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Discussione: piccole note

  1. #11
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    Citazione Originariamente Scritto da Hayekfilos Visualizza Messaggio
    http://www.brunoleoni.com/nextpage.aspx?codice=7288

    Crisi economia: IBL, preoccupa estensione Robin Tax a telefonia
    L’Istituto Bruno Leoni commenta con “viva preoccupazione” le indiscrezioni del Sole-24 Ore secondo cui il ministro Tremonti starebbe considerando l’estensione della Robin Tax agli operatori di telefonia mobile. Secondo Massimiliano Trovato, fellow di Ibl, “che un provvedimento profondamente criticabile come la Robin Tax venga riproposto invece d’esser consegnato all’oblio, e’ notizia di per se’ preoccupante, ma che il bersaglio di turno sia individuato in uno dei pochi settori veramente concorrenziali della nostra economia lascia davvero senza parole”. “L’impressione - conclude Trovato - e’ che quello di Tremonti sia un grottesco tentativo di reperire risorse con un vero e proprio attacco alla diligenza. Peccato che la diligenza sia clamorosamente sbagliata”.

    Da Agenzia AGI, 20 novembre 2008
    Una misura social-populista, non si capisce il perché del bersaglio della telefonia mobile.
    Complimenti ad Hyk per questa rubrica, sono certo diventerà la più letta (e commentata) del forum.

    Avrei anche due domandine sul caso CAI:
    A) perché la documentata denuncia di Giannino è poassata sotto silenzio?
    B) Ma Scajola non ha parlato di 1052 milioni?

  2. #12
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    Citazione Originariamente Scritto da abbott
    Rete Telecom, la soluzione dell’Agcom è monopolio regolatorio
    Citazione Originariamente Scritto da abbott
    La partita della rete Telecom sembra giunta al termine. Tutto è bene quel che finisce bene? Non esattamente, secondo l’ultimo Focus dell’Istituto Bruno Leoni “Rete Telecom: quanto lieto è il lieto fine?” (PDF), di Massimiliano Trovato. Secondo Trovato, Fellow di IBL, «l’ultima sortita dell’AGCOM denuncia i soliti vizi di un’attività regolamentare approssimativa, ed il compromesso (quasi) raggiunto – pur riconoscendo a Telecom l’assoluzione per le marachelle di questi anni ed agli operatori alternativi la fondatezza di alcune loro significative richieste – sembra destinato a scontentare un po’ tutti».

    «Il rischio tangibile – continua Trovato – è quello di vincolarci ad un modello che abbiamo finora definito di mercato più per wishful thinking che per realismo. Un modello, cioè, in cui il regolatore determina quali offerte si possano commercializzare ed a che prezzo, l’incumbent guida il mercato e compie tutte le essenziali scelte strategiche e d’investimento, ed un numero di operatori alternativi lo inseguono come possono».

    “Rete Telecom: quanto lieto è il lieto fine?”, IBL Focus n. 117, è liberamente scaricabile qui (PDF).

    http://www.brunoleoni.it/nextpage.aspx?codice=7311





    Citazione Originariamente Scritto da perplesso666 Visualizza Messaggio
    è uno scherzo vero?
    Citazione Originariamente Scritto da Monsieur Visualizza Messaggio
    Fosse vero sarebbe da scendere in piazza.
    Citazione Originariamente Scritto da Hayekfilos Visualizza Messaggio
    boh ma la gente dove ha vissuto?

    fosse vero?.... se guardate alle relazioni dell'AGCOM o se prendete il riassunto fatto nell'indice delle liberalizzazioni 2008 dell'IBL (premiato come migliore ricerca dell'anno) VI ACCORGETE DI CHE COSA E' RIUSCITA A COMBINARE L'AGCOM CON LA SUA REGOLAZIONE EX ANTE DEL MERCATO.

