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    Predefinito LIBRARIA - Anticipazioni e recensioni di libri conservatori e controrivoluzionari



    Giovanni Cantoni, Per una civiltà cristiana del terzo millennio. La coscienza della Magna Europa e il quinto viaggio di Colombo, pp. 264, Edizioni SugarCo, Euro 18,50


    Mentre l’Occidente vive l’ormai plurisecolare agonia della Cristianità, esito della dialettizzazione fra fede e vita e fra fede e cultura, la stessa Modernità va dissolvendosi: con il malato viene morendo anche il virus che lo sta uccidendo. Di fronte all’ambigua postmodernità, tempo insieme di accelerazione finale di tale processo e di potenziale inversione di esso, si può immaginare una Cristianità Nuova nel terzo millennio, forse realizzazione della promessa della Madonna a Fatima: "Finalmente, il Mio Cuore Immacolato trionferà"? Una cristianità che fronteggi la sfida del mondo multipolare, rivelato dal 1989, e che combatta la quarta guerra mondiale, scoppiata l’11 settembre 2001? La risposta positiva e profetica è di Papa Giovanni Paolo II. Perciò, mentre Papa Benedetto XVI auspica un’autocritica della Modernità e dello stesso cristianesimo moderno, Giovanni Cantoni suggerisce prospettive e riflessioni intese a promuovere – in metodico confronto con il Magistero della Chiesa Cattolica – tale Cristianità Nuova, a partire dalla consapevolezza della Cristianità in agonia e dalle sue dimensioni culturali, cioè dalla coscienza della Magna Europa. Quindi propone, per flash, un’operazione di raccolta e di utilizzo di quanto ha conservato, rielaborato e trasmesso la "provincia" di tale grande area culturale – è privilegiata l’Iberoamerica –, provvidenziale, anche se non unica, portatrice di ciò che, spesso, il centro, irresponsabile o colpevole, ha già abbandonato o di cui si viene ancora "liberando" perfino con orgoglio. Cioè indica un suggestivo percorso definito dal filosofo argentino Alberto Caturelli come "quinto viaggio di Colombo", dunque un ritorno dalla periferia al centro, una riconciliazione del mondo occidentale e cristiano con le proprie radici culturali.

    Giovanni Cantoni, fondatore e reggente nazionale di Alleanza Cattolica, è direttore della rivista Cristianità. Animatore di diverse iniziative culturali e traduttore dal francese, dallo spagnolo e dal portoghese, ha pubblicato quattro volumi e oltre trecento fra articoli e studi in materia di religione, di politica e di cultura. Fra i suoi scritti, L’Italia tra Rivoluzione e Contro-Rivoluzione (1973), La lezione italiana (1980) e Aspetti in ombra della legge sociale dell’islam (2000); con Massimo Introvigne è coautore dell’opera Libertà religiosa, "sette" e "diritto di persecuzione" (1996), e con Francesco Pappalardo ha curato e ha collaborato a Magna Europa. L’Europa fuori dall’Europa (2006).


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    Marco Tangheroni, Della storia. In margine ad aforismi di Nicolas Gomez Davila, pp. 144, Edizioni SugarCo, Euro 15,00

    Profondamente convinto della funzione degli intellettuali e degli uomini di cultura nei confronti della società, Marco Tangheroni, in questo libro che esce postumo, affronta e ricostruisce la propria identità di storico attraverso riflessioni epistemologiche che investono questioni relative alla complessità del passato, ai limiti della conoscenza storica, all’irriducibilità e alla casualità degli eventi, al rifiuto di annullare la distanza temporale e le diversità tra presente e passato. Gli aforismi dello scrittore colombiano Nicolás Gómez Dávila sono l’espediente per approfondire problemi ed aspetti incontrati quotidianamente da chi pratica la storia, scritti e presentati dall’autore "col giro mentale di un professore che sta colloquiando con i suoi studenti".
    "Marco Tangheroni possedeva un talento raro: non solo di spiegare il passato ma, come vediamo in questo piccolo libro, di spiegare i compiti e le responsabilità dello storico. Questo libro apre la via verso una storiografia libera da pregiudizi ideologici, umanistica (nel senso migliore della parola) e anche umile, perché noi, studenti delle vite dei nostri antecessori, dovremo sempre agire con umiltà nei nostri tentativi di ricostruire le vite di uomini e donne che hanno realmente respirato, pensato e sognato". (dalla Presentazione di David Abulafia).


    Marco Tangheroni (1946-2004) è stato professore ordinario di Storia medievale ed ha insegnato nelle Università di Barcellona, Cagliari, Sassari e Pisa, distinguendosi per il forte impegno didattico e per le cariche istituzionali ricoperte. Sul piano della ricerca si è prevalentemente occupato di storia mediterranea, soprattutto degli ultimi secoli del Medioevo, ed in particolare di Catalogna, Sardegna, Toscana, Pisa. È autore di diversi volumi e di oltre centotrenta articoli apparsi in atti di congressi e su riviste scientifiche italiane e straniere. Impegnato nella divulgazione, è stato apprezzato conferenziere ed ha scritto su quotidiani e mensili, locali e nazionali. Tra le sue principali pubblicazioni si ricordano: Politica, commercio, agricoltura a Pisa nel Trecento, Pacini, Pisa 1973; La città dell’argento. Iglesias dalle origini alla fine del Medioevo, Liguori, Napoli 1985; Medioevo Tirrenico. Sardegna, Toscana, Pisa, Pacini, Pisa 1992; Commercio e navigazione nel Medioevo, Laterza, Roma-Bari 1996; la cura del catalogo della mostra Pisa e il Mediterraneo. Uomini, merci, idee dagli Etruschi ai Medici, Skira, Milano 2003.

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  3. #3
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    Massimo Introvigne, Una battaglia nella notte. Plinio Corrêa de Oliveira e la crisi del secolo XX nella Chiesa, pp. 296, Edizioni SugarCo, Euro 19,50

    Una lunga battaglia navale di quelle antiche, con sangue, scrosci d’acqua, clamori e grida ovunque. Una battaglia navale che, per di più, si svolge nella notte, "dove nessuno più conosce l’altro, ma tutti sono contro tutti". Non solo: una battaglia navale notturna su un mare che è in tempesta. È questa la metafora che san Basilio (330-379) usa per descrivere la situazione della Chiesa dopo il Concilio di Nicea del 325, e che Benedetto XVI ha evocato due volte a proposito degli anni successivi al Concilio Vaticano II. Che quella del cosiddetto postconcilio sia stata una lunga notte oggi non è più messo seriamente in dubbio da nessuno. Ma che c’entra esattamente con questa notte il Concilio? I suoi testi e documenti ne sono responsabili? Oppure, come insegna Benedetto XVI e come sostiene l’autore di questo volume, i documenti del Concilio sono stati traditi da un’ermeneutica errata e spesso maliziosa? E davvero la notte è scesa solo dopo il Vaticano II? Andava proprio tutto bene in quei decenni preconciliari che qualcuno oggi tende a idealizzare?
    Il Brasile, il più grande Paese cattolico del mondo e per anni il centro della "teologia della liberazione" d’ispirazione marxista, offre a Massimo Introvigne, uno dei più noti studiosi italiani di religioni, un punto di partenza originale per riflettere sui decenni precedenti al Vaticano II, sul Concilio e sul postconcilio, seguendo l’itinerario spirituale e dottrinale di Plinio Corrêa de Oliveira (1908-1995) e delle varie associazioni da lui fondate o che da lui derivano, fra cui la TFP, la Società Brasiliana di Difesa della Tradizione Famiglia e Proprietà. Sulla base di una vastissima documentazione in gran parte inedita, Introvigne mostra come un confronto con questo pensatore cattolico brasiliano — che ha avuto e mantiene una grande influenza in tutto il mondo, ma in Italia è spesso conosciuto (quando non misconosciuto) soltanto per sentito dire — può costituire un punto di vista nuovo per comprendere lo scenario storico e sociologico in cui è maturata la crisi nella Chiesa postconciliare, e le prospettive di un suo superamento alla luce del Magistero sul Concilio di Paolo VI, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI.

