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Risultati da 1 a 10 di 38
  1. #1
    SolIndiges
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    Predefinito Violenze contro i cattolici: suora bruciata viva .....

    Violenze contro i cattolici: suora bruciata viva
    Esplode la violenza nel distretto di Orissa

    Una suora cattolica è stata bruciata viva da gruppi di fondamentalisti indù nel distretto di Bargarh (Orissa). Lo riferisce AsiaNews secondo cui le bande di estremisti hanno assalito l'orfanotrofio di cui era responsabile. Padre Ajay Singh, della diocesi di Bubaneshwar, non ha però conferme, ma solo alcune notizie frammentarie.

    Un'altra è stata stuprata - E' invece certo che una suora del Centro sociale di Bubaneshwar è stata violentata sempre da estremisti indù che poi hanno dato fuoco all'edificio. La lista delle violenze contro i cristiani è lunga. Fonti di AsiaNews affermano che un sacerdote è stato ferito e altri due rapiti.

    Un'escalation di violenze - Da due giorni lo stato dell'Orissa (nord- est dell'India) è scosso da violenze seguite all'uccisione di un leader radicale indù swami laxanananda saraswati. Chiese, centri sociali, centri pastorali, conventi e orfanotrofi sono stati assaliti al grido: "uccidete i cristiani e distruggete le loro istituzioni".


    Fonte: http://notizie.tiscali.it/articoli/e...ccisa_876.html

  2. #2
    人牛俱忘
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    Fondamentalismo indu'.......una vera contraddizione in termini
    purtroppo accade anche questo

  3. #3
    SolIndiges
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    NUOVA DELHI - Nell'est dell'India riesplode la guerra di religione. Fondamentalisti indù hanno bruciato vivi due cristiani; un religioso è ricoverato in ospedale in gravi condizioni mentre notizie ancora confuse parlano del sequestro di due suoi confratelli. A fuoco l'orfanotrofio gestito da missionari cristiani a Khuntapali, nell'est del paese, 400 chilometri a ovest di Bhubaneshwar, capitale dello stato di Orissa. La suora laica cristiana morta bruciata viva aiutava nella cura dell'istituto.

    Si chiamava Rajnie Majihie, aveva poco più di venti anni; accudiva i trenta bambini ospiti della struttura. "E' morta per salvare gli orfani", ha detto all'agenzia missionaria Misna padre Alfonse Towpo, assistente del vescovo Lukas Merketta della diocesi di Sambalpur. "E' morta perchè è rimasta indietro per far uscire tutti i bambini. Anche padre Eduard (il sacerdote ferito) è rimasto gravemente ustionato per far scappare gli orfani" ha aggiunto padre Towpo.

    "Uccidete i cristiani", è lo slogan ripetuto dagli indù all'assalto dei centri sociali e dei pullmini dei religiosi cattolici. Il distretto di Khuntapali è devastato dalle incursioni di migliaia di tribù induiste inferocite dopo l'assassinio del leader fondamentalista della rivolta contro i cattolici e di cinque suoi adepti.

    "Una notizia terribile che scuote l'animo di tutto il paese", commenta il segretario del Pd Walter Veltroni, che giudica quanto accaduto "un atto barbaro che va condannato con fermezza e decisione", aggiungendo che "ogni deriva fondamentalista, da qualunque parte essa venga, va respinta con forza".

    L'agenzia di stampa del Pontificio istituto missioni estere Asianews scrive che "il Centro sociale dell'arcidiocesi è stato assalito e bruciato". Aggiunge pure che "una suora è stata stuprata", notizia che successivamente l'arcivescovo della diocesi ha smentito. Anche le suore di Madre Teresa sono state attaccate da un gruppo di militanti che hanno lanciato pietre: una religiosa è stata ferita. Assalito a colpi di pietre l'arcivescovado di Bubaneshwar.

    La situazione in tutta la diocesi è drammatica. Il recente passato è segnato da violenti episodi di attacchi a missionari cristiani. Nel 1999 il missionario australiano Graham Staines fu ucciso assieme ai due figli da una folla inferocita che diede fuoco alla loro vettura.

