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    the dark knight's return
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    Predefinito Elezioni in Abruzzo...programma de La Destra e del candidato alla Presidenza

    ELEZIONI PER IL RINNOVO DEL CONSIGLIO REGIONALE D’ABRUZZO
    PROGRAMMA ELETTORALE "La Destra" 30 NOVEMBRE – 1 DICEMBRE / 2008

    L'Abruzzo ha bisogno di tornare a sperare nel futuro. La devastazione morale che ha sconvolto la Regione con l'arresto del suo presidente e di una classe dirigente accusata di lucrare tangenti sulla pelle dei malati va consegnata alla triste storia di una politica che punta a riperpetuarsi, cambiando gli orchestrali ma non la musica. C'e' bisogno di personalita' non compromesse con il malaffare; c'e' bisogno di rappresentanza morale; c'e' bisogno di tutela sociale, La Destra ne e' garante e si presenta a mani nude, contro vecchi e nuovi poteri, presentando agli abruzzesi onesti la candidatura di una dei personaggi piu' puliti della politica italiana, un degno figlio dell'Abruzzo per bene come Teodoro Buontempo. Davide contro Golia, la speranza contro la rassegnazione, il futuro contro il passato, la rettitudine contro le mazzette. Al di fuori de La Destra non c'e' campo praticabile per chi pensa che la questione morale debba rappresentare il primo biglietto da visita di un esponente delle istituzioni. Rispettosi delle garanzie per ciascun cittadino, pretendiamo certezze dalla classe dirigente di domani. Ma la sensazione che prevale e' che il futuro della nostra terra rischi di essere ancora compromesso da vecchie pratiche. Gli altri schieramenti in campo non offrono garanzie al riguardo: praticamente in esilio una sinistra dilaniata al suo interno e che oggi si vergogna persino di poter pronunciare il nome di Enrico Berlinguer, l'alternativa non puo' essere rappresentata da chi ha gia' dimostrato di non essere insensibile alla cultura della clientela, allo scambio tra diritti e favori. Non vogliamo piu' vedere una politica che deve misurarsi ogni giorno, per pendenze legate a violazioni di legge di natura amministrativa, nelle aule dei tribunali. Pretendiamo una politica che rischi coraggiosamente contro i poteri che pretendono di affamare il nostro popolo per tornaconti di parte. La candidatura di Teodoro Buontempo avrebbe potuto rappresentare per l'intero centrodestra l'opportunita' di dimostrare che si fa sul serio. Ma chi si accontenta solamente di prendere il posto degli assessori di Ottaviano Del Turco non tollera, evidentemente, che si disturbi il manovratore. Noi, invece, per senso di giustizia e volonta' di riscatto, proponiamo agli abruzzesi di disturbare tutti insieme il prossimo manovratore, con una fortissima rappresentanza de La Destra. Cessi il tempo delle parole, arrivi quello dei fatti per una buona sanita' pulita e pubblica come servizio universale ai cittadini; per un lavoro finalmente libero dalla schiavitu' del precariato, che e' l'alibi del tempo globale per stroncare le aspettative di futuro di troppe migliaia di persone; e, ancora, per un lavoro che non sia sinonimo di rischio permanente, visto il triste record di morti bianche che caratterizza questa nostra terra e a cui vogliamo rispondere con un piano straordinario di assunzione di ispettori per contrastare un fenomeno spaventoso; per l'affermazione dei diritti della famiglia fondata sul matrionio e alla tuela della vita, attraverso interventi di sostegno ai nuclei familiari, alle ragazzi madri che rifiutano l'aborto, la realizzazione di asilini nido aziendali per non costringere piu' le donne a scegliere tra essere lavoratrici ed essere madri; per una crescita della gioventu' abruzzese rispettosa della nostra tradizione cristiana affermando la liberta' di scelta educativa e sostenendo le attivita' di oratorio della regione; per l'affermazione definitiva nella pratica di governo che l'acqua e' un bene pubblico da rendere indisponibile alla speculazione; per una politica dell'abitare che renda finalmente un diritto diventare proprietario di casa anche se non si hanno alle spalle famiglie agiate; per una realta' territoriale finalmente accogliente per I portatori di handicap attraverso interventi strutturale tesi ad abbattare ogni traccia di barriera architettonica; per porre fine alla prevalenza delle popolazioni immigrate dall'estero verso quelle italiane nell'accesso ai servizi sociali. E' cambiamento radicale quello che La Destra propone, dunque, attorno alla candidatura di Teodoro Buontempo. E' di assenza di politiche sociali che ha sofferto finora l'Abruzzo e noi vogliamo che ogni euro speso dalla pubblica amministrazione abbia come pririta' la tutela dei ceti piu' esposti di fronte ad un'economia globale che rischia anzitutto di spazzare via la povera gente. Accanto a questo, e proprio per questo, c'e' bisogno di accentuare I valore della partecipazione popolare alla crescita del territorio . I consiglieri regionali de La Destra si faranno promotori, a livello istituzionale, dell'abrogazione di uno dei principi incredibilmente fissati dallo Statuto della Regione, quello che all'articolo 2 comma 5 afferma incredibilmente e con incontenibile senso di casta che “i partiti politici contribuiscono a formare la coscienza della regionale”, una sconcertante manifestazione di autoreferenzialita' che spiega piu' di mille parole e atti giudiziari perche' e' potuta crescere ai livelli che abbiamo conosciuto la gramigna del malaffare. No, la coscienza dell'Abruzzo non