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  1. #1
    uruguayo
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    Predefinito universalità della legge di Dio

    Penso che sia il mio primo messaggio su questo forum, ed è una domanda non polemica: mi astengo da ogni giudizio di valore, il mio dubbio è autentico.

    Stavo rileggendo qui:
    http://www.vatican.va/archive/catech...3s1c3a1_it.htm

    Volevo segnalarvi alcuni passi e chiedere cosa ne pensate:

    1955 - La legge naturale « altro non è che la luce dell'intelligenza infusa in noi da Dio. Grazie ad essa conosciamo ciò che si deve compiere e ciò che si deve evitare. Questa luce o questa legge Dio l'ha donata alla creazione ».
    Senza entrare nel dettaglio di quanto essa prescrive, che tutti qui conoscete e meglio di me, vi faccio notare questi passaggi sull'universalità:


    1956 - Presente nel cuore di ogni uomo e stabilita dalla ragione, la legge naturale è universale nei suoi precetti e la sua autorità si estende a tutti gli uomini. Esprime la dignità della persona e pone la base dei suoi diritti e dei suoi doveri fondamentali:
    « Certamente esiste una vera legge: è la retta ragione; essa è conforme alla natura, la si trova in tutti gli uomini; è immutabile ed eterna; i suoi precetti chiamano al dovere, i suoi divieti trattengono dall'errore. [...] È un delitto sostituirla con una legge contraria; è proibito non praticarne una sola disposizione; nessuno poi può abrogarla completamente ».
    1957 - L'applicazione della legge naturale si diversifica molto; può richiedere un adattamento alla molteplicità delle condizioni di vita, secondo i luoghi, le epoche e le circostanze. Tuttavia, nella diversità delle culture, la legge naturale resta come una regola che lega gli uomini tra loro e ad essi impone, al di là delle inevitabili differenze, principi comuni.
    1960 - I precetti della legge naturale non sono percepiti da tutti con chiarezza ed immediatezza. Nell'attuale situazione, la grazia e la Rivelazione sono necessarie all'uomo peccatore perché le verità religiose e morali possano essere conosciute « da tutti e senza difficoltà, con ferma certezza e senza alcuna mescolanza di errore ». La legge naturale offre alla Legge rivelata e alla grazia un fondamento preparato da Dio e in piena armonia con l'opera dello Spirito.
    Su quali basi teologiche o filosofiche il catechismo afferma questa universalità? Non nella universalità della validità, beninteso, ma della conoscenza della legge naturale?
    Non equivale questo ad affermare che l'umanità intera obbedisca o disobbedisca (consapevolmente) ad una morale?

    Vi chiedo quali basi si può affermare questo, piuttosto che dire: la morale è un criterio qualitativo, pertanto formato attraverso la personalità individuale e le esperienze soggettive; dunque è un criterio soggettivo. Le esperienze personali e la personalità possono portare ad abbracciare quale propria etica, legge morale, quella di Gesù Cristo; come potrebbero portare ad abbracciare la dottrina di un qualsiasi altro maestro.
    Se ogni uomo sentisse in sé la legge morale dovrebbe percepire il proprio errore ogniqualvolta la trasgredisce: lo percepisce e lo soffoca attraverso le proprie convinzioni, oppure può anche non sentirlo o cessare di sentirlo?

  2. #2
    simposiante
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    Citazione Originariamente Scritto da teo scarpellini Visualizza Messaggio
    Penso che sia il mio primo messaggio su questo forum, ed è una domanda non polemica: mi astengo da ogni giudizio di valore, il mio dubbio è autentico.

    Stavo rileggendo qui:
    http://www.vatican.va/archive/catech...3s1c3a1_it.htm

    Volevo segnalarvi alcuni passi e chiedere cosa ne pensate:



    Senza entrare nel dettaglio di quanto essa prescrive, che tutti qui conoscete e meglio di me, vi faccio notare questi passaggi sull'universalità:


    [/left][/indent]



    Su quali basi teologiche o filosofiche il catechismo afferma questa universalità? Non nella universalità della validità, beninteso, ma della conoscenza della legge naturale?
    Non equivale questo ad affermare che l'umanità intera obbedisca o disobbedisca (consapevolmente) ad una morale?

