi lo compero ogni settimana, pur non avendo figli, né frequentando alcun bambino.
    Nel corso degli anni, “Topolino” è cambiato, come è cambiata la società.
    Un tempo, le storie erano tutte molto belle, ora, con la proliferazione di disegnatori e sceneggiatori, alcune sono davvero scadenti.
    Un tempo, i personaggi si “odiavano”, pronunciavano la parola “morte”, erano violenti e distruttivi, bevevano e fumavano.
    Un bel dire che Disney era fascista e conservatore… in confronto ai personaggi di oggi era un terrorista e un anarchico.
    Oggi, infatti, tutto è politically correctissimum, non si fuma, non si beve, non c’è violenza, non c’è odio.
    Zio Paperone non va più in cerca della “Nabucodonosor di Grand Spumantin” perché brinda solo a gazosa… e a gazosa, direi, va anche il giornalino che, privato di ogni ombra di “malvagio pensiero” è diventato moralistico, saputello, educativo al massimo.
    Nell’ultimo numero di “Topolino” parte un’iniziativa (che si concluderà la settimana prossima) chiamata “Le Elezioni di Topolino”.
    In questa settimana si presentano le liste, la prossima verranno intevistati i candidati (da sosia disegnati di Ferrara, Vespa e Mentana) e sarà allegata una scheda perché i bambini possano votare.
    Le liste presentate sono tre: una di Centro-Destra, una di Centro-Sinistra e una ultraliberal-anarchica.
    Le simpatie della redazione vanno, assai evidentemente, alla lista di Centro-Sinistra che, infatti schiera solo personaggi simpatici e positivi, mentre nelle altre c’è più di un “impresentabile”.
    Vediamo le coalizioni nei particolari.

    (I programmi li ho copiati dal giornale, i commenti e le descrizioni dei candidati sono, invece, miei)

    Lista di Centro Destra (Lista Uno: “Vinciamo Noi”)
    Si intuisce già dal nome l’ arrogante ottimismo Berlusconiano.

    Programma:
    1. Basta tasse per i poveri ricchi e per i poveri fortunati che già subiscono l’invidia di tutti!
    2. noi garantiamo le quote rosa: più papere al governo!
    3. Ordine, disciplina e silenzio. In poche parole: che gli scocciatori se ne stiano a casa loro!
    4. facciamola franca! Ma se andasse male… prigioni a 5 stelle!

    I candidati:

    · Rockerduck, capolista (un imprenditore rampante, che non disdegna rapporti con personaggi loschi- il segretario Luski pronto a tutto – e addirittura con la malvita organizzata – i Bassotti)
    · Nonno Bassotto (pluripregiudicato, dal passato pessimo, ora graziato, ma ha scontato anni e anni in galera. Probabilmente candidato dal capolista per sdebitarsi di qualche “favore” o addirittura sotto ricatto)
    · Paperon de’Paperoni (Finanziere e capitalista vecchia maniera, ultraconservatore, meno spregiudicato del più giovane Rockerduck, ma spietata volpe della finanza)
    · Clarabella e Paperina: (le quote rosa. Entrambe rappresentano la parte più fatua e conservatrice delle donne. Sono due Daniele Santanché)
    · Gastone (nullafacente, raccomandato dallo zio, molle borghese)
    · Dinamite Bla (Contadino reazionario e leghista. Odia gli stranieri. Considera straniero chiunque e gli spara)
    · Rock Sassi (Poliziotto, molto stupido e chiaramente impegnato per l’ordine imposto a tutti i costi. Forse è in lista perché corrotto)


    Lista di Centro-Sinistra (Lista Due: “Tiriamo la Cinghia”)
    Dal nome si intuisce la stretta fiscale e l’austerità Prodiana.

    Programma:
    1. Falso in bilancia sì e no: Sì alle bilance pesapaperi truccate al ribasso. No alle bilance “pesacibo” truccate al rialzo, contro i consumatori
    2. stop ai debiti, mutui al MENO 7%, più ferie e meno lavoro. Inventeremo un sistema per farci pagare!
    3. più poltrone ai nonni, aumentando le quote grigie.
    4. Città sempre in festa, ma in tutta sicurezza
    5. spazio anche a chi viene dallo spazio!

