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    Predefinito Il nostro santo padre Giustino ci Celije, il Nuovo Filosofo

    E' notizia di meno di un mese fa che il patriarcato serbo ha canonizzato il padre Justin Popovitc grande figura di teologo e di santo, un "vero padre della Chiesa in pieno XX secolo" come lo definì il suo figlio spirituale Anfilohje Metropolita del Montenegro.
    Che padre Justin sia un santo non ne dubito di certo: nelle due chiese di Pistoia (quella del Monastero e quella Cattedrale) c'è da anni la sua icona in pittura murale con l'aureola dei santi. Quello che è importuna è questa canonizzazione che ha come scopo evidente la riappropriazione di una grande figura che si separò con grande dolore dalla chiesa della sua amata Serbia, cessando la commemorazione dei suoi Ierarchi, perchè essa, nonostante i suoi appelli, era entrata nel Consiglio Ecumenico delle Chiese.
    Sarebbe stata opportuna se fosse stata preceduta da pubblico pentimento e dal gesto concreto di uscire dal movimento ecumenico.
    Ma così non è stato. Il Santo padre dal cielo piangerà per l'ipocrisia che si aggiunge, nel comporta della chiesa di Serbia, alla sordità passata ai suoi richiami.
    Riporto un profilo della sua figura ripreso dal sito orthodoxia.it | l'ortodossia in rete

    Padre Giustino (Popovic), il "nuovo filosofo"

    Memoria il 25 Marzo

    Il padre Giustino è stato una figura di primo piano nella testimonianza della Tradizione Ortodossa, sia per la sua dottrina che per la vita nell'ascesi: un vero Padre della Chiesa in pieno XX secolo. Di lui, un monaco del Monte Athos ha scritto: "Ci fu un uomo mandato da Dio , e il suo nome era Giustino".Come gli antichi Padri, egli non ha compreso la dottrina staccata dall'ascesi e dalla tensione verso la santità. "L'unico possibile rinascimento nella Chiesa - amava dire - è un rinascimento nell'ascesi". La sua Teologia, che volle chiamare - intitolando la sua opera di Dogmatica - La filosofia ortodossa della Verità, non è una contemplazione intellettuale dell'essenza di Dio, come la scolastica occidentale, ma la continuazione dell'esperienza vivente della Vita in Cristo. La stessa vita della Chiesa è l'organica continuazione della Vita di Cristo da parte del suo Corpo, secondo l'immagine paolina. Essere cristiani significa essere in Cristo. L'eresia non è soltanto la formulazione intellettuale di un errore dogmatico ma è, soprattutto, separarsi da Cristo. Torna in mente un apoftegma (detto) di un padre del deserto che accettava di essere accusato dei più ed orrendi peccati, ma non di eresia "perché l'eresia è separazione da Cristo".

    "Non c'è niente di più orribile - scrive p. Giustino - di un'eternità senza Cristo. Io ritengo preferibile un Inferno dove fosse il Cristo (perdonatemi il paradosso) ad un Paradiso dove Cristo non c'è. Perché se Cristo non è presente, tutto si trasforma in maledizione ed orrore".

    Il Venerato Padre nacque il giorno dell'Annunciazione (25 Marzo del Calendario Ecclesiastico) del 1894 a Vranje in Serbia e si addormentò nel Signore lo stesso giorno dell'Annunciazione del 1979. L'intera sua vita è segnata da questa data dell'Incarnazione: è un canto al Verbo incarnato principio e fine, alpha ed omega di tutte le cose.

    Nato da una famiglia sacerdotale da diverse generazioni, figlio di un sacerdote, padre Spiridione, e della matuska Anastasia, ricevette fin dalla più tenera infanzia il respiro della "dolce Ortodossia" come il popolo Serbo amava chiamare la fede dei suoi padri , p. Giustino è veramente il frutto eletto di una stirpe che ha vissuto e praticato in profondità la fede cristiana ortodossa della sua nazione.
    Del popolo serbo condivise i momenti dolorosissimi del XX secolo: divenne monaco nel 1915, proprio durante la lunga ritirata dell'esercito serbo che durante l'inverno marciò lungo il Kosovo e l'Albania fino a Scutari, condotto dal vecchio Re Pietro I nelle piane del Kosovo , nel "Campo dei merli" là dove il santo principe Lazaro aveva nel passato , lottando contro i Turchi, preferito "la gloria del regno celeste all'effimera gloria del regno terreno". Imitando la rinuncia del santo, Blagoje (questo era il nome di battesimo di abba Justin) scelse anche lui, dopo un secondo dramma del Kosovo, la gloria eterna, identificando il suo destino a quello della Serbia Ortodossa che scelse di servire nel suo calvario, materiale, morale e soprattutto spirituale.