    Massimo Introvigne, dirigente di Alleanza Cattolica e collaboratore della rivista di apologetica cattolica il Timone, è fondatore e direttore del CESNUR (Centro Studi sulle Nuove Religioni) e membro del gruppo «Religioni» dell’Associazione Italiana di Sociologia. È autore di quaranta volumi e di oltre cento articoli in materia di religioni contemporanee, molti dei quali dedicati ai nuovi movimenti religiosi, al fondamentalismo e al terrorismo di matrice religiosa. Per la Sugarco ha pubblicato Le nuove religioni, Il cappello del mago, Il ritorno dello gnosticismo, Cattolici, antisemitismo e sangue, La nuova guerra mondiale, La Turchia e l’Europa, Il dramma dell’Europa senza Cristo e Il segreto dell’Europa.


    Indice

    Introduzione

    1. Gli anni 1930: sfida delle dittature, forza della Chiesa. La Lega Elettorale Cattolica Brasiliana
    Una crisi brasiliana
    Jackson de Figueiredo e il Centro Dom Vital
    La sfida di Vargas e la risposta della LEC
    La riforma elettorale del 1935, il colpo di Stato del 1937 e la fine della LEC

    2. Gli anni 1940: preannunci di crepuscolo. La crisi dell’Azione Cattolica in Brasile
    La crisi del cattolicesimo brasiliano
    Problemi metodologici
    La spiegazione della crisi brasiliana secondo la teoria della secolarizzazione
    Un’interpretazione della crisi brasiliana «dal lato dell’offerta»
    Plinio Corrêa de Oliveira e Em defesa de Ação Católica

    3. Gli anni 1950: un party all’ora del tramonto. Populismo, Chiesa e Contro-Rivoluzione
    Il populismo: una definizione
    Il populismo in Brasile: gli anni 1950 e oltre
    La Chiesa e il populismo: la curiosa avventura della «prima» Conferenza episcopale brasiliana (CNBB)
    Catolicismo e l’opposizione al populismo secondo il magistero di Pio XII
    Rivoluzione e Contro-Rivoluzione (1959)

    4. «Il rumore confuso dei clamori ininterrotti». Il Concilio, il postconcilio e Plinio Corrêa de Oliveira
    La crisi del postconcilio e le scienze sociali
    1. Dati quantitativi
    2. Dati qualitativi
    3. Conferme da fonti non sociologiche
    «Che cosa è andato storto?»
    1. Risposte in base alla teoria della secolarizzazione
    2. Risposte in base al «nuovo paradigma»

    Quando qualcosa ha cominciato ad «andare storto»?
    1. La tesi di Melissa Wilde
    2. Obiezioni alla tesi della Wilde
    3. Documenti, ermeneutica dopo il Concilio e comunicazione durante il Concilio

    Concilio e postconcilio in Brasile
    1. La Chiesa del Brasile spaccata in due: le radici
    2. Brasiliani a Roma: il Concilio
    3. Lo scontro del 1960 sulla riforma agraria
    4. Il fatale 1964
    5. Dal 1968 al 1971
    6. Gli anni 1970: apogeo e crisi della «linea Dom Hélder»

    Plinio Corrêa de Oliveira e il Concilio
    1. Il Concilio come evento e l’omissione della condanna esplicita del comunismo
    2. I documenti conciliari
    3. Le riforme postconciliari
    4. Lo «spirito del Concilio»

    5. Il Concilio «integrale» e la TFP
    Il Concilio «integrale»
    Il «postconcilio lungo» in Brasile
    Plinio Corrêa de Oliveira e il Concilio «integrale»
    Purezza e pericolo: la questione della natura della TFP
    «Amplificazione della devianza» e campagne contro la TFP
    Forme dell’associazionismo contro-rivoluzionario: Plinio Corrêa de Oliveira e Jean Ousset

    6. A che punto è la notte ? Un bilancio
    Il legato di Plinio Corrêa de Oliveira
    Successi e tensioni nella TFP: un accostamento sociologico

    Appendice. Fundadores, TFP e Araldi del Vangelo dopo la morte di Plinio Corrêa de Oliveira
    Alla ricerca della «verità giuridica»
    Dalla «verità giuridica» alla «verità sociologica» e oltre. Per (non) concludere

    Riferimenti bibliografici


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    Mario Palmaro, Aborto & 194. Fenomenologia di una legge ingiusta, pp. 270, Edizioni sugarCo, Euro 18,00

    L’aborto è l’uccisione di un essere umano innocente. Questa verità può esser detta in molti modi e con molte intenzioni diverse: per il gusto un po’ feroce di ferire e umiliare la donna che ha abortito; o per il desiderio sincero e amorevole di salvare un innocente da una fine terribile, e una madre da un rimorso oscuro quanto palpabile. Ma poi, alla fine, contano i fatti. E il fatto rimane sempre quello: con l’aborto si uccide.
    Questo vuole essere un libro onesto, al punto da trarre con rigore tutte le conseguenze logiche che la ragione ci impone: se l’aborto uccide, e uccide un innocente, non può essere giusto che la legge – in Italia la 194 del 1978 – consenta alla donna di praticarlo.
    Lo scandalo non è che una donna possa essere tentata di abortire. Perché ogni giorno, ogni ora, ogni minuto, un uomo è tentato di uccidere, rubare, tradire, violentare, sfruttare, mentire, uccidersi. Lo scandalo è che una società e uno Stato possano dire a quella donna: "Ecco, accomodati, ti ho preparato un luogo pulito e sicuro dove tu possa farlo gratuitamente".

    Mario Palmaro, laureato in Giurisprudenza, filosofo del diritto, è docente presso la Facoltà di Bioetica dell’Università Pontificia Regina Apostolorum di Roma e presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università Europea di Roma. È presidente nazionale del Comitato Verità e Vita. Giornalista pubblicista, è una delle firme della rivista il Timone ed è editorialista de il Giornale e de il Cittadino di Monza. Dai microfoni di Radio Maria conduce da anni la rubrica "Incontri con la Bioetica".

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    Enzo Peserico, Gli anni del desiderio e del piombo. Sessantotto, terrorismo e Rivoluzione, pp. 246, Edizioni SugarCo, Euro 18,00

    Non si tratta di auspicare un ritorno al passato, né di assolvere un fenomeno che tante ferite ha lasciato nel corpo sociale. Il libro di Enzo Peserico esamina con cura il Sessantotto, il suo fallimento politico-militare e il suo successo come rivoluzione culturale che ha cambiato gli ambienti – la famiglia, la scuola, l’università e i rapporti sociali in generale – nei quali sarebbero cresciute le generazioni successive. Per questo il Sessantotto è ancora in mezzo a noi, come una specie di malattia latente che può essere curata soltanto da una attenta educazione permanente.
    Ma come accade per ogni peccato, anche il Sessantotto è stato l’occasione di una possibile rinascita, di una conversione sociale, di una "nuova evangelizzazione". Il libro coglie questo aspetto nelle pagine conclusive, aperte a una speranza di cui si cominciano a vedere i primi effetti, in particolare nel mondo giovanile, grazie anche al lungo e fecondo pontificato di Giovanni Paolo II.


