Belgrado: un ponte tra Italia e Russia?
Rinascita ha intervistato Fabio Corsi, per quattro anni direttore dell'istituto nazionale per il commercio estero di Novosibirsk, in Russia, e da giugno 2007, è responsabile dell'Ice di Belgrado.
Qual è il numero delle imprese italiane in Serbia?
Non c’è un dato ufficiale. Ma noi, in collaborazione con l’Ambasciata d’Italia, abbiamo fatto un censimento che ci porta a pensare che sia attorno alle duecento unità. Abbiamo preso in considerazione quelle aziende con capitale italiano, in cui la partecipazione è superiore al 50%. Molto spesso sono anche attorno al 100%.
Qual è il giro d’affari?
È di difficile stima, ma attraverso un sondaggio siamo arrivati a pensare che siano oltre i due miliardi di euro di fatturato all’anno. Ma in questa valutazione incidono molto le banche e del settore assicurativo, e perciò è difficile fornire un dato preciso. Abbiamo infatti una presenza italiana stimabile attorno al 25% nel settore bancario complessivo serbo (ove sono presenti le due principali banche, “UniCredit” e “Banca Intesa”), e al 40-45% per quanto concerne il campo assicurativo-finanziario con “Generali” e “Sai-Fondiaria”. Nel campo industriale si è avuto un particolare sviluppo nel settore tessile e in quello dell’abbigliamento, con la presenza delle maggiori aziende italiane dell’intimo. La novità di quest’anno sono però gli investimenti Fiat per la realizzazione di un polo automobilistico a Kragujevac, e che prevede la creazione di una società italo-serba (70% Fiat e 30% Stato serbo). Oltre alla Fiat, hanno già preannunciato investimenti la Magneti Marelli e l’Iveco, per un volume complessivo di circa 1 miliardo e 250 mila euro. Così l’Italia potrebbe diventare il principale investitore anche nel settore industriale in Serbia.
Qual è la situazione relativa all’import-export tra Italia e Serbia?
Tradizionalmente, da anni, l’Italia è il maggior partner commerciale della Serbia come volume di interscambio, se escludiamo la Russia che ha la quota maggiore grazie soprattutto alle esportazioni russe di petrolio e di gas verso la Serbia. Le esportazioni dell’Italia verso la Serbia sono soprattutto nel settore dei macchinari per l’industria per impieghi speciali piuttosto che per la lavorazione del legno e per l’agricoltura. Si esportano anche macchine necessarie all’imballaggio e al confezionamento, insomma tutto ciò che riguarda la filiera agroalimentare. Poi, per quanto concerne i beni di consumo, sicuramente l’abbigliamento e le calzature, dove però il flusso è in equilibrio perché vi sono molte lavorazioni in conto terzi, cioè l’Italia esporta molto e importa altrettanto. Molte aziende di questi settori, che ad esempio hanno cominciato l’attività in Romania, stanno guardando anche verso la Serbia come possibile mercato ove si possa effettuare il processo di delocalizzazione.
Belgrado può essere ancora un “ponte” (un free-trade) tra l’Europa dell’Ovest e la Russia?
Sì, penso che sia la sua vocazione naturale. La Serbia, infatti, ha un accordo con la Russia che prevede che la maggior dei prodotti serbi siano esenti da dazi doganali per le esportazioni verso la Russia, la Bielorussia e, penso, per il futuro anche verso l’Ucraina. Quindi questo fa sì che un’azienda straniera, ad esempio italiana, che venisse a svolgere un’attività produttiva in Serbia (a patto che il prodotto finale abbia un contenuto serbo superiore al 51%), potrebbe godere di tale esenzione.
Quali sono e quali sono state le tendenze, da quando l’Italia ha deciso di riconoscere l’indipendenza unilaterale del Kosovo?
Devo dire che la situazione non è mutata. I rapporti commerciali tra Italia e Serbia non sono stati alterati in seguito al riconoscimento del Kosovo da parte del governo italiano. Anche se la decisione italiana non avrà certamente fatto piacere ai serbi.
http://www.rinascita.info/cc/RQ_Mond...hzEQRcqh.shtml