La differenza fra accanimento terapeutico e necessità e dovere di nutrire qualsiasi essere umano è evidente e non merita più approfondimenti di quelli emersi in questi giorni dal dibattito su Eluana.
La bambina inglese che rifiuta di sottoporsi ad una operazione che le farebbe guadagnare forse qualche giorno di esistenza e non le da nessuna concreta possibilità di migliorare le sue condizioni, è eroica nel cogliere il vero significato della vita.
Il padre di Eluana che da anni inisiste che la figlia non venga più nutrita, anche se comprensibilimente devastasto da anni di sofferenza, è ingiustificabile. Che questa donna apra gli occhi alla vista del sole ci fa intuire che forse capisce della vita, cose che noi "fortunati" non capiamo più. Liberata dalle distrazioni di una società che si muove disordinatamente, lei sente quanto quel sole sia il motore fisico del ciclo della vita e prefigurazione di uno splendore che verrà. Che questa donna abbia suscitato tanto amore attorno a lei ( di suore, di conscenti, di dottori, di infemieri che l' hanno accmpagnata in questi anni di vita) , sicuramenti più amore di tanti noi "fortunati"ci impone di riconsiderare la sua vita e di proteggerla sino all' ultimo. E' noto poi come tanti di quelli che sono usicti da questo prolungato stato comatoso, abbiano raccontato di aver sentito ed ascoltato tutto, di aver capito quello che attorno a loro accadeva e di aver infine reagito di fronte alla carezza di amore e di disperazione di una madre
che credeva più degli altri. Milioni di italiani penseranno a Eluana nel momento in cui uno stato illegittimo già da quando permise l' aborto ed una società che istericamente cerca e fugge la morte, mancheranno al loro dovere più profondo e smetteranno di nutrire una loro figlia. Milioni di padri e madri italiani penseranno a Eluana perchè sono ancora capaci di quei gesti d' amore che creano la vita e resuscitano i figli.
Roberto Fiore