    La sua formazione fu ricca e complessa, ed anche il suo nome monastico di Giustino - filosofo e martire - gli si addice perfettamente. Con la Filosofia Ortodossa della Verità fu chiamato da Dio a formulare una grande sintesi teologica in un'epoca di relativismo, sintesi nella quale riaffermò la Verità di Cristo, l'Unicità della Chiesa Cattolica ed Ortodossa, Corpo di Cristo vivente ove lo Spirito Santo dimora, unica arca della nostra salvezza in mezzo ai marosi del secolarismo, dell'ateismo, dell'umanesimo, arrogante negatore della centralità di Dio, dell'eresia del relativismo e dell'Ecumenismo.

    In questo si può dire che egli fu davvero un nuovo filosofo.

    Nonostante che la sua formazione si sia svolta in parte in occidente - studiò ad Oxford, dopo il Seminario in Serbia e l'Accdemia in Russia, e poi ad Atene ove conseguì il dottorato in Teologia - dal pensiero occidentale non fu influenzato se non per una maggiore comprensione del dramma dell'occidente stesso.

    Due grandi figure dell'Ortodossia del '900 ebbero influenza sulla formazione di Padre Giustino: il santo Vescovo Nicolaj (Velimirovic) ed il Metropolita Antonio Krapovitsky.

    Del primo abba Justin ebbe a dire "Sì, è il grande padre di tutti i Serbi, il più grande dopo San Sava".

    L'altro suo padre spirituale, il Metropolita Antonio, fu il primo Presidente del Sinodo della "Chiesa Russa fuori frontiera"
    uscita dai confini della Patria per preservarne la grande tradizione spirituale, la tradizione della Santa Russia Ortodossa
    , dopo l'avvento del bolscevismo, e che ebbe la sua sede a Karlovac. Di lui scrisse:"Nella nostra epoca nessun altro ha esercitato maggiore influenza sul pensiero ortodosso del beato metropolita Antonio. Egli ha ricondotto l'Ortodossia fuori dalle strade scolastiche e razionaliste , lungo la via beata ed acetica; egli ha mostrato e provato, in maniera indiscutibile, che la potenza eterna dell'Ortodossia risiede nei Santi Padri , perché solo i santi sono i veri luminari e, per ciò stesso, i veri teologi". Nel Metropolita Antonio vede la luce della tradizione della nazione Russa ortodossa che continua nonostante gli orrori della rivoluzione e del materialismo ateo eretto a sistema.

    Quest'insistenza sul tema della "Nazione Ortodossa" ritorna più volte, come una costante, nel pensiero del p. Giustino. Ma non deve farci pensare ad un nazionalista chiuso alla dimensione universale e cattolica dell'Ortodossia. Al contrario, se l'attaccamento alle radici della nazione ortodossa ha, per lui, il significato di un legame organico, quasi fisico, all'interno del più grande corpo di Cristo che è la Chiesa, il filetismo rappresenta per lui il più grave peccato degli Ortodossi contro la Chiesa. Egli è convinto che l'Ortodossia non abbia limiti nazionali e che le nazioni ortodosse hanno anzi il dovere di portarla sempre oltre i loro confini, com'è avvenuto nell'epoca degli Apostoli e dei Padri.

    Vide con chiarezza il pericolo che il relativismo si introducesse pian piano nell'ortodossia attraverso l'eresia dell'Ecumenismo. Lottò con tutte le sue forze, con gli scritti, con la parola e soprattutto con la vita ascetica perché l'Ortodossia restasse salda nella Vivente Tradizione di Verità ricevuta dagli Apostoli e dai Padri.

    Quando la Chiesa Serba, nel 1965, ,per decisione del Patriarca German (una creatura del regime comunista di Tito) entra ufficialmente nel Consiglio Ecumenico delle Chiese, la coscienza della Chiesa serba, ovvero la voce profetica del Venerato Padre Justin dichiarò: "Noi abbiamo rinnegato la Chiesa Ortodossa, degli Apostoli, deiPadri, dei Concili Ecumenici e siamo diventati membri di un Club eretico, umanistico, umanizzato, fatto dalle mani dell'uomo; un Club che consiste di 263 eresie, ciascuna delle quali è spiritualmente morta".

