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    Predefinito Popolo della libertà, il partito che non c'è (e che Berlusconi non vuole)

    Ma può nascere un partito che Berlusconi non vuole?

    di Renzo Foa [21 novembre 2008]


    Se ci sarà, quale sarà la differenza tra Fi e Pdl, il partito che giusto un anno fa fu annunciato da Berlusconi dal predellino della sua automobile a Piazza San Babila? Forse una sola. Questa: se non altro in partenza, il Pdl sarà più consistente, vasto e articolato grazie alla fusione del «partito di plastica» con An. Ma per tutto il resto continuerà ad essere - come ha ricordato ieri Baget-Bozzo e come pensano tutti gli osservatori con un po’ di senno – essenzialmente il partito del premier. Infatti proprio lui, Berlusconi, ne ha sempre determinato i tempi, ne ha sempre condizionato il percorso e ha sempre fissato - o meglio ristretto - gli ambiti della discussione.

    Con il risultato, al momento, di averne ridotto la funzione a quella di due gruppi parlamentari unificati, allo scopo di assecondare al meglio l’attività legislativa del governo. Ovviamente - se non è stato fatto in tutti questi anni con Forza Italia, non si vede perché dovrebbe essere fatto ora - nessuna intenzione di costruire davvero un soggetto politico, capace di essere uno strumento di mediazione con la società o una sede di discussione e di iniziativa. E quindi nessun disegno di definire uno strumento destinato a durare nel tempo, capace di raccogliere e riproporre se e quando verrà il momento l’eredità del «padre fondatore», di fissare un’egemonia duratura - sì, un’egemonia anche se è una brutta parola - sulla società italiana. Forse, contrariamente alla lunga discussione che c’è stata un po’ prima e un po’ dopo le elezioni di aprile, non c’è più neanche l’ambizione di impiantare una sigla per superare il bipolarismo e giungere alla semplificazione del bipartitismo.

    No, al massimo quel che sarà formalizzato da Forza Italia, da Alleanza nazionale e dai «cespugli» che aderiranno è concepito come un mezzo destinato a corrispondere a scopi più limitati, come la tenuta parlamentare, come l’isolamento di avversari o amici - o ex alleati, pensando all’Udc - che potrebbero fare qualche gioco in proprio. Al momento in Italia nell’area del centrodestra resta al leader, appunto a Berlusconi, il compito che storicamente, in ogni sistema parlamentare, è affidato ai partiti: cioè raccogliere consensi, selezionare la classe dirigente, creare un rapporto virtuoso tra la società e la politica. Si sta ancora perpetuando quel che nel 1994 era stato affidato ad una fase di transizione, contraddistinta dal riconoscimento di un ruolo decisivo e centrale ad una singola personalità. Del resto, in questi lunghi anni, non ci sono state alternative né battaglie decisive.

    E il leader - va detto - si è guadagnato sul campo il diritto di definire forma e sostanza dello schieramento che ha creato. Se lo è guadagnato non solo con le tre vittorie elettorali e con i consensi che continua a ricevere, ma anche grazie alle carenze degli altri protagonisti presenti sulla scena. Naturalmente con quel pericolo, visibile da tempo e di cui si è già tanto discusso, che consiste nella fragilità del singolo che si carica di una simile impresa. Fragilità, caducità e provvisorietà. Il Pdl che viene annunciato oggi è dunque, per stare ad una vecchia formula, «un partito che non c’è» e che corre il rischio di non nascere, anche se se ne discute da tempo, da prima che prendesse forma lo stesso Partito democratico.

    Ricordo l’annuncio dato da Berlusconi in Parlamento all’indomani della sconfitta del centrodestra nelle elezioni regionali del 2005. Ricordo le riunioni convocate da liberal e dal «gruppo di Todi» nel 2005, ricordo le sedute dell’Assemblea costituente in un periodo in cui sembrava che lo sbocco della crisi della Casa della libertà fosse appunto l’inizio del percorso verso il Partito della libertà. Ricordo un’effervescenza che non c’era mai stata in quella parte del bipolarismo italiano. Ma ricordo anche gli stop che all’improvviso vennero dati proprio dal leader. Stop pubblicamente motivati da sondaggi non positivi per il voto del 2006, ma probabilmente già dovuti a ragioni diverse.

