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Isola delle Rose (micronazione)
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Isola delle Rose
Isola delle Rose (micronazione) - Bandiera
Isola delle Rose (micronazione) - Stemma
Motto: Far crescere le rose sul mare
Informazioni
Nome completo: Repubblica Esperantista dell'Isola delle Rose
Nome ufficiale: Esperanta Respubliko de la Insulo de la Rozoj
Lingua: Esperanto
Capitale: Isola delle Rose (1 ab. / 1968)
Politica
Governo: Repubblica
Capo di stato: Giorgio Rosa
Capo di governo: Antonio Malossi
Indipendenza: 1 maggio 1968
Ingresso nell'ONU: non avvenuto
Superficie
Totale: 0,0004 km² (0º)
% delle acque: 99,9 %
Popolazione
Totale (1968): 1 ab. (0º)
Densità: 2,5 ab./km²
Geografia
Continente: Europa
Fuso orario: UTC +1
Economia
Valuta: Milo
Energia: sconosciuta kW/ab.
Varie
TLD: nd
Prefisso tel.: nd
Sigla autom.: nd
Inno nazionale: Steuermann! Laß die Wacht!
Festa nazionale: 1 maggio
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L'Isola delle Rose (in esperanto Insulo de la Rozoj) fu una micronazione di breve durata che non ebbe mai alcun riconoscimento ufficiale. Era collocata su una piattaforma artificiale nel mare Adriatico (a largo di Rimini), ( [mostra la località su una carta interattiva] 44°10′49″N 12°37′20″E / 44.18028, 12.62222), quindi 500 metri al di fuori delle acque territoriali italiane. Si nota peraltro che, anche in alcuni documenti ufficiali, le coordinate sono ascritte come segue: ( [mostra la località su una carta interattiva] 44°10′48″N 12°37′00″E / 44.18, 12.61667).
Indice
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* 1 Storia
o 1.1 La creazione della base
o 1.2 L'indipendenza
o 1.3 Dall'indipendenza all'occupazione militare italiana
o 1.4 Dall'occupazione militare italiana alla distruzione
o 1.5 Dalla distruzione alla leggenda
* 2 Nome
* 3 Geografia
* 4 Ordinamento
* 5 Simboli della Repubblica
* 6 Lingua ufficiale
* 7 Moneta e francobolli
o 7.1 Valuta
o 7.2 Monete e cartamonete
o 7.3 Francobolli
* 8 Note
* 9 Bibliografia
Storia [modifica]
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La creazione della base [modifica]
L'Isola delle Rose in attività con motoscafo in attracco.
Nel 1958 l'ingegnere bolognese Giorgio Rosa (n. 1925) pensa di costruire un telaio di tubi in acciaio ben saldati a terra, da trasportare in galleggiamento fino al punto prescelto (fuori dalle acque territoriali italiane) ed installarlo. Si costituisce dunque la SPIC (Società Sperimentale per Iniezioni di Cemento), con presidente Gabriella Chierici, moglie dell'ingegnere e suo direttore tecnico. La prima ispezione del punto prescelto, al largo di Rimini, a circa 11,5 km dalla linea di costa, avvenne tra il 15 luglio ed il 16 luglio 1958, utilizzando un sestante ed allineandosi con il faro del grattacielo di Rimini.
Giorgio Rosa ipotizza per la posa della sua isola di alzare il basso fondale marino con un sistema di dragaggio della sabbia trattenuta da alghe. Tale sopralluoghi avvennero utilizzando un natante, costruito in acciaio e propulso con un motore di una Fiat 500. I sopralluoghi proseguirono per tutta l'estate del 1960, con frequenza bisettimanale, avendo come base un capanno sul molo di Rimini.
Nell'estate del 1962 però, per problemi finanziari ed ingegneristici, l'impresa si bloccò anche perché nell'ottobre dello stesso anno fu intimato dalle autorità italiane di rimuovere qualsiasi ostacolo alla navigazione.
Il 30 maggio 1964 furono contattate le Capitanerie di Porto di Rimini, Ravenna e Pesaro, rispettivamente per opzionare gli spazi in banchina, per i rifornimenti di gasolio e per la costruzione della struttura dell'isola presso i Cantieri Navali e per la pubblicazione dell'avviso ai naviganti per la segnalazione della presenza di strutture.