    I candidati:

    · Ciccio, capolista (sonnacchioso e amante del riposo e del cibo. Mangia di tutto e non solo mortadella. All’occasione si sveglia e agisce anche con qualche abilità, ma è destinato a ritornare alla funzione di gregario, accontentandosi di mangiare)
    · Paperino (la carta vincente: disoccupato, proletario, estremamente simpatico e popolare. Nullatenente, ma con agganci familiari con la grande finanza. Padre – adottivo – single. Lavori precari. Conto in banca inesistente)
    · Archimede (ricercatore e scienziato. Si occuperà di dare più fondi alla scuola e alla ricerca. Candidato anziché Pico de’Paperis, che non può presentarsi perché di nazionalità tedesca)
    · Basettoni (il volto umano e alla mano della legge)
    · Battista (Collaboratore familiare)
    · Orazio (Artigiano con una piccola attività in proprio. Nessun dipendente)
    · Nonna Papera (Agricoltore)
    · Eta Beta (extracomunitario positivo, produttivo e perfettamente integrato)

    Lista Anarcoide: (Lista Tre: “C’è Posto per Tutti)
    (anche per i centri sociali e i no-global)

    Programma:
    1. libertà di esprimersi con sincerità, vivere disordinatamente, fantasticare, fare qualunque cosa a qualunque ora. In sintesi: liberi di essere liberi!
    2. libertà assoluta nella legalità
    3. libertà assoluta nell’illegalità
    4. libertà di incantesimi autogestiti
    5. libertà di mettersi in affari con chiunque, perché… gli affari sono affari!

    I Candidati:

    · Pippo, capolista. Non molto sveglio, ma sempre a disposizione per venir manovrato, mandato avanti e dare una mano a chi è più intelligente di lui.
    · Amelia (Fattucchiera, imbonitrice, evasore fiscale, asociale- vive sul Vesuvio con un corvo. Invidiosa del capitale altrui, spende la propria vita cercando di espropriare il decino a Paperone e diventare a sua volta capitalista)
    · Brigitta (Femminista di una certa età. Ha fiuto per gli affari, ma rimane proletaria perché insegue degli ideali irraggiungibili)
    · Filo Sganga (Il capitalista fallito. Le ha provate tutte per diventare ricco, ma non ha abbastanza capacità. Impegno sociale pari a zero)
    · Gambadilegno e Trudy. (Due delinquenti comuni. Sperano di mettere le mani sulla cassa. Si presentano entrambi nella speranza che almeno uno dei due sia eletto)
    · Manetta (Poliziotto. Bonario come Basettoni, ma non altrettanto capace. Poco intelligente come Rock Sassi, ma non altrettanto duro e deciso)
    · Paperoga. (Inclassificabile. Forse ha dei problemi mentali, Di certo ne ha a inserirsi nella società. Scehggia impazzita e incontrollabile. L’extracomunitario non integrato)

    Non mi son messa a fare gli exit-poll fuori dalle elementari, ma è abbastanza chiaro che i bambini vengono pilotati verso la lista di Centro-Sinistra e, quelli più vivaci, verso la lista anarcoide.
    La lista di Centro-Destra non ha alcuna possibilità di venir votata.

    Questo, su “Topolino”.

    http://para-culo.forumcommunity.net/?t=2860497

  9. #9
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    Predefinito Re: POLEMICHE - Topolino si butta a sinistra: no ai valori, sì alla satira sociale

    Questo thread vecchio forse non è il più adatto, ma vorrei dire che con la nomina a sesto direttore di Topolino di Marco Marcello Lupoi si chiude idealmente un ciclo e la mutazione di Topolino, maturatasi in decenni, potrà dirsi purtroppo compiuta. Casty, il mio autore
    preferito, per esempio, con questo nuovo direttore rischia seriamente di essere silurato, in quanto troppo intelligente e troppo anticonformista. Quello dei rapporti tra Topolino e la politica, comunque, è una storia lunga settant'anni, se consideriamo solo il moderno Topolino, che meriterebbe di essere raccontata...

 

 

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