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Discussione: alla canna del gas

  1. #1
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    Predefinito alla canna del gas

    http://www.lastampa.it/Torino/cmsSezioni/cronaca/200811articoli/8767girata.asp


    Il sindaco di Torino: dobbiamo organizzarci autonomamente da Roma
    LUIGI LA SPINA
    TORINO
    Il partito democratico è in pieno marasma. La sorda guerra di correnti intorno al solito dualismo Veltroni-D’Alema è esplosa clamorosamente sul «caso Villari». Ma anche la collocazione nel Parlamento europeo ha riacceso le polveri tra la componente cattolica e quella postcomunista. Di fronte al rischio concreto della dissoluzione di un progetto che, a sinistra, aveva sollevato molte speranze, alcuni pensano che solo un congresso possa far superare questa crisi. Domandiamo, allora, al ministro ombra per le riforme istituzionali, il sindaco di Torino, Sergio Chiamparino, se anche lui ritiene che questa proposta sia utile a superare i contrasti. «Non credo. Servirebbe solo a fotografare la situazione esistente e, finito il congresso, tutto continuerebbe come prima. Le correnti e le sottocorrenti sono preesistenti a quella fusione “tiepida” che ha unito ds e Margherita. Ho l’impressione che gran parte dei capi di queste correnti abbiano partecipato alla nascita del nuovo partito più con l’obiettivo di creare un contenitore che garantisse l’autoriproduzione di quelle componenti che non per cercare di costruire davvero un soggetto unico. Non ci sono diversi progetti politici, alternativi tra loro, ma ci sono divisioni fondate su rivalità personali, lotte di potere interne al partito».

    Allora, se un congresso non serve, come potete uscire da questa situazione? Lei ha una proposta?
    «Sì. Io trasformerei l’attuale federazione di correnti in una federazione dei territori. Devo fare un’autocritica: mi rammarico di essermi fermato, quando ci furono le primarie, ad organizzare, con altri amici, una lista a favore di Veltroni con caratteristiche territoriali. Ora, se fossi al posto del segretario, farei io qualcosa per stimolare che questo nasca. Per esempio, partendo dal Nord, dove questo tema è più sentito e dove la sfida del partito territoriale esistente, cioè la Lega, è più forte».

    Mi faccia capire, lei vuole fondare il partito democratico del Nord? «Nella prossima primavera, abbiamo le elezioni europee, ma abbiamo anche alcune elezioni locali che, per certi aspetti, sono ancor più importanti per il nostro radicamento e per la continuità di certe esperienze di governo. Direi a Piemonte, Liguria, Lombardia e Veneto: ragazzi, mettetevi insieme, decidete voi un coordinatore che sia rispettoso delle rappresentanze nei vostri territori e decidete autonomamente alleanze politiche, programmi, candidati e leadership. Sarei io a spingere con forza nel senso di questa federazione dei territori».


    Ma con chi dovrebbe allearsi il partito democratico del Nord? Con l’Udc e, cioè, con il centro o dovrebbe ritornare all’Unione? «Io faccio un altro discorso. Ho l’impressione che organizzare una sommatoria di sigle rischi, per prima cosa, di non essere realizzabile e, poi, di non tradursi in una sommatoria di voti. Il Trentino lo dimostra: lì c’è stata un’originalità di rapporti. Il pd si è alleato con una lista territoriale che ha racchiuso tutta un’altra serie di sensibilità politiche».

    Ma un progetto politico deve pur avere una direzione riconoscibile, non crede? «Certo. In termini di progetto politico, è indubbio che la necessità di guardare verso il centro è forte, è quella prevalente. Le sfide politiche, è notorio, si vincono sottraendo voti al centro. Il problema è che il centro non sempre è moderato. Spesso è radicale, come quello della Lega, per esempio. Per vincere dobbiamo conquistare la vasta area che confluisce al centro dell’incrocio tra due assi: destra e sinistra, innovazione e conservazione. E questo non si ottiene sommando le attuali sigle di partito».

    E allora, con chi? «Sperimenterei, partendo dalle prossime elezioni, aggregazioni con una forte connotazione di rappresentanza territoriale e civica. Questa è l’unica condizione, facciamo l’esempio del Piemonte, per poter tenere insieme fasce di popolazioni, come quelle montane, e istanze sociali, come quelle legate alle fabbriche. Insomma, per mettere insieme rappresentanze diverse, come l’agricoltore cuneese e il cassintegrato della Bertone. Unire sensibilità diverse, come l’attenzione ai valori del mondo cristiano e la difesa della laicità dello Stato».

    Queste non erano le ragioni fondative dell’Ulivo? «Sì, si potrebbe anche parlare di un rilancio di quell’idea. Ma con questa forte specificazione territoriale. Non lo chiamerei più l’Ulivo, perché i nomi connotano un’esperienza, e quell’esperienza è finita. Ci vuole una scommessa nuova, che non punti alla sommatoria di sigle di partito, siano l’Udc o quelli della vecchia Unione».