L'indipendenza [modifica]
L'Isola a costruzione ultimata.
Per tutto il 1965 ed il 1966 proseguirono i lavori di armamento della struttura, ma molto lentamente, poiché per le avverse condizioni meteomarine si poteva operare per non più di circa tre giorni a settimana.
Il 23 novembre 1966 la Capitaneria di Porto di Rimini intima di cessare i lavori privi di autorizzazione, poiché la zona era in concessione all'Eni. Il successivo 23 gennaio anche la Polizia s'interessa della vicenda, richiedendo conferma che si trattava di lavori sperimentali. Il 20 maggio 1967 alla profondità di 280 metri dal piano di calpestio dell'isola fu trovata, per perforazione, una falda di acqua dolce. Il 20 agosto 1967 l'isola si aprì al pubblico.
Intanto sull'isola i lavori continuavano: sui pali fu gettato un piano in laterizio armato alto 8 metri sul livello del mare su cui si eressero dei muri che limitavano dei vani. L'area a disposizione era di 400 m². S'inizio una soprelevazione di un secondo piano, che doveva concludersi, in previsione, in cinque piani. Fu attrezzata anche l'area di sbarco dei battelli (la "Haveno Verda", in italiano il "Porto Verde") - che avveniva tramite banchine e scale - con dei tubi di gomma pieni di acqua dolce (con peso specifico, quindi, minore, di quello dell'acqua di mare e galleggianti) per tranquillizzare lo specchio d'acqua destinato allo sbarco; questa soluzione era adottata dalle analoghe piattaforme a largo di Londra.
L'isola artificiale dichiarò l'indipendenza l'1 maggio 1968, con Giorgio Rosa come Presidente.
Dall'indipendenza all'occupazione militare italiana [modifica]
La notizia dell'indipendenza fu resa pubblica con una conferenza stampa solo lunedì 24 giugno 1968.
La primavera riminese del 1968, come la precedente estate, vide grande traffico marino dalla costa italiana verso l'Isola delle Rose e viceversa, destando crescente preoccupazione da parte delle forze dell'ordine italiane che vi assistevano impotenti.
Le azioni di Rosa furono viste dal governo italiano come uno stratagemma per raccogliere i proventi turistici senza il pagamento delle relative tasse, supponendo che l'Isola delle Rose fosse in acque territoriali italiane.
Presto la Repubblica Italiana dispose un pattugliamento di motovedette della Guardia di Finanza e della Capitaneria di Porto vicino la piattaforma, impedendo a chiunque, costruttori compresi, di attraccarvi, di fatto ottenendo un blocco navale.
In quel momento l'Isola delle Rose aveva soltanto un abitante stabile: Pietro Bernardini che, dopo aver naufragato nel Mare Adriatico durante una tempesta, raggiunse la sicurezza della piattaforma dopo 8 ore in mare; successivamente egli prese in affitto la piattaforma per un anno.
Il 21 giugno 1968 il Rosa ebbe un colloquio con il Capitano Barnabà del S.I.D. - Servizio Informazioni Difesa, il servizio segreto militare italiano.
Dall'occupazione militare italiana alla distruzione [modifica]
Se era o meno il motivo reale dietro la Micronazione del Rosa, il Governo italiano rispose rapidamente e con durezza: 55 giorni dopo la dichiarazione d'indipendenza, martedì 25 giugno 1968 alle 07:00 del mattino, una decina di pilotine della Polizia con agenti della D.I.G.O.S., dei Carabinieri e della Guardia di Finanza circondarono l'isola e la occuparono di fatto militarmente, prendendone possesso, senza alcun atto di violenza, con un'azione ai limiti del diritto internazionale, non contestando alcun reato o illecito, né violazioni alcune sulle leggi di polizia doganale, fiscale, sanitaria o di immigrazione.
All'isola fu vietato qualunque attracco, e non fu consentito al guardiano, Pietro Ciavatta, ed a sua moglie, uniche persone al momento sull'isola, di sbarcare a terra.