e' costruita dai partiti, ma da agenti educativi che devono tornare a chiamarsi famiglia, scuola e se lorsignori permettono, Chiesa cattolica. E' anche qui il grande discrimine fra politica politicante e cultura di rispetto dei diritti della persona. Del resto che altro c'e' da attendersi da una classe dirigente che a Roma ha preteso financo di togliere al cittadino il diritto ad esprimere una preferenza per il proprio candidato e tutto lascia prevedere che lo stesso destino capitera' anche al cittadino abruzzese con la legge elettorale che scaturira' dalla maggioranza che governera' l'Abruzzo se dovesse vincere uno qualsiasi dei due cosidde4tti poli maggiori? Partecipazione significa anche innovare profondamente nel modo di legiferare e La Destra proporra' l'introduzione nello Statuto regionale dell'istituto del referendum propositivo per dare ai cittadini, all'associazionismo e agli stessi enti locali il diritto di proporre leggi a tutela del territorio su chiamare al confronto le popolazioni e le classi dirigenti. RESTITUIRE La famiglie abruzzese paga troppe tasse. Non bastano quelle nazionali, che la coalizione di governo aveva promesso di ridurre salvo dimenticarsene dopo le elezioni; non bastano quelle degli enti locali subregionali; c'e' una serie di balzelli regionali che fanno letteralmente impazzire i cittadini che non sopportano piu' vessazione. Dunque, proponiamo una riforma radicale della fiscalita' regionale attraverso l'introduzione del quoziente familiare che consenta a ogni nucleo di poter sopportare il gravame oggi eswistente attrraverso una politica erariale piu' equa che tenga anzitutto conto di quante bocche da sfamare in ogni casa, a partire dalla presenza di disabili e anziani nelle famiglie. Troppi e gravosi tributi che vanno riequlibrati con senso di giustizia sociale: paghiamo e troppo. Queste, ad oggi, le forme di tributo regionale (tasse ed imposte), a carico degli Abruzzesi, di cui La Destra chiede il riequilibrio: - tassa automobilistica; - addizionale regionale all’Imposta sul Reddito delle Persone Fisiche - IRPEF; - Imposta Regionale sulle Attività Produttive - IRAP; - Addizionale Regionale all´Imposta di Consumo sul Gas Metano usato come combustibile ARISGAM; - tributo speciale per il deposito in discarica dei rifiuti solidi; - imposta regionale sulle concessioni statali beni demaniali e patrimonio indisponibile; - tasse di Concessione Regionale – TCR; - tassa per l´abilitazione professionale; - tassa per il diritto allo studio universitario. Ci batteremo, a questo scopo, per la realizzazione di patti partecipativi con le categorie della produzione e del terziario, al fine di diminuire il prelievo alle imprese abruzzesi, soprattutto per quelle che adotteranno una politica di riduzione dei prezzi dei generi di prima necessità e dei servizi primari ed essenziali al cittadino. Chiedermo inoltre l'immediata abolizione del ticket sui farmaci. LAVORARE. LAVORARE MEGLIO I dati sull'occupazione ci raccontano una regione in cui il 6,2% della popolazione e' senza lavoro. Gli occupati sono il 57,8%, una percentuale terribile: le regioni del nord occupano il 66,7% delle persone, il centroitalia il 62,3. In agricoltura, sembra incredibile, lavora appena il 4 per cento, il resto e' ripartito fra industria, 32,2% e servizi, 63,8%. Siamo una regione che vive sostanzialmente di indotto, esposta piu' di altre, quindi, al vento della globalizzazione dell'economia. E questo non e' positivo. E' doveroso riconquistare autonomia del lavoro e in questo quadro, La Destra ritiene indispensabile l’aiuto alle imprese che reinvestono in ricerca e formazione. Così come ritiene opportuna l’introduzione di clausole sociali e ambientali, per le imprese che non rispettano i doveri di tutela dell’Ambiente, in relazione agli standard europei, con conseguente tassazione maggiorata, al fine di indurre le Aziende all’adeguamento ai criteri di eco-compatibilità degli impianti. E' il tempo che la Regione si dia una politica d’indirizzo per lo sviluppo industriale, verificando come esso risponda alle caratteristiche vocazionali del territorio e sostenendone in questo caso l’insediamento. Prova di come tale atteggiamento non sia stato fino ad ora perpetrato, sono le tante industrie, spesso ad alto impatto ambientale, sorte in aree con ben diversa vocazione. Una per tutte, l’area dell’ortonese, in provincia di Chieti dove, su una zona a vocazione prettamente vitivinicola e turistica, incombe l’ulteriore sviluppo di un Centro oli minerali di proprietà dell’ENI. Per le imprese agricole, oltre al sostegno per la commercializzazione dei prodotti, si propone la multifunzionalità, attraverso una legislazione capace di dare agli agricoltori più concrete possibilità d’integrazione al proprio reddito agricolo. Dopo l’esperienza dell’agriturismo vi è da rendere più concreto e remunerativo, con un’opportuna legislazione, l’apporto degli agricoltori alla tutela dell’ambiente. A tal fine, si ritiene importante sostenere nuove attività d’impresa familiare (quali le country houses) e più in generale ogni tipo di piccola ricettività diffusa connessa con il turismo ambientale ed enogastronomico ed alle vie di microaccessibilità delle aree protette portando avanti una proposta di Legge Regionale che faciliti il riutilizzo di strutture, aventi originariamente destinazioni diverse, e facenti parte di tessuti storico architettonici di pregio dei Centri minori della Regione Abruzzo. Puntiamo ad un ampio sostegno alle imprese turistiche. Misure