    Vi chiedo quali basi si può affermare questo, piuttosto che dire: la morale è un criterio qualitativo, pertanto formato attraverso la personalità individuale e le esperienze soggettive; dunque è un criterio soggettivo. Le esperienze personali e la personalità possono portare ad abbracciare quale propria etica, legge morale, quella di Gesù Cristo; come potrebbero portare ad abbracciare la dottrina di un qualsiasi altro maestro.
    Se ogni uomo sentisse in sé la legge morale dovrebbe percepire il proprio errore ogniqualvolta la trasgredisce: lo percepisce e lo soffoca attraverso le proprie convinzioni, oppure può anche non sentirlo o cessare di sentirlo?
    Sulla base del pensiero filosofico ecclesiastico, il Tomismo.

  3. #3
    uruguayo
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    Citazione Originariamente Scritto da Πλάτων Visualizza Messaggio
    Sulla base del pensiero filosofico ecclesiastico, il Tomismo.
    Se vuoi argomenta.

  4. #4
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    pur sapendo di avventurarmi in un campo minato e foriero di contumelie da parte di altri, argomento il mio pensiero.

    la legge naturale, che è diversa dalle cosiddette "leggi naturali", è uno dei cardini del pensiero filosofico cattolico, a partire da san tommaso in poi.

    in pratica, abbozzo una definizione, è quella retta coscienza che abita in ogni creatura, in quanto essere creato da Dio, con una inclinazione naturale verso il bene. la Legge Naturale è quella cosa per cui, in assenza del peccato originale, ogni creatura avrebbe seguito naturalmente e spontaneamente il progetto di Dio su di lei, e avrebbe cercato in ogni suo atto di conformarsi al BENE MORALE, che è possibile comprendere e riconoscere mediante un uso dela retta ragione.

    alla Legge Naturale universale, presente in ogni creatura creata, si è però sovrapposto il peccato originale, che ha offuscato questa capacità innata dell'uomo (per i cattolici. per i protestanti l'ha cancellata del tutto) e quindi l'uomo, lasciato a se stesso, adesso ha molte più difficoltà a seguire in modo spontaneo ed istintivo la legge naturale.
    a questo punto interviene la REDENZIONE, operata dal sacrificio di Cristo, che contrasta l'azione del peccato originale, e dà vita a una nuova condizione.

    quindi lo schema è Stato di Legge NAturale => Stato di caduta nel Peccato Originale => Stato di Creatura Redenta.

    ora....il discorso è: quanto di questo è costruzione filosofica UMANA, e quanto è RIVELAZIONE?

    ossia, la "Legge Naturale" fa parte del deposito di Fede, così come annunciato nel Vengelo, o è una costruzione (nobile, elevata, tutto quel che vuoi) del pensiero UMANO, che per tentare di rendere più comprensibili alcuni elementi del'ecnomia di salvezza si raffigura questa costruzione?

    La Legge Naturale, come dato filosofico deriva da Aristotole, ed è stata poi adattata al pensiero cristiano da San Tommaso prima e dal Tomismo poi.

    il discorso è: se Dio ha creato l'uomo, l'ha creato buono. QUINDI con una ragione buona (retta). QUINDI in grado di discernere (distinguere e scegliere) il bene dal male.
    in una condizione PRECEDENTE al peccato originale, Bene e Male esistevano sempre. l'Uomo li riconosceva, ma avrebbe scelto spontaneamente e liberamente SEMPRE il bene. perché vi era perfetta concordanza tra volere di Dio per l'uomo e volere dell'uomo per se stesso.
    poi, con la tentazione e il peccato originale , tutto è cambiato.

    c'è da dire che il concetto di Legge Naturale è, secondo me, pericoloso ed ambiguo.
    pericoloso, perché porta a un involontario ma quasi obbligato deprezzamento etico per qualsiasi comportamento/scelta/opinione/ DIVERSO da quelli espressi o sostenuti, da chi si ritiene rispettoso della "retta Legge Morale". non solo comportamenti oggettivamente criminali e/o dannosi. no. QUALSIASI cosa che sia diversa da quello che penso io (aderente alla Legge Naturale) è "innaturale", quindi sbagliata. quindi errata. quindi da combattere.