Il Governo della Repubblica Esperantista dell'Isola delle Rose inviò un telegramma al Presidente della Repubblica Italiana Giuseppe Saragat per protestare "la violazione della relativa sovranità e la ferita inflitta sul turismo locale dall'occupazione militare", ma fu ignorato.
Interrogazione parlamentare del 5 luglio 1968 dell'onorevole Stefano Menicacci per l'Isola delle Rose.
Il 5 luglio 1968 l'avvocato Stefano Menicacci[1], deputato del Movimento Sociale Italiano, inoltra al ministro dell'Interno professor Francesco Restivo[2], della Democrazia Cristiana, del II governo "Leone", della V legislatura, in carica dal 24 giugno 1968, la seguente interrogazione:
« Il sottoscritto chiede di interrogare il Ministro dell'interno per sapere quale sia l'atteggiamento ufficiale assunto dal Ministero in merito alla costruzione denominata "L'Insulo de la Rozoj" esistente al largo delle coste di Rimini, ed in particolare le disposizioni impartite alle autorità marittime italiane contro l'esistenza di tale grande manufatto marino.
Inoltre, l'interrogante chiede di sapere se risponde a verità che la capitaneria del porto di Rimini già oltre un anno or sono per ordine del Ministro aveva impartito l'ordine di sospensione dei lavori e i motivi per i quali gli stessi, contravvenendo all'ordine ministeriale, non solo sono proseguiti, ma hanno portato ad una costruzione con condizioni di abitabilità, arredamento di negozi, stampigliatura di francobolli, apposizione di bandiera e conio di moneta, sino a far presumere l'esistenza di uno Stato-burletta nello Stato italiano.
L'interrogante, inoltre, chiede di sapere in quale maniera intende intervenire con la massima energia per la tempestiva osservanza in casi del genere del codice della navigazione e delle leggi della Repubblica, oltre che per il rispetto - insieme all'ordinamento giuridico nazionale - dell'autorità statale anche al fine di non arrecare "a posteriori" pregiudizi economici e morali contro le iniziative incontrollate di terzi. »
(Stefano Menicacci, Interrogazione Parlamentare (3-00077) MENICACCI)
Il 9 luglio 1968 giunsero al Rosa varie proposte d'acquisto dell'isola.
Interrogazione parlamentare del 10 luglio 1968 dell'onorevole Nicola Pagliarani per l'Isola delle Rose.
Il 10 luglio 1968 il Prof. Nicola Pagliarani, deputato del Partito Comunista Italiano, inoltra al Ministro dell'Interno Prof. Francesco Restivo, la seguente interrogazione:
« Al Ministro dell'interno. Per sapere i precedenti nonché l'atteggiamento ufficiale attuale assunto dal Ministero sulla vicenda della costruzione denominata L'Insulo de la Rozoj esistente al largo delle coste di Rimini, di cui si è avuta così vasta eco sulla stampa nazionale ed estera. »
(Nicola Pagliarani, Interrogazione Parlamentare (4-00473) PAGLIARANI)
L'11 luglio 1968 le Autorità italiane permisero al guardiano dell'isola, Piero Ciavatta, ed a sua moglie, di poter sbarcare a Rimini.
Il 7 agosto 1968 il Rosa fu interrogato dal dottor Mariani della Questura di Bologna.
È dell'8 agosto 1968 il dispaccio nº 519601/1.20 del Ministero della Marina Mercantile (ministro pro tempore Giovanni Spagnolli) senatore della Democrazia Cristiana, indirizzato alla Capitaneria di porto di Rimini, la quale per conto del suo Comandante pro tempore, Franco De Martino, il 17 agosto 1968 fece notificare a Gabriella Chierici il proprio decreto nº 2/1968 del 16 agosto 1968, con il quale si intimava alla S.P.I.C., nelle persone del suo Presidente Gabriella Chierici e del suo direttore tecnico Giorgio Rosa, di provvedere a demolire il manufatto costruito al largo di Rimini, con avvertenza che in difetto si sarebbe proceduto alla demolizione d'ufficio.