    Enzo Peserico (1959-2008), sposato, padre di quattro figli, professionista stimato nel campo della consulenza del lavoro e gestione risorse umane, docente di master della medesima materia all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e collaboratore alla cattedra di Istituzioni di Diritto del Lavoro all’Università Statale di Milano, militante esemplare di Alleanza Cattolica, ha raccolto in queste pagine decenni di apostolato culturale rivolto a giovani, studenti e famiglie, minacciati dal protrarsi nel tempo dei guasti provocati dalla rivoluzione culturale che si richiama al Sessantotto.



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    Bieco reazionario colonialista
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    Predefinito LIBRARIA - Laqueur: Gli ultimi giorni dell'Europa

    Laqueur Walter
    GLI ULTIMI GIORNI DELL'EUROPA
    Epitaffio per un vecchio continente Marsilio - 2008, Pagine 223 Prezzo €19,50

    Cosa accade quando il crollo demografico coincide con una massiccia immigrazione di persone che non hanno alcun desiderio di integrazione e tuttavia non rinunciano ai sussidi pubblici che offrono loro i paesi ospitanti?



    Recensione di Guglielmo Piombini
    La denatalità associata all’immigrazione fuori controllo potrebbe segnare la fine della civiltà europea, avverte lo storico ebreo-tedesco, ma residente in America, Walter Laqueur nel suo nuovo libro Gli ultmi giorni dell'Europa: Epitaffio per un vecchio continente. In questo suo amaro epitaffio sul destino del vecchio continente, Laqueur spiega che la persistente stagnazione dell’economia, il prolungato calo delle nascite e la mancata integrazione dell’immigrazione musulmana rappresentano i sintomi di una grave crisi, che potrebbe mettere a rischio l’identità storica del vecchio continente.
    Un’analisi di questo genere sarebbe apparsa, fino a pochi anni fa, come una provocazione. All’inizio del nuovo millennio gli intellettuali più ascoltati indicavano nell’Europa la potenza guida del XXI secolo. L’Unione Europea, secondo questa visione, avrebbe assunto la leadership mondiale non con la forza militare, ma grazie al “potere trasformativo” del suo superiore sistema sociale, che il resto del mondo avrebbe imitato. Molti studiosi americani, come Jeremy Rifkin, Paul Krugman, Charles Kupchan, Tony Judt o Mark Leonard (quest’ultimo autore nel 2005 di un libro intitolato proprio Why Europe Will Run the 21st Century) esortavano gli Stati Uniti a correggere i propri difetti prendendo l’Unione Europea come modello.
    Questa opinione era condivisa dalla maggioranza dei dirigenti politici europei. Nel marzo del 2000 i primi ministri dei governi europei si incontrarono a Lisbona per discutere delle strategie per i prossimi dieci anni. Il consenso generale era che l’Europa sarebbe diventata l’economia più competitiva e dinamica del mondo. Fra tante previsioni trionfalistiche, non venne detta una parola sulla grave situazione demografica e sulle tensioni crescenti con le comunità dei musulmani immigrati.
    Walter Laqueur si chiede come siano potute nascere quelle allucinazioni. Col passar del tempo il welfare state europeo è diventato sempre più costoso, la tassazione sempre più elevata, l’economia sempre più regolamentata. L’invecchiamento della popolazione e il calo della forza-lavoro giovanile suonano come una condanna a morte per il gravoso sistema assistenziale europeo. Oggi appare chiaro che l’Europa non ha alcuna possibilità di competere con gli Stati Uniti sul piano economico o geopolitico, e che fatica persino a reggere la concorrenza della Cina e dell’India.
    Laqueur critica i "falsi allarmi sulla sovrappopolazione" che andavano di moda negli anni Sessanta e che hanno fatto scuola a livello politico: "La favola della sovrappopolazione in Europa trovò sostenitori influenti come il Club di Roma". E segnala che in concomitanza a questa 'bolla ideologica' si è andato perdendo il valore della famiglia: "Molti hanno preferito divertirsi piuttosto che essere legati a ogni sorta di obblighi e responsabilità. Proprio quando gli europei avrebbero potuto permettersi più figli, ne hanno invece avuti di meno".
    Eppure fin dalla fine degli anni Ottanta gli esperti in demografia, come i francesi Alfred Sauvy e Jean-Claude Chesnais o il tedesco Herwig Birg, avevano suonato l’allarme, spiegando che l’Europa non stava riproducendosi a sufficienza. I loro avvertimenti però non vennero mai presi seriamente in considerazione dalle classi politiche, perché gli effetti negativi del calo demografico si sentono nel lungo periodo, ma gli uomini politici raramente guardano al di là dei quattro o cinque anni che li separano dalle elezioni successive. Eppure, osserva Laqueur, una semplice passeggiata per le città europee dà subito l’idea di quanti bambini in meno di un tempo ci siano.
    Al calo delle nascite si aggiunge l’arrivo di una massiccia immigrazione che sta cambiando il volto del paesaggio urbano. Un turista che tornasse a visitare le capitali europee dopo un’assenza di trent’anni, scrive Laqueur, farebbe fatica a riconoscere gli stessi luoghi. Intere aree di Londra, Parigi o Berlino oggi si presentano ai visitatori con l’aspetto, i suoni e gli odori simili a quelli del Cairo, di Karachi o di Dacca: moschee e minareti, donne vestite con l’hijab, macellai halal, ristoranti kebab, Aladin cafè e Marhaba minimarket.
    Anche in passato nelle città europee c’erano delle zone abitate da ebrei o da lavoratori ospiti. Gli immigrati di un tempo però si contavano in qualche decina di migliaia, non in milioni di persone. Non usufruivano come oggi di generosi sussidi e servizi sociali, e per questa ragione facevano ogni sforzo per integrarsi nella società ospitante. Adesso invece molti immigrati, soprattutto musulmani, si auto-segregano volontariamente in comunità separate, e non socializzano con i vicini tedeschi, inglesi o francesi. I predicatori gli insegnano che i loro valori e le loro tradizioni sono di gran lunga superiori a quelli degli infedeli, e che ogni contatto con loro è indesiderabile.
    Negli europei cresce il timore di ritrovarsi stranieri nella propria terra, e che ormai sia troppo tardi per fermare questo processo. Già nel 2004 a Bruxelles più del 55 per cento dei neonati erano figli di immigrati; nella regione tedesca della Ruhr entro pochi anni più della metà delle classi d’età sotto i trent’anni saranno di origine etnica non tedesca; fra cinquant’anni gli Stati Uniti avranno più di 400 milioni di abitanti, mentre la popolazione dell’Unione Europea potrebbe essere meno numerosa di quella del Pakistan o della Nigeria. Chi lavorerà nelle fabbriche dell’Europa priva della sua gioventù? Chi servirà negli eserciti europei, gli ultraquarantenni?
    La spiacevole verità, scrive Laqueur, è che l’Europa non sta diventando una superpotenza, ma si trova nel bel mezzo di una crisi esistenziale. La posta in gioco non è il ruolo egemonico mondiale, ma la sopravvivenza. Prima della fine del secolo alcune aree del continente potrebbero diventare dei parchi a tema per i turisti provenienti da altri continenti. Le guide gli mostreranno i monumenti dicendo: “Signore e signori, state ammirando ciò che resta di una civiltà altamente sviluppata che un tempo dominò il mondo, e che ci diede le cattedrali, Shakespeare, Beethoven e tante altre cose meravigliose”. Il declino del vecchio continente, anche se irreversibile, potrebbe però essere graduale, e non c’è ragione di pensare ad un collasso improvviso. Il dibattito dovrebbe concentrarsi sull’individuazione delle tradizioni e dei valori europei che possono ancora essere salvati. L’età delle illusioni, conclude Laqueur, è finita.

