politica
10/05/2010 - INTERVISTA ALL'ASSESSORE REGIONALE AL LAVORORO

Rosso: "Ho lavorato per la mia terra
E' un reato?"


«Non c'è niente da cui debba difendermi. Se avessi paura, non mi dimetterei da deputato»
RAPHAEL ZANOTTI

TORINO
Dopo due giorni nell’occhio del ciclone, l’assessore regionale al Lavoro Roberto Rosso ha accettato di venire in redazione, sedersi davanti a tre giornalisti e raccontare i suoi rapporti con la Phonemedia e le persone coinvolte nell'inchiesta giudiziaria sui call center. Giacca e cravatta, anche di domenica, Rosso parte con una premessa: «Sono finito nel tritacarne solo perché mi sono occupato del mio paese e della mia provincia, ma questo è il mio modo di fare politica...».

Lei si è speso molto per Phonemedia, poi si è scoperto che era una delle società utilizzate da un gruppo di presunti truffatori. Ha dichiarato che è intervenuto solo in qualità di parlamentare di zona, poi si scopre che un suo uomo è socio di queste persone. Ammetterà che qualcosa da spiegare c'è.
«E allora spieghiamo».

Lei conosce Ermanno Traverso, l’imprenditore arrestato nell'ambito della truffa dei call center?
«L’ho incontrato una sola volta, un anno fa a Torino. Me lo presentò Fabrizio Cazzago (fondatore di Phonemedia, n.d.r.). Ma non ho avuto rapporti con lui. Me ne ha anche parlato mia moglie che conosce la madre, Claudia Matta».

Che rapporti ci sono tra Traverso e Cazzago?
«Da quel che so si sono incontrati nel 2007. Cazzago aveva bisogno di soldi perché voleva creare il primo gruppo di call center in Italia. Secondo me ha fatto il passo più lungo della gamba ed è finito in questa storia. Ma io cosa c’entro?».

A maggio Traverso, in un’intercettazione, spiega al suo socio che la nuova strategia è abbandonare i call center e dedicarsi alle energie alternative. Guarda caso Cazzago regala Phonemedia a Omega e apre quattro società che devono creare centrali a biomassa. Lo sapeva?
«Certo, me ne aveva parlato lo stesso Cazzago. Prima dell’estate, quando ancora non si sapeva che avesse problemi. Mi disse che voleva cambiare mestiere e mi propose di entrare in queste società. Gli risposi che non mi interessava. Tra l'altro io mi sono sempre battuto perché non arrivassero centrali grandi nel Vercellese perché ho una coscienza abbastanza ecologista».

Però, in quelle società, ci finisce un suo uomo: Ernesto Gasparro.
«Innanzitutto non è un mio uomo. E' un amico, ci conosciamo dai tempi dell'infanzia».

Che ha messo a presiedere Terre d’Acqua, la fondazione che fa riferimento a lei.
«Avevo bisogno di qualcuno che la amministrasse».

Gasparro è un ex imprenditore del riso diventato immobiliarista. Che ci fa nel settore delle energie alternative?
«Sono stato io a presentare Cazzago e Gasparro. Cazzago aveva bisogno di un vercellese per trovare i terreni per le centrali. Stamattina mi ha detto che lui, da quelle società, è uscito il 28 gennaio».

Dopo che il sindaco di Trino aveva bloccato il progetto, è così?
«In ogni caso non capisco cosa ci sia di illegittimo, anche nel caso fossi stato io un socio».

Di illegittimo nulla, di strano sì, considerato il capitale di appena 10 mila euro. Un po' pochi per costruire centrali senza contributi pubblici. Passiamo a Phonemedia. Il sindacato dice che gli operatori del call center facevano campagna elettorale per lei. E’ vero?
«L’ultima risale al 1996, quelle erano pubblicizzazioni di eventi culturali a cui io e il presidente della Provincia Masoero invitavamo i cittadini».

Pagavate i servizi di Phonemedia?
«Non io, la Provincia. Gli eventi erano organizzati da Terre d'Acqua».

Ma scusi, con i soldi dei cittadini?
«Erano eventi, lo fanno tutti. Anche Chiamparino e la Bresso».

Ci sono state polemiche anche sull'uso del giornale edito da Terre d'Acqua.
«Ho una smania un po' narcisa di comparire, ma non ci vedo nulla di male. All'epoca ero sottosegretario al Lavoro. Mettevano la foto di Masoero, di Saviolo (ex assessore della Provincia, n.d.r.) e mettevano anche Rosso».

Altri amici finiti nei guai: arrestati entrambi per tangenti.
«Per Saviolo l'arresto mi è sembrato eccessivo. Al posto di Masoero, invece, mi sarei difeso. Avrei detto che erano donazioni irregolari, all'epoca cercava soldi per la campagna elettorale».

Lei pensa che qualcuno, a Vercelli, sfrutti la sua conoscenza per fare business?
«No, nessuno ha mai speso il mio nome».

Teme che l'inchiesta possa arrivare fino a lei?
«Sono assolutamente tranquillo. Altrimenti sarei un pazzo: chi me lo farebbe fare di dimettermi a luglio da parlamentare per fare l'assessore? Tra l'altro per questo incarico ho già anche lasciato il posto da consigliere regionale».

Rosso: "Ho lavorato per la mia terra E' un reato?"- Torino LASTAMPA.it

Ve lo ricordate?

Roberto Rosso, forzaitaliota, già candidato sindaco nel 2000 per ln-fi-an.

Quando gli hanno chiesto chi fosse il suo personaggio storico preferito, ha risposto Furio Camillo.