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  1. #1
    Radicalpignolo
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    Predefinito La crisi economica è davvero un male?

    E’ notizia delle ultime ore che Il prodotto nazionale lordo statunitense nel terzo trimestre ha segnato una contrazione dello 0,5%, contro -0,3% della prima stima. Sempre nel terzo trimestre i consumi dei cittadini statunitensi hanno registrato una brusca frenata del 3,7%, la maggiore contrazione dal lontano 1980, quando l’allora presidente Jimmy Carter impose dei controlli in materia creditizia.

    Mi chiedo, ma è davvero un male tutto ciò? La crisi è davvero una catastrofe? Ci si lamenta di un PIL che non cresce anche in Italia, ma perchè mai dovrebbe continuare a crescere? In realtà il calo del PIL è un semplice effetto di mercato, e neppure tra i più catastrofici . Negli USA si produceva più di quanto si potesse consumare, non diversamente da quanto accadeva e continua ad accadere in Europa ............

    Continua nel link in basso

    http://liberlex.altervista.org/wordp...vvero-un-male/

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  2. #2
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    non è un male la crisi, la crisi attuale è solo la conseguenza delle cose: un cresicta mondiale costenuta ma poggiante su distrosioni non corrette ma anzi gonfiate dalla crescita.

    sul fatto che negli usa si producesse più di quanto si potesse consumare non sono d'accordo. Negli Usa alcune produzioni non rispondevano alle attese e alle richieste del mercato (specie nel settore auto) ragion per cui gli americani compravano da aziende non americane.... tutto normale nell'economia reale.

    Nel settore finanziario è più difficile rispondere....c'è stato un eccesso nella concessione di crediti a soggetti che avevano un merito di credito probabilmente insufficiente.

    c'è stata la bolla degli hedge funds.

    Ci sono state le obbligazioni societarie....c'è stato un modo di fare banca retail e d'investimento quanto meno discutibile.

    c'è una interferenza politica sull'economia ancora disicevole...a livelli di massima guardia.

  3. #3
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    il pil non è l'unico indicatore dello stato dell'economia
    la crisi è male ma è anche un prezzo da pagare per le distorsioni precedenti

  4. #4
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    Sono d'accordo con quanto scrive Carmelo nel suo blog, è in fin dei conti una grande lezione del mercato, anche se amara.

  5. #5
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    Di Ron Paul


    Signora Speaker, molti Americani sperano che la nuova amministrazione risolva i problemi economici che stiamo affrontando. Questo probabilmente non accadrà, perché i consiglieri economici del nuovo presidente non hanno maggiore comprensione di come tirarci fuori da questo caos di quanto le precedenti amministrazioni e congressi avessero capito in che modo la crisi è stata determinata in primo luogo.

    Tranne rare eccezioni, i membri del Congresso ignorano l'economia austriaca del libero mercato. Per gli ultimi 80 anni, i rami legislativi, giudiziari ed esecutivi del nostro governo sono stati totalmente influenzati dall'economia keynesiana. Se avessero avuto una minima comprensione della spiegazione austriaca del ciclo economico, non avrebbero mai permesso le pericolose bolle che conducono sempre a correzioni dolorose.

    Oggi, un'importante crisi economica si sta dispiegando. Nuovi programmi governativi nascono quotidianamente ed ancor di più i piani per il futuro. Tutti sono basati sulla convinzione che siamo in questo caos perché il capitalismo di mercato e la moneta solida hanno fallito. L'ossessione è per maggiore spesa, salvataggi di investimenti sbagliati, più debito ed ulteriore svalutazione del dollaro. Molti stanno dicendo che abbiamo bisogno di una risposta internazionale ai nostri problemi con l'istituzione di una banca centrale mondiale e di una singola valuta fiat. Questi suggerimenti sono soltanto una dose maggiore delle stesse politiche che hanno creato il nostro caos e sono condannati a fallire.

    Almeno il 90% della causa per la crisi finanziaria può essere assegnato alla Federal Reserve. È stata la manipolazione del credito, della massa monetaria e dei tassi di interesse a provocare il formarsi delle varie bolle. Il Congresso ha versato benzina sul fuoco con vari programmi e istituzioni come il Community Reinvestment Act, Fannie Mae e Freddie Mac, FDIC e HUD, tutti sostenuti da sentenze aggressive.