    Ma basta la territorialità per fare un partito? Questa non è la morte della politica, almeno come l’abbiamo sempre pensata: condivisone di ideologie o almeno di valori, di progetti ideali? «Certo. Il territorio è condizione necessaria, ma non sufficiente. Il partito territoriale, me ne rendo conto benissimo, è la risorsa, ma anche il limite. Non essendoci sistemi di valori tali da esprimere un progetto politico credibile, che risponda alle aspirazioni di tutto il Paese, il territorio è l’unico punto di partenza per cercare di ricostruire questo insieme di valori e di messaggi programmatici, stando in mezzo ai problemi. E’ l’inizio di un cammino, ma sicuramente non ci si può fermare lì».


    La Stampa 22 novembre 2008

    •   Alt 

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  2. #2
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    Predefinito alla canna del gas


    L’uomo è un mammifero e come tale sente a suo modo l’avvento dei terremoti.

    L’uomo forse sente principalmente certi tipi di terremoti come ad esempio quello economico che si sta avvicinando.
    Sarà frutto dell’ immaginario o del raziocinio.

    Capisce che le sovrastrutture ideologiche non servono più.
    Nel momento del pericolo ritornano le vere basi dell’uomo.
    La propria cultura figlia della propria terra.

    Adesso i partiti se ne accorgono, ma è troppo tardi.

    La partitocrazia è morta.

    I pagliativi, i surrogati ideologici, le sette politiche sono obsolete ed hanno terminato il loro ciclo.

    La disperazione economica prenderà il sopravvento.

    Tempi brutti per i falsi imbonitori.

  3. #3
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    L'iniziativa del Pd del nord
    16/11/2008 Il Giorno Enrico Camanzi

    http://www.danielemarantelli.it/Rass...egnaStampa=177

    Tre indizi fanno una prova. Uno: a fine ottobre un ordine del giorno presentato dal deputato varesino del Partito democratico Daniele Marantelli con il collega milanese Emanuele Fiano sulla liberalizzazione degli slot a Malpensa viene approvato alla Camera grazie anche ai voti di alcuni onorevoli leghisti. Due: giovedì scorso un odg della coppia Fiano-Peluffo, sempre del PD, che impegna il governo a garantire maggiori fondi all'Expo viene firmato da molti colleghi leghisti. Tre: ancora giovedì un altro odg, stavolta preparato da Marantelli, incassa il sostegno degli eletti del Carroccio. Quanto basta per parlare di un asse fra i veltroniani del Nord e i Padani. Il sindaco di Varese Attilio Fontana esamina la questione dal suo osservatorio insubre. «Noi leghisti abbiamo sempre sostenuto - ricorda - l'esigenza di tutelare i diritti e gli interessi del nostro territorio e, dove sia necessario, trovare accordi anche con gli avversari politici per questa esclusiva finalità». Daniele Marantelli che a Roma è stato uno degli artefici delle convergenze fra Lega e Pd, pur pesando le parole, lascia intravvedere la sua soddisfazione per gli ultimi sviluppi della situazione politica romana. «C'è un'iniziativa decisa dei parlamentari del Pd del Nord - commenta - per colmare un'attenzione insufficiente del governo nei confronti di questa comunità. Un impegno che è visto con obiettiva simpatia dai colleghi della Lega».

    Il Sindaco di Varese, comunque, getta acqua sul fuoco dei malumori leghisti a Roma e delle sirene d'allarme per l'Expo. «Non credo - chiarisce - che ci siano motivi di preoccupazione per la rassegna del 2015. Quando bisogna partire per una grande avventura s'incontrano sempre delle difficoltà. Lo stesso a Roma. Il partito è compatto e ha una chiarezza assoluta nelle sue linee. Nessuno ha idee diverse da quelle che ci sta dando Bossi». Eppure qualche scricchiolio si sente. Soprattutto nella capitale. «Fra i leghisti in parlamento - sostiene Marantelli - c'è una crescente insofferenza. Sull'Expo, sulla questione Alitalia e Malpensa con la Cai che sarebbe sempre più orientata a scegliere Air France come partner internazionale, sulla tutela delle piccole e medie industrie e sui trasporti il governo sta assestando duri colpi al Nord. E questo non può che alimentare il disagio di un partito che vuole rappresentare questa parte del Paese».

    Parole che trovano per certi versi conferma nelle dichiarazioni di Fontana, che sposta il discorso dal giudizio partitico al sentire del territorio. «Il Nord afferma - sta raggiungendo il limite di tolleranza massima. L'altro giorno ero a Roma per un convegno e ho saputo che l'amministrazione della capitale spenderà 300 milioni di euro per una piscina riservata ai Mondiali di nuoto che dopo l'evento iridato sarà abbandonata al suo destino. E’ inaccettabile che si vada avanti così. Per questo è necessario accelerare sul federalismo fiscale». La chiusura è per Marantelli. «Bisogna avere la serietà per mettere davanti a tutto la capacità della politica di indicare soluzioni - riflette- Con questo approccio è la forza delle cose a indurre convergenze sugli argomenti che stanno a cuore al nostro territorio. Solo su quelli, però».

