26/10/2008 (12:7) - IL CASO "Il sangue dei vinti" diventa un film:
irrompe il dibattito sul revisionismo
Al Festival del Cinema di Roma
la pellicola di Soavi tratta dal libro
di Pansa con Placido e Bobulova
ROMA
Con la proiezione fuori concorso del film di Michele Soavi "Il sangue dei vinti" irrompe al Festival del cinema di Roma, il dibattito sul revisionismo.
Ispirato al celebre e controverso libro di Giampaolo Pansa, un successo editoriale da due ristampe, il film , che uscirà prima nelle sale in una versione di 110 minuti e poi arriverà su Raiuno in due puntate nel 2009, ripercorre la storia di una famiglia lacerata dalle divisioni politiche sul finire della Seconda Guerra Mondiale: un figlio aggregato alle brigate partigiane (Alessandro Preziosi) e una figlia (Barbora Bobulova), invece, entrata a far parte della milizia della Repubblica di Salò. Tra ricostruzione storica e thriller politico, il film è un viaggio estremo nelle contraddizioni del nostro passato.
E il regista, che negli ultimi anni ha spesso trattato per la fiction tv temi difficili della cronaca e della storia (da "Attacco allo Stato" sulle nuove Br e gli omicidi Biagi e D’Antona a "Nassirya"), rifiuta l’etichetta "revisionista": «Lo lascio dire a che ha già bollato così il libro di Pansa. Faccio il regista, non lo storico –dice Soavi- ed ho cercato di raccontare questa storia senza schierarmi da una parte o dall’altra. Credo che il pubblico verrà colpito soprattutto dal fatto che ci sono persone che non hanno mai saputo dove sono stati sepolti i figli. E questa è un tematica universale che va ben oltre la contingenza politica e le polemiche sul revisionismo», aggiunge il regista.
La pellicola, attraverso le vicende di un commissario di polizia (Michele Placido) seguito dalla cinepresa in due momenti storici diversi (il ’45-’46 e gli anni ’80 quando ormai vecchio ripercorre quegli anni), racconta le violenze, le vendette e le esecuzioni, avvenute dopo il 25 aprile nell’Italia del Nord, nei confronti di chi si era compromesso con il regime fascita e che colpirono anche persone incolpevoli, coma ha gia’ sostenuto Pansa nel suo libro. «Naturalmente, rispetto al libro di Pansa, che non è un romanzo ma un saggio che elenca testimonianze di fatti molto circostanziati, con gli sceneggiatori Dardano Sacchetti e Massimo Sebastiani abbiamo fatto un’opera di selezione di alcune storie e le abbiamo condensate nel film», spiega Soavi, che racconta anche come la realizzazione del film, sia stata molto travagliata.
«So per certo che la regia è stata offerta ad altri colleghi prima di me, che hanno rifiutato», afferma Soavi. Fu la Rai Fiction guidata da Agostino Saccà, all’epoca della direzione generale della Rai di Flavio Cattaneo, a mettere in cantiere il progetto di un fiction tratta dal libro di Pansa. «Ma il progetto portava con sè l’aura di film da non realizzare, sulla scia degli insulti ricevuti da Pansa per il suo saggio. Ma alla fine ci siamo riusciti». Il regista confessa che la sua storia familiare non e’ poi così lontana da quella dei protagonisti del film: «Anche la mia famiglia in quegli anni era spaccata a metà: da parte di mia madre siamo ebrei mentre mio padre che viveva nel settentrione si arruolò con gli ausiliari repubblichini, anche se tutta la sua storia poi è stata nel segno dell’antifascismo. E anche io questo film l’ho fatto da antifascista, pensando però che sia giusto raccontare anche gli errori fatti dai partigiani». Con un obiettivo in particolare: «Far capire che il diritto alla sepoltura e’ dei vincitori come dei vinti».
http://www.lastampa.it/redazione/cms...7678girata.asp








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