L'ADDIO
Maggiolini, il crociato della fede
E’ morto ieri sera all’ospedale Valduce di Como il vescovo emerito di Como Alessandro Maggiolini, da anni nostro prezioso e apprezzato editorialista. Malato da tempo di tumore, aveva 77 anni
Roma, 12 novembre 2008 - Nel 1982 aveva affidato alle pagine di un libro (Quasi sorella morte) i suoi pensieri sul “passaggio” da questa all’altra vita. Ma l’argomento — che lo prendeva nel profondo: come sarà davvero l’incontro con l’Altissimo? Come sarò il giudizio? Che rapporto c’è veramente fra debolezza dell’uomo, peccato e grazia? — è più e più volte riemerso, negli scritti e nelle parole di questo vescovo dalla personalità controcorrente, l’Alessandro Maggiolini tradizionalista e geloso della propria autonomia intellettuale.
La sua scomparsa lascia certamente un vuoto nella Chiesa italiana, perché si era assunto il ruolo scomodo di bastian contrario, non sopportando di far parte del coro. Con questo spirito — spiegò — aveva partecipato (unico italiano) alla stesura del nuovo Catechismo della Chiesa cattolica.
Per le sue posizioni, si era preso del “leghista” quando aveva dato voce a preoccupazioni e timori della base cattolica più semplice (a cui dedicò un libro di devozioni popolari, le “preghiere della gente”), ma contemporaneamente era riuscito a litigare con Bossi quando il Senatùr aveva attaccato rozzamente il Papa. Si era esposto avanzando riserve e critiche nientemeno che nei confronti del vescovo di Roma, perché non ne condivideva i “mea culpa” recitati da Giovanni Paolo II a nome della Chiesa. Aveva spesso polemizzato con quella parte dell’episcopato che considerava troppo accomodante nei confronti del pensiero corrente del “mondo”, fino ad apparire pessimista sulle sorti del cristianesimo. Un suo libro del 2003 aveva un titolo inequivocabile: “Declino e speranza del cattolicesimo”.
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