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  1. #1
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    Predefinito Precari, doppiamente colpiti

    Marzia Bonacci
    21 novembre 2008
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    Vittime della crisi per cui non possono godere, quando perdono il posto di lavoro, della cassa integrazione, sono anche falcidiati dal governo. Come? Con la norma che impedisce al giudice di reintegrarli a tempo indeterminato in caso di violazioni contrattuali e con le politiche dei tagli, soprattutto nella P.a, operate da Brunetta e Gelmini


    Solo gli immigrati pagano la crisi economica al pari di come la pagano loro. In verità per gli stranieri forse la situazione è ancor peggiore, visto che oltre a perdere il posto di lavoro senza godere degli ammortizzatori sociali, entro sei mesi si vedono privati anche della possibilità di soggiornare nel nostro Paese. Comunque è una guerra tra poveri, di penultimi contro ultimi, dove gli ultimi si chiamano precari. E se non bastasse la mannaia della finanza mondiale che crolla e del turbo-capitalismo che si arresta, di cui sono vittime doppiamente perché privati anche del paracadute sociale della cassa integrazione, ecco che su di loro si abbatte anche la scure dell'esecutivo. Un colpo che in verità è stato confezionato alcuni mesi fa da parte della maggioranza con una norma approvata in piena calura estiva e prontamente ribattezzata, dai suoi avversari, come "ammazza precari". L'allarme sulle conseguenze reali di questo provvedimento, ma anche sulla sua possibile non conformità alla Costituzione, è stato rilanciato anche oggi dal Pd nelle vesti di Marianna Madia, Maria Grazia Gatti e Cesare Damiano. Come in verità fatto anche all'epoca della sua promanazione. La misura governativa infatti impedisce al giudice del lavoro di reintegrare al posto di impiego, con un contratto a tempo indeterminato, il precario vittima di violazioni contrattuali. A questi, che ha deciso di intentare causa verso il proprio datore di lavoro, come prevede la legge, viene riconosciuto solo un corrispettivo risarcimento in denaro. Già in luglio verso questa monetarizzazione del diritto si era sollevato il coro di contrarietà dell'opposizione. Ricordano i rappresentanti democratici come fin dall'estate "avevamo denunciato la pericolosità di questa norma, sui cui peraltro pesa l'ombra di incostituzionalità".
    Un j'accuse, affermano i deputati del Pd, a cui il governo aveva risposto cercando di circoscrivere il campo d'intervento del provvedimento che a suo dire avrebbe riguardato esclusivamente i dipendenti delle Poste italiane. Una verità che non trova conferma nei fatti, che dimostrano come la norma riguarderebbe una platea tutt'altro che esigua di impiegati a scadenza, soprattutto perchè molti datori di lavoro starebbero procedendo ad utilizzarla per liquidare dipendenti scomodi. "Il governo aveva proclamato che la norma riguardava pochi casi, praticamente tutti alle Poste. Niente di più falso", attaccano dal Pd, denunciando anche come "alcune aziende stanno utilizzando la 'ammazza-precari' per licenziare i lavoratori che sono in causa con esse oppure che attendono un nuovo grado di giudizio del processo di lavoro". La norma vale inoltre per i procedimenti in corso per cui, sostengono Madia-Gatti-Damiano, "potrebbero essere tantissimi quei lavoratori già reintegrati in primo grado (cioè prima che il provvedimento fosse approvato, ndr) che ora si vedranno licenziati e persino costretti a restituire l'indennità risarcitoria ricevuta dopo il primo grado di giudizio, sottratte le sei mensilità previste ora come penale massima dalla legge".