    Nel 1971 il P. Giustino, che sempre aveva manifestato la sua simpatia per il movimento di resistenza greco (l'attuale vescovo Ireneo (Bulovic), figlio spirituale del P. Justin, da giovane ieromonaco studente ad Atene, andava a celebrare in una chiesa vecchio-calendarista di un monastero di monache, quello della Panaghia Mirtidiotissa alla periferia della città.), rompe la Comunione col Patriarcato Serbo. Alla sua morte nessun Vescovo serbo presenzierà alle esequie.

    Negli ultimi anni, abbandonato il lavoro di insegnamento, restò nel monastero di Celije dove era padre spirituale di quella comunità di Monache da dove però non si stancò, fino alla morte, di far sentire la sua voce di confessore della fede. Egli era consapevole della china ecumenistica e modernista in cui l'Ortodossia stava precipitando ma era sempre più convinto che la preghiera, l'ascesi, la paternità spirituale, più che il gridare scalmanato (che è altra cosa rispetto alla capacità di prendere posizioni ferme quando necessario) fossero necessari alla conservazione di un'Ortodossia fedele alla Tradizione dei Padri.Un'occasione per incontrare gran numero di fedeli erano le annuali commemorazioni del Santo Vescovo Nicolaj, sepolto poco lontano da Celije. Di quelle commemorazioni ci restano magnifiche Omelie che sono veri insegnamenti di fede e lezioni di Ortodossia.

    Le sue opere restano come tra le più preziose testimonianze di una rilettura fedele della Tradizione per gli uomini di oggi, in perfetta e mai soluta continuità con il filo d'oro che dagli Apostoli giunge fino a noi.

    Anche se la Chiesa Serba non lo ha ancora ufficialmente canonizzato, il padre Giustino è venerato ovunque come santo dai veri Ortodossi. Il padre Atanasio Simonopetrita ha composto i testi liturgici in suo onore:

    Apolitikio Tono I

    Il Teologo dalla mente divina onoriamo con splendore,* Il sapiente tra i Serbi Giustino:* con la grazia del santo Spirito ha combattuto l'errore degli atei e l'empietà dei latini* come iniziato del Signore Filantropo ed amante della pietà.*Gloria a Cristo che ti ha glorificato!* Gloria a Lui che ti ha incoronato!* Gloria a Lui che ti ha reso un luminare* nel tempo della tenebra.

    Kontakion Tono I

    Acclamiamo alla fedele ed inesauribile fonte* da cui sgorgano le dottrine ortodosse,* ad un angelo in forma umana animato di zelo divino,* Giustino deiforme,* il germoglio dei Serbi,* che con gli insegnamenti e gli scritti* strenuamente difese* la fede nel Signore.

    Megalinario

    Rallegrati* Giustino amante di Dio,* stella del mattino nuovamente risplendente per tutti gli Ortodossi:* nei nostri tempi hai illuminato il mondo, coi raggi delle divine parole,* e sei stato oppositore dell'eresia.

    •   Alt 

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    Predefinito Re: Il nostro santo padre Giustino ci Celije, il Nuovo Filosofo

    Ho letto alcuni anni fa il catechismo ortodosso del padre Justin Popovic che mi sono stampato dal sito di Testimonianza Ortodossa e che ho apprezzato.

  3. #3
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    Predefinito Re: Il nostro santo padre Giustino ci Celije, il Nuovo Filosofo

    Avevo un libro di Giustino, che distrussi perché temevo potesse da altri esser usato per fini di non intendimento.
    Lo avevo acquistato per scopo di ricerca intellettuale, cercavo cioè affermazioni cristiane teologiche chiare ed evidenti della divinità del Cristo. In libreria mi minacciarono, inveendo contro mio corpo. A casa lo lessi, pensando e convincendomi che potesse contenere qualcosa di quanto stavo cercando; poi ne dedussi di no, infatti io cercavo affermazioni che fossero anche distinzioni. Del mancato successo di mia ricerca ne fui triste, chiedendomi per quale motivo non si potessero trovare da nessuna parte quelle chiare distinzioni e con forza e rigorosità intellettuale. Ne conclusi che le istituzioni culturali cristiane non erano ancora state stabilite o perlomeno non nelle culture diffuse ampiamente ed universalmente. Temendo che a causa del mio acquisto l'Autore potesse essere perseguitato da folli e fanatici, mi diede sollievo constatare che fosse stato dichiarato morto già da molti anni.

