Enrico Campofreda, 24 novembre 2008, 19:27
Il caso
In seguito alla puntata del programma di RaiTre, andata in onda domenica e relativa alla mala gestione dell' immondizia nel Lazio, l'assessore alle Politiche della casa con delega ai rifiuti ha rimesso il suo mandato. Aveva parlato dei suoi rapporti, in modo non proprio elegante, con l'imprenditore Cerroni, referente della Co.La.Ri che gestisce la discarica di Malagrotta
Speciale di "Report" domenica sera su rifiuti nel Lazio e discarica di Malagrotta. L'assessore regionale alle Politiche della casa con delega ai rifiuti, Mario Di Carlo, dichiara col fare spiccio che lo contraddistingue varie cosucce sulla società Co.La.Ri. che gestisce area ed attività, tessendo le lodi del suo patron, l'imprenditore-avvocato Cerroni. "Meno male che c'è lui altrimenti come faremmo?". Quindi si lascia scappare confidenze gastronomiche in un fuori-onda. "A tutti e due ci piace andare a mangiare, che cazzo ne so, la coda alla vaccinara, capito? Nel mondo che vive lui, co' chi cazzo ce va, co' Caltagirone a mangiare la coda alla vaccinara? Lui non ce l'ha sostituti... Non ce l'hai una soluzione, no? Tuo nipote c'ha 14 anni, te ce n'hai 82, quanto cazzo pensi di campare ancora? Cioè quanto pensi di campare lucido?". Il telespettatore resta parzialmente allibito, già nelle dichiarazioni precedenti ha notato come l'assessore sia di lingua sciolta e usi un eloquio non proprio accademico. All'incalzare dell'intervistatore che gli domanda se Cerroni gli ha proposto di sostituirlo, lui va oltre "No di sostituirlo, aveva visto che non m'ero candidato alla Camera, non avevo seguito Rutelli, nel 2001, e mi disse: 'Perché non te ne vieni a lavorare con me?'. No, io se fossi andato a lavorare con lui gli avrei chiesto la televisione, cioè ormai la politica la fanno i giornali, no? La fanno i giornali e la televisione, i politici sono degli utili idioti!". Ipse dixit.
La comparsata televisiva di Di Carlo ha creato imbarazzo nelle file del Pd, il perspicace assessore se n'è accorto e ha rimesso nelle mani del governatore Marrazzo la delega sui rifiuti, chiosando "Vengo dipinto come un volgare maneggione, probabilmente anche corrotto. Sono una persona onesta, sono solo un ingenuo. Ho risposto per due ore a domande sul piano rifiuti del Lazio e non mi sono accorto che all'intervistatore di tutto questo non importava nulla. Apparentemente spente le telecamere per un'altra ora ho parlato in modo volgare purtroppo, e me ne scuso, della storia di amicizia fra me e l'avvocato Cerroni. L'ho fatto perché conosco l'intervistatore da vent'anni. Ho visto che nella trasmissione sono state utilizzate solo quelle frasi che consentivano di raccontarmi come una macchietta". Il comportamento non proprio irreprensibile, non solo nella forma, è stato visto da tanti e non ha riguardato esclusivamente i piatti tipici regionali. Ha toccato i privilegi che la Regione Lazio continua a fornire all'attività di Cerroni. Un'attività di smaltimento rifiuti che vede la Co.La.Ri. agire in regime di totale monopolio, coi politici come l'ex coordinatore della Margherita che ne tessono le lodi.