di favore per il miglioramento e l’ampliamento dei servizi delle strutture ricettive della costa e dell’entroterra. Supporto alle attività del turismo all’aria aperta, che ha dimostrato di rappresentare un importante elemento dell’economia regionale nei momenti di contrazione della spesa di chi viene in Abruzzo per turismo. Azioni di promozione del territorio ed un forte impegno marketing, con particolare attenzione alla organizzazione di grandi eventi con il coinvolgimento degli operatori turistici abruzzesi. Corsi di politica dell’accoglienza a tutti i livelli, privati e pubblici, anche riferiti ai dipendenti degli enti locali. Nel trattare di problematiche del “Lavoro”, oggi non si può eludere l’aspetto riferito al “Precariato”. Non è certo un problema solo abruzzese. Le migliaia di persone, spesso anche non molto giovani, che da anni vivono in una costante incertezza economica dovuta alla cattiva applicazione della legge Biagi, rappresentano per la nostra società una piaga da sanare. Si vorrebbe che i dipendenti pubblici fossero trattati come quelli privati: con garanzie e certezze; senza più dipendere da favoritismi e clientele, beneficiari di un rapporto fatto di regole di assunzione chiare e trasparenti che favoriscano l’inserimento laddove esistono vere insufficienze d’organico ed altrettanto reali meriti verificati. Per i dipendenti pubblici, si vuole che siano stabilizzati e che la regolamentazione dei contratti risenta per seri criteri di valutazione (concorsi), filtro che valorizzi le prestazioni già effettuate nei relativi enti. Per i precari delle aziende private si vuole una stabilizzazione che permetta agli imprenditori l’assunzione a tempo indeterminato di personale qualificato ed a condizioni agevolate (detrazione dalle tasse dei contributi INPS, minor tassazione). ABRUZZO, ABRUZZI La Regione Abruzzo è caratterizzata da profonde diversità ambientali, orografiche, culturali, socio-economiche, valoriali e di conseguenza pensare ad uno sviluppo non diversificato sarebbe un errore. E’ oramai assodato che il territorio della Regione Abruzzo, indipendentemente dalla suddivisione amministrativa, è rappresentativo di due realtà: una costiera, economicamente effervescente, aperta allo scambio come vocazione naturale, caratterizzata da una discreta omogeneità del costruito e da limitate parti di territorio ad alta valenza ambientale ed una realtà dell’interno, ricca dal punto di vista culturale, storicamente legata ad un’economia prevalentemente impiegatizia con forti implicazioni pubbliche condizionate, nella città di L’Aquila, dal ruolo di Capoluogo di Regione, con qualche sporadico polo industriale in via di fisiologica implosione post industriale e gran parte del territorio ad alta valenza ambientale diffusa. Questa diversità, attualmente, determina antagonismi superati dalla condizione globale ma non dalla cultura territoriale che crea una suddivisione, quasi stagna, tra le due realtà che invece potrebbero esprimere una notevole capacità di sviluppo se si riuscissero ad attuare politiche diversificate ma sinergiche. La politica non è riuscita, fino ad ora, nel difficile compito di dirigere questi due complessi aspetti al fine di costruire una realtà che, pur marciando parallelamente, fosse in grado di esprimere un “sistema economico” complesso. La politica regionale della compensazione e della messa a sistema delle due realtà non è stata perseguita (o, almeno, non è stata sufficientemente perseguita), anche a causa di quanto brevemente fin qui esposto e crediamo che il parziale, positivo lavoro fin qui svolto sulla “zona forte” dell’Abruzzo, quella costiera, sia stato utilizzato in maniera distorta, senza alcun beneficio per le aree interne, invece di essere investito a vantaggio dell’intero territorio abruzzese. Discorso a parte merita il sistema delle Comunità montane. Appare indispensabile il loro ridisegno geografico e la ridefinizione dei loro ruoli istituzionali, rivisitazioni da operare indipendentemente dalle forti pressioni legislative nazionali che pur vanno nella direzione di una ottimizzazione. Occorre verificare l’effettiva necessità del loro essere e la misura delle funzioni ad esse affidate. Oggi appaiono realtà istituzionali la cui organizzazione comporta dei costi non giustificati dall’effettiva e tangibile attività svolta a beneficio dei territori di competenza. Le Comunità montane rappresentano, molto spesso, valvola di sfogo per il sistema della politica che ne beneficia al solo scopo di conferire ruolo di rappresentanza al proprio personale politico non altrimenti utilizzabile. In un’ottica di ridisegno e semplificazione degli Enti pubblici, che potrebbe vedere l’abrogazione delle Province, è da valutare la possibilità di utilizzo delle Comunità Montane “vere” per la gestione di servizi intercomunali (es. trasporto pubblico, gestione consorziata dei rifiuti, scuola primaria, assistenza sociale, ecc.), considerando le peculiarità di alcune zone della nostra Regione caratterizzate dai cosiddetti Comuni “polvere”, che solo attraverso il sistema della gestione integrata riuscirebbero a svolgere servizi indispensabili su territori svantaggiati altrimenti destinati al disservizio della concentrazione in ambiti unici. La “Città lineare della costa”, felice intuizione che ha portato anche al conseguimento di alcuni buoni risultati, non è stata in realtà utilizzata nella sua potenzialità al fine di perseguire l’indispensabile scambio tra usi, consuetudini e culture