    Cioè alla preoccupazione del leader di trovarsi imbrigliato in un partito, con tutte le sue regole e con tutti i suoi giochi, perdipiù con l’ambizione di fissare una classe dirigente attraverso regole democratiche e non nomine dall’alto. Passati tre anni, escluse dai vertici strettamente politici dopo le elezioni di aprile alcune delle personalità più forti del centrodestra, il Pdl si presenta come «un partito che non c’è» per le stesse ragioni per cui il Partito della libertà non nacque tra il 2005 e il 2006. Perché potrebbe essere soprattutto un motivo di complicazione agli occhi del leader che per stile e cultura preferisce le semplificazioni. Così diventa una semplificazione limitarsi a cambiare il nome a Forza Italia, così come è una semplificazione assorbire Alleanza Nazionale e dare alla sua classe dirigente l’ultima legittimazione, così come è una semplificazione anche evitare ogni discussione superflua, come sarebbe una discussione congressuale.

    Bastano i problemi definibili tecnici, come la preoccupazione che può esserci in certe zone forziste per l’integrazione con una forza meglio strutturata e organizzata o come lo scarso appeal che già nelle ultime elezioni il Pdl ha dimostrato di avere nei territori dove è fortemente insediata la Lega o come, infine, la difficoltà di definire il profilo politico del partito che si crea. Per quanti problemi, grandi o piccoli, possano esserci, c’è ancora la convinzione che c’è comunque la soluzione e che la soluzione è stata, è e sarà Silvio Berlusconi. Ma basterà davvero?

    http://www.liberal.it/dettaglio.asp?id=1132

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  2. #2
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    Dopo questo interessantissimo articolo di Foa per Liberal mi chiedo:


    - Siamo mai entrati nella Seconda Repubblica (bipolarismo/bipartitismo) o la politica italiana vive ancora una fase di transizione?

    - Non sarà che Berlusconi, per quanto fautore del cambiamento che verrà (ma verrà davvero?), sarà ricordato dai posteri come l'uomo della transizione?

    - Se il PDL è solo un'arma che Berlusconi si è scelto per governare meglio, è facile prevedere che non avrà ragion d'essere quando Berlusconi non ci sarà più. E cosa nascerà dal Big Bang del dopo-Berlusconi? Il PDL che apparentemente doveva favorire il ricambio di leadership, sembra al contrario soltanto rimarcarla.

    - Posto che Berlusconi non è eterno, quanto del PDL attuale si riverserà nel futuro Partito popolare e quanti prenderanno altri lidi, liberaldemocratici e/o socialisti?

  3. #3
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    Citazione Originariamente Scritto da Florian Visualizza Messaggio
    - Se il PDL è solo un'arma che Berlusconi si è scelto per governare meglio, è facile prevedere che non avrà ragion d'essere quando Berlusconi non ci sarà più. E cosa nascerà dal Big Bang del dopo-Berlusconi? Il PDL che apparentemente doveva favorire il ricambio di leadership, sembra al contrario soltanto rimarcarla.

    - Posto che Berlusconi non è eterno, quanto del PDL attuale si riverserà nel futuro Partito popolare e quanti prenderanno altri lidi, liberaldemocratici e/o socialisti?
    Pur non essendo un elettore del PdL mi sono chiesto anche io queste cose. Soprattutto mi sembra che la strategia del nuovo contenitore politico è molto miope, non è ancora chiaro infatti come sarà designato il successore di Berlusconi, per congresso? Per acclamazione? Per successione dinastica?
    E' chiaro che adesso vadano tutti d'amore e d'accordo perchè il governo è tutto sommato ben voluto dagli italiani, ma alle prime sconfitte elettorali (inevitabili in democrazia) sarà interessante vedere come muteranno i rapporti all'interno del partito.

