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    Predefinito 60 - Crocefisso in Spagna ? Rischio estinzione !

    Togliere il crocifisso dalle aule? Gesto inutile e stupido

    di Maria Giovanna Maglie

    Alla fine un giudice a Valladolid si è preso la responsabilità del gesto che da tempo era stato evocato dal governo spagnolo e dagli intellettuali che si affollano intorno al premier socialista José Luis Zapatero; quindi era un gesto atteso e persino incoraggiato. I giudici in Spagna sono un po’ come quelli in Italia, un certo numero di loro ama comparire quanto lo amano delle aspiranti Veline, e il risultato in questo caso è garantito.

    Il giudice a Valladolid forse sa che la sua decisione potrebbe avere presto l’effetto a valanga di una scelta che diventa nazionale, ma che contiene fin da oggi il rumore diuna polemica mondiale. Venga rimosso, ha sentenziato il giudice, il crocifisso dalle aule e dagli spazi comuni delle scuole pubbliche. È un simbolo religioso, dunque non ha nulla a che vedere con l’istruzione e l’educazione che uno Stato laico deve garantire, e che deve essere libero da qualsiasi genere di condizionamenti.

    La Spagna cupa e genuflessa di Francisco Franco e dell’Opus Dei lascia definitivamente il posto a un film di Pedro Almodóvar. Forse un film che deve ancora scrivere, libero infine da conflitti. Ero molto giovane, e mi credevo comunista, ma provavo un grande fastidio, che sarebbe stato portatore di buone riflessioni, quando nelle giornate elettorali, scrutatori e rappresentati di lista del Partito comunista italiano entravano nelle scuole adattate a seggi e esigevano dai presidenti la rimozione del crocifisso appeso dietro alla cattedra. Era lo stesso che da ieri il giudice di Valladolidnonvuolepiù, ai militanti del Pci sembrava fosse lì, incombente e minaccioso,a invitare, anzi a pretendere di condizionare gli elettori che avessero deciso di non votare per la Democrazia cristiana.

    Mi pareva allora quel gesto non solosuperfluo e nutile, soprattutto volgare e stupido. Continuo a pensarla allo stesso modo, anche perché nel frattempo ho avuto il privilegio di vedere centinaia di rappresentazioni artistiche e meno artistiche del Cristo senza che queste visioni abbiano turbato o messo in crisi la mia convinzione laica; certamente hanno arricchito la mia capacità di distinguere il bello. Di più, negli anni recenti, gli anni del terrorismo islamico, della grande paura, dell’11 settembre, del tentativo di minare le certezze dell’Occidente, che stanno nella libertà e nella democrazia, le nostre radici cristiane sono diventate un punto fermo.

    Sono certa che una Costituzione ideale di un’autentica unione politica europea dovrebbe ribadire l’esistenza e la forza di queste radici. Credo anche che Gesù Cristo, così come noi lo rappresentiamo in croce, come ce lo immaginiamo nelle nostre vite e nella testa nostra oltre i Vangeli, e ben oltre la pratica quotidiana della Chiesa, sia stato uno di quei geni rivoluzionari che a costo della vita e con la fatica del corpo ha imposto la forza dell’individuo sulla prevaricazione del sacro.

    Su Il Giornale di domenica scorsa un’intervista e due interventi commentavano il libro di un collega, Pietrangelo Buttafuoco, che attacca il pensiero occidentale e i suoi valori libertari, ritenendoli portatori di decadenza. In Cabaret Voltaire un furore integralista spinge l’autore a osannare come grande uomo di fede l’ayatollah Khomeini, a difendere l’attuale presidente dell’Iran, Mahmoud Ahmadinejad, addirittura come campione dei diritti della donna. Insomma il libro esalta il senso del sacro, la tradizione, la preghiera dell’islam contro il vuoto dell’Occidente, orbo di spiritualità e pieno di dubbi, a partire dalla cattiva lezione degli illuministi e di Voltaire.