che possono rappresentare vicendevole arricchimento a tutto beneficio dell’intero territorio regionale: occorre, in definitiva, correlare le ragioni della “Città lineare della costa” con quelle della “Città diffusa dei Parchi” e della realtà di ruolo del Capoluogo di Regione. C’è necessità, quindi, di concentrare, da subito, l’attenzione su altre ipotesi strategiche che non siano quelle tradizionalmente individuate nei programmi di sviluppo regionali. Il Quadro di Riferimento Regionale di cui è dotata la Regione Abruzzo contiene elementi che necessitano di una rilettura più realistica in ordine alle possibili ma doverose “cuciture” tra regioni confinanti e, sotto molti aspetti, tra loro omologabili in termini di strategie economiche e sviluppo territoriale. L’azione che la nostra Regione deve intraprendere è, infatti, imprescindibile dai rapporti con gli altri sistemi delle Regioni confinanti ed i condizionamenti delle scelte operate all'interno di quei sistemi sono ineludibili. I processi economici spontanei tendono a superare i limiti amministrativi regionali e le autonomie locali, mancando un coordinamento funzionale, possono innescare situazioni di forte disagio se non di conflittualità nell'uso del territorio e delle risorse. Con atteggiamento provocatorio, si potrebbe addirittura giungere a pensare la cancellazione delle quattro province abruzzesi, anche alla luce delle continue ipotesi di loro abrogazione, per costituire due grandi aree omogenee, non necessariamente qualificate in senso amministrativo ma in grado di favorire migliori politiche di sviluppo sinergico. Il Q.R.R. d’Abruzzo, dalla sua approvazione in poi, è rimasto documento privo di ogni efficacia ed oggi necessiterebbe di una più puntuale ridefinizione, soprattutto facendo di esso una piattaforma realistica e credibile agli occhi del mondo economico abruzzese e non solo. Addentrandosi nella sua lettura, infatti, ci si accorge come l’interesse (anche se solo dichiarato) della Regione Abruzzo all’ipotesi di aggregazione ad una comune strategia fosse riferito ad aree di altre regioni troppo vaste. Parrebbe, infatti, più opportuno, rispetto a quanto lì previsto, considerare elementi territoriali quali le Marche meridionali ed il Molise. L’Abruzzo, con i suoi indicatori socio-economici si colloca su valori intermedi tra le Regioni del Sud e del Centro Italia ed è da questa realtà che occorre partire. L’Abruzzo “cerniera” . In ragione di una omogeneità che può costituire ricchezza ed al fine di adeguare la propria economia a quella, oggi ben più robusta, di macro aree regionali già esistenti, appare opportuno costruire un percorso che valorizzi i rapporti con la provincia di Ascoli Piceno, i cui caratteri sono eterogenei al proprio interno ma che lo sono anche rispetto alle tipicità del modello della Regione Marche. Sembra addirittura ovvia l'integrazione economica e sociale dei territori sud delle Marche con l'area abruzzese della Val Vibrata che, nei fatti, si è consolidata spontaneamente. Così come pensiamo che i tempi siano maturi per riaprire il dialogo con la Regione Molise, che, con i suoi 320.000 abitanti e con un’estensione territoriale di 4.438 km², certamente, nel futuro, non potrà reggere l’urto dei mutamenti economici epocali che occorrerà, consapevolmente, affrontare. In sintonia con queste considerazioni è il discorso relativo al Basso Molise e, quindi, alla sua realtà costiera, oggi degradata anche dal punto di vista ambientale. Appare indispensabile integrare le aree industriali degli agglomerati della bassa Val di Sangro, del Vastese e di Termoli; ne deriverebbe, oltretutto, l’opportunità del potenziamento dei porti abruzzesi. Così come, per il tramite dei Piani d’Area, potrebbero essere istituite valide misure di protezione e valorizzazione ambientale per dei territori di pregio naturalistico che, altrimenti, verrebbero a soffrire, in quelle zone, di uno sviluppo essenzialmente industriale. E’, inoltre, indispensabile, soprattutto nella considerazione della limitata estensione della regione Abruzzo, dell’alto numero dei suoi Comuni e del numero complessivo dei suoi abitanti distribuiti con generale scarsa densità, ad eccezione delle realtà rappresentate dai capoluoghi di provincia, definire una programmazione puntuale dei vari settori d’intervento regionale che risenta di una forte interdisciplinarietà. Piano trasporti, piano ambientale, piano dell’energia, piano urbanistico, piano sanitario e quanto altro rappresenti disposizione quadro per le successive legificazioni non possono non contenere indispensabili comuni denominatori che rendano efficace la previsione e la programmazione d’intervento per ogni singola pianificazione, in una lettura d’insieme che non permetta dicotomie, contraddizioni e singoli interventi che potrebbero contrastare l’un l’altro e produrre, così, spreco di risorse pubbliche, inefficacia d’azione e danno complessivo. RIPULIRE Diffusione su tutto il territorio regionale della raccolta differenziata e realizzazione di un ciclo industriale realmente integrato. Immediata revisione del Piano rifiuti che preveda la filiera del trattamento e che permetta la realizzazione del sistema di termovalorizzazione per la produzione di nuova energia. Sulla strada dello sviluppo energetico, riteniamo sia un dovere della Regione favorire la nascita di una nuova filiera industriale basata sullo sfruttamento delle energie rinnovabili insieme ed a fianco alla creazione di una rete di microgenerazione distribuita