http://www.siciliainformazioni.com/g...repubblica.htm
Il Parlamento fantasma. Gli assenti sono sempre presenti. La Procura della Repubblica indaga
Da che mondo è mondo i presenti sono presenti: si vedono e, se uno proprio ci tiene, si toccano, proprio perché ci sono. La fantascienza e il Parlamento regionale – non solo quello regionale invero – però ci regala delle eccezioni. Grazie alla prima nutriamo l’aspettativa dell’invisibilità, grazie al secondo nutriamo la presenza degli assenti. Vi pare una boutade? No, non lo è. E vi spieghiamo per quale ragione.
Il Parlamento regionale ha le sue regole, non se ne può certo fare a meno per organizzare la loro attività. Hanno, quindi, degli obblighi, il più importante dei quali è la partecipazione alle riunioni delle commissioni legislative e la presenza alle sedute d’aula. Quest’ultima è, addirittura, una regola ferrea, talché è previste che i deputati assenti dopo tre sedute, se non ricordiamo male, possono anche essere dichiarati decaduti. Vi sorprenderete, vero? Non è il caso, si tratta di una regola mai applicata, messa lì soltanto per fare sapere che all’inizio qualcuno aveva intenzione di fare cose serie. Se si facesse un inventario delle regole buttate giù per occhio di mondo, forse si scoprirebbe che sono in maggioranza. L’unica maggioranza stabile.
L’obbligo della presenza in Aula, durante i lavori dell’Assemblea, ha subito nel tempo molte deroghe. A stabilire le regole è il Consiglio di Presidenza dell’Assemblea, che dovete considerare come una specie di consiglio di amministrazione di un’azienda, solo che nelle aziende si prendono decisioni che un minuto dopo divengono di pubblico dominio, in Assemblea questo non accade mai: le decisioni restano fra le quattro mura del Palazzo dei Normanni, che sono spesse, molto spesse perché costruite quasi mille anni fa.
Allora, il consiglio di presidenza, ha stabilito che alcuni deputati non hanno l’obbligo della partecipazione alle sedute dell’Assemblea. Chi, vi chiederete. La risposta non è facile, di volta in volta le opinioni mutano. Vi possiamo riferire che oggi i deputati dissequestrati dall’obbligo stanno per raggiungere il numero dei deputati che questo obbligo continuano ad averlo. Ciò comporta che l’attività assembleare si svolge senza sovraffollamento e che il numero dei presenti talvolta è così modesto da impedire il proseguimento dei lavori che richiede un numero minimo di deputati presenti. Ma non inquietatevi, anche per questa eventualità è stata trovata una deroga. Il Parlamento fa conto che la maggioranza sia in Aula anche quando ci sono quattro gatti seduti sui banchi. Si tratta della maggioranza presunta, che viene giudicata tale a meno che qualcuno si alzi e, con l’aiuto di almeno quattro colleghi, chieda la conta, cioè l’appello nominale dei presenti. La qualcosa significa che tre deputati su novanta costituiscono una maggioranza presunta autosufficiente: non può subire la conta perché nessuno dei tre deputati presenti ha il diritto di chiederla, non avendo a disposizione quattro colleghi che glielo consentono.
Torniamo alla regola precedente, quella delle presenze obbligatorie e delle deroghe.
I componenti del consiglio di presidenza, l’organismo che fa le regole, ha stabilito una regola che lo riguarda direttamente: i suoi componenti non hanno obbligo di presenza. Stesso trattamento di favore è stato riservato ai parlamentari componenti del governo della regione; idem per i presidenti delle commissioni legislative. Siccome le modifiche del tetto degli esentati sono frequenti, almeno lo sono state per qualche tempo, non possiamo giurare che gli esentati siano di più. Potrebbero esserlo, ma questo aspetto della questione è di modesto rilievo perché alla fine cambia poco. La ragione?
Il sistema di conta dei presenti in Aula favorisce quelli che in Aula ci vogliono stare poco o niente. Per quale ragione? Non lo sappiamo, per quanto ci riguarda dovrebbe essere la maggior cura del deputato partecipare ai lavori dell’Assemblea, è questa la sede delle decisioni ultime. Le altre – l’iniziativa legislativa, l’attività ispettiva, la stessa partecipazione alle Commissioni, non producono decisioni definitiva. In Aula, invece, le delibere si approvano e divengono legge e valgono per tutti. E’ molto importante, dunque, starsene quando si dibatte e si sceglie il da farsi.
I deputati, tuttavia, hanno obblighi di natura diversa, come la cura dei collegi elettorali, che significa ascolto dei cittadini elettori, iniziative di partito e quanto altro occorre per mantenere il consenso ed allargarlo.
