http://it.notizie.yahoo.com/19/20081...i-59fdfba.html
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(ASCA) - Citta' del Vaticano, 10 nov - Sono stati 40 i presunti casi di sparizione di minore o rapimento di bambini per mano di Rom tra il 1985 e il 2007. Ma in nessuno di questi casi e' effettivamente la ''sottrazione dell'infante effettivamente avvenuta'' e anzi, ''si e' sempre di fronte ad un tentato rapimento, o meglio, ad un racconto di un tentato rapimento''. E' quanto emerge da una ricerca commissionata dalla Fondazione Migrantes della Cei al Dipartimento di Psicologia e Antropologia culturale dell'Universita' di Verona, i cui risultati sono stati presentati oggi. La figura della 'zingara rapitrice' di bambini risulta quindi essere del tutto infondata. Eppure, si tratta di una leggenda ancora profondamente radicata nell'immaginario collettivo, e capace di suscitare sentimenti violenti, come testimoniano le violenze anti-rom a Ponticelli della scorsa primavera, scatenate appunto dalla voce di un presunto tentato rapimento di un neonato da parte di una nomade. ''L'avvicinamento di una persona rom - si legge nella ricerca - e' subito vissuto come un pericolo per il proprio figlio: lo stereotipo 'gli zingari rubano i bambini' risulta essere molto piu' potente di qualsiasi altro''. Spesso, da quanto risulta dallo studio condotto da Sabrina Tosi Cambini consultando fonti di informazioni, incartamenti processuali e con interviste con PM e avvocati, sono i media a generare confusione, ''dando come provato e 'vero' il tentato rapimento''. Poi, ''laddove le Forze dell'ordine tramite le proprie indagini verificano che e' stato solo un equivoco, una percezione errata della situazione, la stampa ne da' poca o nessuna notizia''.
(ASCA) - Citta' del Vaticano, 10 nov - Non solo la leggenda della ''zingara rapitrice', che una ricerca commissionata dalla Fondazione Migrantes della Cei e presentata oggi ha dimostrato come del tutto infondata; c'e' anche un altro ''flusso' di bambini, questa volta reale, che passano dalle famiglie Rom a quelle delle persone ''gage'' (cosi' i rom chiamano i non-rom) perche' sottratti ai loro genitori e dati in adozione. La Migrantes ha infatti presentato oggi anche i primi risultati di un'altra ricerca sul tema dell'adozione dei minori rom e sinti, relativa ai casi di affidamento e adozione a famiglie non rom da parte dei tribunali dei minori italiani, nel periodo compreso tra il 1985 e il 2005. Per lo studio, i dati delle adozioni (oltre 200 i casi presi in esame) mostra la facilita' con la quale la tutela sociale e civile scivola nell'indifferenziare l'identita' di un minore rom con quella di un minore maltrattato. Molti operatori cosi' come molti magistrati minorili, vedono il bambino rom come ''soggetto di una situazione di pregiudizio solo e proprio perche' e' rom o perche' vive su quel pezzo di terra dove si trova il campo nomadi''. Tre i principali ''pregiudizi'' riscontrati nel corso della rilevazione: ''La cultura rom e' da considerarsi mancante, sempre e comunque, con tutti i bambini''; ''nella cultura rom vi e' un'assenza delle capacita' genitoriali''; ''da parte dei genitori o della famiglia rom vi e' un'assenza della tutela dell'infanzia. ''Sono proprio questi i presupposti - osservano i ricercatori - in funzione dei quali l'intervento di tutela sociale e/o civile del minore rom diventa facilmente quello di tutelarlo dalla sua famiglia o dalla sua cultura''. Da qui le decisioni di allontanamento del minore dalla comunita' rom. Ci sono situazioni in cui ''i minori trovati in strada da soli o con degli adulti di riferimento vengono allontanati dai genitori e poi inseriti in comunita'''. I ricercano avanzano addirittura il dubbio che ''probabilmente, in questi casi, il reale interesse dei vari operatori coinvolti e' di trovare il maggior numero possibile di minori per le famiglie non rom che fanno domanda di adozione''. Ci sono poi situazioni in cui ''i minori vengono allontanati dalla famiglia perche' i servizi sociali valutano che le condizioni abitative del nucleo, ovvero quelle del 'campo nomadi', non sono adeguate alla tutela di un minore.




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