Scritto da Massimiliano Smeriglio
Dopo la stagione lunga e inebriante delle mosse del cavallo, dopo il tentativo di rimettere in moto i pedoni, dopo i giorni dell’arrocco, ecco che viene avanti la possibilità concreta che la partita svanisca in uno stallo. Tecnicamente lo stallo è il termine scacchistico con cui si indica la situazione in cui un giocatore non ha a disposizione mosse legali effettuabili, pur non trovandosi sotto scacco.Lo stallo determina la fine immediata della partita col risultato di patta. Ma lo stallo non è solo l’esito non voluto di una partita, può essere anche la via d’uscita cercata da chi non può vincere né perdere. Qui finisce la similitudine tra una partita di scacchi e la condizione che si trova a vivere il PRC e la sinistra tutta. Nel caso del partito, lo stallo diviene una condizione drammatica di perdita costante di potenza e capacità di attrazione. Lo stallo rischia di eludere tutte le ipotesi in campo. Noi siamo fermamente convinti che l’unica possibilità che abbiamo per sopravvivere dignitosamente all’apocalisse sia quella di avviare un processo costituente della sinistra, un processo che sappia attraversare le pieghe della società italiana. Un processo che sappia riunificare e non dividere, che sia in grado di verificare l’esistenza di questo spazio politico nella società, insomma di non far divenire anche la sinistra un velo ideologico con il quale coprire deficit d’analisi e di direzione politica. Per far questo bisogna assumere il recinto organizzato del PRC come uno degli spazi privilegiati in cui fare la battaglia politica. Battaglia che deve tenere ben distinti due piani. Da un lato il tentativo grande e importante di ripensare la sinistra dentro una rivisitazione all’altezza della complessità e della durezza proposti da Marcello Cini e Franco Berardi Bifo su Liberazione. Dall’altro il piano della rappresentanza istituzionale ed in particolare della prossima, decisiva, tornata elettorale europea e locale. Sono due piani inclinati che dovranno, prima o dopo, incrociarsi, almeno lo speriamo. Ma oggi se dovessimo partire dalla fine, cioè dalle elezioni, continueremmo a sommare errori ad errori, frustrazioni a frustrazioni. E senza una ricomposizione/superamento delle poche forze in campo esistenti la sinistra è un progetto che non si da. E se il progetto della sinistra è davvero così necessario non può diventare un’ideologia che prescinde dal principio di realtà. Ad oggi c’è stata molta “guerriglia marketing”, molte parole a mezzo stampa e poca, pochissima costruzione materiale e d’immaginario. Poca, pochissima ricerca sulla cultura politica in grado di definire uno spazio, una terra di mezzo tra esodo dal campo della politica e compatibilità. Proviamo a mettere in campo un’ipotesi di lavoro che attraversi anche il PRC, che arrivi ad avere migliaia di simpatizzanti in poche settimane, che produca iniziativa politica e che sappia far battere il cuore, oltre, un pò oltre la guerra per bande tra gruppi dirigenti dimezzati. Senza un processo costituente vero, fatto d’idee, passioni, donne e uomini, senza tutto questo, di cosa stiamo parlando? Senza una declinazione contemporanea della sinistra in grado di mettere a critica lavorismo e sviluppismo, in grado di ragionare di diritti, reddito e autonomia dei movimenti, la sinistra è un concetto muto. “L’onda” della sinistra monterà se saremo in grado di dimostrare che esiste uno spazio politico e sociale per questo sogno, anche l’attuale gruppo dirigente del PRC non potrà non fare i conti con questa accumulazione di forza e potenza. E magari sarà anche più semplice sciogliere il nodo elezioni. L’unica cosa che non si può fare è prefigurare sin d’ora un punto di caduta già negoziato, da battaglia virtuale, magari un pessimo cartello elettorale. Quelli che hanno a cuore il processo costituente non lo possono sacrificare in mediazioni impossibili né scegliere la scorciatoia di non affrontare lo scontro politico nello snodo più importante, Rifondazione Comunista. Oggi abbiamo più argomenti di ieri per sostenere le ragioni del processo, la crisi di civiltà che stiamo attraversando e la svolta storica degli Usa. Abbiamo la necessità di una revisione di linea politica che riguarda tutte le forze democratiche e di sinistra fuori da liturgie, lontana dalle strade più percorse. Nel 1912, lo storico Ernst Troeltsch, analizzò in modo sistematico le diverse opzioni culturali e organizzative del cristianesimo dal I secolo in poi, sviluppando la sua analisi attraverso l’osservazione dei dogmi, dei comportamenti e dei contrasti che determinarono le diverse opzioni organizzative: dal comunismo d’amore all’adattamento conservatore all’ordinamento sociale voluto da Paolo di Tarso. Da qui prese l’abbrivio lo sviluppo trilobato dell’identità cristiana: la chiesa, la setta e il misticismo. La chiesa è l’istituto di salvazione e di grazia che può accogliere masse, e adattarsi al mondo. La setta è la libera riunione di cristiani rigidi e coscienti, non intende divenire chiesa di massa, bensì comunità santa, milizia per la Gerusalemme celeste in terra. Il misticismo è la riduzione ad interiorità e immediatezza del culto e della dottrina che hanno a che fare con la “sfera interna”. Il mistico è indipendente da ogni forma storica. Ora noi dobbiamo ripensare la forma partito, concepirla orizzontalmente, federata, aperta, moltitudinaria, socialmente utile, culturalmente libera. Altro che Partito Unico. Una nuova forma organizzativa in grado di farci essere di nuovo connessi col mondo che sappia valorizzare l’autonomia di tutti e di ognuno. Appunto un modello che sappia superare la staticità e la doppiezza della chiesa senza cedere a due scorciatoie opposte, la setta e il misticismo, ma equivalenti nella rimozione della fatica dell’attraversamento. Due forme di stallo, due sconfitte in una, due sconfitte da fermi senza nemmeno la giustificazione dell’averci provato.
http://www.rifondazioneperlasinistra...coli&Itemid=53
Ormai sono al delirio




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