fatta di piccoli impianti, armonizzati sul territorio che vedano la responsabilizzazione ed il favore delle comunità locali. In ordine alla gestione delle Aree protette, occorre indirizzare le azioni in un’ottica di uno sviluppo eco-sostenibile ed eco-compatibile. La presenza sul territorio abruzzese di vaste aree protette deve rappresentare elemento di valorizzazione ambientale e turistica. Indispensabili appaiono, quindi, maggiori e più funzionali collegamenti di natura amministrativa e progettuale con i Parchi nazionali, d’intesa con quelli regionali già esistenti e per il tramite della creazione di un’unica rete gestionale delle tante Riserve naturali che, da sole ma insieme, rappresentano un vero e nuovo sistema parco. L’attività venatoria va sostenuta nel suo valore associativo, culturale e tradizionale, in un percorso di armonizzazione con le normative europee e di recepimento delle direttive 79/409/CEE (uccelli) e 92/43/CEE (habitat) nel rispetto concreto di natura e tradizione. VIAGGIARE L’argomento del potenziamento delle infrastrutture ferroviarie, portuali ed aeroportuali, che in un primo momento sembrava essere stato affrontato con decisione per consolidare e rafforzare l’idea di città metropolitana e del suo interland, come “testa di ponte” fra il corridoio Tirreno-Adriatico ed i Paesi trans frontalieri, ha subito un inspiegabile rallentamento, anche in rapporto alle gerarchie portuali, impostato con successo qualche anno fa e che ora sembra essere stato sottoposto ad uno stop dalla politica nazionale. L’identità, ad esempio, di Capoluogo di Regione della città di L’Aquila è andata perduta anche a causa di mancate politiche infrastrutturali, di miglioramento o rilancio, del collegamento ferroviario e stradale primario sull’asse nord-sud e secondario ovest-est, oltre al continuo, esoso ed inutile raddoppio di sedi, uffici e personale della Regione, che, nel vano tentativo di conquistare posizioni di campanile, disorientano i cittadini e distraggono fondi preziosi alle reali esigenze di sviluppo confondendo gli abruzzesi rispetto all’inattività e all’inefficienza della politica. Il mancato conseguimento del risultato in ordine ad un aeroporto, almeno di terzo rango, su L’Aquila, per il collegamento con gli aeroporti principali, quali l’hab di Fiumicino ed anche secondari, come l’Aeroporto Liberi di Pescara e gli altri interscambi nazionali, si evidenzia come una carenza strutturale grave che ha condizionato e continua a condizionare la possibilità di collegamento intermodale indispensabile per poter pensare ad uno sviluppo dell’intera area interna della Regione. Quest’ultima, che comprende tre province su quattro e ricade quasi totalmente in A.P.E. (Appennino Parco d’Europa), partendo dalla sua grande omogeneità, potrebbe puntare alla conquista di mercati diversi da quelli su cui punta la costa ed incrementare flussi autonomi, prodotto interno e capacità d’incentivazione all’insediamento dell’industria della ricerca ad alto contenuto tecnologico, sfruttando le strutture scientifiche di altissima professionalizzazione esistenti sul territorio. La vicinanza, non solo fisica, delle province di L’Aquila e Chieti con le Regioni Lazio, Molise, Campania e Puglia, quella della provincia di Teramo con le Regioni Marche ed Umbria consentirebbero un ampliamento notevole dei bacini in campo turistico, commerciale ed anche industriale ad alta specializzazione, se solo si riuscisse ad operare il miglioramento dei collegamenti fisici della dorsale. L’Abruzzo non è soltanto meta turistica, lo è anche per numerosi studenti che scelgono di frequentare le Facoltà presenti nella regione. La scelta di questo o di quell’Ateneo è determinata sicuramente dalla qualità dei servizi offerti ma, in buona parte, è obbligata dalla raggiungibilità o meno della sua sede. L’inesistenza di un Piano dei trasporti che possa effettivamente far fronte alle esigenze dei pendolari è certo un’aggravante. Un ridisegno in tal senso, soprattutto per le aree interne, rappresenterebbe un valore aggiunto per tutto il territorio regionale. E’ già da tempo che si pensa ad una nuova linea ferroviaria che congiunga Pescara a Roma passando per Avezzano, ma questa idea progettuale è finita nel dimenticatoio. La mancanza di una linea ferroviaria interna rende sicuramente impossibile una ipotesi di sviluppo per le aree interne e non si possono considerare positivamente i cosiddetti collegamenti “sostitutivi” (pullman), infatti essi risultano essere insufficienti ed eccessivamente onerosi a fronte del servizio offerto. CURARE Riteniamo che, anche creando un rapporto complementare tra sanità pubblica e sanità privata, vada potenziato innanzitutto il Sistema pubblico della sanità: intervenendo per rimuovere tutte le incrostazioni burocratiche, controllando fortemente le spese inutili e rimuovendo i deficit di sistema, sempre tenendo al centro il cittadino-paziente; garantendo ai non abbienti la possibilità di scegliere dove e come farsi curare e mettendo nelle condizioni di essere assistito, secondo criteri di qualità, anche chi non è nelle condizioni economiche di usufruire di strutture private. Riteniamo sia necessaria un radicale cambiamento nel campo della sanità che non può poggiare esclusivamente su criteri di privatizzazione ma che deve fornire servizi in base al principio di sussidiarietà, anche contando sul coinvolgimento della cittadinanza organizzata in forma associativa per aiutare, sostenere, tutelare i pazienti: in altre parole