  4. #4
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    Citazione Originariamente Scritto da Florian Visualizza Messaggio
    Dopo questo interessantissimo articolo di Foa per Liberal mi chiedo:


    - Siamo mai entrati nella Seconda Repubblica (bipolarismo/bipartitismo) o la politica italiana vive ancora una fase di transizione?

    - Non sarà che Berlusconi, per quanto fautore del cambiamento che verrà (ma verrà davvero?), sarà ricordato dai posteri come l'uomo della transizione?

    - Se il PDL è solo un'arma che Berlusconi si è scelto per governare meglio, è facile prevedere che non avrà ragion d'essere quando Berlusconi non ci sarà più. E cosa nascerà dal Big Bang del dopo-Berlusconi? Il PDL che apparentemente doveva favorire il ricambio di leadership, sembra al contrario soltanto rimarcarla.

    - Posto che Berlusconi non è eterno, quanto del PDL attuale si riverserà nel futuro Partito popolare e quanti prenderanno altri lidi, liberaldemocratici e/o socialisti?
    Domande legittime e che devono trovare al più presto una risposta.
    Da sostenitore un pò superficiale, lo ammetto, del PDL, mi sto rendendo conto che non si costrisce così un VERO partito.
    Sì, gli elettori ed il "popolo della libertà" esistono, e non faranno mancare nei prossimi appuntamenti il loro appoggio a Berlusconi, all'esecutivo, e ai candidati. Questo sostegno potrà variare (35%? 40%? o addirittura oltre?), ma il PDL per un pò resisterà, e potrà garantirsi una maggioranza nazionale forte, anche grazie all'alleanza con le forze autonomiste e la Lega Nord in primis, nonchè per l'irresistibile effetto-trascinamento di un leader come Berlusconi.
    E tuttavia, si pone in modo stringente il problema della costituzione di una forza radicata sul territorio (gli ultimi, piccoli test locali non sono affatto incoraggianti), effettivamente unita (se pensiamo alle resistenze di organizzazioni come Azione Giovani ci accorgiamo che questa "unità" è ancora lontana). Si presenta anche la questione sulla successione, angosciante.
    Berlusconi, si suole ripetere, non è eterno. E il PDL rischia di rimanere una sua creatura personale, pronta a soccombere nel momento in cui venisse a mancare (anche solo politicamente) il Cavaliere, l' "artefice", il sovrano assoluto.
    Il tempo passa, a marzo 2009 si terrà il congresso costitutivo del PDL, ma la dirigenza non vuole/non può rispondere a questi quesiti fondamentali.
    L'angoscia aumenta di pari passo.
    I Conservatori rischiano di rimanere schiacciati dalle preponderanti correnti liberali, socialiste, laiche. La stessa AN, con il suo leader Fini, non si è esattamente dimostrata una forza di Destra genuina.

    Per quanto mi riguarda continuerò a sostenere questo esecutivo (non perfetto, ma di sicuro il migliore possibile date le condizioni di partenza); e pure a votare PDL, senza disperdere il mio consenso (e del resto il vero avversario resta e resterà sempre la sinistra progressista), ma mi riserbo il diritto di una critica politica puntuale e a tratti feroce, perchè avverto chiaramente il pericolo della formazione di un PDL fantasma, una larva gigantesca, possente, ma alla lunga dai piedi d'argilla, pronta a cedere fragorosamente in mancanza del fondatore e dell'ispiratore.
    Ovviamente spero in rapide soluzioni; ma le premesse non sono buone.