    Gli induisti accusano i cattolici di essere i responsabili della morte del principale responsabile della rivolta religiosa, promotore tra l'altro degli attentati dello scorso dicembre contro le chiese. La polizia tenta di arginare la nuova fiammata di disordini ma le incursioni contro gli edifici cattolici prosegue oramai da un paio di giorni. Sono stati assaliti centri sociali, luoghi di culto cattolici e case parrocchiali. Bruciati i pullmini delle suore del Preziosissimo sangue. I radicali indù si oppongono contro l'impegno sociale dei cristiani verso i tribali e verso i fuori casta e accusano vescovi e sacerdoti di fare opera di proselitismo.

    (25 agosto 2008)

    http://www.repubblica.it/2008/08/sezioni/esteri/india-suora-bruciata/india-suora-bruciata/india-suora-bruciata.html

  4. #4
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    Citazione Originariamente Scritto da euvitt Visualizza Messaggio
    Fondamentalismo indu'.......una vera contraddizione in termini
    purtroppo accade anche questo

    Gli stessi indù più accorti non mancheranno di rendersi conto che ... loro stessi, che hanno teorizzato il kali yuga, ne sono diventati strumenti.

  5. #5
    Vittima del kali yuga
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    Avessero fatto così i nostri antenati romani, quando ancora l'armata giudeo-cristiana era poca roba, adesso non saremmo in questa situazione. Da notare come le violenze siano slo una risposta all'imperialismo religioso cristiano. Cristiani che, giova ricordarlo, da 2000 anni sono abituati a imporre il loro credo con la violenza e, dove in minoranza, con il piagnisteo martirologico. Ma hanno trovato pane per i loro denti, a quanto pare.

  6. #6
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    In fin dei conti verrà fatto ciò che è provvidenziale. Sia noi uomini che le vie concrete (le 'religioni') sono solo degli strumenti in mano alla provvidenza. E' errato pensare che la storia possa essere scritta, o menchemeno diretta, con un surplus di azione.

    Non credo che se i Romani avessero sviluppato a loro volta una svolta integralista speculare (con repressioni ancora maggiori di quelle dioclezianee e una 'religiosizzazione' più serrata di quella di Giuliano), avrebbero evitato la cristianizzazione del Mediterraneo e del mondo a loro sottoposto (che cmq tanto infausta non fu, come si vorrebbe far credere tra i revivalisti).
    Così come non credo che la soluzione per gli indù sia quella di dare fuoco alle polveri (nè che sia una soluzione amata da swami e bramini in generale).
    Ciò potrà dare una sensazione illusoria di 'reazione', in realtà li getta proprio nella direzione del sentimentalismo che essi (in gran parte a ragione) imputano proprio alle religioni abramitiche.

