
Originariamente Scritto da
gennaroscala
Devo confessare di essere rimasto deluso dalla risposta di Preve, per quanto il mio scritto voleva essere principalmente un contributo alla definizione delle categorie riportate nel titolo, è chiaro che Preve era un interlocutore (come dicevo, personalmente i suoi libri mi sono stati d’aiuto a liberarmi dell’ideologia “marxista” sclerotizzata). Non mi aspettavo, ovviamente, che accogliesse le mie critiche, ma sicuramente una risposta minimamente articolata e stimolante. Sono convinto che Preve ha letto il mio articolo molto per sommi capi. Ad es. chiede di non ripetere “stupidaggini secolari”, mentre io avevo scritto letteralmente che né la filosofia della prassi né l’ateismo costituiscono il materialismo di Marx. Le mie argomentazioni al riguardo sono state completamente ignorate.
Riguardo al comunitarismo, mi sembra di aver distinto chiaramente il comunitarismo come ideologia, in particolare quello attuale di matrice anglosassone, dal comunitarismo come è inteso da Preve. Mentre invece tale distinzione è stata da lui ignorata. Tuttavia, affermavo che non è corretto definirsi comunitaristi, senza una discussione minimamente obiettiva del comunitarismo in quanto ideologia definita. Allo stesso modo, non si può definire il comunitarismo di Alain de Benoist non organicistico, mentre quest’ultimo sostiene esattamente il contrario. Ad es. in un articolo recente de Benoist è fautore di una “fratellanza comunitaria” che ben si può definire un comunitarismo organicistico molto spinto. Trovo questo modo di procedere più che dilettantisco del tutto arbitrario. Senza un minimo di obiettività vengono meno i presupposti per una discussione razionale,
Mi sembra che il “dialogo veritativo” come è inteso da Preve è un “dialogo” in cui il maestro parla e gli allievi ascoltano, oppure trascorrono proficuamente il tempo trascrivendo al computer (spero almeno si facciano pagare) i pensieri che il maestro ha deciso di affidare alla carta con lo strumento tradizionalmente usato dai filosofi dai tempi di Aristotele, la Olivetti lettera 22 (giustamente Preve rifiuta il contatto con il computer, se non per interposta persona, il solito allievo volenteroso, in quanto frutto della modernità diabolica, anche se farebbe risparmiare tempo a sé ma soprattutto agli altri). Tutt’al più il maestro può prestare distratta attenzione a ciò che l’allievo ha da dire o da scrivere, ma senza farsi distogliere troppo dai suoi Pensieri. Ma visto che tali “rapporti” a me non piacciano, la discussione, se mai c’è stata, si può chiudere anche qui.
Intendevo principalmente contribuire alla definizione di alcune categorie che ritengo cruciali, posso farlo benissimo senza confrontarmi con Preve.