    La Fed ha ora distribuito quasi 2 trilioni di dollari in prestiti sovvenzionati alle banche in difficoltà e ad altre istituzioni finanziarie. La Federal Reserve e il Ministero del Tesoro si vantano costantemente dell'esigenza della “trasparenza” e della “supervisione,” ma sono tutte solo parole: non vogliono nulla di tutto ciò. Vogliono la segretezza mentre i privilegiati vengono salvati a scapito della classe media.

    È inconcepibile che il Congresso possa essere così negligente nel suo dovere. Non fa altro che perdonare l'arroganza della Fed per il suo rifiuto di dirci dove sono finiti i 2 trilioni di dollari. Tutti i membri del Congresso e tutti gli Americani dovrebbero sentirsi oltraggiati che le circostanze possano deteriorarsi a questo livello. Non meraviglia che un numero sempre crescente di americani stia ora richiedendo la fine della Fed.

    La Federal Reserve ha creato il nostro problema, tuttavia riesce a guadagnare ancora più potere nella socializzazione dell'intero sistema finanziario. L'intero processo di salvataggio di quest'anno è stato caratterizzato dall'assenza di supervisione, limiti, attenzione, comprensione e buonsenso.

    Errori simili furono fatti negli anni 30 ed introdussero l'era del New Deal, del Giusto Accordo, della Great Society e degli economisti supply-side che convinsero i conservatori che i deficit dopo tutto non avevano tutta questa importanza, poiché erano ansiosi di finanziare un costosissimo impero americano finanziato col deficit.

    Tutti i programmi dalla Depressione sono stati intesi per impedire le recessioni e le depressioni. Tuttavia tutto quel che è stato fatto è piantare i semi della più grande bolla finanziaria della storia. A causa di questa mancanza di comprensione, la scena è pronta per l'ampia nazionalizzazione del sistema finanziario ed abbastanza probabilmente dei mezzi di produzione.

    Anche se è evidente che i keynesiani avevano sbagliato tutto e che l'interventismo e la pianificazione economica centrale non funzionano, i consigli di chi stiamo ascoltando per tirarci fuori da questo caos? Purtroppo, dei keynesiani, dei socialisti e dei sostenitori del grande governo.

    Chi viene ignorato? Gli economisti austriaci del libero mercato – proprio quelli che predissero non solo la Grande Depressione, ma anche la calamità che affrontiamo oggi. Se la crisi era prevedibile ed è spiegabile, perché nessuno ha ascoltato? Perché troppi politici hanno creduto che un pasto gratis fosse possibile e che un nuovo paradigma economico fosse arrivato. Ma abbiamo già sentito tutto ciò – come la pietra filosofale che può trasformare il piombo in oro. La prosperità senza lavoro è un sogno antico.

    In aggiunta a questo ci sono coloro che capiscono che il potere politico è controllato da chi controlla la massa monetaria. I liberali ed i conservatori, i repubblicani e i democratici sono giunti a credere, come è stato insegnato loro nelle nostre università, che i deficit non hanno importanza e che il compromesso della Federal Reserve che monetizza il debito fosse legittimo e mai nocivo. È vero il contrario. La pianificazione centrale dell'economia è sempre nociva. Inflazionare la massa monetaria e svalutare di proposito il dollaro è sempre doloroso e pericoloso.

    Le politiche dei sostenitori del grande governo stanno finendo la benzina. Le loro politiche hanno fallito e continueranno a fallire. Continuare a fare semplicemente ciò che ha causato la crisi difficilmente può fornire una soluzione.

    La buona notizia è che gli economisti austriaci stanno guadagnando ogni giorno maggiore consenso e hanno più possibilità di influenzare il nostro futuro rispetto a quante ne hanno avute da lungo tempo.

    Il problema di base è che i sostenitori del grande governo necessitano di una banca centrale per pagare furtivamente i suoi conti senza imposta diretta. Stampare i soldi necessari ritarda il pagamento. La riscossione delle tasse rivelerebbe il vero costo del grande governo e la gente si rivolterebbe. Ma il pifferaio sarà pagato e questa è la sostanza di questa crisi.

