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    Predefinito CULTURA - Conservatorismo Tradizionalista

    Conservatorismo tradizionalista
    Da Wikipedia, l'enciclopedia libera



    Il conservatorismo tradizionalista, noto anche come "conservatorismo burkeano", "tradizionalismo", "conservatorismo culturale", "nuovo conservatorismo" (da non confondere con neoconservatorismo) o "conservatorismo classico" è quel ramo occidentale del pensiero conservatore che è caratterizzato da una adesione ai principi di prescrizione (legge), consuetudine (diritto), ordine sociale, gerarchia, fede, famiglia naturale, libertà ordinata, e tradizione. Si può dire che ha affinità con il pensiero reazionario, e alcuni seguaci di questo movimento accettano probabilmente quella etichetta, sfidando il marchio d’infamia ad essa legato nella cultura occidentale dopo l’Illuminismo.


    Indice
    1 Le origini burkeane
    2 Il conservatorismo tradizionalista americano
    3 Storia dei "nuovi conservatori"
    4 Russell Kirk e i sei canoni del conservatorismo
    5 Conservatorismo tradizionalista e paleoconservatorismo
    6 Tradizionalisti contemporanei
    7 Importanti tradizionalisti
    8 Bibliografia
    9 Collegamenti esterni
    9.1 articoli
    9.2 organizzazioni didattiche tradizionaliste
    9.3 pubblicazioni tradizionaliste


    Le origini burkeane

    Si potrebbe dire che il conservatorismo tradizionalista abbia avuto inizio con il pensiero del filosofo e statista Whig anglo-irlandese Edmund Burke. I principi politici di Burke erano radicati nella legge morale naturale morale e nella tradizione occidentale. Egli credeva nei diritti prescrittivi e in quella che aveva denominato la "libertà ordinata", nonché in una forte fede nei valori trascendenti che trovano sostegno in istituzioni come la Chiesa, la famiglia, e lo stato. [1] Egli era un feroce critico dei principi alla base della Rivoluzione francese e nel 1790 le sue osservazioni sul radicalismo e gli eccessi della Rivoluzione francese sono state raccolti nelle Riflessioni sulla rivoluzione in Francia. Nelle Riflessioni egli ha contestato le innovazioni radicali dei rivoluzionari, come i "diritti dell'uomo". Lo storico e critico sociale americano Russell Kirk ha scritto che "... le Riflessioni bruciano con tutta la rabbia e l'angoscia di un profeta che ha visto le tradizioni della cristianità e il tessuto della società civile dissolversi sotto i suoi occhi." [2]

    L'influenza di Burke si sarebbe estesa pensatori e scrittori successivi sia nel suo paese natio, la Gran Bretagna che nell’Europa continentale. Tra coloro che sono stati influenzati da questo pensiero sono stati i poeti romantici inglesi Samuel Taylor Coleridge, William Wordsworth, e Robert Southey, l’autore romantico scozzese Sir Walter Scott, [3] i contro-rivoluzionari francesi François-René de Chateaubriand, Louis de Bonald, e Joseph de Maistre [4], e in America il presidente John Adams e coloro che erano associati al Partito Federalista [5]


    Il conservatorismo tradizionalista americano

    Il tradizionalismo burkeano è stato trasportato nelle colonie americane attraverso le politiche e i principi del Partito federalista e delle sue leadership rappresentate da John Adams e Alexander Hamilton. I Federalisti si opponevano alla Rivoluzione francese, difendendo la morale cristiana tradizionale, e sostenendo una nuova "aristocrazia naturale", basata sulla "proprietà, l'istruzione, lo stato di famiglia, e il senso di responsabilità etica" [6]. Opere classiche del federalismo americano includono Il Federalista di Alexander Hamilton, James Madison, e John Jay, la Difesa delle Costituzioni e i Discorsi su Davila di John Adams, e le Lettere di Publicola di John Quincy Adams [7].