  4. #4
    Mé rèste ü bergamàsch
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    Chiamparino, Pd del nord con proprio leader

    http://www.agi.it/politica/notizie/2...11005-art.html

    (AGI) - Roma, 22 nov. - Il sindaco di Torino nonche' ministro ombra per le riforme del Pd, Sergio Chiamparino, lancia il Pd del Nord, con un proprio leader e proprie alleanze. In un'intervista al quotidiano 'La Stampa', Chiamparino propone di "trasformare l'attuale federazione di correnti in una federazione di territori". L'esortazione di Chiamparino, in vista delle elezioni europee e di alcune elezioni locali, per dare continuita' alle esperienze di governo in Piemonte, Liguria, Lombardia e Veneto, e' di mettersi insieme e decidere un coordinatore "che sia rispettoso delle rappresentanze dei territori" e decidere "autonomamente alleanze politiche, programmi, candidati e leadership". Se fosse Walter Veltroni - spiega Chiamparino - spingerebbe con forza "nel senso di questa federazione dei territori".

    "Si potrebbe anche parlare di un rilancio dell'idea dell'Ulivo - aggiunge, rispondendo ad una domanda - ma con una forte specificazione territoriale". Secondo il sindaco di Torino organizzare una sommatoria di sigle rischia di non essere realizzabile e di non tradursi in una sommatoria di voti: "il Trentino lo dimostra: li' c'e' stata un'originalita' di rapporti". Chiamparino ritiene infine che nel Pd non ci siano diversi progetti politici, alternativi tra loro, ma piuttosto "divisioni fondate su rivalita' personali, lotte di potere interne al partito": fare il congresso non servirebbe a superare la crisi ma solo a "fotografare la situazione esistente" e dopo tutto continuerebbe come prima.

  5. #5
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    Citazione Originariamente Scritto da Jotsecondo Visualizza Messaggio
    L’uomo è un mammifero e come tale sente a suo modo l’avvento dei terremoti.

    L’uomo forse sente principalmente certi tipi di terremoti come ad esempio quello economico che si sta avvicinando.
    Sarà frutto dell’ immaginario o del raziocinio.

    Capisce che le sovrastrutture ideologiche non servono più.
    Nel momento del pericolo ritornano le vere basi dell’uomo.
    La propria cultura figlia della propria terra.

    Adesso i partiti se ne accorgono, ma è troppo tardi.

    La partitocrazia è morta.

    I pagliativi, i surrogati ideologici, le sette politiche sono obsolete ed hanno terminato il loro ciclo.

    La disperazione economica prenderà il sopravvento.

    Tempi brutti per i falsi imbonitori.
    In questo periodo di riforme si parla, anche, di “RIFORMA FEDERALISTA DEL GOI”.
    Riforma sostenuta da un articolo del carissimo Fratello Morris Ghezzi e da vaghe altre idee sparse dette, più o meno, ora qua ora là.
    Perché le riforme?
    Da quando sono sorte le società umane complesse, le riforme sono state sempre, là dove non erano espressione solo di interessi di parte (cosa moral*mente inaccettabile nel mondo profano figuriamoci nella nostra Istituzione!), uno strumento necessario per soddisfare nuove esigenze e/o problematiche sorte nella società civile o nella organizzazione dello stato in particolari condizioni storiche. In altri termini, è utile chiarirlo, che le riforme non hanno alcun senso se sono il frutto di un mero desiderio di fare ma, di contro, sono reali ed utili se sono dettate e adeguate per risolvere effettivi e reali problemi. Questo vale per la società profana, e per le organizzazioni statali od economiche o per qualsiasi associa*zione di uomini. Anche la Massoneria è una associazione di uomini, fondata però su una Comunità Iniziatica, ed anche in essa nel corso della sua storia sono state proposte e realizzate riforme, che ne sono diventate il fondamento della sua struttura ed hanno precisato la sua natura; in tutti i casi, però, quelle che sono diventate cogenti sono state certamente solo quelle che erano utili per soddisfare esigenze e con*crete problematiche. Se questo, e solo questo deve essere, o meglio, è, lo spirito del riformare, e non un mero gioco di facciata, allora ci si chieda seriamente da quale problema reale può venire l’idea di smembrare il GOI… e poi in che cosa?… Grandi Logge regionali, provinciali, interregionali, deformazioni dei Collegi Circoscrizionali, od ancora, e forse peggio, nuovi organi per esigenze di ambizione, con Gran Maestri Regionali… ma, poi, per gestire che cosa? La via iniziatica o l’amministrazione?
    Dietro questo coniglio bianco appare di più che vi sia solo un tentativo di voler riformare ad ogni costo e, ancora, uno stentato e infondato appiglio di carattere massonico, ma ancor più di tono profano, che mal si addice ad una Istituzione Iniziatica come la Libera Muratoria, e più in particolare al Grande Oriente d’Italia.