    Ci sono dei limiti. Un paese non può dipendere per sempre da una banca centrale per tenere l'economia a galla e la valuta funzionante con l'accelerazione costante della crescita della massa monetaria. Alla fine le leggi dell'economia travolgeranno i politici, i burocrati ed i banchieri centrali. Il sistema non riuscirà a rispondere a meno che il debito eccedente e gli investimenti sbagliati vengano liquidati. Se si va troppo avanti e lo sperpero selvaggio non viene arrestato, il risultato sarà un'inflazione fuori controllo e sarà necessaria una valuta completamente nuova per ristabilire lo sviluppo e una ragionevole stabilità politica.

    La scelta che affrontiamo è infausta: o accettiamo un governo autoritario mondiale che tiene insieme un sistema fallato, o ristabiliamo i principi della costituzione, limitiamo il potere del governo, ristabiliamo una moneta merce senza un sistema di riserva federale, rifiutiamo il governo mondiale e promuoviamo la causa della pace proteggendo la libertà ugualmente per tutte le persone. La libertà è la risposta.

  6. #6
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    La libertà è la risposta, grande Ron Paul.

  7. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da Hayekfilos Visualizza Messaggio
    non è un male la crisi, la crisi attuale è solo la conseguenza delle cose: un cresicta mondiale costenuta ma poggiante su distrosioni non corrette ma anzi gonfiate dalla crescita.

    sul fatto che negli usa si producesse più di quanto si potesse consumare non sono d'accordo. Negli Usa alcune produzioni non rispondevano alle attese e alle richieste del mercato (specie nel settore auto) ragion per cui gli americani compravano da aziende non americane.... tutto normale nell'economia reale.

    Nel settore finanziario è più difficile rispondere....c'è stato un eccesso nella concessione di crediti a soggetti che avevano un merito di credito probabilmente insufficiente.

    c'è stata la bolla degli hedge funds.

    Ci sono state le obbligazioni societarie....c'è stato un modo di fare banca retail e d'investimento quanto meno discutibile.

    c'è una interferenza politica sull'economia ancora disicevole...a livelli di massima guardia.
    Quella frase sulla produzione eccessiva la spiego meglio perchè in effetti è un pò criptica e dovevo specificare meglio . Mi riferisco soprattutto al settore edilizio. Non c'era la necessità di costruire case, eppure se ne sono costruite milioni di unità in tutto il territorio degli States, pensando di specularci sopra. Per molti anni infatti gli immobili hanno dato rendimenti altissimi, si costruivano per costo 100 e si rivendevano a 150.
    Approfittando del fatto che le banche davano mutui che coprivano il 100% dei costi di costruzione, senza alcuna garanzia (vendento poi tali mutui-sola che avevano un ranking altissimo ad altri istituti di credito o assicurazioni o gruppi finanziari - anche stranieri-, che poi sono rimasti fregati) , gli statunitensi hanno edificato una valanga di immobili, producendo offerta senza che ce ne fosse la domanda, pensando di arricchirsi.
    Alla lunga però l'offerta di immobili è stata eccessiva e ciò ha abbassato i prezzi, mandando in fallimento chi aveva costruito per speculazione.
    Tutti questi immobili costruiti in eccesso sono rimasti sfitti o invenduti, così le banche che avevano concesso i mutui si sono ritrovati senza soldi e con tanti immobili inutili in mano. Da cui la crisi di liquidità. Oggi acquistare una casa in tanti posti degli States è un investimento quasi conveniente, quasi ti pagano per comprarne una, dato che ce ne sono milioni libere. Nella campagna elettorale un giornalista ha chiesto a Mcain quante case avesse, e lui - risultando proprietario di decine di case- non ha saputo dare una risposta precisa (era uno di quelli che volevano specularci sopra e se l'è presa nella saccoccia).
    Quindi, per riassumere, quando parlo di pil che cresceva troppo e di eccesso di produzione penso che un fattore essenziale nella crescita statunitense degli ultimi decenni fosse proprio il mercato edilizio. Cascato quello era inevitabile che la produzione calasse. Stava proprio lì l'eccesso di produzione, il mercato si è vendicato nei confronti degli speculatori mandandoli alla rovina, ma ha inguaiato pure tutti gli altri...