    Passato molto tempo, dopo tanta delusione per quelle distinzioni che non trovavo espresse nelle ufficialità cristiane, dopo aver trovato in psicologia, antropologia, glottologia, elementi notevoli ma ovviamente non decisivi né eticamente definibili per una identificazione minima della sacralità e numinosità ed espressività della realtà religiosa cristiana, mi risovvennero in mente le affermazioni del serbo Giustino. Stavolta potetti trovarne l'acume e la utilità ed il senso:

    DioUomo e Diouomo, sono i concetti della cristologia che affermando per essenze di significato universale lo fanno disponibile per le affermazioni esistenziali di religione cristiana.
    Tali concetti negano implicitamente le personalizzazioni dell'idea del Cristo affermandone la virtù di personificazione nel presente e senza le personalità passate ad impedirne, personificazione iconostatica ed iconografica, senza che il culto debba usare la tradizione quale tramandamento anche. La tradizione del culto in tal modo resta libera dalle tradizioni culturali e senza inutili diatribe.
    Proprio in tal guisa, notavo, la antropologia religiosa e la psicologia delle religioni e la glottologia religiosamente impiegate non erano più separate o separabili né utilizzabili per avversare la spontaneità culturale religiosa né per negare i valori non solo pratici anche teorici dei culti cristiani e religiosi.
    Di fatto DioUomo, quale espressione di fede comune in Dio che si manifesta in allegoria di umanità, e Diouomo, manifestazione di religione particolare nel vivere in quanto tale solamente (e non soltanto), si riferiscono direttamente e rispettivamente e senza descriverne a psicologia ed antropologia generali e tal riferimento restando e non altrimenti divenendo glottologicamente generalizzabile. Questo non significa multireligiosità, perché in tale realtà sono sensati i riferimenti indeterminati alla Salvezza, alla Conservazione ed alla Continuazione; parimenti non significa eredità storica particolare, ché ciò nel dar illusione di comunicare direttamente alle esistenze concrete invece le separa dalla concretezza della esistenza in ciascun destino, singolo e collettivo.
    Penso che Giustino fosse, in definitiva, un esponente del cristianesimo attivo ed intellettualmente militante affinché la spontaneità religiosa non fosse coinvolta nelle artificiosità intellettuali di matrice atea. E ciò che parrebbe artificio e complicazione in sue dottrine, invece è arma intellettuale contro le complicazioni artificiali. Infatti è possibile interpretare i concetti dottrinari anche e solo secondo linguaggio:

    DioUomo, Mistero ed assieme Idea, diversamente da ‘Dio e Uomo', Mistero con Idea aggiunta.

    DioUomo, Mistero ed assieme Idea, distintamente da Uomo-Dio e da Dio-uomo, codesti rispettivamente unione nelle azioni umane con l’atto divino, presenza della Divinità eterna agli atti di umanità.

    Ugualmente in riferimento ad individualità:
    Diouomo, che non rappresenta l'esempio di uomo e Dio, ovvero non semplicemente tempi personali al cospetto dell’Eterno, bensì l'agire nel tempo consapevole dell’Esserci della Eternità, direttamente dalla intuizione e senza pensiero precedente ma susseguente.

    Tale dottrina consente una cristologia che sia direttamente della e nella vita, ed anche individuale (senza passar prima per analogie tra tempo ed eternità né per comparazioni di eternità con tempi).

    LA VITA DELLA MENTE E LA MENTE CHE È VITA NON STANNO ASSIEME PER NEGARE VITA ALLA MENTE E LA VITA DELLA MENTE È CORPO, MATERIA, CON TUTTO CIÒ CHE LA MATERIA PRETENDE ED IL CORPO DESIDERA.

