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    SMF
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    Post Per riflettere sulle derive di certo "tradizionalismo"...

    Tradizione vs. tradizionalismo?



    Contro il "tradizionalismo"


    Come le epidemie di acne, si vedono periodicamente fiorire, negli ambienti prossimi a quella che che viene spesso chiamata la "destra rivoluzionaria", o più in generale la "destra antiliberale", accessi di quello che potremmo definire "tradizionalismo metafisico".


    Autori come Evola o Heidegger sono in generale il pretesto - e lo sottolineiamo: il pretesto - dell'espressione di questa tendenza di cui molti aspetti ci appaiono negativi e smobilitanti. Gli autori in questione non sono qui in discussione. Per non citare che questi due, né Evola né Heidegger - le cui vere idee furono spesso molto lontane da quelle degli "evoliani" e degli "heideggeriani", si prestano davvero allo stesso tipo di critica che è legittimo portare ai loro "discepoli" di destra di cui stiamo parlando.


    Come caratterizzare questa "devianza" tradizionalista, e quali sono gli argomenti che le possono essere opposti? Tale mentalità appare caratterizzata da tre presupposti assiomatici:
    1) La vita delle società deve essere governata da una "tradizione" il cui il oblio sarebbe ciò che ci precipita nella decadenza.
    2) Tutto ciò che concerne la nostra epoca è da secoli oscurato da questa decadenza. Più si risale nel passato, minore la decadenza, e viceversa.
    3) Solo contano in fondo le preoccupazioni e le attività "interiori", rivolte verso la contemplazione di un non-so-che, spesso globalmente indicato come "l'essere".


    Senza attardarsi sullo schematismo e sulla superficialità, relativamente pretenziosa, di questa assiomatica, che preferisce alla vera riflessione ed alla chiarezza le facili oscurità dell'inverificabile e dei giochi di parole gratuiti, che - sotto il pretesto della profondità (se non addirittura in certi personaggi in cui domina il narcisismo patologico, di "poesia") misconosce l'essenza stessa di ogni filosofia e di ogni lirismo, bisogna soprattutto riconoscere che il tradizionalismo metafisico entra in contraddizione profonda con i valori che generalmente pretende di difendere, cioè la rivolta contro le ideologie moderne, lo spirito della tradizione europea, l'anti-egualitarismo, etc.


    In primo luogo, infatti, l'ossessione per l'ineluttabilità della decadenza e il passatismo dogmatico che essa induce si apparenta a un progressismo rovesciato, ad una reintroduzione della visione lineare e determinista della storia: l'identica disposizione di spirito, ereditata dal finalismo cristiano, di tutte le ideologie "moderne". Solo, la storia sarebbe discendente, dal passato al presente, anziché ascendente.


    All'inverso delle dottrine progressiste, tale pessimismo sul mondo è per di più profondamente smobilitante. Ma questo pessimismo è esattamente dello stesso ceppo dell'ottimismo naïf dei progressisti. Procede dalla stessa mentalità e incorpora lo stesso tipo di vanità, in particolare un profetismo ridondante assortito con una propensione ad erigersi a giudici della società umana, della storia e dei propri simili.


    Questo tipo di tradizionalismo, a cause della sua tendenza ad odiare, a svalorizzare tutto ciò che appartiene al "tempo presente" non tradisce solo nei suoi fautori una acidità e una fatuità spesso ingiustificabile, ma rivela gravi contraddizioni che rendono il suo discorso poco credibile, perché incoerente.


    Quest'odio del tempo presente, dell'"epoca moderna" è infatti sprovvisto di conseguenze pratiche nella vita quotidiana, al contrario di quello che si è spesso osservato, per esempio, nel cristianesimo. I nostri anti-moderni non si peritano infatti di approfittare delle comodità della "vita moderna" disprezzata a parole. E da qui danno la vera dimensione del loro discorso: l'espressione di una cattiva coscienza, di una "compensazione" effettuata da spiriti profondamente borghesi relativamente a disagio nel mondo attuale, ma nondimeno incapaci di farne a meno.


    In secondo luogo, questo tipo di tradizionalismo sbocca nella maggiorparte dei casi in un individualismo esacerbato, quello stesso individualismo che la loro visione pretesamente "comunitarista" vorrebbe denunciare nella modernità...


    Con la scusa che il mondo è "cattivo", che i contemporanei sono ben inteso decadenti e imbecilli per definizione, che questa società materialista "corrotta dalla scienza e dalla tecnica" non coglie gli alti valori dell'"interiorità", il tradizionalista, che ha sempre un'ideale apicale di se stesso viene portato a non credere più nella necessità di una lotta nel mondo, a rifiutare ogni disciplina, ogni vincolo di solidarietà con il suo popolo, ogni interesse per la politica.


    Solo il suo ego ipertrofico lo interessa veramente, e al massimo il fatto di trasmettere il "suo" pensiero alle generazioni future (senza vedere la contraddizione insita nel fatto che - salvo l'inizio di nuovi cicli che se ne farebbero comunque ben poco - queste generazioni si suppone non potranno mai capirlo, in quanto sempre più decadenti), con un messaggio in una bottiglia.


    Tale individualismo sfocia così logicamente nell'inverso stesso dell'ideologia di partenza, ed esattamente nell'universalismo e nel mondialismo impliciti.