    Esempi concreti di quanto denunciato dal Pd non mancano. Oltre al caso dei precari Rai, i deputati democratici citano come emblema di "questo uso spregiudicato della norma", l'azienda Strada dei parchi del gruppo Toto-Benetton (gestore dell'autostrada Roma-Teramo), la quale ha licenziato quattro dipendenti già reintegrati in primo grado dal giudice. Una vicenda su cui lo stesso Pd si è mobilitato chiedendo chiarimenti. "Abbiamo presentare una interrogazione urgente e il Governo imbarazzato ha scelto una risposta formale e assolutamente senza sostanza", ricostruiscono gli esponenti del partito di Veltroni. Sulla vicenda dovrà ora pronunciarsi la Corte, chiamata ad esprimersi anche in merito alla costituzionalità della norma. Nel frattempo i democratici chiedono che "il governo, a tutela dei lavoratori, utilizzi subito la sua moral suasion nei confronti di Strada dei parchi perchè ritiri i licenziamenti", oltre naturalmente a trovare "le forme per fare in modo che le altre aziende non utilizzino questa norma".
    Ed è sempre il mondo del precariato a generare il botta e risposta andato in scena oggi fra il senatore della sinistra Pd Paolo Nerozzi e il ministro della Funzione Pubblica Renato Brunetta. L'ex sindacalista della Cgil che oggi siede a Palazzo Madama ha infatti espresso soddisfazione per il fatto che il ministro del Welfare Maurizio Sacconi abbia finalmente deciso di occuparsi dei precari, ma ha anche sottolineato come "sarebbe utile, però, che il ministro Sacconi informasse anche i suoi colleghi Gelmini e Brunetta che ne mandano a casa rispettivamente circa 130 mila nella scuola e circa 60 mila nel pubblico, più un numero consistente nell'importante settore della ricerca". Lo spunto per l'affondo di Nerozzi è stato offerto dal ministro del Welfare che, intervistato da Repubblica in merito alle misure anticrisi che il governo presenterà lunedì alle parti sociali, ha risposto alla domanda se la Cigs sarà estesa anche ai precari, come chiede il sindacato, aprendo a questa eventualità. Anche se con una specifica. "Terremo in considerazione tutti i soggetti deboli. Ma sia chiaro che questo è un piano per l'emergenza e non una riforma strutturale", ha dichiarato infatti Sacconi. Poche ore dopo ed è lo stesso Brunetta a replicare al senatore democratico in merito ai precari della Pa: "voglio rassicurare Nerozzi che con Sacconi ci sentiamo spesso", ha risposto il ministro della guerra ai fannulloni.
    Resta da capire invece se l'intero pacchetto anticrisi confezionato dall'esecutivo convincerà anche la Cgil oltre che i precari, del pubblico impiego e non solo. Il segretario Epifani vuole aspettare l'incontro di lunedì per dare una valutazione, ma ribadisce quelle che secondo la confederazione di corso Italia restano le priorità. In primis una politica seria di tutela dell' occupazione, che per Epifani rappresenta "il problema vero che tende a crescere". Una politica che non può che passare per l'estensione della cassa integrazione agli esclusi e per un rilancio di salari e pensioni, unica strada che consente di riattivare anche la domanda sociale e quindi rivitalizzare la produttività, evitando la perdita dei posti di lavoro. "Servono ammortizzatori e tutele per chi ne è privo, soprattutto per i precari" - ha osservato Epifani - e dall'altra parte sono necessarie politiche fiscali che sostengano i redditi dei lavoratori e dei pensionati". Riguardo allo sciopero generale indetto per il 12 dicembre, che Sacconi spera rientri dopo la presentazione del piano anticrisi del governo, Epifani è stato netto: "Dipende dalle scelte del governo ma deve essere chiaro che io ho chiesto misure forti perchè la situazione è eccezionale".
    Per sapere cosa accadrà si dovrà aspettare l'inizio della settimana. Appare certo un fatto: la campana dell'incertezza economica suona soprattutto per loro, i precari, colpiti doppiamente: dal governo e dalla crisi.