    ambiguo perché quello che oggi si definisce come aderente alla Legge Naturale, in passato era considerato CONTRO la stessa Legge Naturale.
    esempi?
    -è contro la Legge Naturale che si vada contro il volere del sovrano
    -è contro la Legge Naturale concedere il voto alle donne
    -è contro la Legge Naturale che le donne lavorino
    -è contro la Legge Naturale che i lavoratori si radunino in associazioni di categoria.
    -è contro la Legge Naturale che due handicappati si sposino tra loro.

    il discorso sarebbe ancora molto lungo, ma mi fermo qui.

  5. #5
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    Citazione Originariamente Scritto da teo scarpellini Visualizza Messaggio
    Se ogni uomo sentisse in sé la legge morale dovrebbe percepire il proprio errore ogniqualvolta la trasgredisce: lo percepisce e lo soffoca attraverso le proprie convinzioni, oppure può anche non sentirlo o cessare di sentirlo?
    La domanda è molto interessante.
    Ti rispondo in modo molto semplice. Poiché siamo in una condizione "decaduta" (cioè dopo il peccato originale questa legge morale universale non è avvertita da tutti allo stesso modo) i santi e i mistici hanno detto che pregando riesci ad arrivare a questa conoscenza.
    Se la preghiera fossero solo chiacchiere o aria non dovrebbe succedere niente, ma Cristo ha detto che se chiediamo (non di vincere alla lotteria ma) di capire, Egli ce lo concede. Sempre.
    Se non si prega mai lo Spirito Santo non parla più al cuore delle persone e non senti più niente. Alle estreme conseguenze e aberrazioni uno uccide e non prova niente. Secondo me la contrarietà a cose come aborto, divorzio, finanche contraccezione, sono leggi universali e il cattolicesimo è religione universale. Devi solo chiedere a Gesù di capire. Ci sono persone che si sono convertite solo col consiglio di un confessore che ha detto loro: "Dici tutte le sere: Gesù fammi capire". E basta.

    La seconda domanda (posta benissimo e con i giusti termini, complimenti) è un SI netto e deciso. Se uno soffoca la legge naturale attraverso le proprie convinzioni, cessa di sentire la legge naturale? Assolutamente sì, cessa di sentirla.

    Una volta una persona non credente mi disse di aver tradito la moglie durante un viaggio. Poi disse: "Ho avuto un forte rimorso di coscienza, ma col tempo passa". Nulla meglio di questa frase fa capire cos'è il peccato mortale e quant'è brutto. La coscienza la puoi anestetizzare. Stalin, quando doveva far uccidere persone alle quali era legato da amicizia, le immaginava mentre defecavano o facevano azioni aberranti. Così le odiava, provava schifo e riusciva a soffocare la coscienza (questo fatto è riportato nel libro "L'altra faccia di Carl Marx" di R.Wurmbrand) perché quasi tutti considerano "peccato" l'omicidio. Per altre cose più "fini" ci vuole più esercizio spirituale, ma alla fine ci arrivi lo stesso. E senza indottrinarti, solo pregando.

    Purtroppo credo che parlare di Tomismo in questo caso non faccia capire bene la questione, dunque ho preferito darti questa risposta.

  6. #6
    strega
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    La legge morale che seguono i cristiani è "Ama Dio e il prossimo". Questo è l'unico comandamento che ci ha lasciato Gesù Cristo. A questo i Dieci Comandamenti stanno appesi, come semplici conseguenze. Ed è, evidentemente, scritto nel nostro cuore. Fare esperienza dell'amore è il desiderio con cui tutti nasciamo.

