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Il Brigantaggio era anche al Nord - L'unificazione lo fissò al Sud
Per farsi un'idea di come il brigantaggio fosse endemico dell'Italia preunitaria, così al nord come nel sud, basta dare una scorsa ai riferimenti sotto riportati.
Il prisma di Goethe: letteratura di viaggio e scienza nell’età classico-romantica. Alfredo Guida Editore, 1996 (di Elena Agazzi)
Johann Jakob Ferber: il geologo che piacque a Goethe, pagina 49....
“... L’ultimo tratto di viaggio attraverso Bergamo e Brescia rivela una sorpresa: ci sono briganti al Nord come al Sud e chi voglia intraprendere il viaggio, deve munirsi di due robuste pistole. ”.
Briganti del Nord pubblicato a firma A.P. nel III/1994 sulla rivista trimestrale Apulia, direttore responsabile Aldo Bello della Banca Popolare Pugliese nella rubrica “Storie Rivisitate” nel 1994.
“...il Nord anticipò quel che sarebbe accaduto poi nel Mezzogiorno, sviluppando un'epopea brigantesca di cui misteriosamente non si parla molto, o non si parla affatto, nelle ricerche storiche contemporanee. Eppure, si tratta di cronache altrettanto tremende di quelle vissute col brigantaggio meridionale; e si tratta di un brigantaggio nordista che ebbe in gran parte radici analoghe a quelle sudiste. ...
... I guai più seri vennero ai francesi dal brigantaggio, che nel Piemonte, come anche in Liguria e in Toscana, era alimentato dall'opposizione politica. Ovviamente, al motivo dell'anticoscrizione si aggiungevano le prospettive, per i banditi, dei saccheggi e dei taglieggiamenti.
Filo da torcere, fra le numerosissime bande piemontesi, diede quella che era capeggiata da Mayno, soprannominato l'imperatore delle Alpi, sulla cui testa venne messa una grossa taglia: finì, come spesso accadeva in queste storie, tradito da due renitenti, che così speravano di ottenere l'amnistia. Altra banda che dette alla gendarmeria molto da fare fu quella di Narzola, che fu attiva attorno a Cherasco, a Saluzzo e a Racconigi: "Questi briganti - osservò il direttore generale di polizia di Torino (siamo nel 1808) - spesso si separano, ma sono sempre più numerosi dei gendarmi (ve ne sono tre in ogni paese). Hanno spie che pagano molto caro [ ... ], esercitano le più crudeli vendette su quelli che li denunciano".
Queste bande godevano del sostegno non soltanto dell'opposizione politica rimasta fedele ai Savoia, ma anche dell'Inghilterra che le finanziava. Contro i gruppi e le organizzazioni brigantesche venne costituito un corpo di gendarmi, selezionato e specificamente addestrato alla lotta contro i crimini.
Interessanti le motivazioni con cui venne giustificata l'istituzione del nuovo corpo della gendarmeria piemontese: non si poteva ricorrere al reclutamento dell'ex soldato piemontese, ritenuto poco disciplinato, incline a non sentire il vincolo del giuramento e, quel ch'è peggio, "completamente analfabeta".
Analoghe storie di resistenze, di difficoltà frapposte alla coscrizione si ebbero in Liguria: gli operai che sarebbero dovuti essere chiamati alla leva se ne andarono a lavorare in Toscana o nel Regno d'Italia. In un rapporto della polizia a Fouché (12 settembre 1809) si legge che la classe degli artigiani e dei lavoratori si sarebbe adattata alla coscrizione "se i preti e i monaci non se ne servissero per coltivare in fra di esso i motivi di lamentela".
Altri riferimenti:
Francesco Frasca, Le conscription dans les départments piémontais de l’Empire français (1800-1810), in Mélanges Rome, t. 102 (1990), n. 1, pp. 211-221.
Renzo Amedeo, Condanne contro i coscritti refrattari, i disertori, i briganti e la delinquenza comune nei Dipartimenti della Stura e Tanaro e di Montenotte tra il 1806 ed il 1812. II., in B. Cuneo, 1990, n. 103, pp. 195-221.
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