    In effetti, la tentazione del tradizionalista metafisico è di stimare che solo conta la riunione "spirituale", la messa in comunicazione degli uomini di alto sentire, dei suoi simili attraverso il mondo, quali che siano la loro identità e la loro provenienza, per tanto che paiano rigettare la "modernità occidentale". Al servizio del popolo, del politico, della comunità, al servizio del sapere, della causa, si sostituisce, oltre al servizio e alla contemplazione di se stessi, il servizio ad una ragnatela di analoghi narcisismi reazionari.


    Si difendono dei "valori", quale che sia la loro origine e il loro luogo di incarnazione. Dacché, per certuni: orientalismo fascinato; per altri: mondialismo militante; e per tutti un disinteresse cinico per il destino del loro popolo. E si arriva in questo persino ad atteggiamenti mentali decisamente cristiani in autori che pure si propongono di combattere il cristianesimo. Per citare alla rinfusa qualche esempio: scelta di privilegiare le buone intenzioni rispetto al perseguimento del risultato; adozione, per giudicare un'idea o un valore, di criteri intriseci a questa idea e a questo valore, e non di criteri fondati sulle loro conseguenze pratiche; mentalità spiritualista che consiste nel valutare ogni cultura, ogni progetto collettivo sulla base del loro preteso valore "spirituale", e non sui loro effetti reali, storici e concreti.


    Quest'ultimo atteggiamento, d'altronde, si rivela ben poco corrispondente al paganesimo europeo cui pure vorrebbero richiamarsi molti dei nostri "tradizionalisti". Infatti, considerare un'opera, un progetto, una cultura sotto un aspetto esclusivamente "spirituale", si pone il principio cristiano di separazione tra materia e spirito, di dissociazione dualista tra l'idea pura e la produzione concreta di storia.


    Una cultura, un progetto, un'opera non sono che prodotti storici, nel senso concreto e dinamico del termine.


    Non vi è separazione, dal nostro punto di vista, tra il "valore" e la "produzione". Le qualità liriche, poetiche, estetiche di una cultura, di un'opera, di un progetto, sono intimamente incorporate nella sua forma, nella sua pro-duzione materiale. Spirito e materia sono una sola e identica cosa. Il valore di un uomo o di una cultura è quella dei loro atti, non del loro "essere" o del loro passato.


    E' esattamente questa idea, che ereditiamo dal più antico bagaglio tradizionale europeo, che i nostri tradizionalisti metafisici, tutti imbevuti del loro spiritualismo e del loro "monoteismo della Tradizione" o della "ricerca dell'Essere", tradiscono allegramente.


    Paradosso: nulla di più lungi dalle tradizioni europee che i "tradizionalisti". Niente di più vicino di questi ultimi allo spirito medio-orientale del monastero.


    Ciò che caratterizza la tradizione europea e che i culti venuti dall'Oriente hanno tentato di abolire è assolutamente l'inverso di ciò che difendono i "tradizionalisti" europei di oggi.


    Lo spirito europeo, in ciò che ha di più grande, praticò sempre l'ottimismo della volontà, fu sempre rivolto verso l'esterno e il mondo e non verso una pura interiorità, fu costruttivista e non spiritualista, filosofo e non teologo, disinstallato e non rinchiuso nel suo passato, fondatore delle sue proprie tradizioni e delle sue forme e non genuflesso di fronte ad idee immutabili, conquistatore e non contemplativo, "tecnico" ed urbano e non campagnolo, attaccato alle città, ai porti, ai palazzi e ai templi più che ai campi.


    In realtà, lo spirito dei tradizionalisti attuali fa integralmente parte della civilizzazione occidentale e mercantilista, come i musei fanno parimenti parte della civilizzazione del supermercato. Il tradizionalismo è solo la parte d'ombra, la giustificazione, il cimitero vivente del borghese moderno, cui fornisce talvolta un "supplemento d'anima", facendogli credere che non è grave né foriero di conseguenze amare New York, le soap opera e il rock, a condizione che si abbia una "interiorità" e che ci si atteggi a nostalgici di un passato perduto.


    Il "tradizionalista" è del resto superficiale: schiavo delle sue idee pure e delle sue contemplazioni, dei suoi pretenziosi giochi filosoficheggianti, considera in fondo il pensiero come una distrazione, come un esercizio gradevole e vagamente élitario, alla maniera di un collezionista - e non come un mezzo dell'azione, della trasformazione del mondo, dell'autocostruzione di una cultura.


    Egli crede in effetti che i valori e le idee preesistano all'azione. Non capisce che l'azione precede tutto: "Im Anfang war die Tat", come diceva Goethe, e che non è che tramite la combinazione dinamica della volontà e dell'azione che nascono a posteriori le idee e i valori.


    Tutto ciò chiarisce la vera funzione giocata dalle ideologie tradizionalista in seno alla "destra antiliberale". Il tradizionalismo metafisico è una giustificazione per abbandonare ogni forma di lotta, ogni intenzione concreta relativa ad una realtà europea diversa da quella di oggi, sotto vesti solo pseudo-rivoluzionarie. Non soltanto infatti le sue utopie regressive, le sue considerazioni fumose ed astruse, la sua metafisica oziosa occasionano fatalismo, inazione, perdita d'energia, ma rinforza l'individualismo borghese promuovendo implicitamente il tipo ideale del "pensatore" - se possibile contemplativo e il più disincarnato possibile - come sale della terra, così che l'uomo d'azione, il militante e le vere personalità storiche se ne ritrovano automaticamente svalorizzati.


