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    Predefinito La strage prossimo ventura

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    Prove generali di strategia della tensione dopo Piazza Navona. Capiamo le tecniche, capiamo i meccanismi e disinneschiamo la bomba


    Valle Giulia e poi...


    Venne Valle Giulia, e quindi la Sapienza e poi Piazza Fontana. Speriamo che non esploda più nulla ma, per il resto, le tecniche e le meccaniche che hanno preso il via dopo l'acquisita egemonia del Blocco a Roma sono esattamente le stesse di quarant'anni fa quando i nazionalrivoluzionari avevano scavalcato i rossi nella leadership dell'innovazione.
    Bernocchi, i Cobas e Rifondazione, all'assalto degli studenti a Piazza Navona il 29 ottobre scorso hanno ricopiato pari pari lo schema di Almirante e Caradonna alla Sapienza il 16 marzo del 1968. In ambo i casi si è trattato di un suicidio politico da parte dei gendarmi del vecchio; ma per i loro istigatori contava soprattutto una cosa che, per il momento, come a suo tempo del resto, è riuscita solo a metà: spezzare l'unità generazionale e far ripartire l'antifascismo. I segnali in genere mostrano, oggi come allora, che la spaccatura è relativa e che, semmai, gli assalitori sono riusciti a incutere timore nelle masse non politicizzate e, quindi, a renderle meno focose e compatte. Va rammentato che dopo la Sapienza non partì automaticamente la contrapposizione; ci furono ancora momenti di manifestazione unitaria a Roma e persino a Milano. Un anno e mezzo dopo, nel 1969, alla grande manifestazione nella capitale contro la visita di Nixon, i movimenti del radicalismo nazionalpopolare erano presenti e nei posti chiave, in coda e in testa al corteo dove Lotta di Popolo sventolava le bandiere della Palestina.


    ...Piazza Fontana


    A chiudere tutto venne la strage di Piazza Fontana.
    Non ci perderemo qui nelle piste che s'intrecciano e s'intersecano né nella polka delle ipotesi; quel che è certo è che dal modello di Piazza Fontana partì poi un sanguinoso paradigma controrivoluzionario che, portato avanti all'infinito da men in black di vari servizi e nazioni condusse all'elisione progressiva dello Stato, alla perdita della nostra autonomia in politica estera e all'inserimento massiccio, organico, clientelare e mafioso dell'apparato comunista negli apparati economico e istituzionale. Il resto è letteratura, fantapolitica, delirio o inganno.


    Il neocraxiano Berlusconi 4


    Che c'è di pericolosamente analogo a ieri? Partiamo dalla fine; il neocraxiano Berlusconi 4 sta dotando l'Italia di una sua nuova autonomia in politica estera, ovviamente nei limiti del possibile, e così ci spinge di nuovo verso il Mediterraneo (da cui proprio la strategia della tensione ci estromise) e verso est in polemica aperta non tanto con gli americani quanto con i controllori del partito angloamericano, quelli che se cambiano gli equilibri rischiano di rimetterci il posto; cioé i Veltroni, i Casini, i Di Pietro, i Fini. Coloro insomma che stanno formando il partito-ombra del Presidente (Napolitano) e che si sperticano non solo in posizionamenti antirussi e in agguati a Berlusconi ma in revival antifascisti che possono sembrare del tutto gratuiti, come nel caso di Fini, se non se ne coglie il senso profondo che è quello di soffiare sul fuoco per destabilizzare questo governo e sostituirne alcuni ministri con altri di scuderia cossighiana (addirittura Gelli si è messo a fare questo gioco).


    Non è il Sessantotto ma il suo peggio cè tutto


    Rispetto al Sessantotto ci sono delle differenze di non poco conto perché all'insieme degli studenti mancano l'ottimismo di fondo, un progetto d'insieme, una vocazione rivoluzionaria, allo Stato manca la sovranità in senso tecnico e la società è dis-sociata, ergo siamo in presenza di qualcosaltro ma ci sono pure delle pericolose analogie. Oggi, come allora, sono in gioco certe autonomie nel Mare Nostrum (che dopo la Guerra dei Sei Giorni non ci si volevano più concedere) e altre ad est e sono ritornate a delinearsi persino certe tendenze energetiche che allora vennero stroncate e che alcuni vorrebbero annullare di nuovo. Oggi come allora, poi, il monopolio marxista della cultura d'opposizione è in pericolo, arranca, sa di vecchio. Ma oggi come allora ci sono gruppi di potere che riescono ad essere contemporaneamente eversivi e conservatori, capaci di sgretolare compagini istituzionali non gradite e di manipolare i ribelli. Oggi come allora possono vantare tra i manipolati e i complici soprattutto le nomenklaturine della sinistra antagonista.