    Si dice che, come è noto, l’idea federalista ha coinvolto anche lo Stato Italiano e molti altri Stati.
    Bene, precisiamo allora, per chi non lo sa o fa finta di non saperlo, che vi sono molti altri stati e certamente il numero è incommensurabilmente superiore che non sono in alcun modo federali… e, ancora: solo una limitata conoscenza storica permette di chiarire immediatamente che in molti casi come per gli Usa il federalismo era una necessità storica dovuta alla presenza di stati indipendenti, autonomi e sovrani che si sono accordati per federarsi, con una discreta autonomia, anche legislativa.
    Si dice anche che l’idea federalista è una idea Massonica e si cita per esempio Carlo Cattaneo; ma anche in questo caso l’idea federalista poteva nascere in epoca risorgimentale perché, come tutti sappiamo, erano presenti diversi stati sovrani ed autonomi.
    Carlo Cattaneo non ha proposto di smembrare l’Italia, al contrario come massone ha proposto di unirla e la sua idea federalista nasceva dalla effettiva presenza di stati storicamente autonomi.
    Un analogo discorso, ovviamente, si deve fare per l’Europa Federale, a cui i Massoni si sono rivolti con entusiasmo, che non è uno smembramento o una suddivisione dell’Europa ma è un modo per unirla, tenendo conto delle reali presenze politiche, delle culture, dei gruppi etnici ed ancor più degli stati nazionali. In tal modo l’analogia è non solo fuorviante, ma certamente infondata.