tutte quelle attività extra-ospedaliere a beneficio dei pazienti, spesso ignorate dal sistema Pubblico ma apprezzate dai cittadini e necessarie alla qualità della vita dei pazienti. Le Associazioni meritevoli devono essere individuate ed a loro deve essere affidata, attraverso la stipula di convenzioni, parte dei servizi di sostegno al sociale, applicando, senza riserve, criteri meritocratici. Questo deve valere nel campo della salute, così come in quello dell’assistenza ai bisognosi e agli anziani, del recupero degli emarginati e dei tossicodipendenti: il “terzo settore”, il volontariato sociale, la società civile organizzata per la tutela di chi ha meno sono elementi che la Destra considera fondamentali per la creazione del vero Stato sociale. Per ciò che concerne la nomina dei manager del settore sanitario riteniamo che essa debba essere basata esclusivamente su criteri di capacità e merito e non più in base al dannoso principio delle nomine partitiche. Occorre cambiare l’angolo di visuale nei rapporti tra cittadino e sanità. Quest’ultima è oggi troppo ripiegata su attenzioni riferite al suo aspetto amministrativo e burocratico. Chi fa muovere l’intero sistema è il “malato” ed è attorno ad esso che va costruito l’insieme degli interessi sanitari. Il rapporto tra pubblico e privato deve essere, quindi, ricondotto nei giusti termini della solidarietà sociale e non della speculazione affaristica. Proprio per questo, c’è necessità di un Piano sanitario che contenga regole ed impostazioni certe. Un Piano che, a differenza di quello in vigore “adattabile” a qualunque situazione, riorganizzi l’intero assetto dell’ospedalità nella nostra Regione, partendo dalla considerazione del fatto che il tetto dei posti letto previsto dalla legge è del 4 per mille e che, in Abruzzo, il tasso di ricoveri è abbondantemente superiore a quello previsto. Pertanto, le azioni da intraprendere devono essere rivolte alla razionalizzazione dei presidi ospedalieri ed alla efficiente implementazione delle strutture territoriali che devono effettivamente fungere da filtro. In merito alla burocratizzazione della Sanità, bisogna rendere la macchina più agile, centralizzando il più possibile le strutture di gestione e ridimensionando l’attuale Agenzia sanitaria che attualmente, per compiti e costi, esplica le funzioni di vero Assessorato alla Sanità. Le sue mansioni dovrebbero essere relative all’analisi dei bisogni della popolazione (osservatorio epidemiologico) ed alla programmazione degli investimenti in relazione ad essi. La decisione, infatti, di come e dove investire le risorse è prerogativa della Politica, poiché di tali scelte è essa che ne deve rispondere direttamente alla popolazione e dovranno essere i rappresentanti elettivi ad essere giudicati dall’elettorato in ragione al loro operato. E’ possibile ipotizzare una organizzazione sanitaria siffatta: - due sole ASL, una per la costa ed una per l’entroterra; - quattro ospedali azienda provinciali, con una dotazione di posti letto non inferiore a 500 e non superiore a 600; - due ospedali per ASL a valenza territoriale, ciascuno con una dotazione organica di almeno trecento posti letto. I piccoli ospedali presenti sul territorio, a seconda della loro posizione geografica e strategica, dovranno essere riconvertiti in strutture di primo soccorso e breve osservazioni (collegati in reti funzionali con i presidi di maggiore dimensione), in strutture di lungodegenza per malati cronici ed in residenze per grandi anziani. Diventa utile prevedere nel territorio anche centri diurni di riabilitazione in cui accogliere i diversamente abili sia psichici che fisici. La dotazione dei posti letto del privato non dovrebbe essere superiore al 20% dell’intera rete ospedaliera e, nel rispetto di una mappa di bisogni, è opportuno delegare alle strutture private quelle prestazioni che il pubblico non offre, in modo tale da integrare funzionalmente i due sistemi, i quali, oggi in conflitto, producono enorme aggravio di spesa. Proposta di rilievo è quella, inoltre, di creare le Reti per l’emergenza territoriale per alcune patologie acute, quali l’infarto del miocardio e l’ictus cerebrale, con l’attivazione di quattro emodinamiche provinciali e due stroke unit. E’ indispensabile che la Regione migliori i rapporti con le due Facoltà di Medicina e Chirurgia. Essi dovranno essere improntati alla reciproca collaborazione tra Facoltà e componente ospedaliera, soprattutto dovrà essere condiviso l’insieme dei bisogni della popolazione residente nel territorio in cui si collocano, evitando, così come invece accade oggi, di replicare l’offerta di servizi già presenti. Tale condivisione di obiettivi dovrà comportare, inoltre, la valorizzazione delle professionalità locali, evitando di importare queste ultime da altre sedi: solo in tal modo le strutture operative potranno effettivamente trovare radicamento sul territorio. Per quanto riguarda, infine, la medicina di base, si ritiene necessario inserire l’organizzazione del servizio nella rete ospedaliera, creando progetti in grado di integrare la medicina di base con il primo soccorso e con l’osservazione breve. Sarà così che essi rappresenteranno vera azione di filtro verso l’ospedalizzazione. E’ indispensabile, inoltre ed in conclusione, operare azioni di marketing nei confronti delle popolazioni delle regioni limitrofe da parte delle aziende ospedaliere abruzzesi che, per professionalità ed eccellenza, sono in grado di richiamare utenza e fornire un servizio