    E i servizi dettarono “Strage di Stato”


    Allora quelle centrali conservator/eversive, quelle conventicole antinazionali di potere finanziarono e protessero i baroncini rampanti e i mancati Trotsky de noantri; e questi ultimi si misero a propagare il falso su ogni azione di massa appropriandosene dialetticamente (come provano a fare anche oggi) e soprattutto a delegittimare gli altri ribelli. All'indomani di Piazza Fontana, su dettatura dei servizi segreti, l'estrema sinistra scrisse quella “Strage di Stato” su cui fondò in seguito tutta la sua letteratura e tutta la sua propaganda. Di lì nacque l'inera ridda dei teoremi e dei luoghi comuni sulla “collusione” dei fascisti, sull' “infiltrazione” dei fascisti. Poi partì l'offensiva militare e giudiziaria mossa dal Pci e l'area neofascista ridotta allo sbando, accerchiata e provocata, divenne automaticamente diffidente nonché priva di autorevoli punti di riferimento e così finì col credere essa stessa alle calunnie e alle menzogne di coloro che intanto frequentavano tranquillamente servizi segreti di mezzo mondo, italiani inclusi, e mettevano in pratica non meno dell'ottanta per cento di quello di cui accusavano falsamente i fascisti. Ma la destabilizzazione riuscì, a tal punto che le paturnie e le fantasie di chi si è fatto riprogrammare il cervello dalla propaganda nemica sta facendo la fortuna di case editrici quali la Streling & Kupfer e contribuisce, ancora oggi, a disarmare chi è sotto un nuovo attacco.


    La scuola-quadri che insegna l'utilizzo della calunnia


    Che l'analogia sia completa, che i meccanismi ripetitivi siano in azione, è sotto gli occhi di tutti. Abbiamo potuto constatare come la verità su Piazza Navona sia stata spudoratamente capovolta benché i soviet chiamati alle armi, magari in nome di antiche militanze in centri di provocazione come Stella Rossa, non abbiano potuto far altro che mandare in onda dei fermo-immagine o pochi secondi di sequenza visto che ogni filmato completo dimostrava indiscutibilmente la doppia aggressione agli studenti da parte dei funzionari dei Cobas prima e di Rifondazione poi. Ma la scuola-quadri impostata sulla logica leninista dell'utilizzo mediatico della calunnia e della menzogna è sempre la medesima, non è cambiata in cento anni figuriamoci in quaranta. Così ecco che si prepara meticolosamente il terreno per un nuovo scenario emergenziale. Subito si è detto, complice autorevole il senatore Di Pietro che pur sa benissimo che non è così, che “il Blocco Studentesco si sarebbe infiltrato tra gli studenti” (come dissero per Valle Giulia); poi Di Pietro e Grillo (gli equivalenti oggi di Mancini e Fo ieri) si sono prestati a far girare la falsità su due ragazzi del Blocco presentati pubblicamente come “infiltrati della polizia” (come dissero per Valle Giulia). E di fronte all'evidenza della menzogna hanno avuto la sfrontatezza di neppur ritrattare. All'ultima manifestazione degli zombie e dei funzionari della Cgil i nostalgici jurassici dell'antifascismo trinariciuto hanno infine presentato uno striscione che ripeteva questa grossolana calunnia, indicando il Blocco come amico della Polizia ignorando, perchè così conviene alla menzogna, che ben dodici ragazzi aggrediti del Blocco sono stati denunciati insieme a un solo aggressore di Rifondazione. La verità viene trasmessa capovolta e inquinata e si cerca di far cadere un'ombra sul Blocco Studentesco (esattamente come fecero per Valle Giulia).