    E bene però aggiungere qualche altra riflessione ancor più rilevante per la nostra Istituzione.
    L’atteggiamento, non diffuso e, per fortuna, solo fortemente di pochi, di prendere ad esempio il mondo profano, non solo appare non massonico, ma, anzi, sta proprio all’opposto della concezione massonica. La concezione massonica, infatti, si propone di essere in qualche modo una guida dei mondo profano … proprio perché i massoni dedicano la loro attenzione alla riflessione e al miglioramento di se stessi ed al bene dell’umanità… La Massoneria non si adegua al mondo, ma si adopera perché il mondo sia mosso dai suoi ideali di amore fraterno fra tutti gli uomini.
    La Massoneria, poi, … lo diciamo, anche se dovrebbe essere risaputo ed ovvio… non è una qualsiasi associazione di uomini, né è un organismo pubblico né tanto meno statutario. Ed allora… Che senso ha paragonare l’organizzazione massonica a quella di altre associazioni o organizzazioni profane?
    … Quale errore fondamentale è quello di invertire la rotta:dal profano al mondo massonico… La rotta è solo una: dal mondo massonico al mondo profano. Questo è scritto nei nostri testi di fondamento… e pensiamo sia indiscutibile.
    Scimmiottare il mondo profano non appare solo fuori luogo e non massonico, ma fuorviante anche riguardo al tema del federalismo massonico. Giudicare l’Istituzione Massonica in base alle categorie del mondo profano è altresì un modo per profanizzare la nostra istituzione, per limitare o negare la sua natura e la sua diversità che, come sappiamo, distingue una Comunione Iniziatica e di Amore Fratemo da una qualsiasi altra associazione profana, sia essa culturale, di volontariato od economica. L’uso delle categorie del mondo profano non porta altro che a un sottile tentativo di snaturare la Nostra Istituzione.
    Ci pare, altresì, privo di senso raffrontare il tema del federalismo all’interno del GOI con il tema del federalismo della organizzazione dello Stato Italiano; e si può ben aggiungere che anche per quest’ultimo, ben sagge sono state le decisioni, più o meno condivise, che hanno fatto sì che il processo federativo è avvenuto in modo molto cauto senza alcuna idea di smembrare la centralità dello Stato.
    Sgomberato, allora, il campo di ambiguità e da avventurosi e velleitari confronti che non reggono in alcun modo in riferimento alla Istituzione massonica, e in particolare al Grande Oriente d’Italia, ci chiediamo, in base alla natura delle riforme vere e non di facciata: perché si dovrebbe addivenire ad un GOI federato?V’è qualche necessità di trasformare gruppi di Logge o i Collegi Circoscrizionali in Grandi Logge, Logge Provinciali o cos’altro? Per quale motivo? Per dare maggiore autonomia ai Collegi così come sono oggi? Se questa è l’idea, è necessario solo apportare qualche revisione al Regolamento del GOI e non certo alla Costituzione per dare maggiore autorevolezza ai Collegi.
    Qualcuno dice che ci dobbiamo adeguare alle Massonerie di altri paesi e/o q quelle europee. Un’argomentazione questa che non regge per almeno due motivi: primo perché a livello mondiale non è assolutamente vero che la maggior parte delle Massonerie sono federali, e ciò non vale neppure per l’Europa… a parte il fatto, come dirò, ancora, che il loro federalismo ha ragioni storiche… Secondo, perché l’idea stessa di adeguamento non ha alcun fondamento… infatti, perché ci si dovrebbe adeguare quando la natura della massoneria regolare non lo richiede affatto. L’unica cosa che è giustamente richiesto è l’effettivo adeguamento ai termini della regolarità. L’argomento dell’adeguamento non ha alcuna ragion d’essere e può essere accolto solo da chi non conosce o non sa come effettivamente stanno le cose nelle diverse comunità massoniche regolari.
    Qualcuno, a questo punto, aggiunge che molte sono le Confederazioni massoniche e porta ad esempio la Germania o gli Stati Uniti. E’ bene, allora, ribadirlo: solo alcune lo sono, … la minima parte di tutte le massonerie nel mondo… e molte altre non lo sono: per esempio, in Europa, tanto per citarne alcune, non lo è la Francia, la Spagna, la Grecia, il Portogallo, la Norvegia, ecc. Tra le federazioni si può ricordare ancora il Messico o il Brasile. In tutti questi casi in cui v’è federalismo esso non è scaturito da una precedente Gran Loggia che si è smembrata, bensì da diverse Grandi Logge nello stesso territorio nazionale che sono sorte storicamente e che in seguito si sono confederate.
    Se dovessimo osservare l’intero panorama delle Grandi Logge, allora è pur certo che la maggior parte non esistono all’interno di alcuna confederazione o struttura federativa.
    Ma è qui che dobbiamo precisare e ribadire un equivoco di chi vuole sostenere l’idea federalista del GOI, senza informare interamente e correttamente… infatti, la realtà è ben diversa: laddove vi sono confederazioni di Grandi Logge queste sono il risultato di unione di federazioni di Logge, esistenti storicamente su di un territorio, come è il caso degli Stati Uniti o del Brasile: negli Usa, che come è noto, è una delle nazioni con il più alto numero di Massoni, la storia insegna, se la si sa, o si fa finta di non saperla, che si sono costituite nel 1700 e nel 1800 diverse Grandi Logge ( prima della costituzione dello Stato federale, cioè prima della seconda metà del 18oo) , collegate diversamente con la Gran Loggia Madre d’Inghilterra o con la Massoneria francese. Queste hanno operato autonomamente e solo in seguito si sono federate con un organismo che ha particolari funzioni ma rispetta la sovranità di ogni Gran Loggia.
    Questo tanto per sgombrare equivoci e fraintendimenti, voluti o taciuti.
    In nessun caso si tratta di una Gran Loggia che si è smembrata in Logge federate.
    E’ chiaro, allora, che laddove troviamo una qualsiasi forma di federalismo massonico, esso è costituito da Grandi Logge Autonome e sovrane, storicamente formatesi, e da un consesso federativo che si è costituito successivamente.
    Per il GOI, è troppo ovvio, ma lo diciamo, non v’è alcuna analogia o correlazione con queste condizioni. Ma v’è di più. Come è noto vi sono diverse tensioni per una sorta di federalismo massonico europeo (od anche italiano) o di un qualche organismo federativo che leghi Grandi Logge su uno stesso territorio geografico. In questo caso, ancora, si tratta di ben altra cosa, e accettabile e ben accolta, da quella di generare dall’uno la molteplicità… La forza della Massoneria è quella dell’unione e non della frammentazione, ma ciò non significa affatto né negare federalismi massonici tra Grandi Logge storicamente costituite né sostenere alcuna forma di centralismo o di burocrazia centrale come sta avvenendo, a nostro avviso, in questo periodo.
    Allora si vuole dare maggiore autonomia alle realtà massoniche locali? Quali locali? Regionali, interregionali od altro? Bene, nel GOI per costituzione ci sono i Collegi circoscrizionali e se si desidera, come è giusto che essi possano avere maggiore autonomia, come si è detto, è facile che ciò avvenga anche in base alla Costituzione e al Regolamento attuale. Si tratta allora di demandare alcune competenze ai Collegi e certamente sminuire le competenze della Gran Maestranza e della Giunta; da qui, per esempio, la proposta, mai avanzata dai decentratori federalisti, di abolire la norma secondo cui per organizzare un convegno esterno è necessario il parere del Gran Maestro; per loro, allora, non dovrebbe bastare quello del Presidente del Collegio?
    E’ indubbio che il centralismo deve essere negato, ma la direzione non è solo quella di assegnare maggiore autonomia ai Collegi, ma alle Logge che sono il vero volano della Massoneria, dove si accumulano l’energie, si forgiano gli uomini e dove si colloca l’essenza della Libera Muratoria.
    Si vogliono creare le Logge provinciali? Ma non ci sono già i Collegi? 0 ci deve essere un Gran Maestro per ogni provincia? Cosa dovrebbero fare queste Grandi Logge provinciali diversamente da quello che fanno i Collegi regionali? Dovrebbero essere guidate da un Gran Maestro Provinciale ed il GOI sarebbe la confederazione di Gran Maestri Provinciali? Se questa fosse l’idea… allora si dovrebbe chiarire il ruolo del Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia Federato…
    Su un piano iniziatico e massonico, il Gran Maestro è colui che deve salvaguardare il patrimonio della Tradizione e operare per il bene dell’Ordine. A che servirebbero i Gran Maestri Provinciali? Per generare nuove compagini, per distribuire nuove onorificenze, per nuovi arrivismi, per complicare la vita delle Logge e per aumentare il burocraticismo e un verticismo locale, o a cosa d’altro?…
    Ci sembra che l’idea di smembrare iniziaticamente il GOI, a quasi duecento anni dalla sua costituzione, dopo così lungo tempo in cui, attraverso diverse vicissitudini ha conseguito una forza e una fondamentale rappresentanza sul territorio italiano ed anche all’esterno, non solo ci sembra mero avventurismo senza fondamento, ma il risultato di atteggiamenti che, in un modo o nell’altro, intendono introdurre elementi profani entro le porte del Tempio. Ed elementi profani che, alla fin fine non hanno neanche un fondamento né ragioni, ma solo argomentazioni riferite al mondo profano o alle Massonerie, che al vaglio attento appaiono infondate, errate, e prive di alcuna conoscenza storica, in merito al modo in cui si sono costituite le federazioni di Gran Logge.
    Se qualcuno un giorno volesse inventare qualche ragione plausibile ed effettivamente utile al bene dell’Ordine per suddividere il GOI e formare un organismo federativo con Grandi Logge locali, si faccia avanti. Ma, a dir la verità non si intravedono in alcun modo queste ragioni, o forse la nostra fantasia è limitata, ed allora ci sembra che, da un lato, si voglia imitare il mondo profano, non si sa per quale motivo, e, dall’altra, mettere in mostra riforme di facciata, che non solo non hanno alcun fondamento, ma che, se attuate, si scontrano contro l’unità dei GOI e non potranno che generare ulteriori forme di centralismo, burocraticità e nuove pedane per ambizio*ni poco consone alla nostra Istituzione. La condizione organizzativa in cui ci troviamo è più che affine al nostro dovere: lavorare per il bene dell’Ordine, per il benesse*re dell’umanità e per il proprio perfezionamento interiore: è in questa direzione che dobbiamo lavorare senza ulteriori inutili intralci!
    http://209.85.129.132/search?q=cache...lnk&cd=2&gl=it
    come puoi ben leggere dietro una facciata apparentemente riottosa al federalismo anche i "grembiulini" si preparano al banchetto.(chissà se in realtà non erano già pronti all'evento federalista da tempi non sospetti...Cattaneo docet).
    Saluti.