    Ho letto il libro rabbrividendo per l’apprezzamento di una condizione religiosa che all’uomo chiede immutabilità, violenza, perfino esige stragi per la conquistadel paradiso. Nulla è più lontano dell’incubo che questo libro rappresenta ai miei occhi, nella sua esaltazione dell’islam, del Cristo che si è fatto uomo sfidando le certezze ed esaltando il dubbio. Meglio tenerselo, nelle scuole e non, come si fa per un oggetto prezioso, quasi un talismano.

    http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=308931&START=0&2col=

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  2. #2
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    Sono provvedimenti insultanti rispetto alla tradizione ed alla cultura di quelle terre, ed estremamente offensive nei confronti di una religione che professa la pace e la tolleranza.

    comunque, propongo un altro articolo, proprio a dimostrazione di quanto dico e di quanto ha scritto Maria Giovanna Maglie nel suo di articolo !

    MEDIO ORIENTE, LO SVILUPPO SE NE VA CON I CRISTIANI

    di Anna Bono

    Bab Touma, un quartiere di Damasco, Siria, tutto popolato da cristiani, è il rifugio dei profughi cristiani dall’Iraq; strade e negozi sono però sempre affollati di donne e uomini islamici.
    “Se venisse qui quando sono aperte le scuole noterebbe anche coppiette di adolescenti musulmani che passeggiano mostrando una timida intimità: i ragazzi si danno appuntamento in questo quartiere, dove non si sentono sorvegliati”. A parlare è monsignor Elias Tabé, vescovo siro cattolico di Damasco, rivolgendosi a Rodolfo Casadei, giornalista italiano inviato speciale della rivista Tempi. L’intervista al vescovo è contenuta nel libro Il sangue dell’agnello, edito da Guerini e Associati, in cui sono raccolti i reportage in Turchia, Giordania, Libano, Siria e Iraq con cui Casadei tra il 2006 e il 2008 ha documentato la vita dei cristiani perseguitati in Medio Oriente.

    Responsabile della persecuzione è l’islam radicale che sta costringendo decine di migliaia di cristiani a fuggire lasciando casa e lavoro per cercare scampo alla violenza. In Siria, a seconda dei periodi, quelli irakeni variano da 60.000 a 100.000, in Libano sono circa 25.000 e altrettanti in Giordania: molti sperano di emigrare negli Stati Uniti o in altri paesi occidentali e alcuni ci riescono
    Quasi tutti vivono in condizioni mortificanti di indigenza e dipendenza dagli aiuti caritatevoli di parenti, istituti religiosi e organismi di assistenza internazionale ai profughi. A ciò si aggiunge spesso la preoccupazione di un permesso di soggiorno limitato e quindi del rischio di essere rimandati in patria.

    Ma che cosa succede nei villaggi e nelle città dalle quali sono fuggiti? Se poco si sa della vita dei profughi e degli sfollati cristiani (e il libro di Casadei colma in parte un vuoto d’informazione), ancor meno si sa dei cambiamenti che l’esodo forzato dei cristiani determina nei loro paesi d’origine.

    Uno spiraglio lo apre con la sua testimonianza il vescovo di Damasco: “Ho visitato recentemente un villaggio – Mardin, nel sud della Turchia, vicino al confine con la Siria – dove in passato c’erano molti più cristiani che poi sono tutti emigrati in città o all’estero. I musulmani mi hanno detto: ‘Da quando non ci sono più i cristiani qua non c’è più vita’. Infatti quando il villaggio era popolato di cristiani le donne musulmane circolavano liberamente, perché i cristiani lasciavano uscire di casa sole le loro mogli; ma da quando i cristiani se ne sono andati le donne musulmane devono restarsene in casa se non sono accompagnate. I musulmani – conclude il vescovo – apprezzano in noi cristiani la maggiore libertà delle relazioni sociali, i costumi più dolci”.