  2. #2
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    Predefinito

    La cacciata degli invisibili
    di Antonio Sciotto
    su Il Manifesto del 22/11/2008
    Via i precari dal pubblico e dal privato. Brunetta, Tremonti e Gelmini ne licenziano 300 mila tra statali e scuola. Altrettanti a rischio nell'industria. Sono del tutto privi di ammortizzatori. E intanto Sacconi decurta i salari degli apprendisti
    La «valanga» colpirà per primi e soprattutto loro, gli sfruttati al quadrato: sono almeno 600 mila - una cifra enorme - i precari che potrebbero perdere il posto l'anno prossimo, per l'effetto combinato della crisi (e dei «non» interventi del governo) e - dall'altro lato - dello stop alle assunzioni ordinato dal trio Tremonti-Brunetta-Gelmini. Quel che è peggio, non è neanche la perdita del posto in sè - questa categoria è più che abituata - ma il baratro che si apre il giorno successivo, con il mercato del lavoro gelato dalla recessione e l'assenza di qualsiasi ammortizzatore sociale. Dalla sera alla mattina, niente proroga, poche speranze di trovare qualcos'altro, e neppure un euro per respirare almeno qualche mese. Un vero incubo.
    Nel pubblico impiego, università e ricerca comprese, il conto dei contratti «appesi» è presto fatto: come spiega Michele Gentile, della Cgil nazionale, si tratta di 47 mila contrattisti a termine, 20 mila Lsu, 10 mila interinali, e ben 80 mila rapporti di collaborazione (è il numero complessivo di contratti attivati nel 2007, dunque non corrispondono esattamente a 80 mila persone, ma ci siamo vicini). Poi ci sono i 130 mila a termine del mondo della scuola. La somma è di quasi 300 mila lavoratori, per il momento tutti a rischio, tranne qualche fortunato che potrà essere «graziato» dal ministro anti-precari Renato Brunetta, a sua totale discrezione, in forza di una legge approvata di recente. Vediamo quale.
    Il blocco di fatto alle stabilizzazioni è contenuto in un emendamento alla legge 1167, passata già alla Camera e che aspetta l'ok del Senato, in base alla quale dal primo luglio 2009 non si potrà stabilizzare nessuno che abbia oltre 3 anni di precariato alle spalle, fatti salvi quelli che abbiano concluso l'iter concorsuale entro il 30 giugno 2009 (con un 40% di posti riservato a chi abbia 3 anni di anzianità). E' l'annullamento delle precedenti finanziarie Prodi, che autorizzavano alla proroga indefinita dei contratti e davano la possibilità di stabilizzare tutti i precari.
    Sembrerebbe comunque che almeno fino a luglio prossimo ci sia qualche speranza, ma la Cgil spiega che è praticamente impossibile per un'amministrazione bandire, effettuare e chiudere con le nomine un concorso in meno di 7 mesi. Ma soprattutto la legge non fa i conti con il decreto 112 varato dal ministro dell'Economia Tremonti quest'estate, quello che prevede tagli per 34 miliardi di euro, in particolare stoppando il turn over nel pubblico: si autorizza solo un'assunzione a fronte di ben 10 uscite. Dunque Brunetta avrebbe varato una legge che disegna percorsi concorsuali, senza però avere i soldi per farli. Come, d'altra parte, promette il salario accessorio agli statali nell'accordo separato firmato con Cisl e Uil: solo che serve un'apposita legge finanziata dal Tesoro, per ben 730 milioni, e di questi tempi è tutt'altro che facile che Tremonti sganci.
    Tornando ai precari, trascorso l'1 luglio 2009, e annullata qualsiasi residua speranza, potrà essere il ministro Brunetta - che nel frattempo si sarà fatto consegnare una «mappatura» del precariato in tutti i settori - a scegliere per l'assunzione quelli che lui riterrà meritevoli. «Brunetta si è ritagliato un ruolo discrezionale enorme, che aumenta il suo potere - spiega il sindacalista Cgil - Se facciamo l'esempio della ricerca, dove i precari sono almeno 2 mila, in base allo stop del turn over di Tremonti ne potranno essere assunti sì e no 450 entro il prossimo anno». E soprattutto, questi concorsi riguardano solo i 47 mila contrattisti a termine, mentre gli altri atipici in diverse forme sono praticamente già cancellati da Brunetta.
    Passando ai precari del settore privato, se ne quantificano almeno 300 mila nelle industrie metalmeccaniche, quelle più colpite dalla crisi della domanda. Maurizio Landini, della Fiom, spiega che sono il 15% degli addetti del settore, peraltro rilevabili soprattutto nelle aziende maggiori, dove il sindacato può recuperare una casistica. Molti lavorano da più di 5-6 anni nella stessa fabbrica, senza contare la complicazione dei tanti immigrati, che insieme al contratto rischiano di perdere anche il permesso di soggiorno. Cgil e Fiom chiedono ammortizzatori per tutti, e la sospensione della legge Bossi-Fini.
    Sul fronte delle tutele, ieri il ministro del Welfare Sacconi ha spiegato genericamente che il governo «allargherà i beneficiari di integrazione al reddito, tenendo conto anche dei soggetti più deboli». Non si capisce però chi avrà diritto (oltre ai precari, sono esclusi dagli ammortizzatori, settori come il terziario e l'artigianato). E non finisce qui, perché Sacconi ha fornito una nuova interpretazione in merito alle retribuzioni degli apprendisti: fino a oggi non potevano mai essere inferiori di due livelli rispetto a un pari mansione, d'ora in poi sono decurtabili a piacere. Liberalizzata è anche la formazione degli apprendisti: non ci sarà più bisogno di una certificazione pubblica, potrà essere svolta tutta in azienda. «Sono due notevoli peggioramenti - commenta il segretario Fiom Gianni Rinaldini - che danno nuove ragioni allo sciopero generale del 12 dicembre».