  8. #8
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    Contro la crisi


    Perché il ritorno allo Stato è l'origine del disastro e non la soluzione




    di Marco Taradash


    28 Novembre 2008





    L’analisi più puntale dell’attuale crisi finanziaria è stata fatta da Henry Hazlitt nel suo libro ‘L’economia in una sola lezione’: “Mutui sulla casa garantiti dal governo, specialmente quando sia richiesto un anticipo molto basso o nessun anticipo, comportano inevitabilmente prestiti molto peggiori di ogni altro. Essi costringono il contribuente in generale a sussidiare l’alto rischio connesso e a caricarsi le perdite. Inoltre incoraggiano la gente a comprare case che non possono permettersi. Tendono a produrre una sovrabbondanza di abitazioni rispetto ad altre cose. Drogano temporaneamente il mercato, alzano il costo delle case per tutti (compresi quelli che hanno comprato la casa grazie ai mutui garantiti) e possono spingere ingannevolmente l’industria delle costruzioni a una espansione incontrollata e costosa. In breve alla lunga non incrementano la produzione nazionale nel suo complesso ma al contrario incoraggiano investimenti disastrosi”.
    Hazlitt, un giornalista economico americano che divenne amico stretto di Mises, scriveva questa pagina nel 1946. Sono passati 68 anni ma sembra ieri, anzi oggi e domani.
    Se c’è un momento giusto per riscoprire il liberalismo di Hayek e Mises, di Einaudi e Friedman, in realtà è proprio questo, alla faccia degli opportunisti bipartigiani che, persa l’ultima corsa della storia, usano aggrapparsi alla ringhiera del primo tram che passa per poi farlo a pezzi se vedono che il binario è ostruito da una montagna di rottami arrugginiti.
    Non è semplice il compito di chi deve trovare una via d’uscita dalla crisi finanziaria globale ed evitare le conseguenze devastanti della restrizione dei consumi e del credito sull’economia reale, è chiaro. La lettura di Hazlitt può evitare errori fatali. Fra una scarpinata e l’altra lungo le rotte delle istituzioni finanziarie globali, verrebbe loro da ripensare che cosa c’è all’origine dello sconquasso planetario: non una crisi etica provocata dall’avidità dei manager – l’avidità che è stata equamente distribuita dal Signore in ogni tempo e in ogni luogo – ma la convinzione che agli straordinari e apparentemente illimitati profitti privati avrebbe fatto seguito, in caso di disfatta, non la rovina personale, il fallimento e il rientro nei ranghi, ma al contrario la dispersione delle perdite fra milioni o miliardi di poveracci.
    Operai, impiegati pubblici o privati, liberi professionisti, precari, piccoli medi e grandi imprenditori, insomma quelli che si alzano presto per andare a lavorare o cercare lavoro e risparmiano quel tanto che basta per pagare le tasse allo Stato, sono loro le vittime della crisi. Sono stati pugnalati alle spalle,mentre come al solito si davano da fare, dalla madre di tutte le recessioni, la gigantesca bolla edilizia provocata dai mutui subprime e dal conseguente crollo di Freddy Mac e Fannie Mae, i due fondi parastatali che avevano offerto la loro garanzia in nome e per conto nientepopodimeno che degli United States of America.
    Fannie Mae e Freddie Mac sono nati dall’ideologismo della sinistra e dal sociologismo della destra per favorire la diffusione più ampia possibile della proprietà immobiliare e hanno goduto di miliardi di dollari di linee di credito garantite dallo Stato, tassi di credito di favore da parte della Fed in nome dello Stato, esenzione fiscale a livello statale e federale. Soprattutto essi avevano alle spalle la garanzia assoluta di non fallire, al di là di ogni spericolatezza manageriale e di ogni falsificazione di bilancio (c’è stato anche questo, sì).
    Il ritorno allo Stato di cui ora si vagheggia in Italia e nel mondo, nelle facoltà di economia, negli editoriali di prima, nei gabinetti ministeriali è l’origine del disastro, non la sua soluzione. Al di là dei provvedimenti giusti o sbagliati che oggi si prendono di fronte all’emergenza, al di là delle cattive idee della sinistra e delle buone intenzioni della destra, in Italia come altrove unite spesso soltanto dal rifiuto del liberalismo e dall’idea della funzione messianica dello Stato, quello che soprattutto serve oggi è difendere la verità dei fatti dalla rimozione dei nuovi opportunisti.
    Sennò, passata la tempesta, ci ritroveremo in una normalità ingloriosa, da ultimi della classe per efficienza amministrativa, competitività economica, sostegno sociale, libertà di impresa. Ok, il magna magna patriottico sull’Alitalia non era nelle intenzioni; ok, la social card ha un nome magniloquente ma è meglio che niente.. e però, crisi o non crisi, dateci uno Stato meno invadente e più efficiente, allentate la corda del fisco sulle imprese e sui privati, favorite la concorrenza in ogni settore, smantellate le Iri locali, abolite le province, riducete sprechi e doppioni, regalateci un federalismo leggero. E soprattutto uno Stato leggero.
    PS - Il libro di Hazlitt non è stato ancora pubblicato in italiano, devo la scoperta del passo sopra citato a un prezioso sito portoghese di cultura austro-liberale, Causaliberal.net.