    http://web2.venet.net/libridelponte/...bro.asp?ID=885


    carlomartello

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    Antonio Socci, Indagine su Gesù, pp. 345, rilegato, Editore Rizzoli, Euro 18,50

    Chi è Gesù? Perché nessuno, dopo duemila anni, si sottrae al suo fascino? Anche i "lontani" non sanno nascondere lo stupore, l'ammirazione e l'incanto per quest'uomo misterioso, potente e buono, unico al mondo, "il più bello fra i figli degli uomini": da Marx a Renan, da Rousseau a Nietzsche, da Borges a Kafka, da Camus a Salvemini, da Kerouac a Pasolini, da un "persecutore" come Napoleone a una personalità come Gandhi, fino al libro dell'Islam, il Corano. Come e perché in soli tre anni di vita pubblica egli ha potuto capovolgere la storia umana? Lo affermano anche pensatori laici come Benedetto Croce: "il Cristianesimo è stato la più grande rivoluzione che l'umanità abbia mai compiuto". Ha portato nel mondo la libertà, la dignità di ogni persona (a partire dai più derelitti), le nozioni di diritti dell'uomo e di progresso, un oceano di carità. Ha spazzato via la schiavitù, ha salvato la cultura antica, ha dato nobiltà al lavoro ricostruendo un'Europa devastata, inventando la tecnologia, le università, la scienza, gli ospedali, l'economia, l'arte, la musica. Il libro di Antonio Socci ricostruisce questa straordinaria rivoluzione e indaga sul mistero di Gesù, preceduto da duemila anni di attesa e seguito da altrettanti di amore. Circa trecento profezie messianiche, nelle Sacre Scritture, con secoli di anticipo hanno tracciato il suo perfetto identikit: data e luogo di nascita e di morte, le sue opere, addirittura il supplizio della crocifissione.


    A caccia delle orme (razionali) di Gesù

    di Michele Brambilla

    È difficile, molto difficile terminare la lettura del nuovo libro di Antonio Socci (Indagine su Gesù, Rizzoli, in libreria da domani) senza venir assaliti perlomeno da un dubbio: e se davvero quell'uomo che ha spezzato la storia in due, avanti Cristo e dopo Cristo, fosse la suprema rivelazione di Dio al mondo? Bisogna essere prevenuti alla massima potenza, anzi bisogna essere fermamente determinati a non volere credere, per liquidare la questione con un'alzata di spalle e un sarcastico commento: tutte balle, tutte vecchie superstizioni, questioni che la ragione ha spazzato via.
    Invece è proprio appellandosi alla ragione che Socci, con la sua lunga e dettagliata inchiesta, dimostra che il «caso Gesù» non può essere archiviato: probabilmente, non potrà mai essere archiviato. In fondo, perfino fermandoci a quel limitato frangente che è il caso editoriale italiano di questi ultimi anni, dobbiamo prendere atto che parlare di Gesù è in qualche modo inevitabile. Per anni sono stati ai vertici della classifica libri scritti su quel falegname ebreo vissuto duemila anni fa, e vissuto in modo tale da essere destinato - secondo le categorie degli storici - a un'assoluta ininfluenza.
    Senza alcun potere economico, senza esercito, perfino senza chiesa (quella del suo tempo lo rifiutò), Gesù fu - visto con occhi umani - un fallito. Attorniato da quattro gatti che contavano meno di zero nella società del loro tempo (pescatori, vagabondi, nullafacenti) e per giunta tanto vigliacchi da rinnegare il maestro subito dopo la più ignominiosa delle morti (la crocifissione, supplizio riservato alle persone più spregevoli), Gesù - secondo "ragione" - non avrebbe dovuto lasciare alcuna traccia di sé. Invece, da quell'oscuro predicatore vissuto in una remota e insignificante provincia dell'impero è nato quel che sappiamo, e che ancora oggi possiamo vedere con i nostri occhi e toccare con le nostre mani.

    Per tornare al piccolo caso editoriale cui facevamo cenno: sono anni, dicevamo, che in Italia spesso ai vertici della classifica ci sono libri su Gesù: scritti per affermare o per negare la sua divinità; ma comunque scritti, e letti da milioni da persone. Alla metà degli anni Settanta ci fu il boom mondiale di Ipotesi su Gesù di Vittorio Messori; in anni recenti, i successi dei libri «contro» di Odifreddi e di Augias; ora, quello di Socci, un credente. C'è insomma anche qui la prova dell'impossibilità di restare indifferenti di fronte a Gesù. Lo si adora o lo si nega: ma con lui si devono fare i conti.
    Trova così conferma la celeberrima scommessa pascaliana: a chi diceva di non voler affatto prendere parte nella disputa pro o contro Gesù, il grande filosofo e scienziato francese del Seicento rispondeva: vi sbagliate, scommettere è inevitabile, siete incastrato anche voi; non fosse altro per il fatto che un sì o un no lo si pronuncia, prima ancora che con un'adesione razionale, con la vita. C'è insomma, in questo infinito, invincibile interesse per il Nazareno la conferma di un mistero che ha resistito ai secoli, anzi ai millenni; e una smentita clamorosa a tutta quella cultura del Novecento che riteneva ormai superata, dall'«uomo nuovo», la questione religiosa, e la questione-Gesù in particolare.
    L'indagine di Socci è seria, approfondita, documentata; crediamo che pure chi arriverà a conclusioni diverse da quelle dell'autore non potrà comunque non definirla anche «onesta». Socci non nasconde di pensare e scrivere come un apologeta; e dell'apologetica cristiana rispetta lo stile tradizionale: dimostrazione divina; dimostrazione cristiana; dimostrazione cattolica. Dio, Cristo e la Chiesa: sono questi i tre capisaldi del cattolico credente.

    È chiaro che se si nega il primo «tassello», Dio (e Dio ci perdoni di averlo definito un «tassello»), cade anche tutto il resto. Socci parte quindi con la questione-Dio: e lo fa in modo avvincente, incalzante, smontando il luogo comune oggi assai in voga (in realtà più in certa pubblicistica che fra scienziati) che vorrebbe far credere un'incompatibilità tra scienza e fede in un Creatore. Si parte dalla clamorosa conversione, avvenuta quattro anni fa, del filosofo Antony Flew, per decenni simbolo mondiale dell'ateismo scientifico e padrino degli attuali divulgatori dell'inesistenza di Dio come Richard Dawkins. Il cambiamento di Flew fece enorme impressione, perché non avvenne per una crisi di coscienza personale o per una storia privata. Fu, al contrario, il naturale sbocco della sua indagine sull'origine dell'universo e della vita: «La mia scoperta del Divino è stata un itinerario (pellegrinaggio) della ragione e non della fede».