    E' stata determinante nella realizzazione assolutamente innaturale in una economia di mercato consistente nel consolidamneto degli attori di mercato in una fase di mercato ancora non giunta a maturazione.

    il consolidamento è avvenuto perchè i concorrenti di telecom sono stati giugulati a livello di margini (troppo bassi) dalle tariffe determinate attraverso il meccanismo di price cap autoritativamente determinato da AGCOM.

    a questo si aggiunga la parsimonia nell'erogazione del credito da parte degli istituti finanziari per l'incertezza delle prospettive e del quadro regolatorio poco incentivante (in quanto teso a salavguardare i posti di lavoro dell'incumbent cioè dell'ex monopolista legale TI spa).

    ma tutti i nodi vengono al penttine e nel nuovissimo piano industriale, presentato ieri) che tiene conto di uno scenario meno favorevole sopravveniente nello scenario regolatorio della rete.... gli esuberi salgono a 9000 unità.

    Mi ricordo ancora di quando Mr Colaninno si vantava di avere risanato Telecom sotto la sua illuminata gestione durante la quale erano state vendute le pizzerie in carico a TI spa.
    Citazione Originariamente Scritto da Hayekfilos Visualizza Messaggio
    http://www.adnkronos.com/IGN/Economi...3.0.2779413748





    Economia




    A Londra la presentazione del piano triennale 2009-2011
    Telecom: altri 4mila esuberi in Italia. Saranno ridotti entro il 2010


    I tagli si aggiungono ai 5mila già previsti. Fra gli obiettivi la cessione di alcune attività non core, una crescita dei ricavi e la riduzione dei costi a livello di gruppo


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    ultimo aggiornamento: 03 dicembre, ore 09:21
    Londra, 3 dic. (Adnkronos/Ign) - Altri 4mila esuberi in Telecom Italia. A d annunciarlo è l'ad Franco Bernabè durante la presentazione, a Londra, del piano industriale 2009-2011 che prevede tra l'altro ''un ulteriore intervento di riduzione degli organici sul perimetro domestico'' pari a ''4mila unità oltre alla già prevista riduzione di 5mila risorse entro il 2010''.

    Il piano, approvato ieri sera, prevede inoltre la cessione di alcune attività non strategiche, operazione che porterà nelle casse della società fino a 3 miliardi di euro.

    Nel mercato domestico, l'azienda punta a tornare alla crescita dei ricavi, prevedendo per il 2008-2011 un aumento medio annuo dello 0,2%. ''Il primo obiettivo - afferma Telecom - è l’inversione del trend dei ricavi nel 2010 grazie alla crescita dei ricavi da servizi innovativi (BroadBand e business adiacenti) che al 2011 rappresenteranno circa il 28% dei ricavi domestici totali''.

    Fra gli obiettivi anche la riduzione dei costi a livello di gruppo. Il piano industriale 2009-2011 ''individua sette aree di intervento secondo un modello Lean Company, per l'aumento dell’efficienza che porteranno a una riduzione complessiva di costi ed investimenti, a livello di gruppo, di circa 2 miliardi di euro nel 2011, con il conseguimento di oltre il 40% delle efficienze già nel corso del 2009: tre programmi relativi alle infrastrutture: IT, Network Operations, Building & Energy che riguardano interventi di semplificazione e razionalizzazione, con efficienze complessive per ca. 0,8 miliardi di euro di cash cost".

    Centrali per la strategia dle gruppo il mercato domenstico e quello brasiliano. ''Il Brasile - afferma Telecom - rappresenta un solido mercato emergente in cui Telecom Italia vuole rafforzare il proprio posizionamento facendo leva sulle potenzialità del mobile quale enabler dello sviluppo del broadband e sfruttando le opportunità della migrazione fisso-mobile''.
    Citazione Originariamente Scritto da Hayekfilos Visualizza Messaggio
    http://telecomitalia.webcasting.it/i...oad_Slides.pdf

    il Piano Bernabeiano 2009-2011

    gestione in mano alle illuminate banche italiane e agli spagnoli di telefonica

    Obiettivo: invertire il trend di calo del fatturato indotto più della concorrenza dalla innovazione tecnologica

    ben strano questo presunto mercato dove c'è un solo operatore alternativo che genera cassa sufficiente a coprire il costo del finanziamento del business

    il paese di pulcinella

  3. #13
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    Predefinito alitalia

    1) l'Italia è il paese dei salotti banco-politico-impenditoriali

    2)beh il prezzo simulato è 427 milioni cash, poi ci aggiungi due milaridi e mezzo e passa di debiti, il valore netto delle azioni distrutto, gli aiuti di Stato... a discrezione da quanto cominci a contarli.... diciamo COME MINIMO COSTA 3000 MILIONI DI EURO http://www.brunoleoni.it/nextpage.aspx?codice=7328


    http://www.brunoleoni.it/nextpage.aspx?codice=7355
    "dati pubblicati dal Ministero dello Sviluppo Economico evidenziano che il debito del gruppo Alitalia è di 3,8 miliardi di euro, di cui ben 3 miliardi in capo alla stessa Alitalia, e non di 2,3 miliardi di euro come affermato dal Commissario Straordinario di Alitalia in un’intervista lo scorso 16 novembre.