    (Mauro Pastore)

  4. #4
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    Predefinito Re: Il nostro santo padre Giustino ci Celije, il Nuovo Filosofo

    Citazione Originariamente Scritto da PhyroSphera Visualizza Messaggio
    Avevo un libro di Giustino, che distrussi perché temevo potesse da altri esser usato per fini di non intendimento.
    Lo avevo acquistato per scopo di ricerca intellettuale, cercavo cioè affermazioni cristiane teologiche chiare ed evidenti della divinità del Cristo. In libreria mi minacciarono, inveendo contro mio corpo. A casa lo lessi, pensando e convincendomi che potesse contenere qualcosa di quanto stavo cercando; poi ne dedussi di no, infatti io cercavo affermazioni che fossero anche distinzioni. Del mancato successo di mia ricerca ne fui triste, chiedendomi per quale motivo non si potessero trovare da nessuna parte quelle chiare distinzioni e con forza e rigorosità intellettuale. Ne conclusi che le istituzioni culturali cristiane non erano ancora state stabilite o perlomeno non nelle culture diffuse ampiamente ed universalmente. Temendo che a causa del mio acquisto l'Autore potesse essere perseguitato da folli e fanatici, mi diede sollievo constatare che fosse stato dichiarato morto già da molti anni.

    Passato molto tempo, dopo tanta delusione per quelle distinzioni che non trovavo espresse nelle ufficialità cristiane, dopo aver trovato in psicologia, antropologia, glottologia, elementi notevoli ma ovviamente non decisivi né eticamente definibili per una identificazione minima della sacralità e numinosità ed espressività della realtà religiosa cristiana, mi risovvennero in mente le affermazioni del serbo Giustino. Stavolta potetti trovarne l'acume e la utilità ed il senso:

    DioUomo e Diouomo, sono i concetti della cristologia che affermando per essenze di significato universale lo fanno disponibile per le affermazioni esistenziali di religione cristiana.
    Tali concetti negano implicitamente le personalizzazioni dell'idea del Cristo affermandone la virtù di personificazione nel presente e senza le personalità passate ad impedirne, personificazione iconostatica ed iconografica, senza che il culto debba usare la tradizione quale tramandamento anche. La tradizione del culto in tal modo resta libera dalle tradizioni culturali e senza inutili diatribe.
    Proprio in tal guisa, notavo, la antropologia religiosa e la psicologia delle religioni e la glottologia religiosamente impiegate non erano più separate o separabili né utilizzabili per avversare la spontaneità culturale religiosa né per negare i valori non solo pratici anche teorici dei culti cristiani e religiosi.
    Di fatto DioUomo, quale espressione di fede comune in Dio che si manifesta in allegoria di umanità, e Diouomo, manifestazione di religione particolare nel vivere in quanto tale solamente (e non soltanto), si riferiscono direttamente e rispettivamente e senza descriverne a psicologia ed antropologia generali e tal riferimento restando e non altrimenti divenendo glottologicamente generalizzabile. Questo non significa multireligiosità, perché in tale realtà sono sensati i riferimenti indeterminati alla Salvezza, alla Conservazione ed alla Continuazione; parimenti non significa eredità storica particolare, ché ciò nel dar illusione di comunicare direttamente alle esistenze concrete invece le separa dalla concretezza della esistenza in ciascun destino, singolo e collettivo.
    Penso che Giustino fosse, in definitiva, un esponente del cristianesimo attivo ed intellettualmente militante affinché la spontaneità religiosa non fosse coinvolta nelle artificiosità intellettuali di matrice atea. E ciò che parrebbe artificio e complicazione in sue dottrine, invece è arma intellettuale contro le complicazioni artificiali. Infatti è possibile interpretare i concetti dottrinari anche e solo secondo linguaggio:

    DioUomo, Mistero ed assieme Idea, diversamente da ‘Dio e Uomo', Mistero con Idea aggiunta.

    DioUomo, Mistero ed assieme Idea, distintamente da Uomo-Dio e da Dio-uomo, codesti rispettivamente unione nelle azioni umane con l’atto divino, presenza della Divinità eterna agli atti di umanità.

    Ugualmente in riferimento ad individualità:
    Diouomo, che non rappresenta l'esempio di uomo e Dio, ovvero non semplicemente tempi personali al cospetto dell’Eterno, bensì l'agire nel tempo consapevole dell’Esserci della Eternità, direttamente dalla intuizione e senza pensiero precedente ma susseguente.

    Tale dottrina consente una cristologia che sia direttamente della e nella vita, ed anche individuale (senza passar prima per analogie tra tempo ed eternità né per comparazioni di eternità con tempi).