L'azienda municipalizzata Ama (di cui Di Carlo - figlio d'un netturbino, guarda un po' la predestinazione- è stato presidente prima di diventarlo dell'Atac, nella quale ha ricoperto anche il ruolo di amministratore unico, per poi diventare assessore alla mobilità nella prima giunta Veltroni) ha avuto nei confronti di quello smaltimento rifiuti una sorta di occhio di riguardo, adottando la pratica dei piccoli passi anziché accelerare la raccolta differenziata. Questa vede la capitale distante non solo da una città più popolata quale Berlino, ma anche da un'altra metropoli italiana come Milano. Dal 1998 al 2006 il gap che divide Roma da Milano si è ridotto, però la prima è passata dal 4.3 al 16% di raccolta differenziata, mentre il capoluogo lombardo è rimasto attestato al 30%, migliorando dal 29 al 31.4%. Ricordiamo che per legge avremmo dovuto raggiungere sull'intero territorio nazionale il 35% di raccolta differenziata già nel 2003 e dovremmo raggiungere il 50% nel 2009. Sic! Un puro sogno perché i politici succedutisi nelle amministrazioni locali fanno, come i governi centrali, orecchio da mercante. Dal centrodestra al centrosinistra.
E nel Lazio lo strapotere di Cerroni, partito dalla lontana Prima Repubblica degli anni Settanta, è proseguito compiacenza dopo compiacenza fino ai giorni nostri, con un placet politico che è andato dal centrodestra al centrosinistra. Uno strapotere che lo fa azionista di maggioranza della stessa Ama spa che paga alla sua Co.La.Ri. il lavoro di divisione dei rifiuti indifferenziati. Ecco spiegato perché carta, plastica, vetro, metalli e quant'altro a Roma devono formare un'unica grande monnezza. Che continua a tenere aperta una discarica nell'area di proprietà dello stesso avvocato che aveva un termine di chiusura fissato per il 2006, e che col percolato infiltrato nel sottosuolo peggiora un già diffuso inquinamento della falda di Malagrotta (come denunciato dall'Arpa). Uno strapotere, questo di smaltire rifiuti tossici derivati dal trattamento chimico-fisico di percolato e fanghi dell'Acea, per i quali il collaboratore di Cerroni, Francesco Rando, è stato recentemente condannato a un anno di reclusione più risarcimento danni a gruppi di Comitati di cittadini della zona.
E la ciliegina sulla torta: la costruzione, nell'area già off limits della discarica, di un gassificatore. Delibera votata dalla giunta Storace per la quale Cerroni ha ricevuto contributi europei. Una creazione in totale contrasto con la ‘legge Seveso' visto che nella zona già esistono raffinerie e smaltimento di rifiuti sanitari. Il presidente regionale dovendo gestire pragmaticamente la bomba dello smaltimento rifiuti nella capitale, che prospetta il fantasma d'una prossima ‘situazione partenopea' sui settecolli, ha fatto finta di non vedere i pericoli rappresentati dal gassificatore, utile soprattutto agli utili di Cerroni. Lo stop all'avvio dell'attività del medesimo è durato lo spazio di dieci giorni: dal 21 scorso il divieto è rientrato. Marrazzo, diversamente da quando s'interessava ai diritti dei cittadini nella televisiva "Mi manda Rai Tre", sostiene che l'impianto può iniziare a funzionare. La gestione d'una possibile emergenza, che pure esiste, vede l'attuale giunta percorrere la stessa strada dei predecessori. Definirla tutt'altro che virtuosa è un puro eufemismo.
E' con questi politici che parecchi cittadini ed elettori vivono un totale corto circuito. Sono i giri di walzer da quel che si promette in campagna elettorale a quello che si fa sedendo su certe poltrone. Prima di Di Carlo, altri servizi d'inchiesta di "Report" hanno mostrato un Bassolino "tanato" nel rimbrottare il giornalista perché gli aveva rivolto domande scomode. O l'astro nascente del Pd romano - Morassut - in totale difficoltà di fronte ai favori concessi dal comune all'immobiliarista Toti nelle aree lottizzate della Bufalotta. Morassut arrivò a querelare il giornalista per aver trattato vicende inquerelabili semplicemente perché raccontavano l'accaduto nell'assoluto rispetto dei fatti. Un comportamento che la sinistra d'un tempo si sarebbe sognata di tenere, a meno che non si trattasse della politica del malaffare di craxiana memoria. Il comportamento "berlusconiano" di chi vede nella libera informazione qualcosa di eversivo non è accasato solo a destra.
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