Rapporto Isfol 2008: disoccupazione, precarietà e flessibilità, lavoro in nero, giovani, Mezzogiorno, immigrazione
da Il Sole 24 Ore (del 19 novembre 2008):
Isfol: occupazione in Italia inferiore di 7 punti alla media Ue
di Claudio Tucci
In Italia, un milione e 480mila uomini lavorano in nero. Sono prevalentemente meridionali, ultra 30enni, con cultura medio bassa, impiegati nel settore dei servizi, e rappresentano il 58,4% dell'occupazione sommersa e irregolare totale. In 3 casi su 4, manca proprio il contratto, mentre nella restante fetta di percentuale, il pezzo di carta scritto c'è, ma non prevede orari, contributi o mensilità aggiuntive. Un altro duro colpo per il Sud, che già vanta un tasso di disoccupazione dell'11%, quasi doppio rispetto alla media nazionale (6,1%) e con un effetto "scoraggiamento", in crescita dell'8,1% rispetto alle altre regioni italiane, che spinge all'inattività molti lavoratori, soprattutto donne, che conquistano solo impieghi atipici e discontinui. A rivelarlo è l'annuale rapporto dell'Isfol [Istituto per lo Sviluppo della Formazione Professionale dei Lavoratori, ndr] su lavoro e formazione In Italia, presentato, alla Camera, dal presidente dell'istituto Sergio Trevisanato, assieme al ministro del Welfare Maurizio Sacconi, che evidenzia un tasso di occupazione nazionale del 58,7%, inferiore di quasi 7 punti percentuali alla media Ue (65,4%) e, ancora, lontano dagli obiettivi di Lisbona.
Soggetti deboli del mercato del lavoro. E a pagare questi ritardi saranno, donne e giovani, specialmente sotto i 24 anni, con gli indicatori peggiori di ogni altro gruppo di età. A cui iniziano ad affiancarsi i nuovi soggetti deboli del mercato del lavoro: i minori, che nel 24% dei casi, sono a rischio povertà [che dire, un Paese che investe molto nei propri figli..., ndr]. «È venuto il momento di porsi un duplice obiettivo», spiega il presidente dell'Isfol Trevisanato, che evidenzia la necessità, «da una parte di agire in maniera complessiva per rendere sempre più conveniente il lavoro, per mantenere le persone più a lungo nell'attività e attrarre il maggior numero di inattivi nell'occupazione, soprattutto, in presenza di dinamiche demografiche che accentuano le conseguenze dell'allungamento della vita e dell'innalzamento dei tassi di dipendenza, e dall'altra parte è indispensabile fare in modo che tutto il sistema del lavoro venga orientato a rendere più praticabili, più convenienti e più remunerative le transizioni».
Occupazione in aumento, ma sempre più flessibile e precaria. E ciò, nonostante, i livelli di occupazione in Italia siano in crescita, facendo toccare, nel 2008, quota 23 milioni e 222mila occupati, massimo storico dal 1992. Anche se, spiegano dall'Isfol, si tratta di un aumento contenuto rispetto al passato (+1% nel 2007, rispetto all'anno precedente , contro l'1,7% del 2006), dovuto, prevalentemente, alla crescita dei lavoratori stranieri (+154mila unità, pari ai 2/3 dell'aumento degli occupati nel 2007 rispetto al 2006). E in chiaro scuro sono, anche, i dati del primo semestre 2008: con una crescita dell'occupazione che si attesta a un +1,2% su base tendenziale, rallentando, in misura significativa, una crescita ormai protrattasi per oltre 10 anni.
Ma si tratta di nuovi posti di lavoro frutto di una contrazione dell'occupazione a tempo pieno e di una straordinaria crescita dell'occupazione a tempo parziale e flessibile. Va, poi, aggiunto che la stessa congiuntura economica ha fatto sì che molta dell'offerta di lavoro addizionale non abbia trovato un'adeguata controparte nella domanda: tra il secondo semestre del 2007 e lo stesso periodo del 2008 aumenta in misura preoccupante il numero di disoccupati, con il relativo tasso che si attesta al 6,7%, specie nel Sud, vale a dire 1,3 punti in più dello stesso periodo dell'anno precedente. E torna, purtroppo, a crescere anche il tasso di disoccupazione giovanile che supera nuovamente il 20 per cento.
Aumenta il divario con il Sud del Paese. Altra criticità che si delinea, secondo rapporto Isfol, con crescente evidenza è quella relativa alle disparità territoriali. L'insufficiente tasso di occupazione dell'Italia è dovuto all'insufficiente apporto delle Regioni meridionali, dove il valore è pari al 46,5%, mentre il Nord-Est e il Nord-Ovest presentano tassi superiori alla media europea. I dati mostrano come il dualismo dell'economia e del mercato del lavoro italiani si sia intensificato. Nel periodo 2000-2007, ad esempio, l'effetto "scoraggiamento" che ha spinto molti lavoratori - soprattutto donne - nell'area dell'inattività è cresciuta nel Mezzogiorno dell'8,1%, rispetto allo 0,3% del Nord-Ovest e all'1,7% del Nord-Est. Nel Sud i valori dell'inattività delle donne sono sempre superiori al 50 per cento.
Un milione e 200mila posti di lavoro in più al 2012. Scenari migliori nel periodo 2007-2012 dove, secondo l'Isfol, l'occupazione continuerà a crescere, con un incremento di circa 1 milione e 200mila unità, pari al 5 per cento [il miglioramento in cosa consisterebbe, nell'assorbimento di qualche altro milione di lavoratori immigrati?!, ndr]. Gli aumenti più consistenti (oltre 500mila unità) si avranno tra i colletti bianchi (+8,7% per le professioni a elevata specializzazione e +5,5 per quelle tecniche) e tra le qualifiche più basse (+13,5%, pari a circa 400mila nuovi posti di lavoro). Si conferma, così, spiegano dall'Isfol, un processo di polarizzazione delle professioni sospinto, soprattutto, da progresso tecnologico e immigrazione [sì, temo che sempre più spesso si dovrà parlare di "polarizzazioni" socio-economiche..., ndr].
http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Economia..........





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