    Poiché il tradizionalista in fondo non supporta davvero la "comunità", la dichiara impossibile hic et nunc e se ne fa una rappresentazione fantasmatica del resto proiettata nelle brume di non si sa quale "Tradizione" indifferenziata da primati. In questo senso, il tradizionalismo pretesamente "antimoderno" e "antiborghese" appartiene oggettivamente al sistema delle ideologie borghesi.


    Parimenti, il suo odio del "presente" costituisce un buon modo, un abile pretesto per dichiarare impossibile ogni costruzione storica concreta, ivi compresa ogni costruzione contro questo presente.
    Coltivando - e sta qui il centro del suo discorso - una confusione assurda tra la "modernità" della civiltà tecnoindustriale europea e lo spirito moderno delle ideologie egualitarie ed occidentali (che dichiara senza prove essere legati l'una all'altro), sfigura, svalorizza (talora a vantaggio di un Terzo Mondo "tradizionale" idealizzato), accettando di abbandonare allo spirito occidentale ed americano il genio stesso della civiltà europea.

    Come il giudeocristianesimo, ma in altro modo, il tradizionalista dice "no" al mondo, e di per ciò stesso attenta alla tradizione della sua propria cultura. In fondo, un tradizionalista è qualcuno che non ha mai compreso cosa sia una tradizione, come quella parte dell'idealismo filosofici che non ha mai compreso cosa fosse un'idea.

    Dal punto di vista del "pensiero", infine, poiché questo è il cavallo di battaglia di un tradizionalismo metafisico che si vorrebbe anti-intelletualista, quale attentato allo spirito è più grave, più contrario alla qualità del dibattito delle idee ed alla riflessione, che renderle gratuito e contemplativo, che disincarnarlo da qualsiasi progetto "politico" in senso nietzschano, che fuorviarlo nel vicolo cieco d'una sorta di elitismo da biblioteca o di nascisismo da autodidatta salariato?

    Osiamo perciò liquidare gli evoliani e gli heideggeriani.


    Leggiamo piuttosto Evola e Heidegger: per metterli in prospettiva, piuttosto che castrarli su fogli di carta patinata.

    Guillaume Faye

    fonte: http://www.uomo-libero.com/articolo.php?id=419

  2. #2
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    Il tradizionalismo è l'ideologizzazione spinta della Tradizione, che da seria diventa seriosità (autoreferenziale).
    In pratica la versione "de noantri" dei Testimoni di Geova.
    O di Jevola.

    Il problema è che come tutte le pippe , quelle metafisiche, fanno diventare ciechi.
    In questo trattasi di cecità di fronte alla realtà.

    Che diventa permeata di Kali Yuga (e sti cazzi, finisco prima di pagare il muto o finisce prima l'età del ferro domando io?), di sistema di Tripartizione (tutti guerrieri o bramini, off course, meglio di un gioco di ruolo) ed un costante, perenne citare autori "Evola ha detto che è mejo er vino de li castellì!" - "No ma Reghini dice che c'ha messo l'acqua e nun lo pagamo".

    Sostanzialmente concordo con le affermazioni dell'articolo.

  3. #3
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    Il problema principale dell'articolo è che non si capisce a chi si rivolga, non esistendo una così compatta, ligia e ortodossa fazione che la pensi come lui dice. Di fatto, quest'articolo, prendendosela con fantomatici "evoliani" e "tradizionalisti" (di Heidegger non m'interesso), dà in realtà contro al pensiero tradizionalista di Evola stesso, manifestandosi ad esso incompatibile e distorcendolo. Che su simili tematiche Faye fosse un palese illetterato lo si sapeva, ma vedendo meglio gli strafalcioni che allinea "nel dettaglio" non si può fare a meno di sorprendersi, specie da uno che dice di aver "letto" (a modo tutto suo, si vede) Evola e che lo agita contro gli evolomani che ne farebbero una caricatura. Che evolomani e caricature ve ne siano, è certo, ma che il buon Evola, leggendo certe cose, avrebbe proposto una endlösung della questione fayeana tramite letalissime camere a peti, lo è altrettanto.

    Dato che, come detto, non si capisce a chi Faye si rifaccia e dato che col pretesto dell'anti-evolomania sconfessa una serie di concetti su cui si basa l'opera integrale di Evola stesso, l'unico punto di vista su cui verificare e confrontare ciò che sostiene, è appunto la weltanschauung evoliana (che da quella di Faye dista anni luce).

    Citazione Originariamente Scritto da Guillaume Faye Visualizza Messaggio
    Come caratterizzare questa "devianza" tradizionalista, e quali sono gli argomenti che le possono essere opposti? Tale mentalità appare caratterizzata da tre presupposti assiomatici:
    Citazione Originariamente Scritto da Guillaume Faye Visualizza Messaggio
    1) La vita delle società deve essere governata da una "tradizione" il cui il oblio sarebbe ciò che ci precipita nella decadenza.
    2) Tutto ciò che concerne la nostra epoca è da secoli oscurato da questa decadenza. Più si risale nel passato, minore la decadenza, e viceversa.
    Fin qui, lungi da ogni "devianza", si tratta di "puro Evola", visioni cui aderì appieno, né più né meno.

    Citazione Originariamente Scritto da Guillaume Faye Visualizza Messaggio
    3) Solo contano in fondo le preoccupazioni e le attività "interiori", rivolte verso la contemplazione di un non-so-che, spesso globalmente indicato come "l'essere".