    Flew mandò in crisi l'ateismo scientifico anche e soprattutto perché la sua non fu la conversione a una religione (il che avrebbe necessariamente comportato un atteggiamento di fede, oltre che di ragione), bensì al puro e semplice deismo: alla convinzione, cioè, che l'esistenza dell'universo e della vita sono inspiegabili senza quella di un'entità superiore intelligente. È la stessa convinzione che avevano personaggi abusivamente arruolati, oggi, dagli atei militanti, come Voltaire («Geometri, non filosofi, hanno potuto rigettare le cause finali, ma i veri filosofi le ammettono») o Rousseau («A quali occhi non prevenuti l'ordine sensibile dell'universo non annuncia una suprema intelligenza?»).

    Socci prosegue in questo capitolo introduttivo riportando le posizioni dei più grandi scienziati contemporanei, da Einstein a Hawking, dagli studiosi del Big Bang a quelli del Dna: tutti concordi nel riconoscere che la più ragionevole delle risposte di fronte al mistero dell'infinitamente grande e dell'infinitamente piccolo, così come di fronte allo stupore per la meravigliosa complessità anche del più minuscolo organismo vivente, è quella di ammettere un Creatore. Insomma, un qualcosa che chiamiamo Dio.
    Ma se la scienza e la ragione - sempre più, contrariamente a quanto si vuol far credere - portano al riconoscimento dell'esistenza di un Dio, più fitto si fa l'enigma se cerchiamo di passare dall'esistenza all'essenza. Dio c'è. Ma chi è? L'uomo, da solo, non lo può capire. Per la tradizione giudaico-cristiana, Dio stesso ha scelto di rivelarsi entrando nella storia, prima scegliendosi un popolo come testimone, e poi (per i cristiani) addirittura facendosi uomo. È l'Incarnazione lo scandalo supremo, e Socci cerca di dimostrare, perlomeno, che non c'è contrasto tra la ragione e la fede in quell'avvenimento inaudito.

    E qui si arriva al cuore di questa Indagine su Gesù. Gli argomenti, ma direi soprattutto i fatti elencati da Socci, sono tanti e così dettagliati che un sunto, qui, farebbe torto al libro. Lasciamo al lettore il gusto di scoprire, una dopo l'altra, pagine che appassionano. Sono pagine, appunto, su un personaggio che continua a dividere. C'è chi si batte per annunciarlo al mondo; e chi per ridurlo al rango di una leggenda. Il mistero è destinato a restare probabilmente alla fine dei tempi, perché per la fede occorre comunque, e sempre, uno scatto del cuore. Ma come diceva un grande accademico di Francia, il filosofo Jean Guitton, «chi crede, crede in un mistero; ma chi non crede, crede nell'assurdo».

    http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=308788&START=0&2col=

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    Predefinito LIBRARIA - Padre Livio e il fenomeno Radio Maria

    IL FENOMENO RADIO MARIA
    I libri e le catechesi e di Padre Livio a Radio Maria


    L'UOMO E IL SUO DESTINO ETERNO


    Padre Livio Fanzaga
    L'UOMO E IL SUO DESTINO ETERNO
    Edizioni Sugarco – 2008

    Questo libro è stato scritto per rispondere alla luce della fede agli interrogativi fondamentali dell'esistenza che sgorgano dal cuore umano, così come ci viene riferito anche dal Salmo 8: «Se guardo il cielo, opera delle tue dita, la luna e le stelle che tu hai fissate, che cosa è l'uomo perché te ne ricordi e il figlio dell'uomo perché te ne curi?». In questo libro ci si interroga dunque su chi è l'uomo e qual è il suo destino eterno. Le domande sono le più profonde: chi sono io? da dove vengo? dove vado? qual è il mio destino? perché il male? perché il dolore? perché la morte? come sarà l'esistenza umana dopo la morte? Si affrontano così i grandi dilemmi della teologia: perché anche dopo la redenzione di Gesù l'uomo continua a soffrire, morire e peccare? La redenzione di Cristo sarà operante soltanto escatologica, ossia dopo la morte, o già comincia qui sulla nostra esistenza terrena?
    Sono domande che riguardano la nostra condizione umana, che è di disperazione, sofferenza e buio ma che è stata salvata e redenta da Cristo: il peccato è stato distrutto, Satana è stato sconfitto, il dolore è stato mutato in strumento di redenzione, la morte è stata vinta e l'uomo può entrare così nella vita eterna. Nonostante ciò la vita terrena continua ad essere una grande battaglia quotidiana con sconfitte, fatiche e sofferenze. Senza la prospettiva di una vita eterna con la gioia del paradiso che ci attende, la nostra vita sarebbe una vita disperata e depressa. Questa è la risposta cristiana al dramma della vita umana, e la Vergine Maria, creatura redenta di perenne giovinezza e di infinità bontà e gioia, ci indica la condizione umana salvata e così anche noi, dopo la morte, saremo come Maria un riflesso della risurrezione di Cristo.
    A.G.

    PROFEZIE SULL'ANTICRISTO
    Verrà nella potenza di satana



    Padre Livio Fanzaga
    PROFEZIE SULL'ANTICRISTO
    Verrà nella potenza di satana
    Edizioni Sugarco – 2007

    La tematica dell'anticristo è sempre stata molto viva all'interno della storia della Chiesa, ma è diventata particolarmente viva a partire dal secolo scorso, un secolo contrassegnato da grandi turbamenti storici nei quali la fede ha subìto un profondo attacco come mai era avvenuto prima. Su profezie riguardanti l'anticristo sono stati pubblicati numerosi libri, ma resta un problema di fondo, quello del discernimento: cosa un cristiano può e deve credere su questa tematica e come distinguere le vere profezie da quelle spurie ed ingannatrici, perché distanti dai fondamenti biblici o del magistero della Chiesa?
    Questo libro, che si muove nell'ambito dell'ortodissia cattolica, dimostra nella sua prima parte che la tematica dell'anticristo è seria, ha solidi fondamenti biblici ed è stata affrontata a più riprese dal magistero della Chiesa, sia nel Catechismo della Chiesa Cattolica, sia negli insegnamenti degli ultimi tre papi (Paolo VI, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI). Questo tema si colloca dunque a pieno titolo in quella visione cristiana della storia nella quale si affrontano le forze del bene (con Cristo risorto, la chiesa trionfante in cielo e militante qui in terra e con Maria) e le potenze del male (con a capo satana e le forze degli inferi). Si tratta di una battaglia che è stata già vinta da Cristo, ma che si concretizzerà in maniera definitiva alla fine dei tempi quando l'anticristo verrà «nella potenza di satana, con ogni specie di portenti, di segni e prodigi menzogneri» (S. Paolo).
    Chi è l'anticristo? Nel corso della storia tutti coloro che si sono impegnati su questo tema hanno cercato di identificare la figura dell'Anticristo. In questo libro si sostiene la tesi che l'anticristo sia satana stesso, e che nel corso della storia si sia incarnato in tutte quella manifestazioni che hanno operato per attaccare Cristo, la Chiesa e la fede. Verrà un tempo in cui satana troverà una incarnazione suprema, quella che San Paolo chiama «l'uomo iniquo, il figlio della perdizione» che si siederà nel tempio di Dio «additando sé stesso come Dio». Questa identificazione non è facile, ma la Chiesa – che ha il dovere di esercitare la profezia – ha il compito di identificare le manifestazioni dell'anticristo in ogni momento storico e, quando sarà il tempo, svelerà anche la figura stessa dell'anticristo.
    Nella seconda parte del libro si affrontano le profezie moderne sull'anticristo. Si tratta di tutte quelle profezie di santi o di profeti su cui la Chiesa ha espresso parere positivo, così come le profezie contenute nelle apparizioni mariane approvate dalla Chiesa. Altri capitoli sono dedicati a S. Luigi Maria Grignon de Montfort con la sua profezia degli apostoli degli ultimi tempi, all'anticristo pacifista, ecumenista e biblista tratteggiato dallo scrittore Vladimir Solovev, all'anticristo alfiere della religione umanitaria descritto nel romanzo di Robert Benson Il padrone del mondo. Un intero capitolo è dedicato al tema dei papi e l'anticristo, in cui si mette a fuoco il fatto che l'anticristo non potrà mai essere un papa essendo il Papa colui che ha la chiave del regno dei cieli, e che anzi i papi degli ultimi secoli hanno sempre saputo denunciare e descrivere i tratti e le derive anticristiche presenti nel mondo. L'ultimo capitolo è dedicato alla Madonna, in cui si descrive il ruolo di Maria e la prospettiva apocalittica delle apprizioni mariane dei tempi moderni: l'anticristo nei segreti di La Salette, il ruolo anticristico della Russia nel Segreto di Fatima e infine la prospettiva che si delinea con Medjugorje: la vittoria sul drago "sciolto dalle catene".
    A.G.