qualitativamente competitivo. ABITARE Intendiamo affermare il principio per cui ogni famiglia ha diritto alla proprietà della propria abitazione, senza sottostare a meccanismi di impoverimento del reddito familiare attraverso la pratica degli affitti o la stipula di mutui classici che arricchiscono le banche e mettono a serio rischio, come dimostrano i più recenti avvenimenti, il futuro di centinaia di famiglie. Sostegno, quindi, per l’acquisto della prima casa tramite mutuo bancario. Inoltre, nell’attuale momento di congiuntura del mercato immobiliare che vede un numero di immobili invenduti nella Regione di circa 11.000 unità, potrebbe essere utile favorire proposte di Legge Regionale in grado di “mobilitare l’invenduto” a favore delle classi svantaggiate attraverso provvidenze pubbliche. Occorre inoltre, un piano d’intervento per la manutenzione e la ristrutturazione delle abitazioni di edilizia popolare. Oramai, da anni, gli assegnatari di case popolari sono costretti, in moltissimi casi, a vivere in condizioni di grande disagio ambientale. Appare indispensabile intervenire per risanare situazioni che, sotto l’aspetto della salubrità e della sicurezza dei luoghi, oltre che della dignità della persona, minano i criteri fondamentali della “civile” abitazione. A tal proposito, La Destra proporra’ l’inversione di tendenza allo spopolamento dei piccoli centri dell’interno, attraverso politiche d’incentivazione al recupero del patrimonio edilizio esistente, in modo tale da favorire il ri- inurbamento, da parte di giovani coppie, dei centri spopolati nel corso degli anni. Le abitazioni abbandonate, svalutate oltre ogni immaginazione di stima, potrebbero costituire utile occasione per favorire la nascita di nuovi nuclei familiari, la tutela delle tradizioni locali e la ricostruzione di tessuti sociali trasversali. STUDIARE L’art 3, comma 2, della Costituzione Italiana, enuncia “E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.” Individuiamo strumento idoneo al raggiungimento di tale obiettivo il “Prestito d’Onore”, infatti con esso si garantirebbe a tutti, senza distinzione, la frequenza universitaria. E’ un finanziamento accordato sotto forma di apertura di credito in Conto Corrente dall’Università attraverso una banca. Tale finanziamento potrebbe essere previsto per gli studenti iscritti nelle Università dei vari Atenei abruzzesi. Un altro nodo che va sciolto e del quale la Regione dovrebbe tener conto, è la costante insufficienza degli stanziamenti economici destinati a strutture e borse di studio per gli universitari più meritevoli. La quantità d’idonei “non beneficiari” cresce d’anno in anno. L’insufficienza di strutture quali laboratori, aule didattiche adeguate e sale studio penalizza l’immagine ed il prestigio degli Atenei abruzzesi. Un’attenta politica di sviluppo potrebbe agevolare l’afflusso di fuori sede, con ovvie ricadute di carattere economico per il territorio. Anche l’Abruzzo è vittima del fenomeno della “fuga dei cervelli”. I nostri laureati non vengono messi nelle condizioni di poter restituire al territorio quanto appreso durante il ciclo di studi a causa della scarsa domanda. Infatti e tra l’altro, il “reinvestimento” di tali risorse umane nelle Università (docenza, dottorato, borse di ricerca) è di fatto impedito da logiche politiche che favoriscono “cervelli” provenenti da altri Atenei. Sarebbe, al contrario, opportuno che, nella scelta del personale insegnante, si privilegiasse, a parità di condizioni economiche ed intellettuali, l’appartenenza al territorio regionale del corpo docente. Gli affitti di appartamenti e stanze agli studenti rappresentano un altro problema al quale non si riesce a dar soluzione. Sia per gli studenti residenti in regione che per quelli fuori sede gli alloggi messi a disposizione dall’ADSU sono sempre largamente insufficienti. E’ così che far studiare i propri figli presso le Università abruzzesi diventa proibitivo se si considera quel che occorre per e libri. Oltre, almeno, alla detraibilità dei costi d’affitto dalla dichiarazione dei redditi, si appalesa necessario un intervento legislativo e contributivo della Regione a sostegno dei giovani che scegliessero l’Abruzzo come luogo di studi. E’ il caso che la Regione si adoperi per una più stretta e funzionale collaborazione con il sistema universitario abruzzese. Un maggiore coinvolgimento delle Università appare essere strumento che, di principio, possa aiutare il sistema economico e culturale regionale ad ipotesi di sviluppo generale. Affinché tale enunciazione acquisisca valenza strategica è verosimile stringere accordi con gli Atenei in ordine al miglioramento delle strutture di servizio e didattiche esistenti al loro interno: mense, case dello studente, laboratori, biblioteche e quanto altro necessario; anche con la previsione di misure di cofinanziamento da cui deriverebbero facilitazioni di fruizione soltanto in favore degli studenti realmente meritevoli. Non sfugge ad una logica di contrasto degli alti costi di studio l’intervento sul cosiddetto “caro libri” nell’ambito delle scuole medie superiori. E’ opportuno salvaguardare le famiglie dal fenomeno del costante rincaro dei testi scolastici con un’azione diretta verso tre obiettivi: il rispetto delle disposizioni emanate nel DM 179/99, introducendo opportune procedure limitative della possibilità di superare i tetti di spesa per i libri di testo che annualmente vengono stabiliti dal Ministero dell’Istruzione; favorire l’acquisto all’ingrosso, da