    Che Faye parli, ostentando il suo esserne ignaro, di "non-so-che", di "giochi di parole" per quanto riguarda lo spirito, il nous platonico, il concetto centrale di quella che è una visione oggettiva, chiara, asciutta e lontana mille miglia dalla sua idea di "paganesimo", la dice lunga su quanto, di Evola il cui pensiero s'imperniava su tali concetti, abbia potuto carpire.

    Citazione Originariamente Scritto da Guillaume Faye Visualizza Messaggio
    In primo luogo, infatti, l'ossessione per l'ineluttabilità della decadenza e il passatismo dogmatico che essa induce si apparenta a un progressismo rovesciato, ad una reintroduzione della visione lineare e determinista della storia: l'identica disposizione di spirito, ereditata dal finalismo cristiano, di tutte le ideologie "moderne". Solo, la storia sarebbe discendente, dal passato al presente, anziché ascendente.
    Citazione Originariamente Scritto da Guillaume Faye Visualizza Messaggio
    All'inverso delle dottrine progressiste, tale pessimismo sul mondo è per di più profondamente smobilitante. Ma questo pessimismo è esattamente dello stesso ceppo dell'ottimismo naïf dei progressisti.
    Tali ineluttabilità e "pessimismo" (termini umorali che alla visione sovra-umorale in questione non appartengono) devono essere ciò che ha permesso ad Evola di conciliare ottimamente, per tutta una vita, l'importanza data alle tematiche dottrinali e al pensiero, e allo stesso tempo all'"interventismo" nella realtà politica e culturale del proprio tempo, tramite l'intensa partecipazione giornalistica, l'analisi dei fenomeni di tutta l'attualità e delle nuove forme di contestazione, dei nuovi sentieri dell'arte e delle nuove vie percorse dalla ricerca scientifica, e ancora il tentato arruolamento, e l'aver scritto un libro tanto frainteso e stravolto come "Cavalcare la Tigre" nello stesso periodo, se non in parte anteriore, in cui compose "Gli Uomini e le Rovine".
    Che una visione che diagnostichi lo stato critico in cui la modernità versa, la profondità di tale stato critico di contro ad ogni mezza-diagnosi materialistica, e la radicalità delle soluzioni da prendere qualora se ne abbia modo, sia considerata come "smobilitante", mostra semplicemente come a considerarla tale sia chi non abbia abbastanza palle a livello esistenziale da reggerla con tutto quel che comporta, cioè quello che Evola soleva definire "l'uomo interiormente spezzato". L'attività evoliana di una vita mostra con chiarezza la sua convinzione nella possibilità storica di una "restaurazione eroica" che riporti lo stato delle cose ad una visione "solare", restaurazione che si ebbe ad esempio con la luce di Roma e che si rimanifestò, in forme più o meno 'in ordine', in altre occasioni storiche, fino allo stesso tentativo operato dal fascismo e dal nazionalsocialismo.
    Può essere che Faye non si rivolga, riguardo le conclusioni "pessimistiche", ad Evola e ai suoi "colleghi" e contemporanei tradizionalisti, ma non si spiega su che base Faye possa utilizzare il termine "tradizionalisti" per definire coloro che discordano dalle stesse visioni di Evola - il quale aderì appieno al concetto di Tradizione riproposto tra gli altri da Guénon, sempre considerato il suo maestro, limitandosi a dissentire su questioni minori di "equazione personale" e non mettenti minimamente in discussione l'unità della weltanschauung.
    Per chi se lo stia chiedendo, fra Evola e Guénon non vi fu mai nulla di simile ad una incompatibilità, ed il secondo, pur essendosi avvicinato al sufismo e all'Islam data la presenza in Egitto di confraternite esoteriche regolari, continuative e ancora operanti, lungi dal proporre islamizzazioni di alcun genere sosteneva che si sarebbe dovuto tentare, tramite un "passaggio" di vetta fra élites paragonabile a quello della fiaccola olimpica, di "riaccendere" la tradizione in Europa tramite una tra le uniche due vie che, se rettificate dall'usura del tempo e dalle sue mutilazioni, sembrava avrebbero potuto garantire una continuità ed un'effettività tradizionale, ovvero il Cattolicesimo, lungi dalle innumerevoli distorsioni di tutti gli ultimi secoli, oppure la Massoneria, altrettanto purgata dai rovesciamenti satanici operati dall'inizio del 700 in poi, ovvero da quando essa divenne il centro pulsante della sovversione e dell'antitradizione nel mondo, dopo esser stata, al tempo che fu, depositaria dell'eredità delle tradizioni esoteriche europee. Questo per fare chiarezza, a prescindere dall'opinione che su di tali considerazioni si può avere, e sulle quali lo stesso Evola avrebbe acconsentito qualora si fossero rivelate realisticamente fattibili, cosa che la progressiva decadenza storica lasciava dubitare.

    Citazione Originariamente Scritto da Guillaume Faye Visualizza Messaggio
    Questo tipo di tradizionalismo, a cause della sua tendenza ad odiare, a svalorizzare tutto ciò che appartiene al "tempo presente" non tradisce solo nei suoi fautori una acidità e una fatuità spesso ingiustificabile, ma rivela gravi contraddizioni che rendono il suo discorso poco credibile, perché incoerente.
    Citazione Originariamente Scritto da Guillaume Faye Visualizza Messaggio
    Quest'odio del tempo presente, dell'"epoca moderna" è infatti sprovvisto di conseguenze pratiche nella vita quotidiana, al contrario di quello che si è spesso osservato, per esempio, nel cristianesimo. I nostri anti-moderni non si peritano infatti di approfittare delle comodità della "vita moderna" disprezzata a parole.
    La considerazione secondo la quale il discorso tradizionalista evoliano sarebbe un passatismo nostalgico di muli, stamberghe di fango e carriole di legno marcio, e dal quale dovrebbe quindi conseguire un qualsiasi disprezzo per i comforts tecnologici forniti dalla modernità, mostra ancora una volta quanto madornalmente Faye fraintenda il concetto di Tradizione, scambiandolo per romantico e nostalgico passatismo.