    L'influenza di Burke in America continuò al di là del Partito Federalista nella vita e nelle opere di alcuni pensatori e scrittori come John Randolph di Roanoke, John C. Calhoun, Joseph Story, James Russell Lowell, Woodrow Wilson, [8] e Irving Babbitt. [9]

    Il conservatorismo tradizionalista ha avuto alcuni dei suoi massimi difensori orali nei primi anni del ventesimo secolo grazie agli sforzi dei nuovi umanisti (Irving Babbitt e Paul Elmer More), i Southern Agrarians (John Crowe Ransom, Allen Tate, e Donald G. Davidson), e in pubblicazioni come The Bookman, The American Review, The Sewanee Review, e The Kenyon Review. Altri conservatori tradizionalisti la cui influenza sarebbe stata sentita dal successivo movimento dei "Nuovi conservatori" degli anni ‘40 e ‘50 furono Herbert Agar, Bernard Iddings Bell, Gordon Keith Chalmers, Grenville Clark, Peter Drucker, Will Herberg, Ross JS Hoffman, e Dorothy Thompson. [10]

    Storia dei "nuovi conservatori"

    Il conservatorismo tradizionalista continuò dopo la Seconda Guerra Mondiale negli scritti di un gruppo di professori universitari (etichettati come "nuovi conservatori" da parte della stampa popolare del tempo), che rinnovò l’interesse accademico in quelle che T.S. Eliot chiamò le "cose permanenti" (quelle istituzioni perenni su cui la società è fondata: la chiesa, la famiglia, lo stato, la vita comunitaria, ecc.) Essi difesero la civiltà americana e occidentale contro la crescente ondata di progressismo (liberalismo moderno) e comunismo nella filosofia politica e pratica politica. Durante questo periodo vi fu anche una ripresa di interesse tra i nuovi conservatori per la vita e l'opera di Edmund Burke.

    I tradizionalisti rimproveravano la visione del mondo progressista inerente ad un'America a proprio agio con le economie del New Deal, un fiorente complesso militare-industriale, e una consumistica e commercializzata cittadinanza. Richard M. Weaver, professore all’Università degli Studi di Chicago è stato tra i primi nuovi conservatori e il suo Ideas Have Consequences (1948) ha fatto la cronaca della costante erosione dei valori culturali occidentali a partire dal Medio Evo [11]. A Weaver si è unito nel 1949 Peter Viereck, il cui Conservatism Revisited ha esaminato il pensiero conservatore del principe Klemens Metternich.

    Gli anni ‘50 hanno portato una nuova fioritura del pensiero dei nuovi conservatori con La Nuova Scienza della Politica di Eric Voegelin, del 1953, The Quest for Community di Robert A. Nisbet, 1953, e Conservatism in America di Clinton Rossiter, del 1955. Tuttavia, il libro che ha definito la scuola tradizionalista è stato The Conservative Mind: From Burke to Eliot, scritto da Russell Kirk nel 1953, che ha fornito una dettagliata analisi del pedigree intellettuale del conservatorismo tradizionalista anglo-americano [12].

    Altri nuovi conservatori includono John Blum, Daniel Boorstin, McGeorge Bundy, Thomas Cook, Raymond English, John Hallowell, Anthony Harrigan, August Heckscher, Milton Hindus, Klemens von Klemperer, Erik von Kuehnelt-Leddihn, Richard Leopold, S. A. Lukacs, Malcolm Moos, Eliseo Vivas, Geoffrey Wagner, Chad Walsh, e Francis Wilson[13]) così come Arthur Bestor, Mel Bradford, C.P. Ives, Stanley Jaki, John Lukacs, Forrest McDonald, Thomas Molnar, Gerhard Neimeyer, James V. Schall, S.J., Peter J. Stanlis, Stephen J. Tonsor, e Frederick Wilhelmsen.[14]

    Russell Kirk e i sei canoni del conservatorismo

    The Conservative Mind è stato scritto da Kirk come una dissertazione di dottorato, mentre egli era uno studente presso l'Università di St Andrews, in Scozia. In precedenza autore di una biografia del conservatore americano John Randolph di Roanoke, Kirk ha stabilito in The Conservative Mind sei "canoni del pensiero conservatore", tra cui:

    La convinzione che un intento divino regoli la società così come la coscienza... Che i problemi politici, in fondo, sono problemi morali e religiosi.
    L’affezione per la varietà proliferante e il mistero della vita tradizionale, distinta dall’uniformità restringente e dagli obiettivi egualitari e utilitaristici dei sistemi più radicali.
    La convinzione che la società civile richiede ordini e classi...
    La persuasione che la proprietà e la libertà sono inseparabilmente connesse, e che il livellamento economico non è il progresso economico ...
    La fede nella prescrizione e la sfiducia verso i "sofisti e i calcolatori". L'uomo deve mettere a controllo la sua volontà e i suoi appetiti... La tradizione e il sano pregiudizio provvedono a controllare gli anarchici impulsi dell’uomo.
    Il riconoscimento del fatto che cambiamento e riforma non sono identici ... [15]
    Kirk va a esaminare il pensiero di una vasta gamma di pensatori conservatori, tra cui lo statista anglo-irlandese Edmund Burke, i federalisti americani John Adams e Alexander Hamilton, i letterati britannici Samuel Taylor Coleridge e Robert Southey, il conservatore del sud John Randolph di Roanoke, John Calhoun, il pensatore politico e cattolico americano Oreste Brownson, lo scrittore del New England Nathaniel Hawthorne, il Primo ministro britannico Benjamin Disraeli, il cattolico britannico John Henry Newman, lo storico americano Henry Adams, il New Humanism di Irving Babbitt e Paul Elmer More, e il poeta e critico letterario anglo-americano TS Eliot.


    Conservatorismo tradizionalista e paleoconservatorismo

    Vi è molta confusione sulla questione che il conservatorismo tradizionalista americano e il paleoconservatorismo siano la stessa filosofia. Mentre vi è una certa sovrapposizione in materia di principi e anche prescrizioni politiche, il paleoconservatorismo è generalmente inteso essere di natura più ideologica. Si potrebbe arrischiare che il paleoconservatorismo sia forse l'espressione politica del conservatorismo tradizionalista, in particolare per quanto riguarda molti paleoconservatori come l'ex candidato presidenziale e giornalista Patrick J. Buchanan tradizionalista che esprime idee conservatrici e sostiene cause del conservatorismo tradizionalista come il rinnovamento culturale e la difesa della civiltà occidentale. Il conservatorismo tradizionalista, tuttavia, è precedente al paleoconservatorismo (che è emerso alla fine degli anni ‘80 tra gli accademici e i giornalisti tradizionalisti in risposta alla crescente influenza del neoconservatorismo), e mentre molti paleoconservatori (G. Claes Ryn, Paul Gottfried) sono anche tradizionalisti, non tutti i conservatori tradizionalisti sono paleoconservatori. In realtà, all’Intercollegiate Studies Institute, tradizionalisti associati con pubblicazioni dell'Istituto quali Mofern Age e The Intercollegiate Review probabilmente hanno poco in comune con il nazionalismo bianco paleoconservatore di altrettante figure quali Samuel Francis e organizzazioni paleoconservatrici come The Council of Conservative Citizens.

