Nel 2006 Repubblica ci svelava le vere condizioni richieste da Air France e Prodi, visti i ricatti francesi, voleva la cordata italiana
Il fatto che Air France voleva il mercato del Nord e trasformare Roma in una navetta per Parigi è un’assurdita dei vari bananas berlusconiani? La conquista del traffico italiano da parte dei francesi era una paura solo berlusconiana? Solo il cavaliere riuscì a trovare una cordata? Le condizioni francesi erano realmente insostenibili nonostante le difese della sinistra?
Stranamente è proprio un articolo di Repubblica del 2006 a svelare quello che nel centrodestra si dice da mesiParigi padrona e addio Malpensa, Air France detta le condizioni
Repubblica — 25 novembre 2006 pagina 6 sezione: economia
ROMA - Padroni assoluti in casa Alitalia con un pacchetto di maggioranza.
Svuotamento di Malpensa e spostamento dell’ asse della compagnia di bandiera a Fiumicino, con Volare attestata a Milano e pronta a dare battaglia alle low cost europee.
Appena le prime proposte francesi sono arrivate sul tavolo del governo italiano si è capito subito che la trattativa per l’ alleanza con Air France si sarebbe immediatamente incagliata.
Richieste giudicate draconiane, quasi offensive per la loro rudezza, che significherebbero la
conquista del trasporto aereo italiano da parte dei francesi. Proprio quel che Romano Prodi paventava nella sua intervista a “Le Figaro”.
Il governo italiano ha quasi l’ impressione che da parte di Parigi vi sia la volontà di alzare la posta per far precipitare la crisi di Alitalia. «Ci sembra che non vi sia la volontà di chiudere» dice una fonte autorevole dell’ esecutivo.
«Il problema sta proprio nell’ approccio complessivo alla questione, perché quando si vuol concludere un accordo si battono tutte le strade per accelerare. E invece la volontà che traspare è imperniata su proposte spesso irricevibili e sull’ attesa, sul tirare le trattative a lungo per mettere ancora più in crisi Alitalia e occuparne il mercato».
Ecco perché il governo sta lavorando alacremente a scenari alternativi, che coinvolgano altri alleati esteri (vedi l’ Asia), ma anche cordate di imprenditori italiani.
Nei giorni scorsi gli uomini di Air France hanno portato sul tavolo di Giancarlo Cimoli una lista di proposte. «I francesi fanno il loro mestiere: provano ad ottenere il massimo col minimo sforzo», sottolinea un manager di via della Magliana, «ma sta a noi fare l’ impossibile per stringere un accordo equo e vantaggioso per il Paese». Due i passaggi che stanno raffreddando i rapporti bilaterali tra i cieli auspicati ieri dallo stesso presidente francese Jacques Chirac.
Air France punterebbe innanzi tutto ad un ingresso nell’ azionariato da una posizione di forza, mettendo manager francesi al comando della cabina del gruppo italiano.
L’ altro caposaldo del piano di rilancio alla francese è la
trasformazione di Malpensa da hub a ruolo di semplice aeroporto, destinato soprattutto ad accogliere la compagnia Volare - entrata nell’ orbita di Alitalia con una gara oggi nel mirino della giustizia amministrativa -
lanciata all’ inseguimento dei vettori low cost. Una prospettiva che se realizzata sposterebbe stabilmente l’ asse di riferimento di Alitalia verso Fiumicino. Un punto questo, contestato proprio per i pericoli di un ridimensionamento della compagnia di bandiera ad una sorta di “taxi dei cieli” tra Roma e Parigi, da dove vengono sviluppate le rotte internazionali e intercontinentali di Air France.
La Francia, dunque, cerca di ottenere il massimo con un’ integrazione dai costi limitati, in quello che oggi è il terzo mercato più importante in Europa.
Ecco perché il “no” di Roma comincia ad assumere una valenza politica che probabilmente va oltre la pretattica necessaria per alzare il prezzo dell’ accordo.
Per questo i
l governo non ha affatto abbandonato l’ idea di sondare con decisione alleanze extra-europee e nemmeno quella di affidare un corposo pacchetto di azioni di Alitalia ad una cordata di imprenditori italiani, procedendo al risanamento e, in seguito, al matrimonio di interesse con un vettore forte ma non padrone assoluto.
In realtà delle nuove proposte sarebbero già arrivate a Palazzo Chigi, recapitate da emissari di alcuni big dell’ industria nazionale. In particolare, circolano delle prime soluzioni di rilancio di Alitalia. Al primo posto ci sarebbe il rafforzamento del “profittevole” lungo raggio, con il previsto acquisto di aeromobili di nuova generazione per ritornare da protagonisti sulle tratte del Sud America o degli Usa oggi lasciate ai concorrenti. Il piano dei privati prevede anche una “ottimizzazione” del medio raggio, le tratte meno redditizie per la compagnia, soggette alla concorrenza spietata delle low cost europee. Nel contempo il ruolo di Malpensa, anche in questo scenario, cambierebbe a favore di Volare, che nei piani dei privati può diventare una soluzione alle richieste di voli su mete turistiche, pur senza tagliare le potenzialità di Alitalia sul lungo raggio da Milano. Resta, infine, l’ ultimo passaggio che secondo gli imprenditori italiani, dovrebbe portare ad un forte integrazione con un vettore straniero. Che potrebbe non parlare necessariamente francese.
http://fazioso.wordpress.com/2008/11...data-italiana/