Che figura di merda, Angeletti!
12 Novembre 2008, Mercoledì
Credo che Angeletti iersera a Ballarò abbia fatto, per la categoria “Sbugiardati in diretta”, una delle più grandi figure di merda televisive di tutti i tempi.
I fatti. In studio Luigi Angeletti (segretario generale UIL), Agostino Megale (segretario confederale CGIL), Maurizio Sacconi (Ministro del Lavoro), Enrico Letta (ministro ombra del lavoro), Luigi Abete (presidente degli industriali e delle imprese di Roma, presidente BNL) più altri vari ed eventuali. Lo splendido e onnipresente direttore del Corriere della sera, Paolo Mieli, in collegamento.
Si parlava della divisione enorme fra le attuali posizioni della CGIL e gli altri due importanti sindacati confederali CISL e UIL.
Il ministro Sacconi faceva appunto notare quanto il motore principale delle proteste di questi e dei prossimi giorni fosse il livore tutto politico e strumentale della CGIL; Megale rilevava quanto gli costasse la divisione sindacale, quanto fosse strana questa distanza, che la CGIL fa il suo mestiere a chiedere ad esempio l’adeguamento degli stipendi all’inflazione, nonché la restituzione del fiscal drag, cioè dei soldi in più che dovranno scucire tutti quelli che proprio a causa dell’inflazione - che aumenta i redditi, e riduce il potere d’acquisto - pagheranno più tasse per maggiore reddito imponibile o addirittura salteranno all’aliquota Irpef superiore (ad esempio, chi a causa dell’inflazione crescente si troverà a superare la quota 28 mila euro, pagherà circa 220 euro in più).
Nel bel mentre di questa discussione Floris rende noto che: “Berlusconi, Sacconi, Bonanni (segretario generale CISL) e Angeletti (segretario generale UIL) - e non ricordo chi altro - hanno avuto un incontro a Palazzo Grazioli” (proprietà di Berlusconi, sede della Presidenza di Forza Italia).
Mentre Megale afferma che non era mai successo prima che non venisse invitata la CGIL a un incontro dei sindacati con i vertici politici, Angeletti ci tiene subito a precisare che lui lì non c’era, che non è affatto vera questa cosa. E allora Floris mette il dito nella piaga, gli dice che è una notizia Ansa! E lui imperterrito ma sempre più imbarazzato continua a negare con un’uscita tipo: “Guardi che io non c’ero!”
E Floris: “Guardi che vi hanno visto andarvene, lei e Bonanni, da un’uscita secondaria”. E Angeletti, sempre più rosso e imbarazzato, ma molto meno convinto, continua a negare.
Dopo qualche minuto: “Guardi che Bonanni ha confermato la sua presenza…”, ma niente, Angeletti continua per la sua strada.
Sono le undici di sera e Floris continua a fornire al segretario UIL la possibilità di ritrattare.
Ma ancora niente! E’ un dramma e fa troppa pena.
Ora ci dobbiamo chiedere cosa comporti questa menzogna - perché è chiaro che Angeletti ieri sera ha mentito a noi e ai suoi iscritti - e ci dobbiamo anche chiedere cosa lo abbia costretto a farlo ripetutamente. Qualcuno non gli avrà mica chiesto di continuare a farlo anche di fronte all’evidenza, no? Oppure sì? Ce lo dobbiamo porre questo quesito perché dobbiamo ficcarci in testa che ogni singola menzogna ha una sua ragione, e le ragioni delle menzogne spesso svelano molto di più su un evento di qualsiasi altra informazione. Perché una bugia totalmente svelata contiene almeno due informazioni: ciò che voleva essere coperto e il motivo per cui lo si voleva tale.
E poi escono i legami nascosti, la natura pubblica e la maschera svelata degli attanti.
Ci si può fidare di un sindacalista che mente riguardo un incontro con l’uomo più potente d’Italia? Con chi non dovrebbe esattamente collaborare, ma piuttosto contrattare alla luce del sole? Si può mentire sulla mera esistenza di una riunione fra queste due entità che ontologicamente non possono collaborare e incontrarsi di nascosto? E perché ha continuato a farlo anche di fronte all’evidenza?
Per noi malevoli che guardiamo alla politica con attenzione e animo volutamente diffidente, la debolezza di condotta da parte di UIL e CISL - se non quasi aderenza con le posizioni della compagine governativa -, lungi dall’apparirci un estremo atto di maturità politica e solidarietà nazionale, ci è apparsa quantomeno equivoca sin dalla questione Alitalia.
Alla luce di questa bella bugia in diretta nazionale che valore assumono i nostri sospetti?
Per fortuna la lucentezza e l’onestà intellettuale dell’abbagliante Mieli risplende chiara durante la trasmissione.
Di fronte a una notizia del genere, la tragedia “live” in prima serata di un tribuno della plebe che mente al suo popolo: “Non è vero che ho incontrato l’Imperatore a vostra insaputa!”, lo Yul Brinner degli storici, il direttore del più influente quotidiano nazionale verrà ricordato l’11 novembre 2008 solo per la sua salomonica divisione delle colpe alla pari, fra destra e sinistra, per lo stato in cui versa l’Italia.
Che grande! Idea rispettabilissima, ci mancherebbe, ma poteva fare il giornalista ieri a Ballarò, c’era da sbugiardare Angeletti, come al tempo ad esempio c’era da parlare solo delle intercettazioni di Berlusconi e Saccà, e nei giorni scorsi del “consiglio” disinteressato dato dal Presidente del Consiglio e imprenditore Berlusconi ad altri imprenditori di non investire nella pubblicità Rai. Nonostante tutte le nuove gaffes, nonostante i nuovi scandali, a dispetto di ogni azionaccia di B. e della sua fedele accolita. Sarebbero dovute restare in prima pagina, al centro dell’attenzione, perché è lì che sarebbero rimaste se fossero avvenute in qualsiasi altra nazione democratica del mondo.
Queste fra le altre centinaia di altre schifezze sarebbero dovute restare in prima pagina per settimane intere.
E seppure contesti al PD soprattutto questa mancanza di costanza nel battere sempre in un punto molto ben riconoscibile di bassezza morale degli avversari, non posso non dare maggior risalto alle colpe inveterate dei giornalisti italiani, di coloro che una volta assoggettati i tre poteri dello stato dovranno costituire l’ultimo baluardo della democrazia. Laddove riscontro al massimo un’incapacità politica in alcuni esponenti del PD, vedo invece disonestà intellettuale nelle scelte di molti giornalisti.
Mai m’era sembrato vero come ieri sera quello che scrive il New York Times il 20 ottobre: “Gli italiani si dividono in due gruppi: quelli che lavorano per Berlusconi e quelli che lavoreranno per Berlusconi”.
di marco dewey
http://culturapoliticademocratica.wo...ieli-dove-era/
Questa gente davanti fa finta di difendere i diritti dei lavoratori e di dietro assieme al nano e la sua gang attuano il piano della P2 che prevede la divisione sindacale.
E' ora di dire:
BASTA! Buffoni Venduti ai padroni






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