  7. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da Alex Bottero Visualizza Messaggio
    è quella retta coscienza che abita in ogni creatura, in quanto essere creato da Dio, con una inclinazione naturale verso il bene. la Legge Naturale è quella cosa per cui, in assenza del peccato originale, ogni creatura avrebbe seguito naturalmente e spontaneamente il progetto di Dio su di lei, e avrebbe cercato in ogni suo atto di conformarsi al BENE MORALE, che è possibile comprendere e riconoscere mediante un uso dela retta ragione.

    alla Legge Naturale universale, presente in ogni creatura creata, si è però sovrapposto il peccato originale, che ha offuscato questa capacità innata dell'uomo (per i cattolici. per i protestanti l'ha cancellata del tutto) e quindi l'uomo, lasciato a se stesso, adesso ha molte più difficoltà a seguire in modo spontaneo ed istintivo la legge naturale.
    a questo punto interviene la REDENZIONE, operata dal sacrificio di Cristo, che contrasta l'azione del peccato originale, e dà vita a una nuova condizione.

    quindi lo schema è Stato di Legge NAturale => Stato di caduta nel Peccato Originale => Stato di Creatura Redenta.

    ora....il discorso è: quanto di questo è costruzione filosofica UMANA, e quanto è RIVELAZIONE?

    ossia, la "Legge Naturale" fa parte del deposito di Fede, così come annunciato nel Vengelo, o è una costruzione (nobile, elevata, tutto quel che vuoi) del pensiero UMANO, che per tentare di rendere più comprensibili alcuni elementi del'ecnomia di salvezza si raffigura questa costruzione?

    La Legge Naturale, come dato filosofico deriva da Aristotole, ed è stata poi adattata al pensiero cristiano da San Tommaso prima e dal Tomismo poi.

    il discorso è: se Dio ha creato l'uomo, l'ha creato buono. QUINDI con una ragione buona (retta). QUINDI in grado di discernere (distinguere e scegliere) il bene dal male.
    in una condizione PRECEDENTE al peccato originale, Bene e Male esistevano sempre. l'Uomo li riconosceva, ma avrebbe scelto spontaneamente e liberamente SEMPRE il bene. perché vi era perfetta concordanza tra volere di Dio per l'uomo e volere dell'uomo per se stesso.
    poi, con la tentazione e il peccato originale , tutto è cambiato.

    c'è da dire che il concetto di Legge Naturale è, secondo me, pericoloso ed ambiguo.
    pericoloso, perché porta a un involontario ma quasi obbligato deprezzamento etico per qualsiasi comportamento/scelta/opinione/ DIVERSO da quelli espressi o sostenuti, da chi si ritiene rispettoso della "retta Legge Morale". non solo comportamenti oggettivamente criminali e/o dannosi. no. QUALSIASI cosa che sia diversa da quello che penso io (aderente alla Legge Naturale) è "innaturale", quindi sbagliata. quindi errata. quindi da combattere.

    ambiguo perché quello che oggi si definisce come aderente alla Legge Naturale, in passato era considerato CONTRO la stessa Legge Naturale.
    esempi?
    -è contro la Legge Naturale che si vada contro il volere del sovrano
    -è contro la Legge Naturale concedere il voto alle donne
    -è contro la Legge Naturale che le donne lavorino
    -è contro la Legge Naturale che i lavoratori si radunino in associazioni di categoria.
    -è contro la Legge Naturale che due handicappati si sposino tra loro.

    il discorso sarebbe ancora molto lungo, ma mi fermo qui.