    Tradizionalisti contemporanei

    Il conservatorismo tradizionalista oggi è principalmente centrato attorno al Intercollegiate Studies Institute, il Russell Kirk Center for Cultural Renewal, la National Humanities Institute, e la Edmund Burke Society. Importanti moderni conservatori tradizionalisti includono Giuseppe Baldacchino,Presidente del National Humanities Institute e co-direttore di Humanitas; Jeremy Beer, direttore di ISI Books (sigla di Intercollegiate Studies Institute); Thomas Bertonneau, Professore ospite di Inglese come SUNY-Oswego; Bradley J. Birzer, Professore associato di Storia all’Hillsdale College; Christopher Olaf Blum, Professor di Latino al Thomas More College of Liberal Arts; Cicero Bruce, Assistente di Inglese al Southern Catholic College; George W. Carey, Professore di Amministrazione alla Georgetown University; Allan Carlson, Presidente dell’Howard Center for Family, Religion, and Society; James Como, fondatore della C. S. Lewis Society; T. Kenneth Cribb, Jr., Presidente dell’Intercollegiate Studies Institute; Allan R. Crippen, II, fondatore del John Jay Institute for Faith, Society, and Law; Ian Crowe, Professore associato di Storia al Brewton-Parker College e Direttore della Edmund Burke Society of America; Hugh Mercer Curtler, Professore di Filosofia alla Southwest Minnesota State University; Lee Edwards, Professore di Politica alla Catholic University of America; William E. Fahey, Professore di Latino e Rettore al Thomas More College of Liberal Arts; Michael P. Federici, Professore di Scienze Politiche al Mercyhurst College; Bruce Frohnen, Professore associate di Legge all’Ohio Northern University College of Law; Paul Gottfried, Professore di Latino all’Elizabethtown College; Vigen Guroian, Professore di Studi Religiosi (Cristianità orientale) all’University of Virginia; Mark C. Henrie, Redattore di The Intercollegiate Review; Annette Y. Kirk, Presidente del Russell Kirk Center for Cultural Renewal ed editore di The University Bookman (e vedova di Russell Kirk); E. Christian Kopff, Professore di Greco e Latino all’University of Colorado, Boulder; James Kurth, Claude Smith Professore di Scienze Politiche al Swarthmore College; Peter Augustine Lawler, Professore di Amministrazione e di Studi Internazionali al Berry College; Daniel J. Mahoney, Professore di Politica all’Assumption College; Mark G. Malvasi, Professore di Storia al Randolph-Macon College; Wilfred M. McClay, Professore di Storia all’University of Tennessee, Chattanooga; W. Wesley McDonald, Professore di Scienze Politiche all’Elizabethtown College; lo storico independente George H. Nash; Jeffrey O. Nelson, Presidente del Thomas More College of Liberal Arts, Editore di The University Bookman, Second Spring, and Studies in Burke and His Time (e genero di Russell Kirk); George A. Panichas, già dell’University of Maryland e in passato Direttore di Modern Age; Joseph Pappin III, Decano all’University of South Carolina, Lancaster ed Editore di Studies in Burke and His Time; James E. Person, Jr., un biografo di Russell Kirk; Gerald J. Russello, Direttore di The University Bookman; Claes G. Ryn, Professore di Politica alla Catholic University of America, Presidente del National Humanities Institute, e Co-Direttore di Humanitas; Ellis Sandoz, Hermann Moyse Jr. Professore di scienze Politiche alla Louisiana State University e Direttore dell’Eric Voegelin Institute for American Renaissance Studies; Caleb Stegall, Procuratore e già Direttore di The New Pantagruel; Ewa M. Thompson, Professore di Studi tedeschi e slavi alla Rice University; John M. Vella, Direttore Amministrativo di Modern Age, The Intercollegiate Review, e di The Political Science Reviewer; Gleaves Whitney, Direttore dell’Hausenstein Center for Presidential Studies alla Grand Valley State University; Gregory Wolfe, il Redattore e Fondatore del Center for Religious Humanism; R. V. Young, Professore di Inglese al North Carolina State University e Redattore di Modern Age, and John Zmirak, scrittore al Thomas More College of Liberal Arts.

    Il Tradizionalismo è associato anche con il pensiero del filosofo inglese Roger Scruton e, con le politica britannica attraverso le attività del Cornerstone Group.