    Una lezione per tutti


    Quali sono le lezioni da trarre?
    Per tutti intanto ce n'è una: non è vero che siamo al riparo da pericolosi rigurgiti stragisti e sanguinari. Non solo l'antifascismo più becero e la cultura di Lynch sono stati riesumati un'ennesima volta, ma qua e là, subito dopo Piazza Navona, ci sono stati attentati incendiari e dinamitardi. Lo scenario è simile a quello di quarant'anni fa, ci sono politiche estere, economiche ed energetiche in corso che non garbano a chi vive nel lusso facendo il cameriere di quei centri di potere e di energia che vengono messi in discussione dai nuovi orientamenti. A questo si aggiunga l'offensiva di razionalizzazione ai danni dell'elefantiaca struttura parassitaria partitico/sindacale fossilizzatasi negli anni del terorismo=consociativismo e ci si rende conto facilmente che troppi tra i protagonisti e gli eredi del partito trasversale della tensione hanno ancora tutto l'interesse a insanguinare ulteriormente la nostra Nazione. Costoro hanno a disposizione i falliti di apparato dell'ultrasinistra che cercano in tutti i modi di far nascere una nuova guerra civile. Dall'altra parte per fortuna c'è molta più maturità, tant'è che agli attentati dinamitardi o incendiari al Cutty Sark, a Cuore Nero e al Circolo Futurista di Casalbertone hanno sempre risposto con una festa e non con una controffensiva. Si deve a questi ragazzi, così come a quelli del Blocco in Piazza Navona, se le provocazioni non hanno dato vita a una spirale; ma non si può passare la vita a ringraziare i fascisti se non scorre il sangue, sarebbe ora che si facesse capire chiaramente anche a sinistra che le cose non devono continuare così.


    Una lezione per i giornalisti


    Per i giornalisti, per gli anchormen, per i politici, per i comunicatori, per chi ha un seguito nell'opinione, c'è una lezione supplementare. Bisogna rammentare quanto l'omertà, la connivenza, la cecità, la convenienza individuale funsero, decenni orsono, da benzina per il grande incendio. Oggi forse c'è un po' più di gente che ragiona ma abbiamo potuto constatare comunque l'adoperarsi incosciente e criminogeno di alcuni soviet della dis/informazione messisi a disposizione degli aggressori di Piazza Navona, vuoi per disciplina di partito, vuoi per affinità ideologiche, vuoi per teologia politica, vuoi per pregiudizio obnubilante. Eppure sarebbe bastato fermarsi un attimo a ragionare, bastava osservare le immagini che nella loro completezza e continuità inchiodavano gli aggressori alle loro responsabilità, del resto rilevate e ribadite dalla polizia e dal ministero, era sufficiente notare quanto le contro-immagini fossero tagliuzzate, prive di costrutto, estrapolate, improponibili, sarebbe bastato e avanzato tutto ciò per non mettersi a disposizione faziosamente della falsità, se non altro per rispetto della propria dignità umana e professionale. Molti hanno ragionato così ma sono ancora in troppi ad essersi comportati come in quegli anni al punto che si è costituito un état d'esprit da caccia alle streghe e da antifascismo militante che è un puro e semplice eufemismo per dire caccia all'uomo. Ebbene, quali che siano le singole concezioni ideologiche poco importa, qui è necessario che ognuno si renda conto che se agisce così probabilmente diventerà complice di omicidi e di stragi. E bisogna che i colleghi di chi proprio non lo vuole capire facciano i salti mortali per neutralizzare i loro incoscienti vicini, controbattendoli e deridendoli come meritano anziché farsi frenare da un mal interpretato spirito di corpo.
    Dalla loro ironia e dalla loro indipendenza può dipendere la vita di centinaia e centinaia di innocenti.