parte degli Istituti scolastici, dei libri di testo, affinché le famiglie possano beneficiare dello strumento del “comodato d’uso” fintantoché la Regione non si stanzi appositi fondi da ridistribuire per ciascun alunno residente (così come accade in altre Regioni quali Friuli Venezia Giulia, Veneto, Sardegna); intervenire affinché si proceda all’adozione di un medesimo libro di testo per più annualità nello stesso istituto. RISPARMIARE L’acqua e l’energia sono beni primari e in tal senso le consideriamo di interesse strategico. Per questo motivo riteniamo sia doveroso considerare l’acqua e l’energia, la loro gestione, distribuzione e vendita al consumatore come elementi aventi le caratteristiche proprie di “beni pubblici”, meritevoli, quindi, della massima tutela. Gli interessi dei privati in questo settore non possono prevalere rispetto all’interesse generale. Le politiche di privatizzazione delle acque e dell’energia vanno completamente evitate, anche al fine di adottare tariffe di vendita che non penalizzino il consumatore. Le aziende pubbliche che gestiscono e distribuiscono l’acqua devono rimanere tali, senza alcuna presenza privata ma con adeguato e qualificato controllo regionale. Tutti i cittadini-consumatori dovranno potersi ritenere soci dell’azienda. Discorso particolare merita l’aspetto amministrativo della produzione dell’energia. Anch’essa da considerare “bene primario”. Si ritiene doveroso e corretto sviluppare la realizzazione degli impianti di energia rinnovabile a basso impatto ambientale: energia eolica, solare termico, solare fotovoltaico, energia da biomasse, mini-idraulica, energia geotermica, idrogeno. Fonti di cui la regione Abruzzo è potenzialmente ricca. Occorrono, inoltre, misure per ridurre i consumi energetici, eliminando ogni forma di spreco ed utilizzando nuove forme di tecnologia innovativa: microcogenerazione e rigenerazione, riqualificazione delle metodologie energetiche per le abitazioni. Al tempo stesso non si può presumere di far mancare una pianificazione di settore per nuovi insediamenti produttivi di energia da fonte non rinnovabile. A tal proposito è indispensabile adottare principi di ristoro ambientale e stabilire forme di royalty di cui la Regione sia beneficiaria e la cui ricaduta, in termini economici, sia di tutta evidenza a favore della popolazione abruzzese. A VENT'ANNI Riteniamo doveroso attuare misure di aiuto nei confronti dei giovani: - finanziamento del “mutuo sociale” per l’acquisto dell’abitazione; - contributo per il pagamento degli interessi dei mutui ventennali a tasso agevolato per l’acquisto della prima casa popolare (costruita da enti pubblici) delle giovani coppie; sostegno per la nascita di nuove imprese gestite da giovani, anche attraverso un primo periodo “no tax” per le nuove iniziative imprenditoriali e professionali; censimento del patrimonio immobiliare inutilizzato ed affidamento di parte di esso alle associazioni culturali giovanili per la creazione di spazi di aggregazione (in alternativa ai cosiddetti centri sociali): piccole biblioteche, sale registrazioni per gruppi musicali, sale studio, sale per la video-proiezione, postazioni con l’accesso ad internet. DIVERSI E EGUALI La Regione Abruzzo è assente sulle politiche per l‘handicap. Per recuperare il tempo perduto, si propone di favorire l’istituzione di un servizio che individualizzi la risposta ad un disagio "individuale". Per far questo, occorre rendere complementari e contemporanei gli interventi ed operare sul territorio in maniera radicata al fine di rendere partecipe la popolazione alle azioni poste in essere. Appare opportuno, a tal proposito, il coordinamento con le A.S.L. regionali e l’organizzazione di attività che si basino sulla sensibilizzazione di una cultura dell'handicap. Qualunque attività organizzata e stimolata dalla Regione non potrà essere avulsa dal coinvolgimento delle figure professionali già operanti nei singoli Comuni, delle Associazioni di volontariato, di quelle sportive e dei circoli privati la cui attività sociale sia in sintonia con quelle prospettate dalla programmazione regionale. Proporremo come priorita’ della regione l’abbattimanento di ogni barriera architettonica. Non diversamente abili, ma diversamente eguali.

    http://www.perladestra.it/1/programm...e_1859338.html

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    Gran bel programma e speriamo bene per Teodoro; comunque volevo salutarti Luca e darti il benvenuto per il tuo ritorno e spero che tu possa chiarirti con Max in quanto noi tutti siamo per l'unità del partito e sono sicuro che questa è una cosa fondamentale anche per te quindi spero che tu possa rappacificarti con Max e la dirigenza tutta in quanto sei stato un pò insensato ma penso che anche la tua mancanza da Pol abbia contribuito al sorgere di divisioni e incomprensioni e che adesso tutto si risolva nei migliori dei modi quindi invito alla calma e alla disucssione chiaritiva perchè una divisione sarebbe qualcosa di terribile.

  3. #3
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    p.s. io ti ho aggiunto a msn mi faresti un trillo?

  4. #4
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    Citazione Originariamente Scritto da Dark Knight Visualizza Messaggio


    p.s. io ti ho aggiunto a msn mi faresti un trillo?
    Si lo so e che semlicemente ultimamente ci entro molto poco appena ci sono se ci sei sicuramente mi faccio sentire

 

 

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