    Importanti tradizionalisti

    Russell Kirk
    Eric Voegelin
    Peter Viereck
    Richard M. Weaver
    Robert A. Nisbet
    Clinton Rossiter
    Daniel Boorstin
    Patrick J. Buchanan
    Forrest McDonald
    John Lukacs
    Stanley Jaki
    Mel Bradford
    Claes G. Ryn
    James Kurth
    R. V. Young
    T. Kenneth Cribb, Jr.
    Allan Carlson
    Bruce Frohnen
    Peter Augustine Lawler
    E. Christian Kopff

    Bibliografia

    1^ American Conservatism: An Encyclopedia, Bruce Frohnen, Jeremy Beer, and Jeffrey O. Nelson, pp. 107-109, ISI Books, 2006
    2^ Edmund Burke: A Genius Reconsidered, Russell Kirk, p. 154, ISI Books, 1967, 1997
    3^ Edmund Burke: A Genius Reconsidered, Russell Kirk, p. 155, ISI Books, 1967, 1997
    4^ Critics of the Enlightenment, Christopher Olaf Blum, ed., pp. xv-xxxv, ISI Books, 2004
    5^ Conservative Thinkers from John Adams to Winston Churchill, Peter Viereck, pp. 87-95, Transaction, 1956, 2006
    6^ Conservative Thinkers from John Adams to Winston Churchill, Peter Viereck, p. 89, Transaction, 1956, 2006
    7^ Conservative Thinkers from John Adams to Winston Churchill, Peter Viereck, p. 88, Transaction, 1956, 2006
    8^ Edmund Burke: A Genius Reconsidered, Russell Kirk, pp. 220-221, ISI Books, 1967, 1997
    9^ Conservative Thinkers from John Adams to Winston Churchill, Peter Viereck, p. 104-105, Transaction, 1956, 2006
    10^ Conservative Thinkers from John Adams to Winston Churchill, Peter Viereck, p. 107, Transaction Publishers, 1956, 2006
    11^ The Conservative Intellectual Movement in America since 1945, George H. Nash, pp. 30-36, ISI Books, 2006
    12^ The Conservative Tradition in America, Charles W. Dunn, p. 10, Rowman & Littlefield, 2003
    13^ Conservative Thinkers from John Adams to Winston Churchill, Peter Viereck, p. 107, Transaction Publishers, 1956, 2006
    14^ The Conservative Intellectual Movement in America since 1945, George H. Nash, pp. 50-55, 68-73, ISI Books, 2006
    15^ The Conservative Mind: From Burke to Eliot, Russell Kirk, pp. 7-8, Regnery, 1953

    Collegamenti esterni

    Articoli

    "Understanding Traditionalist Conservatism" by Mark C. Henrie

    Organizzazioni didattiche tradizionaliste

    The Center for Religious Humanism
    The Cornerstone Group
    The Edmund Burke Society
    The Eric Voegelin Institute
    The Free Enterprise Institute|Center for the American Idea
    The G. K. Chesterton Institute for Faith and Culture
    The Intercollegiate Studies Institute
    The John Jay Institute for Faith, Society, and Law
    The National Humanities Institute
    The McConnellCenter (The University of Kentucky)
    The Centre for Faith and Culture (ThomasMoreCollege of Liberal Arts)
    The RussellKirkCenter for Cultural Renewal
    The Trinity Forum
    The WilberforceCenter for Colorado Statesmanship

    Pubblicazioni tradizionaliste

    The Chesterton Review
    Continuity
    Humanitas
    Image: A Journal of the Arts and Religion
    The Intercollegiate Review: A Journal of Scholarship and Opinion
    Modern Age: A Quarterly Review
    The Salisbury Review
    Second Spring: A Journal of Faith and Culture
    Touchstone: A Journal of Mere Christianity
    The University Bookman

    http://en.wikipedia.org/wiki/Traditionalist_conservatism

    Traduzione di Florian

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  2. #2
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    Come sempre un ottimo lavoro da parte di Florian, tutto da leggere e da gustare. Complimenti.
    Prossimamente posterò un commento al contenuto, che merita senz'altro di essere discusso in modo approfondito.
    Guai a lasciare cadere questa opera meritoria di Florian!
    Da un simile impegno dobbiamo raccogliere i frutti più preziosi.