    L’offerta Cai consiste di circa 1,05 miliardi di euro e il Commissario ha detto di poter ricavare altri 600/700 milioni di euro dalla vendita degli altri asset.
    I crediti non recuperabili sono quindi superiori a 2 miliardi di euro, come anche lo stesso Istituto Bruno Leoni aveva stimato ad inizio settembre."

    SEMPRE LI QUESTA NOTERELLA:
    "È inoltre necessario il parere del monitoring trustee voluto dalla Commissione Europea per vigilare sulla transizione; quasi certamente anche questa seconda condizione verrà soddisfatta senza alcuna problematica, nonostante vi siano dei seri dubbi sui prezzi a cui sono stati venduti gli aeromobili Alitalia a Cai; infatti nel complesso si è stimata equa un’offerta di 1052 milioni di euro.

    Lo stesso Commissario ha affermato che gli slot sono stati valutati almeno 500 milioni di euro, cioè più di 4 milioni di euro per i 130 slot più pregiati. Tale valutazione sembra essere tuttavia ancora bassa perché Alitalia detiene 42 coppie di slot nei principali aeroporti che hanno un prezzo molto elevato.
    Se gli slot hanno un tale valore, gli aeromobili acquistati da Cai hanno un valore troppo basso.

    Gli aerei acquisiti da CAI sono nel complesso 64; di questi ben 7 sono a lungo raggio, 43 sono aerei Airbus relativamente moderni, mentre 23 sono vecchi MD (principalmente MD82 più capienti del MD80).

    Nel complesso al 29 agosto il valore di bilancio degli aeromobili sfiorava gli 1,8 miliardi di euro, valore sceso a circa 1,74 miliardi nel corso dei tre mesi successivi a causa della svalutazione della flotta come è possibile stimare tramite una perdita annuale del valore degli aeromobili del 10%.

    Quanto valgono gli aerei acquistati da Cai? Secondo gli advisor meno di 500 milioni di euro, cioè meno di 10 milioni di euro ad aeromobile, mentre secondo la nostra stima aggiornata pone un valore di mercato di più di 1,1 miliardi di euro."


    OH QUI ORMAI LE "PULCINELLATE" NON SI CONTANO PIU'

    METTERE INSIEME LE PULCINELLATE DEGLI ULTIMI DUE GOVERNI: MAGGIORI ONERI PUBBLICI PER PENSIONI, SALVATAGGIO DI AZIENDE E REDISTRIBUZIONE SOCIALE....SONO SEMPRE PIù CURIOSO DI VEDERE I CONTI PUBBLICI DEI PROSSIMI ANNI..

  4. #14
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    Predefinito la caduta dell'IP in Europa

    01/2009 11:15 - UK: -2,3% mensile per la produzione industriale
    La produzione industriale inglese a novembre ha fatto registrare un -2,3% su base congiunturale ed una contrazione tendenziale del 6,9%. I dati sono decisamente peggiori delle attese del mercato.


    09/01/2009 10:20 - Francia: -2,4% m/m per la produzione industriale L’Insee ha reso noto che a novembre la produzione industriale francese ha segnato un calo del 2,4% su base mensile, decisamente peggiore rispetto le attese del mercato (+0,2% congiunturale). L’istituto di statistica ha anche rivisto al ribasso il dato di ottobre (da -2,7% a -3,7%).


    09/01/2009 10:10 - Spagna: -15,1% a/a per la produzione industriale di novembre La produzione industriale spagnola a novembre ha fatto registrare una contrazione tendenziale del 15,1%. Il dato segue il -12,8% annuo della precedente rilevazione.