    Citazione Originariamente Scritto da Guillaume Faye Visualizza Messaggio
    Con la scusa che il mondo è "cattivo", che i contemporanei sono ben inteso decadenti e imbecilli per definizione, che questa società materialista "corrotta dalla scienza e dalla tecnica" non coglie gli alti valori dell'"interiorità", il tradizionalista, che ha sempre un'ideale apicale di se stesso viene portato a non credere più nella necessità di una lotta nel mondo, a rifiutare ogni disciplina, ogni vincolo di solidarietà con il suo popolo, ogni interesse per la politica.

    Qui come sempre si ripete il problema. Di chi stiamo parlando, di Battiato? E per quale ragione, anziché denunciare chi caricaturalizza il tradizionalismo, al quale sempre i suoi autori si rifecero, si dà di "tradizionalisti" a coloro che distorcono non solo un Evola, ma anche, e in pieno, un Guénon? (online, compreso su Pol, di sedicenti e comici "guénoniani" cui Guénon avrebbe dedicato una delle sue sommesse risatine, se ne trovano a volontà).
    Ora, che dei pagliacci e delle caricature del genere ci siano, non c'è dubbio, c'è invece dubbio sul perché della scelta terminologica di Faye.
    Ancora una volta la risposta è la "fausse conscience" intellettuale di Faye riguardo Evola, ma ci torneremo più avanti.

    Citazione Originariamente Scritto da Guillaume Faye Visualizza Messaggio
    Solo il suo ego ipertrofico lo interessa veramente, e al massimo il fatto di trasmettere il "suo" pensiero alle generazioni future (senza vedere la contraddizione insita nel fatto che - salvo l'inizio di nuovi cicli che se ne farebbero comunque ben poco - queste generazioni si suppone non potranno mai capirlo, in quanto sempre più decadenti)

    Si spera ovviamente di no, ed essere fatalisti è sbagliato, ma fra un po' d'anni avremo modo di vedere quanti ancora aderiranno al pensiero evoliano, e di constatare quindi se i timori sullo stato di cose progressivamente decadente avevano ragione di esistere oppure no.

    Citazione Originariamente Scritto da Guillaume Faye Visualizza Messaggio
    Tale individualismo sfocia così logicamente nell'inverso stesso dell'ideologia di partenza, ed esattamente nell'universalismo e nel mondialismo impliciti.

    Non si capisce perché, in che modo un tradizionalista dovrebbe trasformarsi in un mondialista.

    Citazione Originariamente Scritto da Guillaume Faye Visualizza Messaggio
    Dacché, per certuni: orientalismo fascinato; per altri: mondialismo militante

    ?

    Citazione Originariamente Scritto da Guillaume Faye Visualizza Messaggio
    e per tutti un disinteresse cinico per il destino del loro popolo.

    Il bello è che considerazioni simili non valgono neanche per i suddetti caricaturali "tradizionalomani".

    Citazione Originariamente Scritto da Guillaume Faye Visualizza Messaggio
    E si arriva in questo persino ad atteggiamenti mentali decisamente cristiani in autori che pure si propongono di combattere il cristianesimo. Per citare alla rinfusa qualche esempio: scelta di privilegiare le buone intenzioni rispetto al perseguimento del risultato; adozione, per giudicare un'idea o un valore, di criteri intriseci a questa idea e a questo valore, e non di criteri fondati sulle loro conseguenze pratiche; mentalità spiritualista che consiste nel valutare ogni cultura, ogni progetto collettivo sulla base del loro preteso valore "spirituale", e non sui loro effetti reali, storici e concreti.

    Qui iniziano i riferimenti anticristiani di Faye, anticristianesimo di una natura che in quanto a motivazioni, ha ben poco a che fare con le posizioni critiche che su certo cristianesimo furono assunte da alcuni autori tradizionalisti tra cui Evola.
    Riguardo al dare troppo peso alle questioni di principio e di "gesto" in un'età annichilita come questa, sono d'accordo, essendo sottratta all'esistente in quest'epoca quasi ogni legittimità d'esistere, ora più che mai il fine giustifica i mezzi (non un fine a piacere, solo quello giusto).
    Per quanto riguarda invece le constatazioni puntigliose (deve pur esserci qualche Pai Mei bastonatore che si mantiene saldo e inflessibile sulla dottrina facendo da contrappeso a coloro che giocano a fare gli eretici) sul fatto che dati regimi ed esperimenti politici siano più o meno "in ordine", non si tratta di feticismo per la "teoria", né di contrapposizione del tutto artificiosa tra idea e pratica, quanto proprio del fatto che spesso i discorsi sono collegati, e se un dato regime o un'ideologia non hanno le carte in regola in quanto ad esattezza dei principi cui si improntano, presto o tardi questo si rifletterà inesorabilmente anche sulla pratica, facendo erodere e decadere quel tale costrutto minato fin dall'inizio.