  3. #3
    Conservatorismo e Libertà
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    Vorrei commentare, aggiungendo qualche mia piccola considerazione, il "Canone del conservatore" condensato da Russel Kirk in 6 proposizioni:


    La convinzione che un intento divino regoli la società così come la coscienza... Che i problemi politici, in fondo, sono problemi morali e religiosi.
    E io aggiungo, da cristiano convinto, che esiste anche una vera e propria filosofia della Storia. L'intento divino pervade il movimento della Storia, per giungere infine a quanto promesso dalla Buona Novella.

    Politica e religione sono inscindibili, e la fede non può ridursi a fatto privato, non può nascondersi, timorosa, nei cuori dei singoli. L'uomo politico deve agire tenendo conto dell'esistenza di principi e valori irrinunciabili, non negoziabili, a pena di un decadimento morale generale (come purtroppo sta accadendo).

    L’affezione per la varietà proliferante e il mistero della vita tradizionale, distinta dall’uniformità restringente e dagli obiettivi egualitari e utilitaristici dei sistemi più radicali.
    Si sente appieno, in questa affermazione, l'influenza del pensiero di Burke. Quest'ultimo rigetta gli estremismi (e quindi l'egualitarismo ed il livellamento sociale), a favore dell'equilibrio, dell'armonia, dell'ordine sociale, che non deve essere inteso come cristallizzazione definitiva e data per sempre, ma come multiforme e variabile apertura allo scambio, alle professioni, ai commerci, insomma ad una vitalità piena e costante della società, in grado di appoggiarsi alla solida base della tradizione, senza sclerotizzarsi e cedere al radicalismo.




    La convinzione che la società civile richiede ordini e classi...
    Gerarchia ed autorità sono alla base dell'ordine. Ognuno deve compiere il suo dovere, stare al suo posto finchè questo è richiesto e permette alla società di funzionare in modo soddisfacente, per garantire in definitiva il bene comune.
    Non si deve intendere, con questa affermazione,il sostegno ad un sistema tirannico e dittatoriale: ordini e classi esistono anche nel sistema civile più libero, più sviluppato e dinamico, e anzi ne assicurano la stabilità e la continuità nel tempo.


    La persuasione che la proprietà e la libertà sono inseparabilmente connesse, e che il livellamento economico non è il progresso economico ...
    Burke sostiene a spada tratta il diritto alla proprietà, garanzia della vera libertà e a base dello stesso contratto sociale. Il potere tirannico annulla questo diritto fondamentale e prepara confische e requisizioni, che spazzano via, al contempo, la stessa libertà dell'individuo. Il livellamento economico porta alla povertà di tutti, non alla ricchezza complessiva.


    La fede nella prescrizione e la sfiducia verso i "sofisti e i calcolatori". L'uomo deve mettere a controllo la sua volontà e i suoi appetiti... La tradizione e il sano pregiudizio provvedono a controllare gli anarchici impulsi dell’uomo.
    Siamo in presenza di un invito all'equilibrio, alla quiete sociale ed alla tranquillità. L'uomo sobrio, onesto, moderato ma al tempo stesso fiero combattente quando lo Stato od altri mettono in discussione la sua libertà, è esempio e modello da seguire per costituire una società ordinata. Sofisti e calcolatori si accapigliano nella teoria, che a parole sembra sempre buona e positiva, ma che nei fatti si traduce in sconvolgimento dell'ordine e in atti sanguinari e violenti, il rovescio della moderazione: ovvero, la rivoluzione, la distruzione, il caos.


    Il riconoscimento del fatto che cambiamento e riforma non sono identici ...
    Burke ce lo insegna bene: non è buono un sistema che rimane fermo, immobile, incapace di imparare dagli errori e di migliorare se necessario. La tradizione forgiata nei secoli e da mille difficoltà costituisce un solido punto di riferimento, da passare anche alle nuove generazioni come una ricca eredità. Se però si rivela necessaria una miglioria, una riforma moderata e graduale, l'uomo saggio, il buon conservatore, sa adoperarsi in questo senso. Il rivoluzionario, invece, vuole disfarsi di tutto e al'improvviso, senza riflessione. Ma chi brucia la tradizione alla fine condanna se stesso.

