ROMA - La crisi economica impone uno stop al federalismo. A chiederlo è il leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini che in un'intervista al Corriere della Sera invita governo e maggioranza a riflettere se la 'cura' federalista vada bene "per l'ammalata Italia", visto che il nostro Paese "si porta dietro un debito pubblico spaventoso".
Umberto Bossi, leader della Lega, risponde secco che "a Casini non si replica, non è lui che ci deve dare i voti". L'ex presidente della Camera però va oltre e si dice poco convinto anche dell'idea lanciata da Gianfranco Fini e Massimo D'Alema di una commissione bicamerale per affrontare la questione: "E' senz'altro giusta in termini teorici - osserva - ma prima di arrivare a quell'esito diamoci una calmata, evitiamo di mettere in moto un convoglio che rischia di deragliare".
Il presidente del Senato Renato Schifani spezza invece una lancia a favore del federalismo ma ritiene "indispensabile che sia un federalismo solidale". I dubbi del leader centrista però non piacciono alla maggioranza, che compatta, difende il disegno di legge attualmente in commissione a palazzo Madama. Dalla Lega a replicare punto per punto alle obiezioni di Casini ci pensa però Roberto Calderoli, ministro per la Semplificazione legislativa, ma soprattutto uno dei 'padri' della riforma: "Con la crisi economica internazionale diventa una soluzione obbligatoria", dice il ministro del Carroccio che indica il disegno di legge come "l'unico strumento in grado di ridurre la spesa pubblica e la pressione fiscale rilanciando così l'economia".
Punta il dito contro le tesi del leader Udc anche Renato Brunetta. Ospite della riunione dei circoli di Dell'Utri, il titolare della Funzione Pubblica ribadisce che con il federalismo non ci sarà nessun aumento della spesa: "Casini sbaglia - dice - con il provvedimento non potranno aumentare i dipendenti pubblici né potrà essere più elevata la pressione fiscale". La difesa del governo però non convince il resto dell'opposizione che ne approfitta per chiedere conto della spesa, una volta che la riforma entrerà in vigore. Si schiera con l'ex presidente di Montecitorio innanzitutto Lorenzo Cesa. "Casini ha fatto una seria riflessione - osserva il segretario dell'Udc - questo federalismo fiscale così come è pensato non serve all'Italia non serve ai cittadini e alle imprese, è solo un vessillo per qualcuno".
A chiedere spiegazioni dettagliate è anche l'Italia dei Valori. Il capogruppo dell'Idv alla Camera Massimo Donadi, non condivide i rilievi del leader centrista, ma se la prende con "la poca chiarezza del progetto presentato dalla maggioranza". Chi dice di "apprezzare molto" le parole dell'ex presidente della Camera è Marco Follini: "Ho sempre pensato che, per un Paese come l'Italia - osserva il senatore del Pd - il federalismo non è né un pranzo di gala, né una passeggiata su un letto di rose".
http://www.ansa.it/opencms/export/si...817868719.html




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