    E infine tre generazioni di fascisti


    L'ultima lezione riguarda i protagonisti-bersaglio, quelli che “uccidere non è reato”, quelli che “se ci sono sono infiltrati”, quelli che “ventenni sono estranei al corteo mentre i quarantenni che li assaltano sono studenti”, quelli che “i loro covi si chiudono con il fuoco”, quelli che “in nome della democrazia non hanno diritto di parlare”, quelli che “se si difendono sono criminali e se sono uccisi inermi si tratta di una faida”. La lezione è duplice: da un lato continuate così, a mostrarvi fermi e mai aggressivi, fermi e non reattivi, a far festa sulle rovine dopo che siete stati oggetto degli attentati, a essere sorridenti e propositivi sempre e comunque, insomma a fare quello che sta facendo anche adesso il Blocco Studentesco. Dall'altro lato apprendete a riconoscere i metodi di delegittimazione che oggi sono usati contro di voi e che, esattamente come quaranta anni fa, sono volti a destrutturare organizzazioni e gerarchie, per produrre individualità esasperate che al galoppo senza redini si lascino coinvolgere nelle spire della tensione. Voi e soprattutto quelli della mia generazione cogliamo insieme l'occasione per studiare i metodi calunniosi e deligittimanti e capiamo una buona volta come hanno funzionato in passato; si comprenda quanto certe diffidenze diffuse un tempo, e lunghe a morire, sono figlie di quella menzogna, anzi della Menzogna. Si cominci finalmente a pensare che forse dovremmo chiedere scusa a più d'uno di quelli che ci precedettero per aver dubitato di lui; si cominci a pensare che magari dovremmo chiedere scusa a qualcuno per la nostra prudenza che sconfina nella vigliaccheria se ci defiliamo perché “chissà cosa pensano” (ma chi di grazia?) se ci vedono rivolgergli la parola. Proviamo a disintossicarci perché con l'intossicazione abbiamo contratto anche un crollo d'etica e una propensione all'ingiustizia. La lezione da trarre in ultima analisi è questa: la nostra storia va riscritta perché è molto più bella di quella che i calunniatori, i piccoli Lenin falliti, ci hanno insegnato sbavando veleno, e facciamo sì che se una volta essi e i loro padroni sono riusciti a sbandarci, a renderci preda del dubbio e, quindi, hanno finalmente potuto manipolarci, questa volta non andrà così perché siamo cresciuti e non è un caso se a Piazza Navona il misfatto della Sapienza lo abbiamo capovolto.

    Gabriele Adinolfi

  2. #2
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    Predefinito Fuori Dall'arena

    Noi Fascisti non possiamo e non dobbiamo difendere uno Stato ed un Governo di destra antifascista, né tanto meno uno Stato ed un Governo di sinistra antifascista.

    Lo Stato antifascista (di destra, di sinistra, di centro, di estrema destra e di estrema sinistra) ci ha già fregato, nel 1968-71 e negli anni '80. Abbiamo già dato...

    Quindi, questa volta, noi Fascisti dobbiamo assolutamente restare fuori dall'arena.

    Dobbiamo semplicemente rimanere alla finestra e lasciare che la destra e la sinistra antifasciste si scontrino vicendevolmente e duramente sulle problematiche che loro stesse hanno sollevato senza essere in grado di fornire le relative soluzioni.

    Il loro sistema, nato dalla collaborazione con gli invasori (e tutt'ora colonizzatori) della nostra Nazione, sta crollando da solo.

    E' sufficiente attendere pazientemente sulla "riva del fiume" che passino i cadaveri dei nostri nemici.

    Poi, verrà la nostra ora: l'ora del riscatto della nostra Patria comune. Una Patria che è stata lungamente e volgarmente umiliata e vilipesa da chi ha sempre preferito far primeggiare i propri interessi di parte, a danno di quelli del nostro Popolo-Nazione.

    Smettiamola, pertanto, di giocare agli "utili idioti" dello Stato antifascista che ci perseguita da più di 60 anni. Smettiamola di fare il “parafulmine” delle loro porcherie. Smettiamola di andare a tirare fuori le “castagne dal fuoco” del sistema, con le mani nostre. E smettiamola ugualmente di seguire i "consigli" o le "imbeccate" di chi, in questo ennesimo frangente - all'interno del nostro mondo ideale - continua a considerare la politica come un basso e furbesco espediente per "sbarcare" il proprio egoistico "lunario"!



    Chi legge, capisce. Chi non legge, non può capire. Chi non ha la testa per capire, il leggere è superfluo; il capire, è inutile!