    Citazione Originariamente Scritto da Guillaume Faye Visualizza Messaggio
    Quest'ultimo atteggiamento, d'altronde, si rivela ben poco corrispondente al paganesimo europeo cui pure vorrebbero richiamarsi molti dei nostri "tradizionalisti". Infatti, considerare un'opera, un progetto, una cultura sotto un aspetto esclusivamente "spirituale", si pone il principio cristiano di separazione tra materia e spirito, di dissociazione dualista tra l'idea pura e la produzione concreta di storia. U
    Citazione Originariamente Scritto da Guillaume Faye Visualizza Messaggio
    na cultura, un progetto, un'opera non sono che prodotti storici, nel senso concreto e dinamico del termine.
    Non vi è separazione, dal nostro punto di vista, tra il "valore" e la "produzione". Le qualità liriche, poetiche, estetiche di una cultura, di un'opera, di un progetto, sono intimamente incorporate nella sua forma, nella sua pro-duzione materiale. Spirito e materia sono una sola e identica cosa. Il valore di un uomo o di una cultura è quella dei loro atti, non del loro "essere" o del loro passato.
    E qui entra in ballo un altro interessante punto della questione fayeana, cioè il suo totale e modernissimo fraintendimento di ciò che fu il paganesimo europeo, nella sua immaginazione materialistica nient'altro che un prometeismo di passionali ungabunga biondi privi di ogni serio discorso che vada oltre il materiale, giacché il suo concetto di "spirito" coincide pressappoco con quella sensazione di crescita di pathos emotivo-fisiologico che è analogo all'erezione. Faye non concilia spirito, anima e corpo, come la tradizione fa, bensì riduce lo spirito al corpo. E sulla sua visione di paganesimo, niente di meglio del caro vecchio "L'Equivoco del Nuovo Paganesimo", che consiglio a tutti di rileggere perché è sempre della massima utilità.

    Citazione Originariamente Scritto da Guillaume Faye Visualizza Messaggio
    Lo spirito europeo, in ciò che ha di più grande, praticò sempre l'ottimismo della volontà, fu sempre rivolto verso l'esterno e il mondo e non verso una pura interiorità, fu costruttivista e non spiritualista, filosofo e non teologo, disinstallato e non rinchiuso nel suo passato, fondatore delle sue proprie tradizioni e delle sue forme e non genuflesso di fronte ad idee immutabili, conquistatore e non contemplativo, "tecnico" ed urbano e non campagnolo, attaccato alle città, ai porti, ai palazzi e ai templi più che ai campi.

    Questa ridda di contrapposizioni dicotomiche forzate, del tutto aliene allo spirito tradizionale di sintesi, mostrano una volta di più il completo materialismo relativista e massimamente anti-platonico del pensiero di Faye, posizione dalla quale non solo un tradizionalista come Evola e gli altri, ma un qualunque europeo bennato dei tempi che furono, non avrebbero potuto che esser distanti anni luce.

    Citazione Originariamente Scritto da Guillaume Faye Visualizza Messaggio
    Il tradizionalismo è solo la parte d'ombra, la giustificazione, il cimitero vivente del borghese moderno, cui fornisce talvolta un "supplemento d'anima", facendogli credere che non è grave né foriero di conseguenze amare New York, le soap opera e il rock, a condizione che si abbia una "interiorità" e che ci si atteggi a nostalgici di un passato perduto.

    Mi sembra il minimo, per una persona adulta, vaccinata e "in ordine", non farsi tabù su ciò con cui trastullarsi, visivamente o auditivamente, purché si abbia ben chiaro ciò che bisogna fare e con quanta radicalità bisogni farlo, non appena se ne abbia l'occasione. Non vedo nessuna contraddizione tra l'amare New York e trastullarcisi e lo sganciarci un'atomica sopra non appena se ne abbia l'occasione, né fra l'apprezzare la cinematografia americana senza alcun senso di colpa e il farla sparire dalla faccia della terra bruciandola in enormi pire di fuoco non appena se ne abbia l'occasione. Faye non comprende questa compatibilità perché identifica il suo fine con i suoi gusti, le sue suggestioni, le sue fascinazioni, i suoi capricci. Una visione tradizionale in cui ci si fa tutt'Uno con la propria componente (che quindi cessa di esser "propria" per diventare "LA") sovra-individuale, identifica il proprio fine con il cancellare ogni debolezza, capriccio, frigneria e divertissement individuale per identificarsi con qualcosa di superiore e che non ha fine, al contrario del tubo digerente in cui il proprio spirito risiede. E tutto ciò, godendone massimamente e guadagnandone in "botta de vita" sotto ogni punto di vista.

    Citazione Originariamente Scritto da Guillaume Faye Visualizza Messaggio
    Il "tradizionalista" è del resto superficiale: schiavo delle sue idee pure e delle sue contemplazioni, dei suoi pretenziosi giochi filosoficheggianti

    E' esilarante quando, non avendo palesemente capito il senso di qualcosa, anziché dire "scusa non ho capito me lo rispieghi?" si convince che certe cose un senso non lo hanno e le giudica pretenziose perché non ci arriva.

    Citazione Originariamente Scritto da Guillaume Faye Visualizza Messaggio
    Tutto ciò chiarisce la vera funzione giocata dalle ideologie tradizionalista in seno alla "destra antiliberale". Il tradizionalismo metafisico è una giustificazione per abbandonare ogni forma di lotta, ogni intenzione concreta relativa ad una realtà europea diversa da quella di oggi, sotto vesti solo pseudo-rivoluzionarie. Non soltanto infatti le sue utopie regressive, le sue considerazioni fumose ed astruse, la sua metafisica oziosa occasionano fatalismo, inazione, perdita d'energia, ma rinforza l'individualismo borghese promuovendo implicitamente il tipo ideale del "pensatore" - se possibile contemplativo e il più disincarnato possibile - come sale della terra, così che l'uomo d'azione, il militante e le vere personalità storiche se ne ritrovano automaticamente svalorizzati.