    Ma non è soltanto una questione di “costumi più dolci”. Quando i cristiani se ne vanno, i paesi islamici perdono importanti risorse economiche e culturali. È talmente vero che nel Medio Oriente è diffusa la convinzione che esista un complotto internazionale volto a svuotare i paesi arabi della loro élite culturale: “Quando saranno rimasti solo gli islamici – spiega Monsignor Tabè – la qualità del governo e il dinamismo economico dei nostri paesi crolleranno e per le potenze mondiali sarà più facile dominare questa parte del mondo”. Dello stesso parere era anche Monsignor Paulos Faraj Rahho, l’arcivescovo di Mosul sequestrato e ucciso dai terroristi islamici irakeni all’inizio del 2008: “I poteri internazionali, con le loro azioni, hanno determinato la fuga dei cervelli, più di un terzo dei quali sono cristiani. L’Iraq sotto un potere islamico oscurantista sprofonderà nella povertà e nell’impotenza e i poteri internazionali potranno dominarlo meglio”.

    E poi c’è un terzo fattore della presenza cristiana: le opere sociali e la disponibilità a offrirle a tutti, indiscriminatamente. A spiegarlo a Rodolfo Casadei è monsignor Louis Sako, arcivescovo caldeo di Kirkuk, Iraq: “I cristiani sono apprezzati per le loro opere sociali, rivolte e aperte a tutti: scuole, ospedali, opere di carità. In molti paesi – non tutti – le scuole della Chiesa latina sono state nazionalizzate, ma esistono quasi ovunque scuole cristiane istituite dalle Chiese orientali e queste sono le uniche scuole dove cristiani e musulmani studiano e crescono insieme su un piede di parità. Molte persone si rendono conto che l’esodo dei cristiani rappresenta un impoverimento per il Medio Oriente”.

    Ma tante altre persone pensano invece che proprio questa caratteristica delle comunità cristiane costituisca un pericolo e vada contrastata: e non soltanto in Iraq. La ragione della violenza indu contro i cristiani nello stato di Orissa, dove continuano le aggressioni da mesi, sono i dalit, i reietti ‘intoccabili’ che il sistema delle caste indiano relega ai margini della vita sociale ed economica e che invece i cristiani si impegnano a riscattare con l’istruzione e l’assistenza sanitaria combattendo le discriminazioni istituzionalizzate di cui sono oggetto. Per questo nell’Orissa sono numerose le conversioni, soprattutto nel 40% della popolazione dalit.

    Da sempre e ovunque lo scandalo del cristianesimo è l’affermazione della piena dignità e il valore di ogni persona contro sistemi arcaici che fanno dipendere i diritti dallo status.
    In India ne risulta scardinata la struttura sociale delle caste, in Africa quella tribale dei lignaggi. La missionaria laica italiana Annalena Tonelli è uno dei tanti martiri cristiani di quel continente. È stata assassinata cinque anni fa nel Somaliland dove aveva realizzato delle strutture sanitarie per la cura della tubercolosi. “E’ stata uccisa perché curava tutti” aveva spiegato il vescovo di Gibuti all’indomani dell’attentato: e voleva dire senza tener conto del clan e del lignaggio d’appartenenza dei pazienti, ospitando nei propri presidi sanitari pastori e agricoltori senza discriminazioni. Due anni dopo, in Kenya, per la stessa ragione è stato ucciso monsignor Luigi Locati, vicario apostolico di Isiolo. Ha pagato con la vita la determinazione ad accogliere nella scuola secondaria da lui costruita, con fondi donati dalla diocesi italiana di Vercelli, studenti di ogni etnia e religione, mentre le tribù islamiche che costituiscono la maggioranza nella regione pretendevano che l’accesso alla scuola fosse riservato a loro.

    http://www.svipop.org/sezioniTematic....php?idArt=403

  3. #3
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    La decisione del giudice spagnolo è semplicemente rivoltante, a questo punto buttiamo giù pure la Madonnina dal Duomo, non si sa mai che qualcuno potrebbe offendersi a vederla

  4. #4
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    Si, infatti potrebbe verificarsi a breve in questa Europa di braghe-calate.