Il 27 agosto 1968 il Rosa notificò un ricorso in sede giurisdizionale (il nº 756/68), di due pagine, firmato dalla Sig.ra Gabriella Chierici, in qualità di Presidente della S.P.I.C., e dagli avvocati Elvio Fusaro ed Enzo Bruzzi alla Capitaneria di Porto di Rimini, per conoscenza, ed il 28 agosto 1968 consegnò lo stesso ricorso all'Ufficio Ricorsi del Consiglio di Stato a Roma con la richiesta di sospensiva al decreto nº 2/1968 del 16 agosto 1968.
La nota fu presa in esame dal professor Letizia e dal professor Ceccherini.
Il 4 settembre 1968 il Dott. Umberto Lazzari, di Radio Monte Ceneri (Radio Svizzera di Lingua Italiana) interpellò il Relatore del Consiglio di Stato, che assicurò un esito positivo al Rosa.
Il 21 e 22 settembre 1968 vennero indicati i nomi dei componenti della 6ª Sezione del Consiglio di Stato che doveva giudicare: Presidente Dott. Vincenzo Uccellatore, Relatore Dott. Mario Gora, Consiglieri i Dottori Carlo Anelli, Lorenzo Cuonzo, Alfano Quaranta e Mario Egidio Schinaia, Segretario il Dott. Pasquale Del Po.
Il 24 settembre 1968 la Commissione speciale del Consiglio di Stato produsse un parere favorevole in relazione ad un questito posto dalla Ministero della Marina Mercantile, circa i provvedimenti da adottare per la rimozione dell'isola,
Il 27 settembre 1968 venne trattato in prima udienza il ricorso, una seconda seduta si tenne l'8 ottobre ed in questa sede il ricorso venne respinto; il relatore Mario Gora e il consigliere Lorenzo Cuonzo, in seguito si seppe, votarono favorevolmente al ricorso.
Intanto il 30 settembre 1968 le Autorità governative italiane stimarono (con un preventivo) che la demolizione dell'isola sarebbe costata circa 31 milioni di lire (oltre 264 000,00 Euro del 2006, utilizzando i coefficienti annuali della tabella di rivalutazione monetaria[3] dell'ISTAT).
Contatti informali telefonici tra un non meglio identificato funzionario del Governo italiano ed il professor Letizia, affermavano che se gli Stati Uniti d'America avessero dato il placet per la demolizione, essa sarebbe stata, senza ombra di dubbio, eseguita in gran carriera...
Il 6 ottobre 1968 l'avvocatessa Praga propose al Rosa di interessare l'avvocato Nicola Catalano, già giudice della Corte Europea di Giustizia dal 1958 al 1962, per un ricorso al Consiglio d'Europa di Strasburgo.
Il 15 ottobre 1968 al Rosa fu comunicato dal brigadiere Biscardi di Bologna e dal dottor Olivieri, capo Ufficio Postale di via de' Toschi nº 4 in Bologna, che giacevano in quell'Ufficio Postale, provenienti da Copenaghen, riviste e documenti per l'Isola delle Rose...
Sempre il 15 ottobre 1968 l'Aiutante Ufficiale Giudiziario Nello Vanini notificò un ulteriore ricorso in sede giurisdizionale (n° 951/68), di otto pagine, firmato dalla Sig.ra Gabriella Chierici, dallo stesso Rosa e dall'avvocato Fulvio Funaro alla Capitaneria di Porto di Rimini, per conoscenza, ricorso che fu inviato all'Ufficio Ricorsi del Consiglio di Stato a Roma con la richiesta di sospensiva al suddetto decreto nº 2/1968 del 16 agosto 1968.
Il 1 novembre 1968 fu interessato anche l'avvocato Giovanni Bersani, deputato al Parlamento Europeo per le file della Democrazia Cristiana e l'avvocato Cleto Cucci del Foro di Rimini.
Il 18 novembre 1968 l'avvocato Nicola Catalano, insieme con l'avvocato Cleto Cucci, decidono di chiedere l'Accertamento Tecnico Preventivo sull'isola.
