Fini: cittadinanza anche senza intesa - Il Sole 24 ORE
Venerdì, 07 Maggio 2010
Fini: cittadinanza anche senza intesa
Luca Ostellino
ROMA
Il testo che modifica le norme per ottenere la cittadinanza italiana «approderà in Aula a giugno». Gianfranco Fini approfitta della sua seconda visita ufficiale in Albania da quando è presidente della Camera per rilanciare uno dei suoi principali "cavalli di battaglia", su cui è pronto a spingere per arrivare a una decisione della Camera prima dell'estate. Anche se, come è il primo ad ammettere, rappresenta «un problema politico che al momento divide la maggioranza dall'opposizione e – soprattutto – la stessa maggioranza al suo interno».
Ieri a Tirana, dove ha incontrato il premier Sali Berisha, la presidente del Parlamento Josefina Topalli, il presidente della Repubblica Bamir Topi e il sindaco della capitale albanese Edi Rama, Fini ha preso parte a un dibattito sul tema «Italia e Albania 2010: migrazione tra integrazione, ritorno, sviluppo» organizzato dall'ambasciata italiana. E non ha potuto evitare di riproporre la questione della cittadinanza agli immigrati regolari residenti in Italia e riaprire così una delle ferite più profonde del confronto con parte del Pdl e, soprattutto, con la Lega.
Con il Carroccio i rapporti sono sempre tesi. In particolare, dopo giorni di tregua apparente, rotta solo dallo scontro a distanza con Umberto Bossi sull'Unità d'Italia, la tensione si è riacutizzata in seguito alle affermazioni del presidente della Camera sull'identità padana (definita «un'invenzione lessicale») e sul fatto che la Lega «è un movimento presente in alcune zone del paese». Se intende che «la Padania è marginale – ha attaccato Bossi – se ne assume le responsabilità. Noi siamo il partito di Lombardia, Veneto e Piemonte, non certo un partito romano...». Anche Roberto Calderoli è tornato ad attaccare apertamente Fini: «Se in quella specie di "quasi-congresso" – la direzione del Pdl ndr – racimoli il 6-7% o ti adegui o prendi atto che forse non sei nel partito giusto per te», ha detto il ministro leghista.
Fini, per parte sua, ha preferito evitare di rispondere direttamente – anche se non sono mancate precisazioni e repliche da parte di esponenti del Pdl vicini a lui, come Della Vedova e Granata – rilanciando però dall'Albania il provvedimento sulla cittadinanza italiana agli stranieri, non a caso quello che irrita maggiormente la Lega.
Dopo aver parlato della storia di immigrazione dell'Albania («un successo, se pensiamo alle immagini dei barconi e agli immigrati stipati nello stadio di Bari di venti anni fa», ha sostenuto con soddisfazione), il presidente della Camera ha ricordato che il testo sulla cittadinanza è stato inserito dai capigruppo di Montecitorio nel calendario d'Aula di maggio. Fini non nasconde le tante difficoltà che il testo dovrà superare prima di essere approvato, se mai si arriverà a una sua approvazione, e spiega, manifestando al tempo stesso un auspicio: «Se riusciamo entro l'estate ad avere una decisione è già qualcosa, a meno che la Commissione non chieda più tempo, come per altro prevede il regolamento della Camera. Comunque – ribadisce – è un problema politico che manifesta divisioni, sia tra maggioranza e opposizione, sia all'interno della stessa maggioranza».
E che, a giudizio dell'ex leader di An, va risolto in Parlamento, sulla cui centralità, il presidente della Camera ha nuovamente insistito nell'introduzione scritta per l'edizione speciale della Navicella parlamentare, dedicata alle biografie dei protagonisti di 60 anni di Repubblica. Qui Fini svolge una perorazione del sistema parlamentare e della sua "chiave di volta", rappresentata dalla Costituzione. «Nel cui testo, ma aggiungerei, nella cui pratica quotidiana, si realizza – scrive Fini – la tutela dei diritti quale argine invalicabile al potere delle maggioranze».




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