    Ancora una volta, contrapposizioni del tutto forzate, un ottimo alibi per dissociarsi da una visione del mondo della cui radicalità non ha la forza e della cui comprensione non ha la capoccia (non è certo dal legittimo dissenso quanto dall'incomprensione che si può arrivare a parlare di certe cose come di "considerazioni fumose ed astruse") senza ammettere tale dissenso con Evola.

    Citazione Originariamente Scritto da Guillaume Faye Visualizza Messaggio
    Poiché il tradizionalista in fondo non supporta davvero la "comunità", la dichiara impossibile hic et nunc

    Ma dove?

    Citazione Originariamente Scritto da Guillaume Faye Visualizza Messaggio
    Come il giudeocristianesimo, ma in altro modo, il tradizionalista dice "no" al mondo, e di per ciò stesso attenta alla tradizione della sua propria cultura. In fondo, un tradizionalista è qualcuno che non ha mai compreso cosa sia una tradizione, come quella parte dell'idealismo filosofici che non ha mai compreso cosa fosse un'idea.

    Sicuramente c'è un equivoco terminologico tra chi per "tradizione" intende qualcosa di perenne e chi la mozzarella e la pastasciutta. Non che queste ultime e tutto il resto degli usi e costumi di strapaese siano qualcosa di brutto, anzi danno colore e "tipicità" alla vita: ma fondarci una weltanschauung usando cose simili come perno centrale è un tantino riduzionista, e decisamente poco ambizioso.

    Come già detto, quest'articolo prende senza dubbio di mira principalmente coloro che del tradizionalismo fanno una caricatura intellettualistica e inattiva: ma usa ciò come alibi per condannare parti integranti del pensiero evoliano e tradizionale che non ha il coraggio di rinnegare apertamente e con cognizione di causa (davvero assente, considerato quanto poco ha capito dell'intera weltanschauung in questione).

    Le stesse considerazioni fatte da Faye in questo articolo rispecchiano la linea del suo libro "Archeofuturismo": in polemica (giustissima, ed anzi si tratta del miglior capitolo) contro la Nouvelle Droite debenoistiana ed i suoi feticismi e moscerie, utilizza l'occasione di critica datagli da questa per, lungi dal riproporre la visione del vero Evola che dice di ammirare, darne una tutta sua, cosa che ovviamente è liberissimo di fare, ma che si discosta e stupra completamente, da un punto di vista della visione del mondo, quella evoliana cui dice di richiamarsi.
    Quanto "Evola e Marinetti" fossero compatibili, lo disse con chiarezza il secondo al primo in gioventù: "le tue opinioni sono lontane dalle mie quanto quelle di un esquimese", e lo ripeté il primo in svariate occasioni e con numerose argomentazioni. Quello che si sarebbe dovuto fare se si fosse voluta coniugare la visione dottrinale evoliana con la volontà di piegare ai propri fini le potenze della tecnica e del futuro, lungi dal prendere ad esempio Marinetti (che a parte la forza ed il carisma estetico dei proclami futuristi, nella sostanza non vale un soldo), sarebbe stato.. concordare con Evola, con l'Evola ammiratore del Giappone imperiale pre-guerra che mantenendo intatta la radicalità dei propri valori si modernizzava tecnologicamente e si armava di tutto punto per fronteggiare le plutocrazie con le loro stesse armi, con un Evola che mai ha avuto feticismi per il passato, né preclusioni verso nuove estetiche, tecniche, scienze, che anzi sempre lo interessarono.
    Quello di Faye è un tentativo di gabellare il suo rifiuto fattuale del tradizionalismo evoliano per una contestazione dei suoi seguaci distorsori.
    E' però evidente che, con un ammiratore del suffragio universale, della democrazia ateniese e di Pericle, anziché di Sparta e di Platone, Evola non ha nulla a che spartire.

    P.S.: So che spesso, o perlomeno su questo forum, capita che chi legge Faye legga anche Freda: va da sé che in quanto a impianto dottrinale (e in quanto a qualsiasi cosa) Freda sia infinitamente sopra, oltre, e in una certa misura "contro", cose di questo calibro.

  4. #4
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    Concordo con le ottime obiezioni di DharmaRaja. In breve, sembra che Faye abbia prima fatto la caricatura del pensiero tradizionale, e poi abbia maliziosamente stigmatizzato la sua stessa caricatura.
    Secondo me però è improbabile che Faye sia fesso e "non abbia compreso" la concezione tradizionale, l'ha capita benissimo ma fa finta di niente.

  5. #5
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    Faye parte da presupposti che non sono i miei, in quanto il sottoscritto è un cristiano cattolico apostolico romano che, per via degli errori del modernismo, è costretto a precisarsi ulteriormente come cattolico tradizionalista preconciliare, perchè legato alla Tradizione Cattolica Romana autentica, mentre invece Faye è un pagano politeista, fortemente influenzato dal pensiero nicciano, che considera positivamente il cattolicesimo tradizionale "medievale" perchè, a suo avviso, molto più affine alla sensibilità pagana rispetto al cristianesimo modernista, più vicino al "cristianesimo delle origini" (identificato spenglerianamente ed evolianamente come una sorta di "Bolscevismo dell'Antichità").
    Una "filosofia perenne" per me c'è ed è il tomismo dell'Aquinate.