Il 26 novembre 1968 l'avvocato Nicola Catalano ha un colloquio con il Prof. Renato Zangheri, del Partito Comunista Italiano che sarà Sindaco di Bologna dal 1970 al 1983, che (citazione dal "Memoriale" dell'ingegner Giorgio Rosa): "sostiene che dietro a me (Giorgio Rosa) c'è una potenza straniera", si vociferò persino dell'Albania di Enver Hoxha già fuori dal patto di Varsavia.
Il 29 novembre 1968 arriva a Rimini un pontone della Marina Militare Italiana, che sbarca a terra tutto quanto vi era di trasportabile dall'isola. Sul pontone si preparano anche le cariche di esplosivo che dovranno essere collocate sull'isola per la demolizione. Nella stessa giornata, l'avvocato Nicola Catalano, a Parigi, viene informato telefonicamente del precipitare degli eventi dall'avvocatessa Praga.
Il 1 dicembre 1968 il Rosa ha un colloquio con l'Ing. Luciano Gorini, Consigliere Comunale di Rimini nelle file della Democrazia Cristiana e già Presidente dell'Azienda Autonoma di Soggiorno di Rimini dal 1960 al 1965, che presenta un'interpellanza.
Altri telegrammi d'appoggio all'isola vengono spediti, da un tal Sig. Rico, a Pietro Nenni, a Giacomo Brodolini e Giacomo Mancini del Partito Socialista Italiano, ed a Luigi Preti e Mario Tanassi del Partito Socialdemocratico (PSDI).
Il 3 dicembre 1968 viene giurato l'Accertamento Tecnico Preventivo dell'Ing. Giuseppe Lombi di Rimini, che chiede 5 mesi per l'espletamento dell'incarico peritale. La Capitaneria di porto di Rimini asserisce di non poter non eseguire l'atto amministrativo della demolizione, fissando per il giorno 10 dicembre 1968 il sopralluogo sull'isola.
Ma il 10 dicembre 1968, causa mareggiata, il sopralluogo viene rimandato.
Anche Berti perora la causa dell'isola delle Rose con l'onorevole Luigi Preti, che però non ne vuol sentir parlare. Il 17 dicembre 1968 c'è un incontro tra l'avvocato Roma con l'avvocato Gozzi dell'Avvocatura dello Stato di Bologna e (citazione dal "Memoriale" dell'Ing. Giorgio Rosa): "si vocifera che il Governo italiano ne fa una questione di principio".
Il 19 dicembre 1968 il Rosa ha dei colloqui con funzionari dello SMOM - Sovrano Militare Ordine di Malta, che però giudicano la questione "oramai troppo compromessa".
Il 21 dicembre 1968 si tiene un'udienza davanti al Pretore di Rimini, che mantiene il decreto di Accertamento Tecnico Preventivo, sollecitando i sopralluoghi peritali.
Il 23 dicembre 1968 si svolge il sopralluogo. In mattinata sull'isola per constatarne lo stato si recano il consulente tecnico d'ufficio Ing. Giuseppe Lombi, il geometra Gaetano Vasconi di Rimini ed il geometra Nobili (ambedue come testimoni), nonché l'Ing. Buono di Ravenna, mentre nel pomeriggio nel porto di Rimini si constata l'inventario dei materiali sequestrati dalla Marina Militare il 29 novembre. Parecchie apparecchiature però mancano all'appello, tra cui il nautofono.
Gli esperantisti del G.E.R. - Gruppo Esperantista Riminese suggeriscono la donazione dell'isola a loro. Il 28 dicembre 1968 in mattinata nuovo sopralluogo sull'isola a cui partecipano l'ingegner Giuseppe Lombi ed il Rosa, che nel pomeriggio si reca a Villa Verrucchio da Dosi, per un incontro con l'onorevole Luigi Preti, che rinnova il suo disinteressamento.
Il 22 gennaio 1969 il pontone della Marina Militare salpa per l'isola delle Rose, per la posa dell'esplosivo per la distruzione.
Il Rosa rilascia una durissima intervista ad Amedeo Montemaggi di Rimini de "Il Resto del Carlino", che però l'edulcora tagliando la frase: «mi vergogno di essere italiano!».