    NON PRÆVALEBUNT
    Manuale di resistenza cristiana



    Padre Livio Fanzaga
    NON PREVALEBUNT
    Manuale di resistenza cristiana
    Edizioni Sugarco – 2007

    Il titolo del libro fa riferimento alle parole che Gesù ha rivolto a Pietro dopo che lo stesso Pietro aveva riconosciuto in Gesù il Figlio di Dio: «Tu sei Pietro, e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le porte degli inferi non prevarranno (non prævalebunt) contro di essa» (Mt 16, 17-18).
    Il volume è diviso in due parti. La prima parte ha per titolo "Attacco alla Chiesa" e presenta le sfide che la Chiesa deve affrontare nel corso della storia ed in particolare nel nostro tempo. Sullo sfondo c'è la presenza del suo nemico per eccellenza, «le porte degli inferi» ossia satana, il quale agisce attraverso le forze storiche e cerca di imporre sul mondo il suo potere. Nonostante satana sia già stato sconfitto da Cristo, Dio permette la sua presenza e la sua seduzione perché la vittoria di Cristo si riproponga per mezzo della Chiesa lungo tutto il corso della storia fino al giudizio finale.
    Il più pericoloso degli attacchi alla Chiesa è quello che parte all'interno stesso della Chiesa, come diceva papa Paolo VI «il fumo di satana all'interno del tempio di Dio», che è causato dalla secolarizzazione, dal relativismo, dei dubbi di fede e del progressivo dissolvimento della fede stessa e della legge morale. Oltre a questi nemici interni ve ne sono anche di esterni, quelli che papa Giovanni Paolo II chiamava «ideologie del male» e che papa Benedetto XVI chiama «dittatura del relativismo» e che si verifica quando l'uomo, lasciandosi sedurre da satana, abbandona il cristianesimo e abbandona Dio additando sé stesso come Dio.
    Un capitolo affronta il pericolo della new age, un'arcipelago di nuove religioni che si propone di superare e di eliminare il Cristianesimo, riprendendo l'antico paganesimo della mistica panteistica della Madre Terra. Altri capitoli analizzano il rapporto del Cristianesimo con le religioni orientali (induismo e buddismo) le quali, con la negazione di un dio creatore, con l'annullamento della persona umana e con l'illusione dell'autosalvezza, oggi si pongono in alternativa al Cristianesimo e confluiscono anch'esse nella cosiddetta "religione umanitaria". Un capitolo molto lungo e dettagliato è dedicato ad un confronto tra Cristianesimo e Islam, analizzando ciò che l'Islam pensa veramente del Cristianesimo e arrivando alla conclusione che è impossibile un qualsiasi dialogo teologico con l'Islam mentre è auspicabile il reciproco rispetto e la cooperazione su un piano umano e sociale.
    La seconda parte del volume è intitolata "La vittoria della Chiesa" e fa riferimento a come noi Cristiani dobbiamo vivere in questo particolare momento storico nell'ambito della testimonianza e della evangelizzazione. Partendo dal presupposto che Gesù Cristo è «segno di contraddizione», e quindi non è possibile andare d'accordo con tutti, si arriva a comprendere che l'umanità può essere suddivisa in due categorie: quella che adora Dio, e quella che adora sé stessa. In un capitolo si affronta qundi il ruolo di Maria, che è venuta in soccorso della Chiesa in questo passaggio storico difficilissimo. Quindi si passano in rassegna le «armi» con cui la Chiesa deve combattere la sua «buona battaglia»: fede, preghiera, speranza e amore.
    A. G.

    DESIDERIO DI DIO
    Le tre tappe del cammino spirituale



    Padre Livio Fanzaga
    DESIDERIO DI DIO
    Le tre tappe del cammino spirituale
    Edizioni Sugarco – 2006

    Il titolo del libro vuole cogliere ciò che è specificamente caratteristico dell'essere umano e che lo distingue dagli altri animali: cioè – come diceva Pascal – l'uomo supera l'uomo, cioè l'uomo è in grado di andare al di là della materia e della finitezza. L'uomo infatti ha connaturato un forte desiderio di Dio. La verità, la felicità, l'amore infinito, l'immortalità non sono altro che desideri profondamente radicati nel cuore umano e che costituiscono quel riverbero del desiderio di Dio.
    Ma perché gli uomini desiderano Dio? Il motivo è semplice: Dio ha vuluto creare gli esseri umani a sua immagine e somiglianza, capaci e orientati a lui. La vita umana, consciamente o inconsciamente, non è altro che un desiderio di Dio. In questo libro Padre Livio affronta le tre tappe del cammino spirituale, che in fondo rappresentano anche le tre tappe del cammino esistenziale che tutti gli uomini – ad eccezione di Gesù Cristo e della Vergine Maria – percorrono nel corso della loro vita dal momento che nascono inquinati dal peccato originale.
    La prima tappa è rappresentata dalla fame di mondo, per cui gli uomini nel corso della loro vita riversano sul mondo quella fame di assoluto e di infinito che hanno nel cuore. Con "fame di mondo" si intende riassumere tutte quelle fami dell'uomo: la fame di denaro, di gloria, di onore, di potere, di sesso e di piaceri. La maggior parte degli uomini nel corso della loro vita si gettaa capofitto su queste cose finite della creazione sperando che queste siano in grado di placare la loro sete di infinito. Questa fame di mondo per molte persone diventa una vera e propria ossessione che dura per tutta la vita. La seconda tappa è quella della crisi esistenziale, che vivono quelle persone che, dopo essersi nutrite del mondo, si sono accorte che queste cose li lasciano insoddisfatti. Alcune volte questa crisi può sfociare nella depressione e talvolta si tramuta persino nel suicidio, altre volte invece sfocia nella conversione.
    La terza tappa è quella in cui la fame di Dio pian piano riemerge dal fondo del cuore dell'uomo. Qui l'uomo si rende conto che è Dio colui il quale lo rende veramente felice essendo verità, amore e misericordia. Man mano che ci si apre a Dio si avanza in quel cammino spirituale che si prefigura come un cammino verso l'eternità, nelquale persino la morte non appare più con il suo volto tragico ma come il momento in cui alla fine abbracceremo e vedremo faccia a faccia Colui che abbiamo sempre desiderato. Il libro dunque si struttura secondo la parabola del figliol prodigo che, spinto dalla fame di mondo, abbandona la casa paterna e va a dissipare le ricchezze avute con i suoi amici finché entra in quella crisi esistenziale che lo renderàconsapevole che mangiando il mondo è rimasto più affamato di prima e così ritornerà alla casa parerna laddove il banchetto della felicità è imbandito.
    Ma il libro ricalca anche l'esperienza vissuta da Sant'Agostino nel corso della sua vita. Cosìscrisse il grande Santo nelle sue Confessioni: "Tardi ti ho amato, bellezza sempre antica e sempre nuova, tardi ti ho amato. Ed ecco: tu stavi dentro di me e io ero fuori e là ti cercavo. E io, nella mia deformità, mi gettavo sulle cose belle da te create. Tu eri con me ma io non ero con te. Mi tenevano lontano da te quelle bellezze esteriori, che, se esse non fossero state in te, non sarebbero affatto esistite. Tu mi hai chiamato, hai gridato, hai infranto la mia sordità. Mi hai abbagliato, mi hai folgorato, e hai finalmente guarito la mia cecità. Hai alitato su di me il tuo profumo ed io l'ho respirato, ed ora anelo a te. Ti ho gustato ed ora ho fame e sete di te. Mi hai toccato ed ora ardo dal desiderio di conseguire la tua pace ". (Libro X, cap. XXVII)
    A.G.