    http://esserecomunisti.it/index.aspx...Articolo=26701

  3. #3
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    Citazione Originariamente Scritto da catartica Visualizza Messaggio
    La cacciata degli invisibili
    di Antonio Sciotto
    su Il Manifesto del 22/11/2008
    Via i precari dal pubblico e dal privato. Brunetta, Tremonti e Gelmini ne licenziano 300 mila tra statali e scuola. Altrettanti a rischio nell'industria. Sono del tutto privi di ammortizzatori. E intanto Sacconi decurta i salari degli apprendisti
    La «valanga» colpirà per primi e soprattutto loro, gli sfruttati al quadrato: sono almeno 600 mila - una cifra enorme - i precari che potrebbero perdere il posto l'anno prossimo, per l'effetto combinato della crisi (e dei «non» interventi del governo) e - dall'altro lato - dello stop alle assunzioni ordinato dal trio Tremonti-Brunetta-Gelmini. Quel che è peggio, non è neanche la perdita del posto in sè - questa categoria è più che abituata - ma il baratro che si apre il giorno successivo, con il mercato del lavoro gelato dalla recessione e l'assenza di qualsiasi ammortizzatore sociale. Dalla sera alla mattina, niente proroga, poche speranze di trovare qualcos'altro, e neppure un euro per respirare almeno qualche mese. Un vero incubo.
    Nel pubblico impiego, università e ricerca comprese, il conto dei contratti «appesi» è presto fatto: come spiega Michele Gentile, della Cgil nazionale, si tratta di 47 mila contrattisti a termine, 20 mila Lsu, 10 mila interinali, e ben 80 mila rapporti di collaborazione (è il numero complessivo di contratti attivati nel 2007, dunque non corrispondono esattamente a 80 mila persone, ma ci siamo vicini). Poi ci sono i 130 mila a termine del mondo della scuola. La somma è di quasi 300 mila lavoratori, per il momento tutti a rischio, tranne qualche fortunato che potrà essere «graziato» dal ministro anti-precari Renato Brunetta, a sua totale discrezione, in forza di una legge approvata di recente. Vediamo quale.
    Il blocco di fatto alle stabilizzazioni è contenuto in un emendamento alla legge 1167, passata già alla Camera e che aspetta l'ok del Senato, in base alla quale dal primo luglio 2009 non si potrà stabilizzare nessuno che abbia oltre 3 anni di precariato alle spalle, fatti salvi quelli che abbiano concluso l'iter concorsuale entro il 30 giugno 2009 (con un 40% di posti riservato a chi abbia 3 anni di anzianità). E' l'annullamento delle precedenti finanziarie Prodi, che autorizzavano alla proroga indefinita dei contratti e davano la possibilità di stabilizzare tutti i precari.
    Sembrerebbe comunque che almeno fino a luglio prossimo ci sia qualche speranza, ma la Cgil spiega che è praticamente impossibile per un'amministrazione bandire, effettuare e chiudere con le nomine un concorso in meno di 7 mesi. Ma soprattutto la legge non fa i conti con il decreto 112 varato dal ministro dell'Economia Tremonti quest'estate, quello che prevede tagli per 34 miliardi di euro, in particolare stoppando il turn over nel pubblico: si autorizza solo un'assunzione a fronte di ben 10 uscite. Dunque Brunetta avrebbe varato una legge che disegna percorsi concorsuali, senza però avere i soldi per farli. Come, d'altra parte, promette il salario accessorio agli statali nell'accordo separato firmato con Cisl e Uil: solo che serve un'apposita legge finanziata dal Tesoro, per ben 730 milioni, e di questi tempi è tutt'altro che facile che Tremonti sganci.
    Tornando ai precari, trascorso l'1 luglio 2009, e annullata qualsiasi residua speranza, potrà essere il ministro Brunetta - che nel frattempo si sarà fatto consegnare una «mappatura» del precariato in tutti i settori - a scegliere per l'assunzione quelli che lui riterrà meritevoli. «Brunetta si è ritagliato un ruolo discrezionale enorme, che aumenta il suo potere - spiega il sindacalista Cgil - Se facciamo l'esempio della ricerca, dove i precari sono almeno 2 mila, in base allo stop del turn over di Tremonti ne potranno essere assunti sì e no 450 entro il prossimo anno». E soprattutto, questi concorsi riguardano solo i 47 mila contrattisti a termine, mentre gli altri atipici in diverse forme sono praticamente già cancellati da Brunetta.
    Passando ai precari del settore privato, se ne quantificano almeno 300 mila nelle industrie metalmeccaniche, quelle più colpite dalla crisi della domanda. Maurizio Landini, della Fiom, spiega che sono il 15% degli addetti del settore, peraltro rilevabili soprattutto nelle aziende maggiori, dove il sindacato può recuperare una casistica. Molti lavorano da più di 5-6 anni nella stessa fabbrica, senza contare la complicazione dei tanti immigrati, che insieme al contratto rischiano di perdere anche il permesso di soggiorno. Cgil e Fiom chiedono ammortizzatori per tutti, e la sospensione della legge Bossi-Fini.
    Sul fronte delle tutele, ieri il ministro del Welfare Sacconi ha spiegato genericamente che il governo «allargherà i beneficiari di integrazione al reddito, tenendo conto anche dei soggetti più deboli». Non si capisce però chi avrà diritto (oltre ai precari, sono esclusi dagli ammortizzatori, settori come il terziario e l'artigianato). E non finisce qui, perché Sacconi ha fornito una nuova interpretazione in merito alle retribuzioni degli apprendisti: fino a oggi non potevano mai essere inferiori di due livelli rispetto a un pari mansione, d'ora in poi sono decurtabili a piacere. Liberalizzata è anche la formazione degli apprendisti: non ci sarà più bisogno di una certificazione pubblica, potrà essere svolta tutta in azienda. «Sono due notevoli peggioramenti - commenta il segretario Fiom Gianni Rinaldini - che danno nuove ragioni allo sciopero generale del 12 dicembre».
    http://esserecomunisti.it/index.aspx...Articolo=26701
    molto interessante anche questo articolo.