  5. #5
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    Citazione Originariamente Scritto da Imperium Visualizza Messaggio
    Pur non essendo un elettore del PdL mi sono chiesto anche io queste cose. Soprattutto mi sembra che la strategia del nuovo contenitore politico è molto miope, non è ancora chiaro infatti come sarà designato il successore di Berlusconi, per congresso? Per acclamazione? Per successione dinastica?
    E' chiaro che adesso vadano tutti d'amore e d'accordo perchè il governo è tutto sommato ben voluto dagli italiani, ma alle prime sconfitte elettorali (inevitabili in democrazia) sarà interessante vedere come muteranno i rapporti all'interno del partito.
    E se un successore di Berlusconi non ci fosse?

    Prendiamo atto che finora tutti i tentativi di creare un partito vero, con una discussione interna, sono stati bloccati dal vertice. Ferdinando Adornato, che più di ogni altro si era speso per l'allora Partito delle Libertà, è stato addirittura estromesso. Paolo Guzzanti, per aver espresso severe critiche verso l'Ostpolitik, marginalizzato.
    Comanda Berlusconi e gli altri lo seguono. Così è sempre stato ed oggi ancor di più lo è. Fin quando Berlusconi non cadrà, per cause naturali o per disgrazie elettorali, sarà lui il capo e detterà la linea, circondandosi possibilmente di yesmen.

    Io non credo più alla storiella che in tanti ci hanno raccontato di un Berlusconi che sceglie un suo delfino e si mette da parte. Berlusconi è ossessinato dal potere, la poltrona non la mollerà. Anche perchè tutto ciò che comanda - dalle tv al partito - è una sua creatura, soggetta ai suoi umori e ai suoi voleri.

    In realtà Alleanza Nazionale raggiungerà comunque il suo risultato, che è quello di una piena legittimazione nel PPE. Comunque vada, Fini diventarà l'Aznar italiano e (nonostante i maldipancia di qualcuno) AN sfocerà senza rimpianti nel gruppo popolare, sua meta designata.

    Il problema, a mio avviso riguarda maggiormente Forza italia e la Lega. Quest'altima è già collocata in Europa nel gruppo Liberal-democratico e non in quello popolare. Attualmente gioca a destra contro gli immigrati, ma in futuro chi può sapere con esattezza cosa faranno Bossi e Maroni?
    Tra i forzisti ho la sensazione che una volta venuto meno il lider maximo ognuno tornerà alla casa madre. Il socialista coi socialisti, il liberale coi liberali e il cattolico coi popolari.
    Se Berlusconi cederà di schianto o all'improvviso tutto il giocattolo che fin qui ha meravigliosamente retto si sfascerà. E allora, forse, la tanto agognata Seconda Repubblica potrà nascere. Molto similmente alla Prima, però.

  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da Florian Visualizza Messaggio
    Se Berlusconi cederà di schianto o all'improvviso tutto il giocattolo che fin qui ha meravigliosamente retto si sfascerà. E allora, forse, la tanto agognata Seconda Repubblica potrà nascere. Molto similmente alla Prima, però.
    Non mi capacito infatti di questa evidente mancanza politica di Berlusconi.
    Lui stesso sa bene che un giorno mancherà. Non dico per una tragica evenienza, ma politicamente sì (anche la stessa elezione al Quirinale, prevista nel 2013 -ancorchè non certa- lo metterebbe fuori gioco, e lo costringerebbe in una sorta di "gabbia dorata", prestigiosa fin che si vuole, ma pur sempre gabbia).
    Non penso davvero che il suo scopo sia quello di costruire il PDL, e poi vederselo esplodere negli ultimi anni di vita. Sarebbe una delusione politica e personale micidiale.
    Ma allora che fa? Cosa aspetta a costruire sapientemente una successione solida?
    Perchè lascia il PDL in una situazione di simile incertezza?

  7. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da Florian Visualizza Messaggio
    E se un successore di Berlusconi non ci fosse?