  4. #4
    CONSERVATORE
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    Molto interessante, grazie Florian.
    Ma The Conservative Mind non è stato mai tradotto in italiano?

  5. #5
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    Citazione Originariamente Scritto da SaToSHi80 Visualizza Messaggio
    Molto interessante, grazie Florian.
    Ma The Conservative Mind non è stato mai tradotto in italiano?
    No SaToSHi. Evidentemente Berlusconi, per Mondadori, è più interessato a pubblicare Valerio Zucconi.

  6. #6
    PaleoCons
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    interessantissimo articolo
    ad un primo impatto (molto superficiale sicuramente visto che inizio ora ad interessarmi di Burke, del conservatorismo classico e del paleoconservatorismo) sento di riconoscermi parecchio in queste tesi.
    Inutile dire che l'approfondimento del conservatorismo classico e del paleoconservatorismo americani sfatano totalmente tutte le balle paranoiche di matrice neofascista sugli Stati Uniti come nemico assoluto della tradizione...o meglio, a mio modo di vedere, dimostra che gli Stati Uniti hanno invece conosciuto una grande fase tradizionalista e reazionaria.
    Pur avendo rigettato ormai da molto tempo l'antiamericanismo, continuo però ad essere molto critico verso il filoamericanismo dogmatico di certa destra.
    Credo nella civiltà occidentale ma non capisco il senso di essere filoamericanisti oggi e non ho ancora ben capito qual'è la reale posizione di un conservatore legato alle tesi burkeane e di Russel Kirk nei confronti del neoconservatorismo che oggi domina il Partito Repubblicano americano (e verso il quale nutro pochissima simpatia personalmente).

    Se scrivo castronerie fatemelo pure notare visto che su questi argomenti sono parecchio ignorante, infatti spero di poter usufruire del forum per aumentare le mie conoscenze.

  7. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da Dimitri Oblomov Visualizza Messaggio
    interessantissimo articolo
    ad un primo impatto (molto superficiale sicuramente visto che inizio ora ad interessarmi di Burke, del conservatorismo classico e del paleoconservatorismo) sento di riconoscermi parecchio in queste tesi.
    Inutile dire che l'approfondimento del conservatorismo classico e del paleoconservatorismo americani sfatano totalmente tutte le balle paranoiche di matrice neofascista sugli Stati Uniti come nemico assoluto della tradizione...o meglio, a mio modo di vedere, dimostra che gli Stati Uniti hanno invece conosciuto una grande fase tradizionalista e reazionaria.
    Pur avendo rigettato ormai da molto tempo l'antiamericanismo, continuo però ad essere molto critico verso il filoamericanismo dogmatico di certa destra.
    Credo nella civiltà occidentale ma non capisco il senso di essere filoamericanisti oggi e non ho ancora ben capito qual'è la reale posizione di un conservatore legato alle tesi burkeane e di Russel Kirk nei confronti del neoconservatorismo che oggi domina il Partito Repubblicano americano (e verso il quale nutro pochissima simpatia personalmente).

    Se scrivo castronerie fatemelo pure notare visto che su questi argomenti sono parecchio ignorante, infatti spero di poter usufruire del forum per aumentare le mie conoscenze.