  4. #4
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    CGIL: ENTRO NATALE A CASA 400 MILA PRECARI


    (AGI) - Roma, 24 nov. - Rischiano di perdere il posto in 400 mila entro Natale. La stima della Cgil, per effetto della scadenza di contratti e collaborazioni a progetto, e' in evidenza nelle pagine di cronaca politica della grande stampa. L' allarme spicca sulla prima pagina della Stampa che sottolinea come la cifra sia basata su una platea di riferimento di 3,4 milioni di lavoratori precari nel privato, di cui 1,8 milioni a tempo determinato, 1 milione di collaboratori, 200 mila lavoratori interinali, 300 mila con partita Iva e 100 mila occasionali: 'Di questi - si legge - 400 mila rischiano di perdere il posto per effetto della scadenza al 31 dicembre di contratti a termine e collaborazioni a progetto che non verranno rinnovati. Ad esempio dei circa 800 mila collaboratori mono-rapporto il 10-15 per cento restera' disoccupato. Nel gruppo Fiat entro fine anno ci saranno 5mila posto in meno; il settore alimentare perdera' 10mila contratti a termine'. 'Mangiate brioches' il critico titolo sulla prima pagina dell' Unita' che - alla luce dell' allarme del sindacato guidato da Guglielmo Epifani -, denuncia invece che il premier, con il suo invito ad aumentare i consumi, 'assolve governo, banche e imprese'. Repubblica presenta un dossier nel quale si sostiene che 'un milione di posti di lavoro ' atipici' rischia di essere spazzato via dalla crisi', parlando della 'prima recessione dei precari'.

    24/11/2008 - 084

    http://finanza.repubblica.it/News_De...codnews=271865

 

 

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