  7. #7
    Vittima del kali yuga
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    scusa, ma certamente conoscerai la Bhagavad Gita, opera appartenente al cosidetto hinduismo. IN essa, Arjuna, che avanza una serie di obiezioni alla guerra, viene convinto da Krishna, avatar di Vishnu, che non vi è nulla di meglio, per uno kshatrya, di una guerra giusta, e che uin questo mondo tutti sono costretti ad agire, quindi meglio agire con distacco dai frutti dell'azione. NOn vi è quindi una dualità insanabile fra agire essendo assorbiti dall'azione , perdendosi in essa e impulsati dai guna(cosa tipica degli animali e degli uomini meno elevati) o la non azione (che di fatto non essite). Vi è una 'terza posizione': quella detta sopra. Agire pensando al proprio dharma, agire e contrastare il nemico anche quando vorremmo scappare, o tirarci indietro, barattando ciò che è giusto ed elevato, con la nostra sicurezza e tranquillità. Ovviamente nasconderemmo la nostra uignavia con nobili parole: distacco brahmanico, amore per la pace, tolleranza, saggezza etc, ma anche i traditori trovano molte belle giustificazioni per i loro tradimenti: bruto fece ciò che fece, per salvare la repubblica ovviamente, silla per salvare Roma, il re d'italia tradì gli alleati alleandosi a guerra ormai persa con i nemici, ovviamente per un ideale superiore etc
    In verità, so bene che l'azione con distacco dai frutti dell'azione medesima è cosa da pochi. Però è detto pure chiaramente (e prima di tutto lo dice il buon senso, quello vero) che è meglio compiere una giusta azione per motivi passionali (rajo guna) che non compierla affatto (sotto varie scuse, sarebbe in realtà il tamo guna a non farci agfire, quindi un impulso inferiore rispetto al rajo e al sattwa).
    POi faccio puere notare, che non vi è dualismo neppure nei guan: sono tre, e disposti in scala. VI è la possibilità di agire con sattwa (ma sempre agire si deve): è il karma yoga, cioè azione compiuta per puro dovere, Dharma, senza motivazioni egoistiche. E' dei pochi
    Poi vi è l'azione guidata dal rajas è l'azione giusta compiuta però da motivi passionali: per esempio il combattere un nemico che il dharma ci impone di combattere non è per il Dharma stesso ma perchè per esempio lo detestiamo perchè uno dei nemici ci ha derubato delle nostre cose. E' certamente un'azione inferiore, ma poichè non tutti possono salire al gradino superiore, non va assolutamente contrastata, e di certo non le va preferita la terza possibilità. Essa è quella di agire impulsati dal tamo guna, l'ignoranza, senza ritegno di ciò che è giusto e di ciò che è sbagliato, anzi confondendo gli opposti, rifiutandosi di agire e vivendo immersi nel torpore.
    Torpore che molti confondono con distacco brahmanico, temo.
    E un'altra cosa: anche se il destino fosse ineluttabile, ciò non è una scusa per rifiutarsi di agire se il proprio Dharma personale (sva dharma) impone di farlo: un soldato che, ormai certo della sconfitta, scappa lasciando i compagni a combattere, oppure che si lascia ammazzare senza reagire, non è che un vigliacco. Magari comprensibile, magari anche noi faremmo lo stesso, ma sempre di una debolezza si tratterebbe. Una persona che lascia che le statue dei propri Dei vengasno profanate, che le proprie case bruciate da gente che segue un cultro straniero e di razza avversa, che vede las propria civiltà corrosa e non agisce perchè tanto è il kali yuga e tutto è destinato ad andare peggio, trascura il proprio dovere, e si rende, proprio lui, agente del kali yuga.
    La decadenza inizia un istante dopo che è iniziata la manifestazione dell'universo: quindi già dagli albori si poteva invocare come scusa per trascurare il proprio dovere il fatto che tanto tutto prima o poi crollerà col kali yuga.
    Il proprio dharma va seguito sempre, anche quando non conviene, anche quando preferiremmo fare altro, essere altrove, wessere chiunque altrro. E' naturale provare paura dell'ignoto, ma va vinta. E' naturale avere paura della morte, del dolore, ma è necessario vincerla, resisterle, se non si vuole esserne schiavi. E' perferttamente naturale che di fronte all'inevitabilità del crollo finale, ci si chieda perchè combattere, perchè agire, perchè seguire il Dharma se tutto cadrà nell'ombra e nell'oblio, se la polvere del tempo soffocherà ogni residuo filo di retto agire; se il verme della decadenza afferra al contempo Grandi e piccoli, Nobili e cani, Eroi e vigliacchi. Ma se non si vuole essere prigionieri di questi demoni, se non si vuole essere con la propria inazione complici di kali, bisogna stringere i denti e affrontare le tenebre: l'alba spunterà alla fine a coronare gli sforzi di chi non demorde. Forse non sarà l'alba del mondo esteriore, ma quella del mondo interiore, mentre tutto all'esterno è avvolto dalle tenebre. Tanto più grande sarà allora la ricompensa!

  8. #8
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    E' vero, vi è anche il rischio di chiamare il torpore "distaccco".
    Così come vi è il rischio di nobilitare l'agitazione con concetti desunti dalla Stimmung dello 'kshatrya', d'altronde.
    Ma anche in caso di par condicio, non si faticherà a capire che è ben più pericoloso assecondare la demonia dell'azione e della passione - così tipica del mondo occidentale (specie moderno) - ingigantendosi il karma e accelerando la degenerazione con azioni e parole provenienti dalle budella, fatte e pronunciate a cuor leggero.