    “Oscar conte di Toledo”
    CsFC-Enclave Italiana


    http://www.francocolombo.ilcannocchiale.it/

  3. #3
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    Citazione Originariamente Scritto da zorba Visualizza Messaggio
    Metapolis coniuga elementi totalmente differenti nello stesso cesto.Si parla di mele e lui risponde pere.Ma non basta una serie di constatazioni interessanti e sottoscrivibili(anche se fuori tema) per giustificare una recessione logica della sua analisi.Lo scaricabarile manicheo del bene tutto da una parte ed il male dall'altra partorisce appunto mostri.E' chiaro che il miglior modo per accellerare (rubo il titolo del topic)la strage prossimo ventura è agire in maniera irrazionale e stereotipante come da piazza navona in avanti, legittimando nei fatti il riemergere degli opposti estremi che si scontrano ed il potere che si autoconserva.Se ci fosse la pagella di ziliani darei 4meno a questo e nc a quello precedente

    Purtroppo, hai ragione tu su tutta la linea in questo caso, zorba....

  4. #4
    Enclave MUSSOLINISTA
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    Citazione Originariamente Scritto da zorba Visualizza Messaggio
    Purtroppo, hai ragione tu su tutta la linea in questo caso, zorba....

    che dici, io sono un provocatore forzanovista mi hanno pure bannato da mafarka
    Non sei il solo bannato...

  5. #5
    Enclave MUSSOLINISTA
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    Sarebbe inoltre il caso di smetterla di abusare di termini quali "fascisti" che rimandano ad un mondo umano spirituale e morale ben diverso da quello attuale della Destra radicale. I Fascisti sono, per fare solo qualche esempio, Franco Colombo e Ettore Muti, Alessandro Pavolini e Giovanni Preziosi. Sono i combattenti e i martiri del Fascismo Repubblicano. Siamo noi all'altezza di tali figure? Non pensiamo proprio.
    Occore ripartire da zero. Un grande bagno di umiltà. Catartico.

  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da zorba Visualizza Messaggio
    Purtroppo, hai ragione tu su tutta la linea in questo caso, zorba....

    che dici, io sono un provocatore forzanovista mi hanno pure bannato da mafarka

    Addirittura?

    Mah...cmq vanno apprezzati e supportati i tentativi forzanovisti di sabotare la linea oppostoestremista che si va delineando....

  7. #7
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    Burattini e burattinai. Pescatori e pesciolini.


    Viviamo tempi sinistri. La tensione sociale, i venti di guerra che spirano ed il riaffacciarsi di personaggi ambigui quali Licio Gelli, gettano un'ombra inquietante sul futuro sì da necessitare di un supplemento di prudenza. Qualcuno getta l'amo nell'attesa che i pesciolini rossi e neri abbocchino. Avevamo già detto di Licio Gelli e del suo piano che Berlusconi sta portando avanti. Ma l'intervista concessa dal massone Gelli appare più istruttiva (nel senso di ordini impartiti) che pedagogica. Il venerabile Gelli osserva che "</I>le stragi sono frutto di una guerra tra bande, ci sono state e ci saranno sempre perché non c’è ordine: infatti sono arrivate dopo gli anni ’60. Se domani tornassero le Br ci sarebbero ancora più stragi: il terreno è molto fertile perché le Br potrebbero trovare molti fiancheggiatori a causa della povertà che c’è nel Paese</I>". Più oltre bacchetta il suo figlioccio Berlusconi troppo pavido nei rapporti con l'opposizione: "Non condivido il Governo Berlusconi perché se uno ha la maggioranza deve usarla, senza interessarsi della minoranza. Non mi interessa la minoranza, che non deve scendere in piazza, non deve fare assenteismo, e non ci devono essere offese (...) Ci sono provvedimenti che non vengono presi perché sono impopolari e invece andrebbero presi: bisogna affondare il bisturi o non si può guarire il malato".

    Chiaro? Ci auspichiamo che Gelli non abbia voluto dire a Berlusconi: "Muoviti a mettere in pratica il tuo (nostro) programma e non ti preoccupare troppo dei sondaggi e delle immineneti elezioni amministrative ed europee. Se non lo fai, sappi che la strategia delle tensione attuata con la tecnica degli opposti estremismi funziona sempre. Ed in questo caso saresti costretto ad emnare provvedimenti anche impopolari".