  6. #6
    Meda sabios paris
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    Citazione Originariamente Scritto da Bèrghem Visualizza Messaggio
    L'iniziativa del Pd del nord
    16/11/2008 Il Giorno Enrico Camanzi

    http://www.danielemarantelli.it/Rass...egnaStampa=177

    Tre indizi fanno una prova. Uno: a fine ottobre un ordine del giorno presentato dal deputato varesino del Partito democratico Daniele Marantelli con il collega milanese Emanuele Fiano sulla liberalizzazione degli slot a Malpensa viene approvato alla Camera grazie anche ai voti di alcuni onorevoli leghisti. Due: giovedì scorso un odg della coppia Fiano-Peluffo, sempre del PD, che impegna il governo a garantire maggiori fondi all'Expo viene firmato da molti colleghi leghisti. Tre: ancora giovedì un altro odg, stavolta preparato da Marantelli, incassa il sostegno degli eletti del Carroccio. Quanto basta per parlare di un asse fra i veltroniani del Nord e i Padani. Il sindaco di Varese Attilio Fontana esamina la questione dal suo osservatorio insubre. «Noi leghisti abbiamo sempre sostenuto - ricorda - l'esigenza di tutelare i diritti e gli interessi del nostro territorio e, dove sia necessario, trovare accordi anche con gli avversari politici per questa esclusiva finalità». Daniele Marantelli che a Roma è stato uno degli artefici delle convergenze fra Lega e Pd, pur pesando le parole, lascia intravvedere la sua soddisfazione per gli ultimi sviluppi della situazione politica romana. «C'è un'iniziativa decisa dei parlamentari del Pd del Nord - commenta - per colmare un'attenzione insufficiente del governo nei confronti di questa comunità. Un impegno che è visto con obiettiva simpatia dai colleghi della Lega».

    Il Sindaco di Varese, comunque, getta acqua sul fuoco dei malumori leghisti a Roma e delle sirene d'allarme per l'Expo. «Non credo - chiarisce - che ci siano motivi di preoccupazione per la rassegna del 2015. Quando bisogna partire per una grande avventura s'incontrano sempre delle difficoltà. Lo stesso a Roma. Il partito è compatto e ha una chiarezza assoluta nelle sue linee. Nessuno ha idee diverse da quelle che ci sta dando Bossi». Eppure qualche scricchiolio si sente. Soprattutto nella capitale. «Fra i leghisti in parlamento - sostiene Marantelli - c'è una crescente insofferenza. Sull'Expo, sulla questione Alitalia e Malpensa con la Cai che sarebbe sempre più orientata a scegliere Air France come partner internazionale, sulla tutela delle piccole e medie industrie e sui trasporti il governo sta assestando duri colpi al Nord. E questo non può che alimentare il disagio di un partito che vuole rappresentare questa parte del Paese».

    Parole che trovano per certi versi conferma nelle dichiarazioni di Fontana, che sposta il discorso dal giudizio partitico al sentire del territorio. «Il Nord afferma - sta raggiungendo il limite di tolleranza massima. L'altro giorno ero a Roma per un convegno e ho saputo che l'amministrazione della capitale spenderà 300 milioni di euro per una piscina riservata ai Mondiali di nuoto che dopo l'evento iridato sarà abbandonata al suo destino. E’ inaccettabile che si vada avanti così. Per questo è necessario accelerare sul federalismo fiscale». La chiusura è per Marantelli. «Bisogna avere la serietà per mettere davanti a tutto la capacità della politica di indicare soluzioni - riflette- Con questo approccio è la forza delle cose a indurre convergenze sugli argomenti che stanno a cuore al nostro territorio. Solo su quelli, però».
    Il PD Sardo esiste già, ha la sua segreteria a Cagliari e il suo leader si chiama Renato Soru, il risultato però non cambia molto rispetto ai PD dipendenti direttamente da Roma.... Non fatevi illusioni, gli unionisti sono e restano unionisti anche se si fingono autonomisti....