    Anzi, a dirla tutta, questo è proprio il rischio degli ultimi secoli moderni, i quali tra superuomini, guerrieroni e neofondamentalisti - portati come presunta 'soluzione' dei mali moderni e delle ideologie democratiche - non presentano altro che l'incapacità tutta plebea all'autodomino, con 'scuse' nobili saccheggiate dal mondo eroico del tempo che fu o dall'etica della casta 'kshatrya'.

  9. #9
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    mah... il punto non è in fondo se chi agisca sia uno kshatrya. Chiunque sia sotto l'effetto dei guna (e lo sono quindi pure i sattwici brahmana) è costretto all'azione. La Bhagavad gita lo dice pure molto chiaramente. Gli unici che devono cercare di limitare il più possibile l'azione, sono i samnyasin, corrispondenti agli eremiti cristiani del medioevo.
    Ora, chiunque non sia per natura un samnyasin, e non sia nello stadio di vita corrispondente a quello o analogo per limitazioni (quindi anche vanaprastha-anacoreta e brahmacarya-studente), quindi qualunque grastha (non ricordo come si scrive) cioè capofamiglia di una delle quattro caste (ma poi perfino Krishna avatara dell'Assoluto agì), deve agire ed è assurdo obiettare che agendo si crea del karma. Perchè noi agiamo ogni momento della nostra vita e nel caso cercassimo di non farlo, provocheremmo un karma ancora più pesante. Pertanto è nwecessario il RETTO agire, quello cioè che è inerente alle condizioni del soggetto agente, tenuti conto il karma e lo sva dharma (Dharma della persona) e anche il Dharma universale, nonchè una serie di altri fattori.
    Pertanto, resta da vedere qual'è il dovere di un capofamiglia di una delle quattro caste (ma credo si possa erstendere il discorso ai single odierni non in brahmacharin) di fronte all'aggressione subita dalla propria civiltà, dal Dharma (non nella sua ewssenza, ovviamente ma in relazione alla sua manifestazione visibile e tangibile per così dire).
    Dicono i testi di legge hindù (lacuni brani tradotti e pubblicati sul forum) che chiunque venga aggredito con intenzioni omicide ha il diritto di uccidere l'aggressore. Questo non per vendetta ma per legittima difesa, principio che solo i decadenti occidentali riescono a mettere in discussione. Inoltre esistono in ogni civiltà degna di questo nome (da quella Romana a quella hindù) severe punizioni per incendiari, sacrileghi e nemici dello stato (come sono i monoteisti ai danni degli stati pagani).
    Sappiamo tutti come nascono questi disordini: violenza fisica e psicologica (conversioni forzate o estorte con l'inganno) da parte dei cristiani che tentano di imporre il loro culto allogeno alla popolazione. La quale però rifiuta di farsi sottomettere e si difende, con la violenza, certo.
    Perchè parliamoci chiaramente: chiunque si veda la casa incendiata (temòpo fa i cristiani incendiarono case hindù) e per motivi vari, rifiuta di agire secondo il proprio dharma di caèpofamiglia o comunque di membro di quella casa e non difende la casa nè fa nulla per punire i colpevoli, è un traditore, nel senso ampio del termine (cioè chi tradisce un vincolo di qualunque tipo venendo meno al proprio dovere).
    Il discorso sulla plebe poi fa sorridere: non fu proprio il cristianesimo a venir predicato a pescatori, prostitute, schiavi e briganti?
    poi bisognerebbe vedere quale delle due parti coinvolte negli scontri fra hindù e cristiani, possa essere definita nobile. Non certo chi come unico scopo di vita ha quello di obbligasre gli altri ad aderire alle superstizioni degli altri. Sì, perchè parliamoci chiaramente: l'idea cristiana (e non parlo dei templari, parlo dei cristiani, a partire dal più buzzurro fino al papa) che basti credere (ma anche a livello molto blando, come crede negli ufo la casalinga o come l'italiano crede che il proprio cibo sia il migliore al mondo: non certo la fede che fa smuovere le montagne) a quanto dicono i testi/la chiesa e ci si comporti da uomo buono, si acceda per così dire urbi et orbi nientemeno che alle più elevate contemplazioni del Divino, e che tutti abbiano un'anima immortale, è appunto superstizione. Che convincere (anche contro voglia o esteriormente) quante più persone di questo apra chissà quali porte Divine, è poi una delle più empie bestemmie immaginabili.
    Altro che nobiltà: qui abbiamo gente isterica che crede che chi non crede ai suoi dogmi (che poi sono un pò come un credito inesigibile: la verità la si avrà sempre dopo la morte, guai a chiedere conferme prima!) venga dannata niente meno che per l'eternità, e che ha pure paura di provare a indagare (ascesi) cosa vi sia di vero in tutto ciò, la possiamo tranquillamenter classificare fra gli sudra e candala (mangia-cani intoccabili).