    Queste dichiarazioni fanno il paio con le "esternazioni" del Presidente Cossiga prima di Piazza Navona ("infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città (...) credo davvero che il terrorismo tornerà a insanguinare le strade di questo Paese") e con i suggerimenti forniti al capo della Polizia Manganelli: "Un'efficace politica dell'ordine pubblico deve basarsi su un vasto consenso popolare, e il consenso si forma sulla paura, non verso le forze di polizia, ma verso i manifestanti (..) Un lancio di bottiglie contro le forze di polizia, insulti rivolti a poliziotti e carabinieri, l'occupazione di stazioni ferroviarie, qualche automobile bruciata non è cosa poi tanto grave (...) Il mio consiglio è che in attesa di tempi peggiori, che certamente verranno, Lei disponga che al minimo cenno di violenze di questo tipo, le forze di polizia si ritirino, in modo che qualche commerciante, qualche proprietario di automobili, e anche qualche passante, meglio se donna, vecchio o bambino, siano danneggiati (...)" in modo tale che "cresca nella gente comune la paura dei manifestanti e con la paura l'odio verso di essi e i loro mandanti, o chi da qualche loft o da qualche redazione, ad esempio quella de L'Unità, li sorregge (...) Aspetterei ancora un po'adottando straordinarie misure di protezione nei confronti delle sedi di organizzazioni di sinistra. E solo dopo che la situazione si aggravasse e colonne di studenti con militanti dei centri sociali, al canto di 'Bella ciao', devastassero strade, negozi, infrastrutture pubbliche e aggredissero forze di polizia in tenuta ordinaria e non antisommossa e ferissero qualcuno di loro, anche uccidendolo, farei intervenire massicciamente e pesantemente le forze dell'ordine contro i manifestanti, ma senza arrestare nessuno (...). Il comunicato del Viminale dovrebbe dire che si è intervenuto contro manifestazioni violente del Blocco Studentesco, di Casa Pound e di altri manifestanti di estrema destra, compresi gruppi di naziskin che manifestavano al grido di 'Hitler! Hitler!'. Questo il mio consiglio".

    Molto singolare é il passaggio di Gelli allorché si definisce fascista (avendo aderito alla RSI) senza se e senza ma. Ci si domanda: che senso ha aver fatto una confessione così esplicita? Ma, soprattutto: quali conseguenze potrà produrre? Un primo effetto é quello di rendere sin troppo ovvia l'identità fascista = massone. E se a confessare pubblicamente le proprie simptaie per il fascismo é un massone del calibro di Gelli, l'equazione diventa ancor più imbarazzante.

    Una seconda conseguenza è quella di rendere ancor più difficile l'agire politico delle formazioni nazionali o locali che continuano a richianmarsi al fascismo storico. Un movimento o un partito che dopo le dichiarazioni di Gelli si presentasse al voto per raccattare quei quattro voti che ancora si riesce a prendere, si sentirebbe dire dalla gente comune: "Fascismo? Oltre alle cose che avete combinato adesso siete alleati anche dei massoni?". La mossa di Gelli (che non crediamo parli a vanvera) ha avuto una precisa funzione: emarginare ancor di più le formazioni della destra radicale "radicalizzandole" maggiormente nelle piazze per essere lasciate in balìa del sistema. E si sa: quando si è soli e circondati si é indotti (magari su suggerimento di qualche finto esaltato...) ad assumere decisioni "estreme" che finiscono con l'avvitarsi su se stessi arrotolandosi in un cappio senza fine.

    E questo presta il fianco ad una valutazione di carattere politico-strategico ancor più generale: si può ancora oggi fare politica richiamandosi nelle forme esteriori e nel linguaggio al fascismo? Conviene? E' saggio? E' giusto? La Lega Nord ha dimostrato nelle ultime elezioni politiche di "dire cose" più estremiste di Forza Nuova (ad esempio) e, malgrado questo, riuscire a raccogliere voti inaspettati sfondando addirittura nell'elettorato della sinistra operaia.

