Cari amici,
propongo un nuovo thread dedicato al ricordo dei grandi volatori italiani, partendo dai pionieri per giungere a quelli a noi più vicini. Comincio dal precursore Francesco Baracca, che pur non essendo propriamente un volatore civile contribuì ad aprire la strada al volo in generale in Italia. Invito tutti gli appassionati a postare i loro contributi.
<< Chi era Francesco Baracca (nella foto), questa leggenda, questo eroe dei cieli, scomparso a soli trent’anni, già carico di gloria?
Figlio di in ricco proprietario terriero di Lugo di Romagna e della contessa Paolina de Biancoli, dopo gli studi regolari ed entrò all’Accademia di Modena. Uscito dalla prestigiosa scuola, nel 1910 venne assegnato al reggimento “Piemonte Cavalleria” di stanza a Roma. Nella capitale si fece apprezzare come cavaliere in molte competizioni ippiche. Nel 1912 si offrì volontario per la nuova arma (l’aviazione) sperimentata nel conflitto italo-turco, seguì un corso di pilotaggio in Francia dove si addestrò poi sui nuovi caccia Neuport, avendo già acquisito una buona reputazione come pilota. Quando l’Italia entrò in guerra nel 1915, naturalmente Francesco Baracca venne scelto tra i piloti dell’arma aviatoria. Poche le occasioni di scontro con i nemico nei primi tempi; poi, il 7 aprile del 1916, il tenente di Lugo abbatté un Brandeburg austriaco, ottenendo ufficialmente la sua prima vittoria. Nell’occasione, fece prigioniero l’equipaggio nemico al quale strinse cavallerescamente la mano. Seguirono altre vittorie e Baracca fu reso popolare dai giornali italiani dell’epoca per il suo coraggio e la sua condotta leale nei confronti degli avversari.
Nella primavera del 1917 attorno a lui vennero radunati i migliori piloti italiani di caccia per formare un’unità d’élite, la 91a squadriglia; con Baracca, aviatori del calibro di Piccio, Ranza, Ruffo di Calabria, per fare alcuni nomi. La Squadriglia degli Assi come venne chiamata, diede non poco fastidio agli avversari, per l’audacia di comportamento unita a una genialità di manovra in volo. Fu in questo periodo che sul muso dell’aereo di Baracca comparve lo stemma del cavallino rampante nero, in onore del “Piemonte Reale” che ne ha tuttora uno argento in campo rosso sul suo stemma.
Dopo Caporetto, Baracca e i suoi compagni combatterono sulla linea difensiva del Piave e diede un contributo decisivo, durante l’ultima offensiva austro-germanica, alla sconfitta delle forze aeree nemiche, che fu la chiave del successo delle truppe italiane. Successivamente le unità da caccia italiane vennero impiegate in pericolose missioni di attacco al suolo sulle trincee avversarie. Proprio durante una di queste, l’aereo di Baracca fu visto precipitare in fiamme vicino a Nervesa del Montello, il 19 giugno 1918. Le cause della morte del miglior pilota dell’aviazione italiana, una vera leggenda, rimangono ancora ignote. Si è parlato di pallottole che hanno spezzato parti del velivolo o addirittura si ipotizza che Baracca venne ucciso, e quindi perse il controllo del biplano, da un ignoto cecchino austriaco. >>





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