    Quindi è chiaro ed ovvio che non posso condividere determinati passaggi dell'articolo di Faye, soprattutto in riferimento a quello che sprezzantemente chiama "giudeocristianesimo", denunciando una sorta di mancanza di "ottimismo della volontà", mentre invece sappiamo bene che, se c'è un'accusa che spesso è stata fatta al Cattolicesim,o è quella di avere una visione troppo "ottimista" della realtà.

    Parte delle obiezioni mosse da DharmaRaja sono giuste e corrette, ma devo sottolineare come in realtà il bersaglio di Faye sia chiarissimo e tale bersaglio sono gli esegeti evoliani, anzi, gli evolomani che, con la scusa del Kali Yuga, hanno rinunciato a qualsiasi forma di "azione" anche e soprattutto a livello politico, rifugiandosi in un immobilismo sterile ed improduttivo spacciato per contemplazione dell'Essere.
    Faye è provocatorio e forse per questo va un po' al di sopra delle righe, ma c'entra un punto: Evola è stato spesso mal interpretato da molti, nell'area (non solo intellettuali o presunti tali ma anche militanti), per giustificare le proprie carenze, le proprie debolezze, le proprie colpe, il proprio isolamento, in alcuni casi addirittura la propria condizione di disadattato sociale.
    Della serie "se non conto un cazzo, se non mi caga nessuno, non è colpa mia, ma del mondo moderno cattivo e brutto, ecc. ecc."
    Ed è un atteggiamento speculare a quello di chi considera tutto ciò che è nuovo e moderno giusto per partito preso. Si pensino poi le conseguenze di certo perennialismo guenoniano, che ha portato alcuni alla giustificazione delle invasioni migratorie sul suolo europeo da parte di persone di fede islamica (in piccolo, basterebbe pensare a certi deliri internettiani che leggiamo qua su una presunta Sant'Alleanza Cristiana/Islamica).

    Faye più vicino alla democrazia periclea che allo Stato secondo Giustizia platonico o alla Sparta guerriera?
    Beh, per quanto io non abbia mai sinceramente letto alcunchè di contrario a Platone o a Sparta scritto da Faye, non bisogna sottovalutare, come si era già detto in una discussione di poco tempo fa, in questi tempi, i mezzi che può offrire una democrazia plebiscitaria e autoritaria.
    Tenendo conto che Faye, molto abilmente, porta come esempio di "democrazia" ai profani anche le comunità e i principati che componevano il Sacro Romano Impero che tanto democratico, come noi ben sappiamo, in realtà non era.

    Che poi Faye, rispetto a Evola o a Freda, abbia un'impostazione più "volontarista" e, nei fatti, più vicina a certi aspetti del pensiero nicciano, è un dato di fatto innegabile, ma questo non credo lo squalifichi del tutto.

    Faye utilizza, a mio avviso, il termine "tradizionalisti" per il semplice fatto che in questo modo sono chiamati quelli che hanno l'impostazione fondamentalmente errata di cui ho parlato sopra. Concordo con DharmaRaja nel dire che così facendo spara un po' nel mucchio, non distinguendo chi potrebbe benissimo dirsi "tradizionalista" in quanto fedele ad una determinata Tradizione, intesa in senso "dinamico", e non in quanto adoratore di una tradizione mummificata.

    E' proprio per questo però che in "Archeofuturismo" Faye parla anzichè di tradizionalismo di "arcaismo": per evitare confusione con chi ha una mentalità conservatrice e passatista, con chi è passivo anzichè attivo.

    Conciliare Evola con Marinetti? A mio avviso, nei termini in cui pone Faye la questione, si può.
    E' chiaro che detta così, la cosa non dice nulla, bisognerebbe entrare nel merito della questione andando a riprendere i passi di Archeofuturismo in cui se ne parla.

  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da Lupo Nero Visualizza Messaggio
    leggere ste cose scritte da un ragazzino del 1991 mi fà senso.
    fortuna ke sei l'unico o quasi
    De gustibus, a me fanno senso gli anarcoidi criptocomunisti

  7. #7
    Cacciaguida
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    Insomma Faye ha espresso polemicamente una cosa chiarissima.
    Che una pistola ammazza quanto e più di una spada.
    Punto.

  8. #8
    disse
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    Citazione Originariamente Scritto da Lupo Nero Visualizza Messaggio
    leggere ste cose scritte da un ragazzino del 1991 mi fà senso.
    fortuna ke sei l'unico o quasi
    Meglio cattolico che comunista.

  9. #9
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    Citazione Originariamente Scritto da Suntzi Visualizza Messaggio
    Meglio cattolico che comunista.
    E' mejo er vino de li castelli / che questa zozza società!


    P.S. i gommunisti voglion conquistare il mondo tramite teschi di cristallo alieni (Indiana Jones, dixit)

    P.P.S. Ma esistono ancora gommunisti? O solo nella mente di bruscoloni?

  10. #10
    disse
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    Citazione Originariamente Scritto da Miles Visualizza Messaggio
    E' mejo er vino de li castelli / che questa zozza società!


    P.S. i gommunisti voglion conquistare il mondo tramite teschi di cristallo alieni (Indiana Jones, dixit)

    P.P.S. Ma esistono ancora gommunisti? O solo nella mente di bruscoloni?
    Chi sei? Er Libano?

 

 
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