    Caro Dimitri, non hai scritto alcuna castroneria, anzi muovi considerazioni assai pertinenti.
    Il tradizionalismo di Kirk, Nisbet, etc., ha avuto in america il suo massimo fulgore negli anni cinquanta, sessanta e settanta. Ha appoggiato il Partito repubblicano durante la campagna di Goldwater e anche sotto Nixon. Tuttavia, si è sempre mostrato particolarmente critico verso l'ala libertaria di Hayek e dei suoi discepoli. Allora il conservatorismo americano oscillava tra i due poli della libertà (Hayek) e della virtù (Kirk). Tra questi venne tentata una sintesi (Buckley, Meyer) che però pendeva più dal lato libertario che da quello tradizionalista.
    Ragion per cui Kirk e soci hanno finito con l'esercitare sempre un'influenza più intellettuale che politica. Agli inizi degli anni ottanta, col prender piede del neoconservatorismo intellettuale e politico, il tradizionalismo si trovò praticamente estromesso dal movimento conservatore. Da qui le polemiche accese tra neocons e paleocons, i quali riprendevano il tradizionalismo kirkiano in una chiave più aggressiva e postmoderna.

    Allo scoppiare della prima guerra irachena, nel 1991, Kirk criticò la scelta di Bush padre e dei neocons, dicendo di preferire la dottrina Nixon - aiuti ai resistenti del luogo - piuttosto che il Wilsonismo aggressivo neocon. Ma la critica rimase su un piano intellettuale.
    Riguardo la Seconda Guerra Irachena, invece, i tradizionalisti/paleocons (non è facile oggi distinguere i campi) sono stati decisamente contrari e le loro posizioni rappresentate sui media da commentatori come Pat Buchanan e Robert Novak (da non confondere con Michael Novak, che è invece neocon).

  8. #8
    PaleoCons
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    Citazione Originariamente Scritto da Florian Visualizza Messaggio
    Caro Dimitri, non hai scritto alcuna castroneria, anzi muovi considerazioni assai pertinenti.
    Il tradizionalismo di Kirk, Nisbet, etc., ha avuto in america il suo massimo fulgore negli anni cinquanta, sessanta e settanta. Ha appoggiato il Partito repubblicano durante la campagna di Goldwater e anche sotto Nixon. Tuttavia, si è sempre mostrato particolarmente critico verso l'ala libertaria di Hayek e dei suoi discepoli. Allora il conservatorismo americano oscillava tra i due poli della libertà (Hayek) e della virtù (Kirk). Tra questi venne tentata una sintesi (Buckley, Meyer) che però pendeva più dal lato libertario che da quello tradizionalista.
    Ragion per cui Kirk e soci hanno finito con l'esercitare sempre un'influenza più intellettuale che politica. Agli inizi degli anni ottanta, col prender piede del neoconservatorismo intellettuale e politico, il tradizionalismo si trovò praticamente estromesso dal movimento conservatore. Da qui le polemiche accese tra neocons e paleocons, i quali riprendevano il tradizionalismo kirkiano in una chiave più aggressiva e postmoderna.

    Allo scoppiare della prima guerra irachena, nel 1991, Kirk criticò la scelta di Bush padre e dei neocons, dicendo di preferire la dottrina Nixon - aiuti ai resistenti del luogo - piuttosto che il Wilsonismo aggressivo neocon. Ma la critica rimase su un piano intellettuale.
    Riguardo la Seconda Guerra Irachena, invece, i tradizionalisti/paleocons (non è facile oggi distinguere i campi) sono stati decisamente contrari e le loro posizioni rappresentate sui media da commentatori come Pat Buchanan e Robert Novak (da non confondere con Michael Novak, che è invece neocon).

    quindi la mia intuizione era esatta: tra i paleocons/tradizionalista odierni e i neocons odierni c'è molta distanza, anche e sopratutto in merito alla politica estera americana (che indubbiamente è il lato che interessa più direttamente noi europei).
    Qual'è il tuo giudizio sulla politica estera aggressiva dei neocons, basta sulla "guerra preventiva"? Non trovi che sia una strategia che sta danneggiando l'Occidente e gli stessi Stati Uniti?
    Da osservatore....vedo un Occidente molto impegnato al suo esterno per esportare il suo modello, mentre al suo interno regna il caos consumista, il progressismo, il laicismo, la denatalità, il relativismo nonchè la continua ed incessante presenza di masse extraeuropee...e mi domando...a che pro tutto ciò?

 

 

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