Arzigul Tursun, una cinese uighura al sesto mese della terza gravidanza, è stata ricoverata al
Water Gate Hospita di Gulja, nello Xinjiang, in attesa che le venga praticata un’iniezione che le provocherà un aborto forzato. In Cina la legge parla chiaro, e non esistono eccezioni per la normativa sul figlio unico. Ogni famiglia di etnia Han (quella dominante) ha diritto ad avere un solo bambino, ma un secondo è ammesso per chi abita nelle campagne e nel caso in cui il primogenito sia una femmina. Alle famiglie che rientrano nei gruppi di minoranza, invece, la legge permette di avere due figli se risiedono in città, tre se abitano in campagna. Chi non rispetta le regole è costretto a pagare multe salatissime, che possono arrivare fino a 4.500 euro. Arzigul Tursun è nata e vive nelle campagne dello Xinjiang, e proprio per questa ragione aveva pensato di aver diritto a mettere al mondo un terzo figlio. Purtroppo, però, lei e il marito non avevano considerato che l’uomo si era trasferito dalla città alla campagna, quindi aveva diritto a solo due bambini. Posti di fronte a un caso di ambiguità, le autorità hanno preferito applicare la normativa in maniera restrittiva. I funzionari delle amministrazioni locali tendono ad adottare con molta severità i vari regolamenti approvati a Pechino, anche perché è dall’efficacia con cui le leggi nazionali vengono rispettate nel resto del Paese che dipendono gli avanzamenti di carriera dei funzionari locali.
Talvolta, soprattutto per le famiglie più povere il rispetto della normativa del figlio unico può diventare persino un modo per arrotondare lo stipendio. Ad esempio, solo nello
Xinjiang e solo nel 2008 sono stati spesi circa 2,5 milioni di euro in premi per tutte quelle coppie che hanno rispettato la legge. Nelle province di Kashgar, Hotan e Kizilsu le donne di almeno 49 anni con un solo figlio (queste sono città a maggioranza uighura, dove le donne avrebbero diritto a mettere al mondo almeno due bambini) hanno ricevuto un premio di 3.300 yuan (circa 330 euro), e la famiglia continuerà a ricevere un’entrata regolare di 600 yuan anche nei prossimi anni a patto che nel frattempo non nascano altri figli.
Arzigul Tursun, invece, non ha avuto scelta. Ha tentato di scappare ma la polizia ha minacciato di confiscare tutte le proprietà della sua famiglia se non fosse tornata indietro, e la donna alla fine ha ceduto. Fino ad oggi, anche i pericoli legati all’interruzione di una gravidanza ormai vicina al termine non sono serviti a far ragionare i politici locali e a far trovare loro una soluzione alternativa. Tuttavia, previsto originariamente per il sei novembre, l’aborto continua ad essere posticipato. Secondo alcune infermiere proprio per la copertura mediatica internazionale di cui il caso di Arzigul Tursun ha goduto fino ad oggi