  10. #10
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    Sul "retto agire" non ci piove. E' tutto da vedere che retto agire però sia gioire per odii a migliaia di chilometri di distanza da noi, in puro odio alla fede cristiana (e fermo restando - come ho più volte sottolineato - che non di rado gli stessi missionari, specie protestanti, hanno agito in maniera non consona).
    Vedi, citare scolasticamente alcuni principii indù potrà essere anche fatto in maniera (induisticamente) ortodossa, ma non si vede quale senso possa avere per l'umanità, nè per gli stessi 'occidentali' (se non appunto come esercitazione per alcuni individui che potranno meglio di altri - per via di maggiori possibilità di erudizione - colmare il fatto di non essere nati inseriti nella specifica cultura indiana).
    Credo sia abbastanza evidente che questa non è che una delle tante ricette dei 'neopagani' - corrente di pensiero tutta moderna nata nel seno del mondo protestante, che intende rivestire l'apostasia con un manto di tessuto broccato per cammuffarne la nudità e le deformità corporee. Poco importa che la ricetta sia 'archeologista' (riesumare fasi passate di religiosità) oppure 'esotista'. Uguale è la sua capacità (spiritualmente) incapacitante, perché nasce dal risentimento e dall'odio del mondo secolare contro il sacro. Andando oltre la super-spiritualità delle parole usate (che peraltro sono stupende in un Shankaracharya o altri), anzi dei significanti usati, questo è ciò che compare in ogni discorso di revanscismo neopagano.
    Riguardo alla trita accusa nicciana di plebeità del cristianesimo (o dei cristiani tranne Cristo, se preferisci, sempre per usare cosmesi lessicale), ti faccio una domanda:
    come credi che usciremo dalla situazione di gravità intellettuale della civiltà delle masse e della società globale (le quali, smanie nazionalistiche o fascistoidi a parte, è un dato di fatto)? Applicando la ricetta castale al mondo? Pensi sia possibile? Lasciando sedimentare per un attimo gli ettolitri di odio anticristico si potrà provare a riflettere sul fatto che ci sia una ragione provvidenziale della forma 'plebea' del cristianesimo, del fatto che sia nato all'interno di un popolo outsider e che si sia rivolto agli ultimi, pur conservando tutto quanto dei principii sia necessario.
    Quanto alla vignetta satirica che dai dei cristiani, soltanto dopo aver fatto un'indagine cristiano per cristiano potresti sentenziare categoricamente che non vi è nulla al di sopra dei livelli di comprensione più sentimentali. E io non vedo proprio quale super-spiritualista neopagano abbia potuto raggiungere una siddhi così prodigiosa da poter leggere nei cuori di qualche centinaio di milioni di persone.
    Comunque, anche senza leggere nei cuori, puoi limitarti a leggere nei documenti : i trecento e passa tomi del Migne (+ aggiornamenti) con la Patristica sono in biblioteca ad aspettarti per mostrarti come il cristianesimo sia solo superstizione-paura-bestemmia-(sic)eccetera.

 

 
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