Infezioni contratte in corsia
Sos dei medici ospedalieri


Ogni anno oltre il 5 per cento dei pazienti si "ammala" durante il ricovero
di Massimo Lorello


Oltre cinquantamila pazienti, in Sicilia, contraggono ogni anno un´infezione durante il ricovero in ospedale. Colpa dell´igiene che troppo spesso lascia a desiderare. Colpa del personale poco professionale ma anche dei parenti dei degenti che in corsia portano di tutto, ignari o strafottenti, sui rischi che possono provocare.

Sono gli stessi camici bianchi a lanciare l´allarme imponendosi massima attenzione e chiedendone altrettanta a chi si presenta nelle strutture sanitarie. La media nazionale delle infezioni ospedaliere è del 5 per cento. Vero è che al Policlinico di Palermo questa percentuale, secondo le fonti ufficiali, è addirittura ridotta di uno 0,2 per cento. Ma nel resto delle strutture della Sicilia, il dato complessivo, fatta salva qualche altra eccezione, schizza fino all´8 per cento.

La maggior parte delle volte l´infezione colpisce le vie urinarie e va via dopo tanti fastidi e una terapia adeguata. Meno numerose, ma più preoccupanti, sono le infezioni alle ferite da intervento chirurgico come le infezioni delle vie respiratorie e le osteo-articolari. «I rischi sono quasi sempre generati dalla scarsa igiene - spiega Valeria Torregrossa, docente universitaria e responsabile delle problematiche igienico-sanitarie del Policlinico "Paolo Giaccone" - Fino al 40 per cento delle infezioni può essere eliminato adottando comportamenti corretti e nemmeno troppo faticosi».

E allora, prima di tutto, bisogna tenere costantemente puliti i locali, mentre il personale dovrebbe scongiurare il rischio di essere, esso stesso, conduttore di germi. Considerato lo stato in cui versano numerosi ospedali siciliani, ridurre significativamente le infezioni, è un´operazione difficile da realizzare in poco tempo. I reparti più a rischio sono le sale operatorie, le rianimazioni, i centri per gli ustionati, le oncologie e le ortopedie dove più frequentemente si registrano infezioni osteo-articolari.



E l´Associazione nazionale per le infezioni osteoarticolari ha curato, a questo proposito, una ricerca condotta da Vito Milisenna, presidente del comitato scientifico nazionale della Anio, su un campione di oltre un milione e mezzo di ricoveri negli ospedali siciliani. Di questi, più di 4 mila sono risultati dipendere da infezioni dell´apparato scheletrico. Secondo i dati forniti dall´associazione, in Sicilia, circa 850 ricoveri all´anno sono dovuti alle infezioni contratte in ospedale e ognuno ha una durata di circa 10 giorni, contro i 4 dei ricoveri per altre malattie.

Anche la gravità del ricovero è maggiore: il "peso medio" che la indica è superiore del 48 percento rispetto a quello delle altre patologie. Ad ammalarsi di più sono gli uomini (i due terzi del campione) e soprattutto quelli con un´età compresa fra i 61 e i 70 anni, ma l´aumento dei pazienti affetti da infezioni osteo-articolari va comunque di pari passo con l´età. Le città siciliane più colpite sono Catania e Palermo, ma il dato è collegato al maggiore numero di ricoveri effettuato dai grandi ospedali. L´Anio chiede l´apertura di ambulatori e di reparti specializzati con una copertura di quaranta posti letto per tutta la regione.

Il Policlinico di Palermo, in relazione a tutte le infezioni contratte negli ospedali, da tempo ha avviato un progetto che ha il fine non solo di informare ma anche di tenere sempre desta l´attenzione sulle precauzioni che il personale è tenuto ad adottare. «A parte l´igiene personale - aggiunge Valeria Torregrossa - bisogna, per esempio, preoccuparsi di sostituire puntualmente i filtri dell´areazione, mentre il personale delle sale operatorie non dovrebbe mai abbandonarle se l´intervento non è concluso».

E poi c´è il problema dei parenti che invadono le corsie portandosi pure i cibi da casa nonostante sia (o dovrebbe essere) rigorosamente vietato. Più grave è il malato, maggiore è il rischio che il parente lo infetti. «Per evitare incontri troppo ravvicinati - racconta Mario Re, primario della prima rianimazione del Civico - tempo fa ho fatto installare una telecamera a circuito chiuso». Solo che l´impianto non funziona più a dovere, così Re è stato costretto a far entrare i parenti due volte a settimana.

«Faccio indossare loro camici, calzari, guanti - conclude il primario - Ma è una grande fatica. Il reparto è diviso in corsie, se fosse ripartito in stanzette sarebbe diverso e l´ingresso dei parenti potrebbe essere anche più facile».
(19 novembre 2008)
http://palermo.repubblica.it/dettagl...alieri/1548364