    Il problema non è il giudice o il goverso Zapatero di sinistra o laicista, il problema è il popolo, che non insorge più per dei principi o vei valori calpestati, ma solo se gli tocchi il tramezzino, il cornetto la mattina, l'aperitivo con le olivette ed altre aminità simili.

    Questo è un popolo, che ad una decisione inaudita di cancellazione della storia e delle tradizioni di quella terra, avrebbe dovuto assediare il tribunale e costringere (ripeto COSTRINGERE) con la forza il giudice a tornare sui suoi passi chiedendo scusa, non ai cattolici, ma alle radici culturali di quella terra.
    Quando dico popolo, vorrei che fosse chiaro che parlando di valori tradizionali e di cultura, parlo di tutte le persone coscienti di ciò che vuol dire radici culturali, siano esse laiche, cattoliche, repubblicane o monarchiche, di destra o di sinistra.

    Questa coscienza comune e DIFENSIVA, in occidente non l'abbiamo più, e dobbiamo dire grazie alla rivoluzione francese prima e al socialismo-comunismo poi. Questo è il difetto grave, che ci rende un popolo ormai degradato e debole se messo a confronto con il popolo arabo che incombe su di noi, e che anche dopo anni di "integrazione" non ha barattato i suoi valori per un cellulare, o con il popolo orientale che oltre ad essere maggioranza sul pianeta, è mosso da orgoglio per la civiltà millenaria che vogliono rappresentare.

    Noi siamo ormai a rischio estinzione. Quello spagnolo è solo un sintomo, non è il primo e sarà seguito sempre più brevemente nel tempo da altri, sempre più squalificanti per noi quanto ricostituenti per gli altri popoli citati !

    Saluti

  5. #5
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    Questa notizia può benissimo ricollegarsi a questo 3d...

    In fondo sono questi ipocriti quanto inutili, spregevoli e dannosi politicanti laicisti che hanno rovinato il popolo occidentale con la loro MERDA IDEOLOGICA...

    Monsignore:"Gramsci trovò la fede"
    "Prima di morire ricevette sacramenti"


    Antonio Gramsci trovò la fede in punto di morte e ricevette i sacramenti cristiani. Lo ha affermato mons. Luigi De Magistris, propenitenziere emerito del Vaticano e conterraneo del fondatore del Partito Comunista Italiano. "Gramsci aveva nella sua stanza l'immagine di Santa Teresa del Bambino Gesù", ha detto il monsignore alla Radio Vaticana. "Nel 1937 Gramsci è morto con i sacramenti, è tornato alla fede della sua infanzia", ha aggiunto.


    In occasione della presentazione del nuovo catalogo di santini, l'arcivescovo De Magistris ha proseguito affermando che Gramsci: "aveva conservato fin da ragazzo un'immagine di Santa Teresa del Bambino Gesù che era venerata nella sua casa natale". Secondo il prelato, però, il "mondo della falce e del martello" preferisce tacere su questo aspetto della vita privata del suo fondatore per ovvie ragioni politiche.

    "Durante la sua ultima malattia", ha rivelato De Magistris, "le suore della clinica dove era ricoverato portavano ai malati l'immagine di Gesu' Bambino da baciare. Non la portarono a Gramsci. Lui chiese: 'Perche' non me l'avete portata?' Gli portarono allora l'immagine di Gesù Bambino e Gramsci la baciò".

    Gramsci fu uno dei maggiori pensatori della tradizione marxista. Ma non fu soltanto filosofo: appartenne al gruppo di fondatori del Partito comunista d'Italia, venendo, per questo, incarcerato durante il regime fascista. In qualità di giornalista e scrittore, pubblicò diverse opere, tra le quali i famosi Quaderni del carcere, raccolta di scritti e riflessioni relativi al suo periodo di reclusione.