  5. #15
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    Predefinito

    il dato italiano verrà comunicato dall'istat il prox 14 gennaio a ottobre il calo era stato del 6,9%

  6. #16
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    il dato spagnolo fa davvero paura, ma la spagna era cresciuta molto
    penso che dovremo essere contenti se quello italiano non sarà troppo negativo

  7. #17
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    Nel mese di novembre 2008, sulla base degli elementi finora disponibili,l'indice della produzione industriale con base 2000=100 è risultato pari a 90,4 con una diminuzione del 12,3 per cento rispetto a novembre 2007, allorché risultò uguale a 103,1. Nel confronto tra il periodo gennaio-novembre 2008 e il corrispondente periodo del 2007, l’indice ha presentato una diminuzione del 3,6 per cento.

    L'indice della produzione corretto per i giorni lavorativi ha registrato in novembre una diminuzione tendenziale del 9,7 per cento (i giorni lavorativi sono stati 20 contro i 21 di novembre 2007), mentre nella media dei primi undici mesi del 2008 il medesimo indice ha segnato un calo del 3,5 per cento rispetto al corrispondente periodo del 2007 (i giorni lavorativi sono stati 233
    contro i 234 del 2007).

    L'indice della produzione industriale destagionalizzato è risultato pari a 88,7 con una diminuzione del 2,3 per cento rispetto a ottobre 2008.

    FONTE ISTAT http://www.istat.it

  8. #18
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    14/01/2009 10:10 - Italia: -2,8% m/m per la produzione industriale di novembre
    L’Istat ha comunicato che a novembre l'indice della produzione industriale è risultato pari a 90,4 punti (2000=100) con una diminuzione del 12,3% rispetto al novembre 2007 (103,1). L'indice corretto per i giorni lavorativi ha registrato una diminuzione tendenziale del 9,7%, mentre su base congiunturale l’indicatore destagionalizzato è risultato pari a 88,7 con una diminuzione del 2,3 per cento. Più contenute le attese del mercato, che aveva pronosticato un calo dell’1,8%

  9. #19
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    Predefinito A Qual Gran Fanfarone Di Berlusconi

    Bisogna spingere gli investimenti privati per spingere l'economia

    Sono i consumi eccessivi che ci hanno messo nei pasticci

    di Hal Varian

    Di questo tempi, sembra che il più patriottico dei nostri doveri sia quello di consumare di più. E se proprio non vogliamo spendere più soldi, ci penserà lo Stato a darci una mano.
    Un momento: non era un eccesso di consumo ad averci messo in questa crisi? Aumentare le nostre spese in questo momento sembra un po' come bere whisky per curare i postumi di una sbronza.
    Nonostante questo paradosso, l'idea di fornire una dose di stimolo economico non è priva di una sua logica, ma la cura dovrebbe essere più un Alka-Seltzer che un altro giro di scotch. Per comprendere che tipo di stimolo abbia senso, prendiamo in considerazione le forze economiche attualmente in gioco.

    Nelle economie moderne, vi sono quattro fonti di domanda (consumi, investimenti, settore pubblico ed esportazioni) e due fonti di offerta (produzione interna e importazioni). Quando una delle componenti della domanda si riduce, in ultima analisi dovrà ridursi anche l'offerta.
    Nel caso dell'economia americana, la doppia mazzata che ha colpito la ricchezza del Paese a causa della bolla speculativa immobiliare e del crollo della Borsa ha fatto sì che i consumatori si siano fatti – comprensibilmente – alquanti cauti. Molto ragionevolmente, vogliono consumare di meno e risparmiare di più.
    In un mondo ideale, un aumento del risparmio condurrebbe automaticamente ad un aumento degli investimenti. Quando i consumatori lasciano nei loro conti correnti una porzione maggiore dei propri soldi, questi fondi vengono dati in prestito al fine di finanziare la produzione di fabbriche, macchinari, computer e altre forme di capitale fisico. Questi investimenti in conto capitale rendono possibile un maggiore consumo in futuro il che, dopotutto, è il motivo che induce le persone a risparmiare.