    P.S. Ultimamente Soru (PD Sardo) è andato a firmare un accordo con Vendola e Bassolino per far pressioni sul Governo perchè in caso di riforma federale si tenga conto dei "bisogni del Mezzogiorno", dimostrando così che dei veri bisogni dei Sardi (che non sono bisogni del Mezzogiorno!) lui se ne frega altamente.

  7. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da Jotsecondo Visualizza Messaggio
    http://www.lastampa.it/Torino/cmsSezioni/cronaca/200811articoli/8767girata.asp


    Il sindaco di Torino: dobbiamo organizzarci autonomamente da Roma
    LUIGI LA SPINA
    TORINO
    Il partito democratico è in pieno marasma. La sorda guerra di correnti intorno al solito dualismo Veltroni-D’Alema è esplosa clamorosamente sul «caso Villari». Ma anche la collocazione nel Parlamento europeo ha riacceso le polveri tra la componente cattolica e quella postcomunista. Di fronte al rischio concreto della dissoluzione di un progetto che, a sinistra, aveva sollevato molte speranze, alcuni pensano che solo un congresso possa far superare questa crisi. Domandiamo, allora, al ministro ombra per le riforme istituzionali, il sindaco di Torino, Sergio Chiamparino, se anche lui ritiene che questa proposta sia utile a superare i contrasti. «Non credo. Servirebbe solo a fotografare la situazione esistente e, finito il congresso, tutto continuerebbe come prima. Le correnti e le sottocorrenti sono preesistenti a quella fusione “tiepida” che ha unito ds e Margherita. Ho l’impressione che gran parte dei capi di queste correnti abbiano partecipato alla nascita del nuovo partito più con l’obiettivo di creare un contenitore che garantisse l’autoriproduzione di quelle componenti che non per cercare di costruire davvero un soggetto unico. Non ci sono diversi progetti politici, alternativi tra loro, ma ci sono divisioni fondate su rivalità personali, lotte di potere interne al partito».

    Allora, se un congresso non serve, come potete uscire da questa situazione? Lei ha una proposta?
    «Sì. Io trasformerei l’attuale federazione di correnti in una federazione dei territori. Devo fare un’autocritica: mi rammarico di essermi fermato, quando ci furono le primarie, ad organizzare, con altri amici, una lista a favore di Veltroni con caratteristiche territoriali. Ora, se fossi al posto del segretario, farei io qualcosa per stimolare che questo nasca. Per esempio, partendo dal Nord, dove questo tema è più sentito e dove la sfida del partito territoriale esistente, cioè la Lega, è più forte».

    Mi faccia capire, lei vuole fondare il partito democratico del Nord? «Nella prossima primavera, abbiamo le elezioni europee, ma abbiamo anche alcune elezioni locali che, per certi aspetti, sono ancor più importanti per il nostro radicamento e per la continuità di certe esperienze di governo. Direi a Piemonte, Liguria, Lombardia e Veneto: ragazzi, mettetevi insieme, decidete voi un coordinatore che sia rispettoso delle rappresentanze nei vostri territori e decidete autonomamente alleanze politiche, programmi, candidati e leadership. Sarei io a spingere con forza nel senso di questa federazione dei territori».


    Ma con chi dovrebbe allearsi il partito democratico del Nord? Con l’Udc e, cioè, con il centro o dovrebbe ritornare all’Unione? «Io faccio un altro discorso. Ho l’impressione che organizzare una sommatoria di sigle rischi, per prima cosa, di non essere realizzabile e, poi, di non tradursi in una sommatoria di voti. Il Trentino lo dimostra: lì c’è stata un’originalità di rapporti. Il pd si è alleato con una lista territoriale che ha racchiuso tutta un’altra serie di sensibilità politiche».

    Ma un progetto politico deve pur avere una direzione riconoscibile, non crede? «Certo. In termini di progetto politico, è indubbio che la necessità di guardare verso il centro è forte, è quella prevalente. Le sfide politiche, è notorio, si vincono sottraendo voti al centro. Il problema è che il centro non sempre è moderato. Spesso è radicale, come quello della Lega, per esempio. Per vincere dobbiamo conquistare la vasta area che confluisce al centro dell’incrocio tra due assi: destra e sinistra, innovazione e conservazione. E questo non si ottiene sommando le attuali sigle di partito».

    E allora, con chi? «Sperimenterei, partendo dalle prossime elezioni, aggregazioni con una forte connotazione di rappresentanza territoriale e civica. Questa è l’unica condizione, facciamo l’esempio del Piemonte, per poter tenere insieme fasce di popolazioni, come quelle montane, e istanze sociali, come quelle legate alle fabbriche. Insomma, per mettere insieme rappresentanze diverse, come l’agricoltore cuneese e il cassintegrato della Bertone. Unire sensibilità diverse, come l’attenzione ai valori del mondo cristiano e la difesa della laicità dello Stato».