Se ci fermassimo qui, all’obbligo morale della presenza, nessuno capirebbe niente. I deputati hanno diritto ad una indennità ogni qualvolta partecipano alle sedute dell’Assemblea. La cifra non la conosciamo ma non si tratta di una cifra modesta che alla fine del mese diventa una voce consistente dello stipendio del parlamentare. Lo sappiamo che può sembrare una incongruenza, perché mai un deputato dovrebbe essere pagato per la sua partecipazione ai lavori d’Aula se viene pagato già per svolgere l’attività parlamentare? Un incentivo alla partecipazione, ci è stato spiegato tantissimi ani fa. E ci abbiamo creduto. Ora, invece, riteniamo che si tratti di una delle tante sciocchezze prodotte dal Parlamento regionale. L’incentivo non è servito in alcun modo ad assicurare all’Assemblea una presenza dignitosa di deputati e non è nemmeno servito a fare risparmiare all’Assemblea le risorse destinate ai presenti. Com’è possibile? Gli esenti non subiscono alcuna “trattenuta” per le loro assenze, gli altri fanno in modo che la loro presenza sia assicurata.
Diventa difficile, a questo punto, raccontarvi esattamente ciò che accade: il fatto sta, che tutti i tentativi di istituire un ragionevole criterio di conta dei presenti si sono miseramente infranti. Essi sono stati compiuti dai Presidenti dell’Assemblea che si sono succeduti nel tempo, perché sono loro – i Presidente- a subire i rimproveri dell’opinione pubblica e le critiche del mondo dell’informazione per la modesta partecipazione dei deputati all’attività parlamentare. Tentativi falliti, e causa di forti tensioni fra i deputati e la Presidenza dell’Assemblea. E’ ancora fresco il ricordo dell’insurrezione provocata dalla decisione del Presidente protempore, Gianfranco Miccichè, di sistemare un tavolinetto con il registro dei presenti all’ingresso. Qualche anno prima del tavolinetto, furono installate delle porte elettroniche, che vennero subito disattivate perché le radiazioni avrebbero potuto provocare danni fisici ai deputati (la qualcosa potrebbe avere qualche fondamento). Andando ancora indietro negli anni, è possibile trovare numerosi espedienti adottati dai Presidenti (multe, spesso solo minacciate), per ottenere la presenza in Aula. Finora, però, le cose sono rimaste come prima e cioè le Aule sono pressocché vuote e le presenze numerose ai fini “contabili”.
L’ultimo caso legato a questa antica questione, ha avuto per protagonista il deputato questore Paolo Ruggirello (MPA), il quale ha denunciato pubblicamente un episodio inquietante: un tentativo di truffa nella registrazione delle presenze in aula. Secondo l’onorevole Ruggirello, insomma, ci sarebbero stati dei tentativi di modificare i dati per evitare le trattenute sulle indennità di presenza ai deputati. Ruggirello, in particolare, ha denunciato un episodio: due parlamentari appartenenti al Gruppo dell’UDC avrebbero cercato di “forzare” il sistema informatico per non perdere il gettone di presenza. La denuncia è finita anche sul tavolo della Procura della Repubblica, tanto che il Presidente dell’Ars ha assunto l’iniziativa di fare visita al Procuratore Capo Messineo per consegnargli i dati delle presenze in Aula. Un bel colpo al prestigio dell’Assemblea regionale che ad ogni piè sospinto rivendica prestigio e sovranità (ma una cosa è l’aspetto economico, un’altra quello giudiziario…). Anche chi non è contento della sua attività, infatti, mastica amaro quando lil Parlamento deve giustificarsi in tribunale come un ladro di polli.
Nelle cronache bene informate si legge che “nessuno è in grado di provare che il tentativo di modificare il file si sia consumato”. Perciò, è probabile che “su questa strada potrebbero proseguire le indagini giudiziarie”. Traduciamo: il Procuratore non potrà addebitare nulla ad alcuno, si tratta di una tempesta in una tazza, come dicono gli inglesi. Quanto alla figuraccia, bè quella viene digerita facilmente. Piuttosto il deputato Paolo Ruggirello, colui che ha denunciato il presunto tentativo di truffa, ha pagato la sua sovraesposizione moralizzatrice ed è finito sui giornali perché nel suo staffa – i collaboratori che secondo le regole del consiglio di presidenza ogni deputato investito della carica di questore può scegliere – c’erano la moglie e il figlio.
Così impara a farsi gli affari suoi.
Chiunque abbia cercato di dare la patente di assente ad un deputato assente nelle sedute dell’Assemblea ha fatto correre sempre rischi. Ruggirello avrebbe dovuto essere più cauto.




Rispondi Citando