    Non conta solo l'investimento in capitale fisico. I risparmi possono essere riciclati anche nella forma di prestiti per studenti, permettendo così l'accumulazione di capitale umano aumentando l'offerta di medici, tecnici e lavoratori specializzati di ogni tipo.
    Disgraziatamente, al giorno d'oggi i risparmi degli americani non si traducono in investimenti, e questo per tre motivi. In primo luogo, una delle più importanti categorie di capitale fisico è rappresentata dagli immobili, ossia da un settore nel quale abbiamo già un eccesso di investimento. In secondo luogo, in virtù dell'indebolimento dell'economia, le imprese sono riluttanti ad investire in nuovi impianti e macchinari. Terzo, la miserevole condizione dei bilanci bancari ha fatto sì che gli istituti di credito siano poco disposti a concedere prestiti. Il risultato netto è che i soldi si stanno accumulando in asset straordinariamente sicuri, come i Buoni del Tesoro e non vengono investiti in modo tale da costruire un'economia più produttiva.
    Ben Bernanke, presidente della Federal Reserve e Hank Paulson, Segretario del Tesoro, si sono giustamente concentrati sul compito di riportare il settore finanziario in condizione di funzionare, in quanto la concessione di prestiti è un elemento essenziale degli investimenti nel settore privato. Oggi l'Amministrazione Obama vuole spostare l'attenzione dalla politica monetaria alla politica fiscale e offrire uno stimolo diretto alla domanda. Ma a quale componente della domanda? I consumi, gli investimenti, il settore pubblico o le esportazioni?

    Far aumentare le esportazioni sarebbe un'ottima cosa, ma non avverrà. Anche il resto del mondo ha problemi finanziari e difficilmente vedremo un grosso aumento della domanda di beni americani.
    Lo stimolo diretto a favore dei consumi è una soluzione problematica. Nell'attuale congiuntura, la maggior parte del denaro restituito ai consumatori grazie alla riduzione delle imposte verrebbe in tutta probabilità destinata ai risparmi, peraltro del tutto giustamente, in quanto si tratterebbe della cosa giusta da fare. Anziché confidare esclusivamente su uno stimolo diretto ai consumi sarebbe preferibile offrire una base minima ai consumi assicurandosi che il sussidio di disoccupazione e i sussidi alimentari ai poveri siano adeguatamente finanziati.

    E questo ci porta ala spesa pubblica, ossia al fattore che sta attirando la gran parte dell'attenzione della stampa. Il pericolo, nel caso di questo tipo di stimolo, è duplice: primo, è necessario troppo tempo affinché gli effetti della spesa pubblica si facciano sentire e, secondo, è fin troppo probabile che questa spesa venga dedicata a progetti semi-clientelari pressoché privi di valore intrinseco.
    Vi sono certamente progetti di infrastrutture pubbliche degni di essere finanziati. Il problema è capire quali siano e finanziarli tempestivamente. Un possibile metodo potrebbe consistere nel nominare una commissione indipendente che stabilisca le necessarie priorità e sottoponga un piano di investimenti al Congresso affinché venga approvato o respinto senza possibilità di emendamento.
    È il caso di mettere in guardia dall'idea di fornire uno stimolo per il tramite della spesa pubblica anche sotto un altro aspetto: non ha molto senso che le autorità federali spendano di più se i singoli Stati sono forzati a ridurre le spese. Una considerevole porzione dell'aumento della spesa federale dovrebbe essere trasferito agli Stati al fine di far sì che i servizi pubblici essenziali continuino ad essere disponibili a livello statale e locale.

    A sua volta, ciò ci conduce all'investimento privato, che non ha ricevuto l'attenzione che merita. Questo è un peccato, in quanto l'investimento è ciò che rende possibili i futuri aumenti della produzione e dei consumi. I crediti d'imposta a favore degli investimenti, così come altri tipi di sussidio per gli investimenti nel settore privato, non sono politicamente attraenti quanto una riduzione delle imposte per i consumatori o l'aumento della spesa pubblica. Ma se l'investimento privato non aumenta, da dove verrà il consumo extra in futuro?

    In conclusione, abbiamo bisogno che il tasso di risparmio negli Stati Uniti sia significativamente più alto di quello che abbiamo conosciuto negli ultimi anni. Ciò significa che la riduzione dei consumi dovrà essere compensata dall'aumento delle altre componenti della domanda e il candidato di gran lunga più attraente sono proprio gli investimenti privati.

    Hal Varian è docente di economia presso la University of California in Berkeley echief economist di Google.