    Dal 1995 in poi tanti sono gli errori che la cosiddetta "Area" ha compiuto e che, quasi masochisticamente, si sono continuati a ripetere sino alle ultime elezioni politiche. Il primo, a nostro modesto avviso, é stato quello di continuare ad inseguire velleitariamente il "parlamentare". Ma non eravamo tutti "antiparlamentaristi"? Qualcuno non aveva detto nel 1915 che il parlamento é un bubbone da estirpare e che occorrerebbe fucilare una dozzina di parlamentari? Al di là di questo, sprecare energie, forze, risorse per "tentare" di avere un parlamentare nazionale non é inutile se confrontato con la possibilità di impiegare quegli stessi mezzi per "rischiare" di avere consiglieri comunali e provinciali, assessori locali? Non è forse a livello locale che si decidono le sorti del consenso? Non è a livello locale che si riesce a consolidare quotidianamente la propria forza spiegando ed attuando progetti, proposte, idee che diventano azioni? Quandanche si fosse riusciti ad avere il "parlamentare nazionale", sarebbe stato uno dei 945 eletti. Cosa sarebbe cambiato? Nulla... Azione inefficace ed inefficiente.

    Il secondo errore che si è compiuto é stato quello di "tentare ad ogni costo" di riunificare la sempre famosa "Area" finendo col parlare ad un recinto dai confini mobili a seconda del numero dei soliti noti che entrano ed escono da questo o da quel ghetto. Risultato? Per inseguire gli "ex-missini" ci si è attardati in elaborazioni politiche vecchie, ingiallite, dal sapore insipido. L'unico vero e serio tentativo di dare una risposta ai problemi concreti delle famiglie italiane é stato il "Mutuo Sociale" di Casa Pound che, se combinato con la Moneta Popolare, può rappresentare una novità "rivoluzionaria" capace di creare consensi al di là degli steccati in cui il sistema tenta di spingere le forze sane dell'Italia.

    Il terzo errore che si è compiuto é di tipo comunicativo. L'ABC dei manuali di comunicazione spiega che prima di lanciare un messaggio occorre definire anzitutto a chi lo si intende comunicare. E' evidente che a seconda dell'interlocutore, la forma che il contenuto assumerà sarà differente. Credere di parlare sempre allo stesso "target" di interlocutori é uno scivolone inconcepibile per chi intende fare politica. Si potrà benissimo riaffermare la centralità del lavoro contro lo sfruttamento di certo capitale, non necessariamente riferendosi alla Carta del Lavoro o ai principi corporativi dell'Italia Fascista. Si potrà far riferimento all'enciclica Rerum Novarum di Leone XIII. Si potrà auspicare una ripresa dei consumi schiacciati dall'inflazione e da stipendi da fame auspicando che una parte degli utili delle imprese siano redistribuiti ai lavoratori-soci senza per forza parlare di socializzazione attuata nella RSI. Una guerra la si vince in due modi: contando su di un esercito preparato e su di un servizio di spionaggio e controspionaggio efficace. In guerra si usa la mimetica appunto per mimetizzarsi e per non farsi scorgere dal nemico. Non si indossa il giubbino catarifrangente per rendersi visibili da lontano. Si cerca di intrufolarsi nelle linee nemiche e negli stati nemici come quinta colonna. Chi ci sta di fronte l'ha capito da un pezzo e l'ha messo in pratica da tempo. Impariamo dai nostri errori e dai meriti dei nostri avversari.



    http://www.azioneetradizione.it/news.asp?id=541



  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da natoW Visualizza Messaggio
    Sarebbe inoltre il caso di smetterla di abusare di termini quali "fascisti" che rimandano ad un mondo umano spirituale e morale ben diverso da quello attuale della Destra radicale. I Fascisti sono, per fare solo qualche esempio, Franco Colombo e Ettore Muti, Alessandro Pavolini e Giovanni Preziosi. Sono i combattenti e i martiri del Fascismo Repubblicano. Siamo noi all'altezza di tali figure? Non pensiamo proprio.
    Occore ripartire da zero. Un grande bagno di umiltà. Catartico.



    Questi sono i Fascisti. Stop.
    Il resto è Destra radicale....

  9. #9
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    Predefinito per Natow

    Giuseppe Solaro: "Noi, i partigiani della Patria".......

  10. #10
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    Fuori dalle "sette" "gabbie" delle destre di regime, democratiche e antifasciste, serve del sistema U$A-I$RAEL.

 

 
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