    Veramente io non condivido affatto. Mi pare di capire che sostieni – ovviamente non solo tu - che la Legge Naturale sia inscritta fin dall’origine nella ‘retta’ coscienza di ciascuno di noi. Ma il racconto della Creazione suggerisce ben altro. Affermi che prima del peccato originale narrato in Genesi, l’uomo poteva ben distinguere il Bene dal Male, perché aveva una coscienza non infettata dal morbo della Superbia. Ma quel che ci racconta Genesi è proprio l’opposto, è il contrario. Genesi individua il momento preciso, - non cronologico, ma fattuale – dell’insorgere di una coscienza autonoma dal Creatore. La libera decisione di cibarsi dei frutti dell’albero della conoscenza del bene e del male, individua, delimitandolo e definendolo, il momento preciso dell’insorgere di questa coscienza autonoma. La coscienza può essere intesa come una sorta di suggeritore interno che abita il profondo dell’animo di ciascuno di noi, e che consapevolmente (in assenza di consapevolezza non c’è peccato) ti esorta ed istiga al compimento di un’azione piuttosto che un’altra. Essa, infatti, ha consapevolezza dell’atto, della sua qualità e dei suoi gradienti etici, quindi ha nozione del suo contenuto, almeno in termini di potenza e possibilità. Conosce, quindi, in anticipo – anche se non necessariamente con precisione – la potenzialità di procurare il male o il bene insita nell’atto. Prima del peccato d’origine, quindi prima che insorgesse nella creatura una coscienza autonoma, Genesi ci racconta che Dio in origine passeggiava nel giardino dell’Eden, il che lascia ben trasparire la prossimità e l’intelligenza fra Creatura e Creatore. Egli aveva impartito alla propria creatura un ordine perentorio: “non devi mangiar(ne)”, riferendosi all’albero della conoscenza del Bene e del Male, perché l’uomo, cibandosi dei suoi frutti, ne sarebbe morto. Il conoscere assume qui le fosche connotazioni di una forza disgregante, che separa. Il mondano attrae e separa dal divino. Il conoscere è anche aver coscienza del dato oggetto di conoscenza. La disobbedienza di Adamo ed Eva si traduce così in un atto che afferma l’autonomia morale dell’uomo – creatura – rispetto al Creatore, per cui è l’uomo e non più Dio a stabilire in base alle proprie determinazioni, volta per volta, ciò che è bene e ciò che è male. Da ciò deriva che non fosse più necessario soggiacere al ‘consiglio divino’. Il peccato di superbia narrato in Genesi è la cifra della lacerazione che è venuta a prodursi fra terra cielo e uomo. Genesi narra non solo il mito della Creazione, ma anche quello della profonda frattura che da allora impregna il creato. L’atto di superbia si concreta nella presunzione di poter fare a meno di Dio ogni qualvolta si pone il dilemma di scegliere, di decidere per un verso o per un altro. Accedere alla superiore conoscenza del Bene e del Male, determinando così autonomamente il grado gerarchico da attribuire a ciascun ‘valore’ morale, significa violare il sacro (separato) ed entrare in contatto con un qualcosa che già esisteva, che già impregnava ed intrideva la Creazione, seppur forse non ancora operante. Diversamente Dio avrebbe impartito un ordine assurdo. La Creazione è opera divina, è evidente che entrambe le forze che la impregnano siano anch’esse opera divina. La Creazione, evidentemente, era “cosa molto buona” ma non certamente “perfetta”, trattenendo in sé anche “cose non buone” o “cose meno buone”.
    La Legge Naturale è dunque, anche per la Bibbia, perlomeno per il primo Libro del Pentateuco, la legge che con-viene, che corrisponde e aderisce perfettamente al volere divino, è a questo con-forme. Ma la disubbidienza dei nostri progenitori, avrebbe inserito un vulnus che vela questo volere, questa superna volontà. Ciò avviene nel momento preciso in cui è registrabile l’accadere del peccato (Allora si aprirono gli occhi di tutti e due e si accorsero di essere nudi; intrecciarono foglie di fico e se ne fecero cinture.), di questa nudità provarono vergogna. Vale a dire che solo in quel momento ebbero coscienza della propria nudità; è evidente che una nuova ed autonoma conoscenza era in quel momento insorta in loro. Dio li inquisisce: <<Chi ti ha fatto sapere che eri nudo? Hai forse mangiato dell'albero di cui ti avevo comandato di non mangiare>>. E’ così che la coscienza stabilisce l’autonomia deliberativa dell’uomo rispetto a Dio. La Chiesa, nel suo insegnamento dottrinale, omette di leggere il Libro di Genesi nella sua reale valenza. Credo si tratti di una scelta consapevole, perché la lettura del mito della Creazione, di per sé, rende davvero improponibile inferire che la Legge Naturale, corrispondente e con-forme alla volontà divina, sia inscritta nella coscienza dell’uomo, essendo questa, infatti, come più sopra argomentato, il vero vulnus peccaminoso e non il ricettacolo del <<buon consiglio di Dio>>. Ma la conseguenza è ancor più radicale di quanto potrebbe trasparire dalla narrazione in Genesi. Non esiste alcuna legge naturale, esistendo, invece, solo una legge esogena all’uomo. Tale legge è il comandamento divino, che si fa udire nell’intimidazione di non cibarsi del frutto proibito, che equivarrebbe ad acquisire <<conoscenza>>. Il serpente (che non ha nulla a che vedere con il diavolo della tradizione cattolica), non mentì alla donna, ma le celò soltanto le conseguenze del suo atto. La blandì e stimolò la sua ambizione e curiosità, confermando, appunto, che mangiare equivaleva a conoscere (anche il mito di Prometeo impartisce la medesima lezione): << Anzi, Dio sa che quando voi ne mangiaste, si aprirebbero i vostri occhi e diventereste come Dio, conoscendo il bene e il male>>. La morte negata dal serpente, nel periodo che precede queste parole, non è diretta conseguenza dell’atto, ma è, invece, dovuta a specifica deliberazione divina che per punire l’atto di superbia, negò alla Creazione (tutta) l’immortalità.