    Questo articolo è stato originariamente pubblicato sull'edizione del 7 gennaio 2009 del Wall Street Journal, che ringraziamo per la cortese concessione alla riproduzione.

  10. #20
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    http://notizie.tiscali.it/articoli/e...istat_987.html


    Istat, crolla la produzione: a novembre -12,3%

    Crolla la produzione industriale. A novembre 2008, in base ai dati resi noti dall'Istat, l'indice ha registrato una contrazione del 12,3% rispetto a novembre 2007. Anche al netto degli effetti di calendario (novembre scorso ha avuto un giorno lavorativo in meno rispetto allo stesso mese dell'anno prima) si registra una diminuzione su base annua del 9,7%: si tratta della diminuzione più ampia dal gennaio 1991. Su base mensile, rispetto a ottobre 2008, il calo è stato del 2,3%.
    Brusca frenata anche per l'energia - Nel periodo gennaio-novembre, rispetto allo stesso periodo del 2007, il calo è stato del 3,6% (-3,5% il dato corretto per giorni lavorativi). I macro-raggruppamenti industriali mostrano tutti un calo su base tendenziale, mentre su base congiunturale fanno eccezione solo i beni non durevoli. Dopo una fase al rialzo, segna ora una brusca inversione di tendenza anche l'energia, con una produzione in calo del 10,2% a livello tendenziale e del 3,9% a livello congiunturale. Su base annua la produzione di beni di consumo ha avuto un calo del 4,2%, con una diminuzione più forte del 10,2% per i durevoli e del 2,8% per i non durevoli. La produzione di beni strumentali è scesa del 12,5%, quella di beni intermedi del 12%. Su base mensile, la variazione è nulla per i beni di consumo, con i durevoli in ribasso del 3,9% e i non durevoli in rialzo dello 0,8%, mentre i beni strumentali arretrano del 4,5% e quelli intermedi del 2,8%.
    Va bene solo il settore tessile e dell'abbigliamento - L'analisi per settore di attività economica evidenzia, su base tendenziale e con il dato corretto per giorni lavorativi, un'unica variazione positiva per le industrie tessile e dell'abbigliamento (+0,5%). Tutti in ribasso gli altri comparti, con i cali più marcati per i mezzi di trasporto (-22,3%), la lavorazione di minerali non metalliferi (-13,9%), della gomma e delle materie plastiche (-13,8%). Nei primi 11 mesi dell'anno il calo più forte, rispetto all'analogo periodo del 2007, si è avuto per il settore pelli e calzature (-9,8%), legno e prodotti in legno (-9,4%), estrazione dei minerali (-8,9%).
    Male anche la produzione industriale europea - A novembre 2008, rispetto al mese precedente, è scesa dell'1,6 sia nella zona euro che nell'Ue-27. In ottobre, la produzione era ugualmente diminuita dell'1,6% in entrambe le zone. In Italia la diminuzione a novembre 2008 rispetto al mese di ottobre è stata del 2,3%. Lo rende noto oggi Eurostat, l'Ufficio statistico dell'Ue, precisando che su base annua - novembre 2008 rispetto a novembre 2007 - la produzione industriale è scesa del 7,7% sia in Eurolandia che nell'Ue-27. La produzione italiana, in particolare, su base annua è diminuita del 9,7%. Quanto ai singoli settori, in novembre rispetto ad ottobre, la produzione di beni di consumo non durevoli è cresciuta dello 0,1% nella zona euro mentre è scesa dello 0,2% nell'Ue-27. Più accentuato il calo di produzione di energia: rispettivamente -1,5% e -1%. Sono in declino anche i beni d'investimento con -1,8% in Eurolandia, e -2,3% nell'Ue-27, così come i beni di consumo durevoli che diminuiscono rispettivamente del 2,4% e dell'1,7%. Calo del 2,8% in entrambe le zone anche per i beni intermedi.
    L'Ocse avverte: crescita rallentata fino a metà 2010 - La crescita nell'area dell'euro rimarrà sotto il potenziale fino alla metà del 2010. E' quanto emerge dall'Economic Survey per l'Area dell'Euro presentato oggi dall'Ocse. Nel rapporto si parla di una "contrazione della produzione nella seconda parte del 2008 e nella prima del 2009, con una crescita che rimane sotto il potenziale fino a metà del 2010".

 

 
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