L'11 febbraio 1969 sommozzatori della Marina Militare (del G.O.S. - Gruppo Operativo Subacquei appartenente al COM.SUB.IN. - Comando Subacqueo Incursori "Teseo Tesei"), demoliti i manufatti in muratura (cementizia e laterizia), e segati i raccordi tra i pali della struttura in acciaio dell'Isola delle Rose, la minano con 75 kg di esplosivo per palo (675 kg totali) per farla implodere e recuperare i detriti (perché pericolosi per la pesca), ma fatte brillare le cariche l'isola resiste, ebbero la sorpresa di non poter demolire i 9 piloni portanti di 36 metri in quanto erano stati costruite a cannocchiale e con l'esplosione si creava solo un'incavatura. Dopo 2 giorni, il 13 febbraio 1969 vengono applicati per ogni palo 120 kg di esplosivo (ben 1.080 kg totali), ma la nuova esplosione fa solo deformare la struttura portante dell'isola, che non cede.
Mercoledì 26 febbraio 1969 una burrasca fa inabissare l'Isola delle Rose. L'atto finale viene comunicato nel Bollettino dei Naviganti dell'Emilia-Romagna.
A Rimini "gli abitanti della Costa Romagnola" affiggono manifesti a lutto, in cui dicono:
« Nel momento della distruzione di Isola delle Rose, gli Operatori Economici della Costa Romagnola, si associano allo sdegno dei marittimi, degli albergatori e dei lavoratori tutti della Riviera Adriatica condannando l'atto di quanti incapaci di valide soluzioni dei problemi di fondo, hanno cercato di distrarre l'attenzione del Popolo Italiano con la rovina di una solida utile ed indovinata opera turistica. Gli abitanti della Costa Romagnola. »
Dalla distruzione alla leggenda [modifica]
L'affondamento, ed il successivo smantellamento, durato una quarantina di giorni, fino a circa metà aprile 1969, decretano la fine, anche fisica, della Repubblica Esperantista dell'Isola delle Rose, anche se per qualche tempo il Governo operò in esilio.
Il 6 giugno 1969 l'avvocato Giorgio Zagari, dell'Avvocatura Generale dello Stato redige la sua Memoria per il Consiglio di Stato che dovrà definitivamente deliberare.
Il 17 giugno 1969 la Sesta Sezione del Consiglio di Stato si riunisce in udienza così costituita: Presidente Dott. Vincenzo Uccellatore, Relatore il Dott. Alfano Quaranta, Consiglieri i Dottori Lorenzo Cuonzo, Angelo De Marco, Gaia, Mastropasqua.
Le pretese di sovranità, indipendenza e di diritti internazionali acquisiti dai proprietari della piattaforma, erano quasi tutti infondati, in quanto i cittadini italiani anche fuori dall'Italia devono sottostare alle leggi statali (questo in estrema sintesi si evince dal saggio sulla "Rivista di Diritto Internazionale" del 1968).
L'isola, inoltre, fu accusata di "intralcio alla navigazione".
Nome [modifica]
L'entità che si costituì sulla piattaforma artificiale prese il nome, in lingua esperanto, di Libera Teritorio de la Insulo de la Rozoj (in italiano Libero Territorio dell'Isola delle Rose), trasformatosi poi in Esperanta Respubliko de la Insulo de la Rozoj (Repubblica Esperantista dell'Isola delle Rose).
Si ritiene che il termine Rozoj (in italiano rose) venne mutuato dal cognome di Giorgio Rosa, progettista e costruttore della piattaforma artificiale, nonché ideatore ed ispiratore dell'entità statale, oltre che dalla sua volontà di "veder fiorire le rose sul mare"[4].
Geografia [modifica]
La piattaforma sorse a 6,27 nm (11,612 km) al largo della costa italiana, in prossimità di Torre Pedrera, nel comune di Bellaria-Igea Marina, dunque a 500 metri al di fuori delle acque territoriali italiane[5].
L'Isola confinava esclusivamente con acque internazionali, ad eccezione del lato sud-ovest dove avevano limite le acque territoriali italiane. La superficie dell'Isola delle Rose era di 400 m² (0,0004 km²), mentre quella delle sue acque territoriali di 62,54 km². Attualmente in posizione quasi simile si trovano le Piattaforme Metanifere dell'Agip.