  8. #8
    Crocutale
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    Se hai un cane, prova a lasciare qualcosa di buono in un posto dove il cane può prenderlo e poi uscire di casa.
    Al ritorno la cosa buona sarà sparita e il cane sarà molto abbattuto con la coda bassa e lo sguardo implorante.
    Il cane sa di avere fatto qualcosa di male, vuoi che gli uomini invece non ci arrivino?

  9. #9
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    La disobbedienza di Adamo ed Eva si traduce così in un atto che afferma l’autonomia morale dell’uomo – creatura – rispetto al Creatore, per cui è l’uomo e non più Dio a stabilire in base alle proprie determinazioni, volta per volta, ciò che è bene e ciò che è male
    voyager, il tuo discorso mi è ben noto, perché è proprio su questo punto che il dibattito/confronto tra psicoanalisi e teologia è accesissimo.

    quello che dici (il peccato originale come primo atto di autonomia umana, e quindi come principio di un agire morale personale e non più eterodiretto) si ritrova chiaramente nei testi di Eric Fromm, come Anatomia della distruttività umana, o Avere ed Essere.

    Fromm dice proprio (riflettendo esplicitamente sul racconto della genesi) che il peccato di Adamo ed Eva è l'atto che pone la base dell'autonomia e della RESPONSABILITA' dell'uomo.

    ma questo è un modo di vedere la questione, secondo me, fuorviante.

    qui dovremmo tirare in ballo i concetti di /libertà/ e /libero arbitrio/ , ma quelli che usa la teologia, e allora dovremmo dire che la vera ed autentica libertà, per il pensiero cattolico, è quella che fa il bene.
    la libertà di fare il male, o respingere il bene, non è una "vera ed autentica" libertà. è una libertà MATERIALE (ossia l'uomo è in grado di AGIRE in m odo libero) ma non è una libertà SOSTANZIALE (ossia l'uomo che si conforma al progetto di dio per lui). la libertà, per l'uomo, nel progetto di Dio, è la libertà di fare il bene, ossia di accettare e confromarsi al disegno che Dio ha per lui. tutto il resto può essere AUTONOMIA, ma non è LIBERTAì nel senso pieno del temine, seconmdo la teologia.


    mi fermo, ma ci sarebbero da dire molte altre cose.

  10. #10
    uruguayo
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    Potremmo quindi dire che l'uomo è predisposto per accogliere la legge morale, la legge naturale che è l'impronta lasciata da Dio nel plasmarlo, ma che oltre a trasgredirla possa arrivare al punto di ignorarla o ritenerla deliberatamente sbagliata?

    Vi dico chiaramente come la penso, perché possiate correggere il mio ragionamento se è sbagliato.
    Sono arrivato alla conclusione che la morale sia un criterio mediato dall'individuo, dalla sua personalità e dalle sue esperienze: tra le esperienze, la Redenzione è il caso particolare che ci porta ad abbracciare i giusti insegnamenti del Signore. E' dunque l'esperienza più felice, perlomeno per noi cristiani.
    Per molti di quelli che hanno cacciato il Signore che bussava alle porte del loro cuore, la Redenzione è invece il momento in cui abbandoniamo la ragione, ci rifiutiamo di pensare e ci sottomettiamo ad un dogma. Come se ritenere che non ci siano verità non fosse un dogma anch'esso. Quanta incoerenza.

 

 
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