    Prendiamo atto che finora tutti i tentativi di creare un partito vero, con una discussione interna, sono stati bloccati dal vertice. Ferdinando Adornato, che più di ogni altro si era speso per l'allora Partito delle Libertà, è stato addirittura estromesso. Paolo Guzzanti, per aver espresso severe critiche verso l'Ostpolitik, marginalizzato.
    Comanda Berlusconi e gli altri lo seguono. Così è sempre stato ed oggi ancor di più lo è. Fin quando Berlusconi non cadrà, per cause naturali o per disgrazie elettorali, sarà lui il capo e detterà la linea, circondandosi possibilmente di yesmen.

    Io non credo più alla storiella che in tanti ci hanno raccontato di un Berlusconi che sceglie un suo delfino e si mette da parte. Berlusconi è ossessinato dal potere, la poltrona non la mollerà. Anche perchè tutto ciò che comanda - dalle tv al partito - è una sua creatura, soggetta ai suoi umori e ai suoi voleri.

    In realtà Alleanza Nazionale raggiungerà comunque il suo risultato, che è quello di una piena legittimazione nel PPE. Comunque vada, Fini diventarà l'Aznar italiano e (nonostante i maldipancia di qualcuno) AN sfocerà senza rimpianti nel gruppo popolare, sua meta designata.

    Il problema, a mio avviso riguarda maggiormente Forza italia e la Lega. Quest'altima è già collocata in Europa nel gruppo Liberal-democratico e non in quello popolare. Attualmente gioca a destra contro gli immigrati, ma in futuro chi può sapere con esattezza cosa faranno Bossi e Maroni?
    Tra i forzisti ho la sensazione che una volta venuto meno il lider maximo ognuno tornerà alla casa madre. Il socialista coi socialisti, il liberale coi liberali e il cattolico coi popolari.
    Se Berlusconi cederà di schianto o all'improvviso tutto il giocattolo che fin qui ha meravigliosamente retto si sfascerà. E allora, forse, la tanto agognata Seconda Repubblica potrà nascere. Molto similmente alla Prima, però.
    L'analisi è azzeccatissima.
    Si tratta appunto di miopia politica, oltretutto il quadro è reso più incerto perchè il PdL non ha punti di riferimento ideali (o ideologici se vogliamo), non ha punti fermi ben precisi.
    E poi dovrebbero capirlo anche loro: la nomina del successore di Berlusconi sarà affare duro se verrà fatto in un momento di crisi del partito, o addirittura nel caso di una "sede vacante".

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da Imperium Visualizza Messaggio
    L'analisi è azzeccatissima.
    Si tratta appunto di miopia politica, oltretutto il quadro è reso più incerto perchè il PdL non ha punti di riferimento ideali (o ideologici se vogliamo), non ha punti fermi ben precisi.
    Come il craxismo andò ben oltre il mero socialismo, così il berlusconismo è stato costruito sulla persona e sulla rete di potere che la riguarda. Ideologia? Che farsene, oggi che il liberalismo alle vongole è la chiave per aprire tutte le porte?

  9. #9
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    A mio parere la situazione è abbastanza complicata. In Italia il PDL avrà senso sin quando esisterà il PD. Il PD sembra avere poca vita, molto importanti in tal senso saranno le elezioni europee... D'Alema e Fassino, vice presidenti dell'Internazionale Socialista, si iscriveranno ad un altro partito? Il futuro della politica italiana sta in questa domanda. Se anche il PD uscisse indenne dalle europee cosa accadrebbe il giorno in cui Berlusconi si tirerà indietro? Il Cav nel bene o nel male è il collante della politica italiana, tiene unita FI in cui il presidente e la tessera n. 2 del partito (due dei maggiori esperti di economia) sono rispettivamente un Socialista (Tremonti) e un Liberale (Martino), tiene uniti Fini e Bossi e soprattutto il PD e il centro sinistra... solo in Italia il partito di Di Pietro può stare a sinistra. In poche parole si tornerà primo o poi ad un sistema proporzionale con un nuovo centro (la vecchia DC) a farla da padrone.

 

 

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