    Secondo l'arcivescovo De Magistris, il politico e filosofo sarebbe tornato, in punto di morte, alla fede della sua infanzia. "Ha voluto concludere la sua vita con i sacramenti", sottolinea il penitenziere della Santa Sede, sebbene fosse stato lontano dallo spirito religioso per buona parte della sua esistenza.

    http://www.tgcom.mediaset.it/politic...lo434176.shtml

  6. #6
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    Di fatto oggi, l'unica barriera al Caos assoluto, alla totale perdita dei valori della tradizione e della nostra cultura (quella occidentale) è rappresentata dalla Chiesa Cattolica, che rappresenta appunto l'essenza delle radici cristiane comuni dei popoli Europei... proprio quelle radici, che NON abbiamo voluto inserire in costituzione Europea... Ben vengano le bocciature popolari dove possibili questi atti democratici. In Italia, quella repubblicana e democratica nata dalla merda della resistenza rossa, ciò non è possibile.

    Io non sono Cattolico praticante, ma le mie radici so in quale terrero sono piantate. NON SONO CIECO MUTO E SORDO !

    Resta SS il Papa il nostro ultimo difensore !

  7. #7
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    questo Zapatero è sempre più una vergogna e gli spagnoli che conosco mi dicono che se i Popolari avessero avuto un leader credibile, come lo era Aznar, avrebbe stravinto. leggo che Aznar è in piena forma, che si sacrifichi di nuovo per il suo paese...il fatto che un non cattolico invochi il Papa come ultima roccaforte di valori ti fa onore Conterio, la soluzione è veramente disperata per chi crede ancora in qualcosa

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da [email protected] Visualizza Messaggio
    questo Zapatero è sempre più una vergogna e gli spagnoli che conosco mi dicono che se i Popolari avessero avuto un leader credibile, come lo era Aznar, avrebbe stravinto. leggo che Aznar è in piena forma, che si sacrifichi di nuovo per il suo paese...il fatto che un non cattolico invochi il Papa come ultima roccaforte di valori ti fa onore Conterio, la soluzione è veramente disperata per chi crede ancora in qualcosa
    Aznar sicuramente sapeva mandare avanti lo stato in modo positivo, soprattutto da punto di vista economico, ha ceduto un pò sugli equivalenti dei PACS che in Spagna passarono grazie al governo Popolare. Detto ciò comunque complessivamente è una figura positiva, anche se non come Francisco Franco che è un gigante impareggiabile.

  9. #9
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    Citazione Originariamente Scritto da MaxRed Visualizza Messaggio
    Aznar sicuramente sapeva mandare avanti lo stato in modo positivo, soprattutto da punto di vista economico, ha ceduto un pò sugli equivalenti dei PACS che in Spagna passarono grazie al governo Popolare. Detto ciò comunque complessivamente è una figura positiva, anche se non come Francisco Franco che è un gigante impareggiabile.
    certo Franco è inarrivabile ma restauro' la monarchia solo perchè nessuno poteva mettere in discussione le sue decisioni, se lo avesse fatto De Gaule in Francia sarebbe saltato il governo, insomma oggi le dittature non ci sono più e le decisioni coraggiose sono molto più difficili da prendere

  10. #10
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    Citazione Originariamente Scritto da [email protected] Visualizza Messaggio
    certo Franco è inarrivabile ma restauro' la monarchia solo perchè nessuno poteva mettere in discussione le sue decisioni, se lo avesse fatto De Gaule in Francia sarebbe saltato il governo, insomma oggi le dittature non ci sono più e le decisioni coraggiose sono molto più difficili da prendere
    Anche questo è vero, infatti quasi nessuno le prende più nell'Europa Occidentale.

 

 
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