  9. #9
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    Citazione Originariamente Scritto da LIBERAMENTE Visualizza Messaggio
    Quella frase sulla produzione eccessiva la spiego meglio perchè in effetti è un pò criptica e dovevo specificare meglio . Mi riferisco soprattutto al settore edilizio. Non c'era la necessità di costruire case, eppure se ne sono costruite milioni di unità in tutto il territorio degli States, pensando di specularci sopra. Per molti anni infatti gli immobili hanno dato rendimenti altissimi, si costruivano per costo 100 e si rivendevano a 150.
    Approfittando del fatto che le banche davano mutui che coprivano il 100% dei costi di costruzione, senza alcuna garanzia (vendento poi tali mutui-sola che avevano un ranking altissimo ad altri istituti di credito o assicurazioni o gruppi finanziari - anche stranieri-, che poi sono rimasti fregati) , gli statunitensi hanno edificato una valanga di immobili, producendo offerta senza che ce ne fosse la domanda, pensando di arricchirsi.
    Alla lunga però l'offerta di immobili è stata eccessiva e ciò ha abbassato i prezzi, mandando in fallimento chi aveva costruito per speculazione.
    Tutti questi immobili costruiti in eccesso sono rimasti sfitti o invenduti, così le banche che avevano concesso i mutui si sono ritrovati senza soldi e con tanti immobili inutili in mano. Da cui la crisi di liquidità. Oggi acquistare una casa in tanti posti degli States è un investimento quasi conveniente, quasi ti pagano per comprarne una, dato che ce ne sono milioni libere. Nella campagna elettorale un giornalista ha chiesto a Mcain quante case avesse, e lui - risultando proprietario di decine di case- non ha saputo dare una risposta precisa (era uno di quelli che volevano specularci sopra e se l'è presa nella saccoccia).
    Quindi, per riassumere, quando parlo di pil che cresceva troppo e di eccesso di produzione penso che un fattore essenziale nella crescita statunitense degli ultimi decenni fosse proprio il mercato edilizio. Cascato quello era inevitabile che la produzione calasse. Stava proprio lì l'eccesso di produzione, il mercato si è vendicato nei confronti degli speculatori mandandoli alla rovina, ma ha inguaiato pure tutti gli altri...
    è assolutamente vero, come non è contestabile che il governo federale USA abbia fatto del suo meglio (Freddie Mae etc), con responsabilità sia democratiche che repubblicane, per creare la bolla immobiliare.

    assistenzialismo di stato è la risposta alla domanda sulle cause della crisi; la cina caso mai ha tamponato la crisi che sembrava dovesse materializzarsi molto prima....chiedere alla redazione del The Economist, per credere.

  10. #10
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    Citazione Originariamente Scritto da Hayekfilos Visualizza Messaggio
    è assolutamente vero, come non è contestabile che il governo federale USA abbia fatto del suo meglio (Freddie Mae etc), con responsabilità sia democratiche che repubblicane, per creare la bolla immobiliare.

    assistenzialismo di stato è la risposta alla domanda sulle cause della crisi; la cina caso mai ha tamponato la crisi che sembrava dovesse materializzarsi molto prima....chiedere alla redazione del The Economist, per credere.
    Il guaio è che ora Obama prevede di continuare nella stessa direzione di Bush...

 

 
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