    Queste non erano le ragioni fondative dell’Ulivo? «Sì, si potrebbe anche parlare di un rilancio di quell’idea. Ma con questa forte specificazione territoriale. Non lo chiamerei più l’Ulivo, perché i nomi connotano un’esperienza, e quell’esperienza è finita. Ci vuole una scommessa nuova, che non punti alla sommatoria di sigle di partito, siano l’Udc o quelli della vecchia Unione».

    Ma basta la territorialità per fare un partito? Questa non è la morte della politica, almeno come l’abbiamo sempre pensata: condivisone di ideologie o almeno di valori, di progetti ideali? «Certo. Il territorio è condizione necessaria, ma non sufficiente. Il partito territoriale, me ne rendo conto benissimo, è la risorsa, ma anche il limite. Non essendoci sistemi di valori tali da esprimere un progetto politico credibile, che risponda alle aspirazioni di tutto il Paese, il territorio è l’unico punto di partenza per cercare di ricostruire questo insieme di valori e di messaggi programmatici, stando in mezzo ai problemi. E’ l’inizio di un cammino, ma sicuramente non ci si può fermare lì».


    La Stampa 22 novembre 2008
    Sei sicuro che non si tratti di dissimulazione?

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da Eridano Visualizza Messaggio
    Sei sicuro che non si tratti di dissimulazione?
    Per distruggere i popoli la Massoneria, quella veramente “””illuminata”””, ha creato le ideologie.

    La ideologia marxista distruggeva i popoli dall’interno attraverso la distruzione del concetto di famiglia.
    La ideologia nazista nata dal National Socialist Party attraverso il braccio destro del satanista Mazzini, il grande israelita Mayer Hyndman compagno della figlia Eleonora di Marx , ha messo le basi per la distruzione incontestabile del concetto di nazionalismo, ossia il concetto di difesa del popolo dall’esterno.

    Ora che vi sono le solide basi per la distruzione dei popoli, le ideologie sono state accantonate.

    Coloro che mantenevano la famiglia con le ideologie si trovano spiazzati.
    Pertanto devono cercare una via nuova.

    Ora da quando esiste l’uomo, quando un prodotto viene a scarseggiare questo assume un maggior valore.

    La cultura de popoli è distrutta e scarseggia, quello che resta diventa preziosa, conseguentemente sempre un maggior numero di persone si attaccano alla difesa della cultura popolare,alla difesa della etnia.

    Difesa della cultura che fu intelligentemente, dai movimenti autonomisti nei primi anni ’80, legata al concetto di salvezza della situazione economica raggiunta.

    Pertanto quelli che credono ancora come andando a votare si possa cambiare qualcosa, cercano di usare e difendere questo pensiero, diventato raro, e votano i partiti etnici territoriali.
    Pertanto la sinistra se vuole continuare a sbarcare il lunario, anche da posizioni di potere, e desidera avere un futuro nei prossimi 20 anni deve pescare nella idea della difesa etnica e specialmente territoriale.

    Esempio nel Trentino la sinistra abbracciando i partiti territoriali ha vinto.

    Poi come Chiamparino riesca a coniugare la sinistra con la difesa dei popoli, rinnegando l’essenza del marxismo e buttando alle ortiche il magnifico lavoro di distruzione culturale fatta dall’ israelita Marx è un suo problema.

    Non si sa come andrà a finire, ma si deve comprendere la disperazione di Chiamparino.

    Tutti dobbiamo ammirare i salti mortali che dovrà compiere la sinistra.
    Ossia la politica della sinistra che da tragedia si trasforma in circo equestre.
    Salti mortali senza rete.

  9. #9
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    Citazione Originariamente Scritto da Jotsecondo Visualizza Messaggio
    Poi come Chiamparino riesca a coniugare la sinistra con la difesa dei popoli, rinnegando l’essenza del marxismo e buttando alle ortiche il magnifico lavoro di distruzione culturale fatta dall’ israelita Marx è un suo problema.
    Appunto. Inoltre il Trentino non è il Piemonte e viceversa.

  10. #10
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    Citazione Originariamente Scritto da Eridano Visualizza Messaggio
    Appunto. Inoltre il Trentino non è il Piemonte e viceversa.
    Certamente.
    Però bisogna riconoscere che la sinistra è allo stremo.
    Pertanto qualcosa deve fare.

    Il ridicolo è che cerca di ricalcare le tematiche politiche di altri per avere il consenso.

    Non si accorge, come d’altra parte non se ne accorgono altri, che qualcosa nato nel ‘700, come ad esempio la ricchezza virtuale, è finito.

    Qualunque mossa facciano non servirà a nulla, anche se intelligentemente cercano di risolvere il mantenimento della famiglia per almeno alcuni anni. ( anche se molto pochi).

    Qui nessuno si è accorto ( o non vogliono accorgersi ) che presto qualcuno si potrebbe chiedere se le banche, come sono strutturate, come sono impiegate, come simbolo rappresentativo secondo uno sviluppo culturale che trae le lontanissime origini dai templari; oggi servono ancora.
    Se non si deve ricorrere ad altri sistemi.

    Di fronte a queste problematiche va tutto in farsa.

    Pertanto godiamoci lo spettacolo comico della sinistra.
    Tutto fa spettacolo.

 

 
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