Ordinamento [modifica]
L'Isola delle Rose si era data un governo, formato da una Presidenza del Consiglio dei Dipartimenti e da cinque Dipartimenti, suddivisi in Divisioni ed Uffici. Vi era il Dipartimento Presidenza, con a capo Antonio Malossi; il Dipartimento Finanze, presieduto da Maria Alvergna; il Dipartimento Affari Interni, con a capo Carlo Chierici; il Dipartimento dell'Industria e del Commercio, capeggiato da Luciano Marchetti; il Dipartimento delle Relazioni, con a capo l'avvocato Luciano Molè; infine il Dipartimento degli Affari Esteri aveva al vertice Cesarina Mezzini.
Simboli della Repubblica [modifica]
L'Isola delle Rose adottò uno stemma rappresentante tre rose rosse, con gambo verde fogliato, raccolte sul campo bianco di uno scudo sannitico, così come descritto dalla Costituzione. Da notare che lo stemma fu riprodotto sul bordo superiore dei foglietti filatelici e riprendeva gli stessi colori (verde, bianco e rosso) della bandiera italiana, ma, invece di rappresentare quattro rose raccolte a bouquet, ne riportava solo tre.
Venne istituita anche una bandiera di colore arancione caricata al centro dello stemma repubblicano. Inoltre vi era anche un inno, per cui venne adottato "Steuermann! Laß die Wacht!" (in italiano Timoniere! Smonta di guardia!), cioè il Chor der Norwegischen Matrosen dalla prima scena del terzo atto de L'Olandese volante di Richard Wagner.
Non è chiaro se l'Isola abbia mai utilizzato un motto ma secondo alcuni potrebbe essere stato "veder crescere rose sul mare"[senza fonte]
Lingua ufficiale [modifica]
L'Isola delle Rose adottò come propria lingua ufficiale l'esperanto, per sancire nettamente la propria sovranità ed indipendenza dalla Repubblica Italiana, nonché per ribadire il carattere internazionale della nuova Repubblica.
Il Rosa non era un esperantista e fu consigliato per la scelta della lingua esperanto come lingua ufficiale da un esperantista bolognese, il padre francescano Albino Ciccanti, attivissimo a Rimini.
Si ricorda che dal 18 al 23 settembre 1965 si svolse a Rimini il 36° Congresso Nazionale della FEI, la Federazione Esperantista Italiana. Questo evento dovette essere la molla comunicativa per la scelta (orientata da un attento marketing) della lingua ausiliaria internazionale esperanto come lingua della nuova Repubblica.
L'altro unico esempio di adozione dell'esperanto come lingua ufficiale di una micronazione si ebbe con il progetto di adozione per il Territorio Libero di Moresnet, che si sarebbe dovuto trasformare nello Stato Esperantista Indipendente di Amikejo.
Moneta e francobolli [modifica]
Valuta [modifica]
L'Isola delle Rose si dotò di una divisa monetaria per i francobolli: il "Mill" (al plurale "Mills"), che fu tradotto in esperanto come Milo (al plurale Miloj).
Il valore del Mill, all'epoca, doveva essere corrispondente a quello della Lira italiana, quindi un cambio 1:1, alla pari, presumendolo dal fatto che il minor valore di francobolli per posta ordinaria era di 30 Mills ed in Italia di 30 Lire italiane. Tale tesi è avvalorata, anche, dal fatto che i foglietti con 10 valori da 30 Mills, equivalenti, quindi, a 300 Mills, erano venduti a 300 Lire italiane ed i singoli francobolli da 30 Mills affrancati su busta ed annullati con timbro e data a 150 Lire italiane.
Doveva esserci anche un valore "Ros", equivalente a 100 Mills/Miloj e, quindi, a 100 Lire italiane. Ma questa divisa per le monete non fu mai attuata.
Monete e cartamonete [modifica]
L'Isola delle Rose non emise mai, in conio e stampa, monete e cartamonete, anche se c'era l'intenzione di battere monete metalliche commemorative.
www.wikipedia.it alla voce "Isola delle Rose"




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