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    IL TEMPO DI MARIA


    Padre Livio Fanzaga
    Saverio Gaeta
    IL TEMPO DI MARIA
    Edizioni Sugarco – 2007

    Dopo "La firma di Maria" (2005) e "Medjugorje in attesa del segno" (2006), ecco il terzo libro-intervista in cui Padre Livio, voce inconfondibile di Radio Maria, viene intervistato dal giornalista Saverio Gaeta. Questo volume vuole essere un libro di sintesi della mariologia, non scritto a tavolino, ma incarnato nella storia che stiamo vivendo. Lo scopo è infatti quello di presentare la Madonna come persona viva che è presente nel nostro tempo guidando la storia dell'umanità, il cammino della Chiesa e la vita di ogni singola persona.
    Secondo Padre Livio ci troviamo nei tempi preannunciati da San Luigi Grignon da Montfort, quel "tempo di Maria" che possiamo datare tra il 1830 (con le apparizioni a Rue du Bac a Parigi) e che arriva fino ai nostri giorni con Medjugorje. Si tratta di un tempo in cui cresce la presenza di Maria tra noi per aiutarci ad attraversare un passaggio molto difficile della storia dell'umanità. Nel retrocopertina sono riportate le parole profetiche che Giovanni Paolo II ha detto nell'Atto di Affidamento del Millennio a Maria: «Oggi, come mai nel passato, l'umanità è a un bivio. L'umanità può fare di questo mondo un giardino, o ridurlo ad un ammasso di macerie».
    Il volume si divide in quattro sezioni: la Madonna nella Sacra Scrittura, la Madonna nel Magistero della Chiesa, il messaggio globale che esce dalle apparizioni mariane, le devozioni e le preghiere a Maria Santissima, la vergine e il futuro del mondo. In appendice viene pubblicata una intervista con la veggente Vicka di Medjugorje, che noi abbiamo già pubblicato. Si tratta di una intervista molto importante perché ricca di particolari che Vicka ha rivelato per la prima volta: in particolare ha detto che per tutto il tempo dei Dieci Segreti ci sarà un veggente che avrà ancora le apparizioni quotidiane e che per tutto quel tempo non mancheranno i messaggi della Madonna. Questo ci conforta perché in questo passaggio difficile della storia dell'umanità Maria sarà presente con noi.
    A.G.

    SCRIVO A VOI GIOVANI PERCHÉ SIETE FORTI
    Lettera alla gioventù che crede nella vita


    Padre Livio Fanzaga
    SCRIVO A VOI GIOVANI PERCHÉ SIETE FORTI
    Lettera alla gioventù che crede nella vita
    Edizioni San Paolo – 2007

    Si tratta del nuovo libro che Padre Livio ha scritto pensando appositamente ai giovani, che oggi si trovano ad affrontare la vita ma che spesso mancano di quei punti di riferimento fondamentali per poter seguire la strada che conduce dritta alla meta. Rispetto ai tre precedenti volumetti Ragioni per vivere, ragioni per credere, delle catechesi giovanili, Decidersi per Dio e Cittadini del cielo, scritti per una catechesi giovanile sistematica, questo libro è strutturato in 40 lettere che ha una dimensione più diretta, che entra più nei problemi intimi e personali.
    I ragazzi si trovano davanti a due problemi: vivere e dare un senso alla propria vita. In un momento della loro vita in cui i ragazzi fanno una particolare fatica a parlare coi propri genitori e coi sacerdoti ed educatori, questo libro di meditazione personale cerca di essere una sorta di interlocutore che li invita a riflettere e a costruire le fondamenta su cui poter costruire la propria vita e il proprio futuro.
    Padre Livio, che appartenendo all'ordine religioso dei padri scolopi nutre una particolare sensibilità per quanto riguarda l'educazione cristiana dei giovani, parte dal presupposto che la gioventù di oggi non può fare a meno della religione e che una vita senza ideali non può finire che generare noia, nell'angosciosa attesa che la morte ponga fine all'intera nostra esistenza. La vita invece è un qualcosa di grande perché l'uomo, essendo immagine di Dio, è predestinato alla vita eterna. La via per conseguire questa meta è Gesù Cristo, il figlio di Dio fatto uomo. Egli è l'amico da incontrare, da conoscere e da amare. Solo in questa prospettiva la vita diventa un dono di incommensurabile valore perché progetto da realizzare per l'eternità.
    A.G.

    QUELLI CHE NON SI VERGOGNANO DI GESÚ CRISTO


    Padre Livio Fanzaga
    QUELLI CHE NON SI VERGOGNANO DI GESÙ CRISTO
    Edizioni Sugarco – 2006

    Il titolo del libro è stato ispirato da una affermazione del compianto Don Giussani il quale aveva affermato in una intervista che oggi la Chiesa si vergogna di Gesù Cristo, intendendo con ciò tutti quei cristiani che fanno sgretolare sempre più le fondamenta della divinità di Cristo, riducendolo sempre di più ad una figura di semplice saggio, di maestro. Queste stesse persone finiscono così per oscurare quella che è la affermazione centrale del Cristianesimo: che Gesù Cristo è il Verbo fatto carne, Figlio di Dio, nostro Salvatore e Redentore, morto e risorto e che vive ed è con noi fino alla fine del mondo.
    Nel corso del libro si esaminano tutti quegli aspetti che oggi non pochi cristiani si vergognano di professare: di coloro che si vergognano della persona di Gesù Cristo – negando l'altezza degli insegnamenti, la potenza di miracolo e di santità –, delle parole di Gesù Cristo – oscurando quelle parole che riguardano l'intransigenza morale, il giudizio e l'inferno –, della Chiesa di Gesù Cristo – della quale Cristo ha detto che "le porte dell'inferno non prevarranno" –, e della Madre di Gesù Cristo.
    Nella prima parte del volume, intitolata "la fede alla prova", viene affrontato il tema dello "scandalo cristiano", ossia come Gesù Cristo rappresenti per gli uomini un "segno di contraddizione" e una "pietra d'inciampo". Oggi infatti la questione fondamentale non consiste tanto nel credere se esista o meno Dio, quanto piuttosto nel credere se veramente Gesù Cristo è veramente colui che dice di essere, ossia il Figlio di Dio che si è fatto uomo per salvarci. È infatti improprio dividere l'umanità tra credenti o non credenti in Dio: il vero spartiacque è tra chi crede o meno che Gesù Cristo è Dio, il Signore della storia e giudice dell'intera umanità. Oggi invece tutte le grandi religioni e filosofie sono concordi nel negare la divinità a Gesù Cristo, ritenendolo tutt'alpiù un grande sapiente o un profeta o un filosofo, e vi si presenta la subdola tentazione che ogni singola religione possa rappresentare un po' una espressione locale di un unico Dio a cui è possibile accomunare tutto il genere umano. Per il cristiano invece ciò non è possibile perché non è possibile avere accesso alla conoscenza e all'amore di Dio Padre senza passare attraverso Gesù Cristo, rivelatore del Padre e mediatore di salvezza.
    Proprio per evitare che i cristiani trascurino il cuore stesso del cristianesimo ci viene in soccorso questo prezioso volume, dotato di una solida base biblica e teologica, il quale ci permette di compiere una analisi sulla religiosità del nostro tempo, che spesso – nel nome di un falso ecumenismo e dialogo – rischia di cadere nel pericoloso terreno del sincretismo.
    A.G.