    LA VITA DELLA MENTE E LA MENTE CHE È VITA NON STANNO ASSIEME PER NEGARE VITA ALLA MENTE E LA VITA DELLA MENTE È CORPO, MATERIA, CON TUTTO CIÒ CHE LA MATERIA PRETENDE ED IL CORPO DESIDERA.

    (Mauro Pastore)
    Sentendo dire in alcuni ambienti di idea di umanità e di idee universali, non volendo pensare a Natura che contiene natura, né a tempo nella eternità, vogliono taluni fingere di aver sentito dire non di idea ma di umanità stessa... E quindi passando da scherzi pessimi ad ingiurie, terminano col minacciare o far minacciare il corpo di chi pensava a qualcosa di non immediato ma pur sempre di intuitivo indicando essenza della natura universale. Infatti le cose dell'universo, le vite nell'universo, sono, prima di formarsi, anche potenze attive, per future formazioni...

    Pensandone, pensando il mistero, ed anche della umanità, della potenza prima che fosse atto, e meditando il Mistero della vita, non si sta dicendo che Dio è un uomo e neppure che è l'umanità (e dicendo di potenze ed atti non se ne nega possibilità dal Mistero ovvero Dio), si sta dicendo che nel Mistero della vita è contenuta la idea di umanità.

    MAURO PASTORE

  5. #5
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    Predefinito Re: Il nostro santo padre Giustino ci Celije, il Nuovo Filosofo

    Citazione Originariamente Scritto da vescovosilvano Visualizza Messaggio
    E' notizia di meno di un mese fa che il patriarcato serbo ha canonizzato il padre Justin Popovitc grande figura di teologo e di santo, un "vero padre della Chiesa in pieno XX secolo" come lo definì il suo figlio spirituale Anfilohje Metropolita del Montenegro.
    Che padre Justin sia un santo non ne dubito di certo: nelle due chiese di Pistoia (quella del Monastero e quella Cattedrale) c'è da anni la sua icona in pittura murale con l'aureola dei santi. Quello che è importuna è questa canonizzazione che ha come scopo evidente la riappropriazione di una grande figura che si separò con grande dolore dalla chiesa della sua amata Serbia, cessando la commemorazione dei suoi Ierarchi, perchè essa, nonostante i suoi appelli, era entrata nel Consiglio Ecumenico delle Chiese.
    Sarebbe stata opportuna se fosse stata preceduta da pubblico pentimento e dal gesto concreto di uscire dal movimento ecumenico.
    Ma così non è stato. Il Santo padre dal cielo piangerà per l'ipocrisia che si aggiunge, nel comporta della chiesa di Serbia, alla sordità passata ai suoi richiami.
    Io penso che la Chiesa di Serbia non sia mai stata dedita a giudizi collettivi con valori presenti né futuri né abbia mai voluto munirsi di regole collettive che potessero trasformare i dissensi in esclusioni. Questa forma di convivenza religiosa corrisponde a convivenze non solamente religiose.

    Scrivo per conoscenza della mentalità serba a riguardo: Essa considera i conflitti ideologici e le divergenze sul da farsi una realtà non banale e soprattutto che non distrugge la comunione sulle cose necessarie alla vita. Per questo se contrasto ci fu o se fu soltanto abbandono per cause di forza maggiore, in entrambi i casi per mentalità propria una comunità serba non saprebbe neppure volontariamente ricorrere ad eventuali atti per scopo di rimedio, dato che la minima convivenza umana in Serbia ha la minima saggezza spontanea per evitare sulle cose primarie litigi ed anche dunque i relativi pentimenti non potrebbero aver senso né esserci. Di altre cose se ne potrà e se ne potrebbe dire circa altre chiese nazionali (ortodosse), nel senso delle peculiarità insite nell'essere comunità di nazioni cioè ognuna diversa, con proprie saggezze diverse.

    Tanto diversi i serbi da molti altri europei, che spero tale messaggio non sia scambiato per una critica ad ignoranza di certo cattolicesimo. Non critico ignoranza e non trasformo con miei pensieri le incomprensioni in intolleranze, che se da parte cattolica-ortodossa ve ne fossero, io non saprei confermarne su questo caso e intorno a questa discussione. Certo tali ignoranze non sono mie (e di torti nessuno proprio da me).

    MAURO PASTORE

 

 

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