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    LOTTE E TENTAZIONI DEI PADRI DEL DESERTO


    Padre Livio Fanzaga
    LOTTE E TENTAZIONI DEI PADRI DEL DESERTO
    Edizioni Sugarco – 2006

    Con espressione dotta si chiamano Apophthegmata Patrum: si tratta di una collezione anonima di massime spirituali, che contiene alcuni discorsi dei più celebri abati ed eremiti dei deserti egiziano, palestinese e siriano e svariati aneddoti sui loro miracoli e le loro virtù. Il periodo a cui la raccolta si riferisce va dal III al VI secolo. Questa antologia, che noi possediamo in greco, ma che deriva assai probabilmente da una tradizione orale copta, si presenta come una ricca e preziosa fonte di numerose suggestioni spirituali, che padre Livio Fanzaga valorizza al massimo nel suo volume Lotte e tentazioni dei Padri del deserto, nel quale vengono proposte al lettore le figure di Antonio il Grande, Arsenio, Agatone, Ammone e Achille.
    Afferma l'autore, offrendo così la più autentica chiave di lettura del suo libro: «I Padri del deserto ricordano alla nostra società, tutta protesa al conseguimento dei beni materiali, che l'uomo non è ciò che mangia e che in lui ci sono profondità spirituali che vanno ben oltre le esigenze della carne. L'uomo ha fame e sete di Assoluto. È una fame assai più esigente di quella dello stomaco. Si può vivere solo con pane e acqua, ma non si può vivere senza Dio». Questi uomini venerandi compresero meravigliosamente la differenza che intercorre tra essere "nel" mondo ed essere "del" mondo, e compresero altresì che ciò comporta una tensione e una lotta incessanti contro i pensieri malvagi e contro le numerose tentazioni che assalgono il cristiano e che trovano la loro sintesi nel demonio dell'akedìa, ovvero nella stanchezza dello spirito, che diventa abulia e tristezza.
    Fanzaga è molto bravo nello spremere dagli ammonimenti e dalle esperienze dei Padri il succo più nutriente e non esita a preferirlo ai tanti insegnamenti, oggi assai diffusi, che provengono dalle pur importanti tradizioni religiose dell'oriente buddista e induista: «Il pensiero cristiano – egli scrive a questo riguardo – non ha nulla da invidiare alle conquiste psicologiche delle religioni orientali. I Padri del deserto sono dei grandissimi psicologi». E davvero straordinario risulta il patrimonio morale, ascetico, teologico e mistico lasciatoci da questi antichi maestri di vita, i quali – e in ciò consiste uno dei meriti dell'opera di Fanzaga – ci vengono opportunamente presentati non solo e non tanto come asceti animati da un rigore impraticabile, ma come persone che, pur trascorrendo una vita di severa penitenza, furono capaci di dolcezza e di misericordia, di fraternità e di mitezza, di serenità e di pace.
    MAURIZIO SCHOEPFLIN
    (da "Avvenire" del 10/3/2006)

    IL FALSARIO
    La lotta quotidiana contro satana


    Padre Livio Fanzaga
    IL FALSARIO
    La lotta quotidiana contro satana
    Sugarco Edizioni – 1999

    Padre Livio Fanzaga è l'autore di questo vero e proprio best-seller su satana (scritto nel testo sempre e rigorosamente in minuscolo) e tradotto anche in lingua inglese con il titolo "The Deceiver". Padre Livio ci tiene a sottolineare come spesso in passato il demonio sia visto in manifestazioni che nulla avevano a che vedere con la sua vera opera: la tentazione. Questo ha portato a commettere veri e propre ingiustizie nei confronti delle persone (si pensi alla "caccia alle streghe") con il pretesto di combatterlo. Oggi invece l'atteggiamento con il quale si affronta questo argomento è ambivalente: o non se ne parla o, quando lo si fa, se ne parla in termini impropri. L'azione di satana, invece, va adeguatamente presentata e non va rintracciata tanto nelle sue manifestazioni fisiche (tipiche di una attività straordinaria e comunque molto rara anche se più "spettacolare", come quella delle possessioni), bensì nel suo capolavoro ordinario: la tentazione. Si tratta appunto di questo tema che il libro si prefigge di affrontare.
    Smascherare l'attività di Satana laddove veramente agisce è di fondamentale importanza per la propria vita spirituale. Questo accade quando Satana presenta il male sotto forma di bene (da qui deriva appunto il titolo del libro: "Il Falsario"), quando ci distoglie dalla preghiera e da Dio, quando adultera la fede e, in definitiva, quando ci inganna per indurreci ad operare il male. Il libro procede in una analisi fondata unicamente sulle Sacre Scritture e sul Magistero della Chiesa, soffermandosi in particolare su due racconti biblici: quello della tentazione e della caduta dei progenitori (descritta nel libro biblico della Genesi) e quello della tentazione di Gesù nel deserto.
    A.G.


    Padre Livio al microfono durante una catechesi del mattino


    I libri di Padre Livio su Medjugorje

    Padre Livio è un attento osservatore del fenomeno Medjugorje sin dai tempi delle apparizioni dei primi anni '80. Su Medjugorje ha dedicato cinque libri (pubblicati dalle Edizioni Sugarco) ed ha curato diverse altre pubblicazioni. Le recensioni sono state qui inserite nell'apposita sezione su Medjugorje.

    PERCHÉ CREDO A MEDJUGORJE –</STRONG> Il primo libro-testimonianza dell'autore.

    LA DONNA E IL DRAGO - I giorni dell'Apocalisse (2002) – Uo studio del messaggio di fondo che emerge dalle apparizioni di Medjugorje, lette alla luce del libro dell'Apocalisse di San Giovanni.

    L'AVVENIMENTO DEL SECOLO - La Madonna si è fermata a Medjugorje (2004) – Uno studio sui frutti di Medjugorje a venicinque anni dalle apparizioni.

    SATANA NEI MESSAGGI DI MEDJOGORJE (2006) – Uno studio sui messaggi di Medjugorje che trattano esplicitamente di come agisce satana per sedurre gli uomini e per allontanarli da Dio e dalla preghiera. Il libro può essere visto come una sorte di prosecuzione del best-seller Il Falsario.

    MEDJUGORJE IN ATTESA DEL SEGNO (2006) – Libro intervista con Saverio Gaeta.

    http://holy.harmoniae.com/rm_catechesi.htm

 

 
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