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    L'estremista moderato
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    Predefinito Bonino a La Repubblica: la norma Ue sugli OGM garantisce i consumatori

    Ogm, perché la norma Ue garantisce i consumatori

    http://www.radicali.it/view.php?id=132758

    • da La Repubblica del 25 novembre 2008, pag. 26


    di Emma Bonino

    Caro direttore, ho letto con attenzione l’articolo di Carlo Petrini sugli Ogm e il loro supposto "assalto" al biologico (Repubblica, 20 novembre). Posso dissentire con le sue tesi, nonostante la nostra comune età ed origine braidese?

    1) Per Petrini il 1° gennaio 2009 sarà una giornata di lutto perché segnerà la scomparsa definitiva dell’agricoltura biologica. Tranquilli: quella fatidica data non cambierà una virgola della normativa europea per quel che riguarda le soglia di presenza accidentale di Ogm nel biologico. Il regolamento comunitario che entra in vigore il 1° gennaio prossimo è la mera applicazione di quanto già previsto dalla Commissione europea con la sua Raccomandazione del 2003 (556/2003) sulla coesistenza tra colture transgeniche, convenzionali e biologiche, e il Regolamento dello stesso anno (1829/2003) sugli Ogm, dove viene indicato che la presenza accidentale di Ogm nei prodotti alimentari, sia convenzionali che biologici, non deve essere segnalata sull’etichetta se il livello è e resta al di sotto della soglia del 0,9%. Nulla di nuovo sotto il sole, quindi.

    2) Petrini chiede di fissare la soglia a 0,1%, cioè la percentuale minima rilevabile. Segnalo che neppure la federazione mondiale per l’agricoltura organica (Ifoam) è su una posizione così integralista (e isolata: in Europa solo 4 Stati membri su 27 la sostengono). 1,’Ifoam è per un totale divieto dell’ingegneria genetica ma realisticamente sostiene, tenuto conto che prodotti Ogm sono già in circolazione, sugli scaffali come nei campi, che qualsiasi soglia, anche de minimis, non può che essere decisa arbitrariamente ed è quindi di per sé in contrasto con i principi della coltivazione organica. Meglio quindi una legislazione meno stringente che non obblighi i produttori di biologico a costose analisi: diversamente, agli occhi dell’Ifoam, al danno si aggiungerebbe la beffa.

    3) Nessun consorzio di tutela ha un prodotto che si vende perché biologico. Parmigiano Reggiano, Grana Padano, Prosciutto di Parma, Prosciutto di San Daniele vendono per miliardi di curo ed esportano in tutto il mondo, come prodotti di punta del made in ltaly, perché sono sani, certificati, controllati e buoni, anche se provenienti da allevamenti che usano mangimi contenenti fino al 60% di soia da Ogm. E non può sfuggire ad alcun consumatore avvertito che il biologico che si vende nei supermercati è nella stragrande maggioranza impresso con il marchio dello stesso supermercato (GS ha ScelgoBio, Coop ha il suo...). Insomma, gli azionisti di riferimento del "Biologico Spa" sono le grandi catene di distribuzione dell’alimentare che hanno appena finito di affamare Parmigiano Reggiano e Grana Padano costringendoli a vendere le loro forme ad un euro sotto il prezzo di costo.

    4) Ultimo punto, quello della sicurezza. Quante altre volte dovremo leggere notizie come quella della settimana scorsa proveniente da Pisa, dove ad una kermesse alimentare sul cibo naturale ci sono stati 9 intossicati, tra cui 3 bambini? Sono anni che mi batto contro l’equazione un po’semplicista «prodotto senza Ogm uguale prodotto sicuro», che oltretutto suona come pubblicità ingannevole. Invece c’è forse una lezione da trarre dall’esperienza del mais Bt (l’unico Ogm coltivato in alcuni paesi europei), più sicuro per l’ambiente perché non usa pesticidi, più sicuro per il consumatore perché ha meno fumonisine, sostanze altamente tossiche alla salute umana abbondanti nel mais tradizionale ma ancor di più in quello biologico, e più conveniente per i coltivatori che arrivano a guadagnare fino a 400 euro in più per ettaro.

    Invece di nascondere a se stessi tutte queste criticità volando eccessivamente alto, a me pare più serio dire: facciamo un prodotto sano e garantito, sicuro per il consumatore indipendentemente dal suo metodo di coltivazione. Pensare di garantire solo quel 2% di italiani che acquistano biologico è a dir poco elitario. E chiedere di aumentare i prezzi dei prodotti alimentari convenzionali del 2-4%, come propose Petrini l’anno scorso, per agevolare una migrazione al biologico è una scelta irrispettosa della gente che già ha difficoltà a fare la spesa e, soprattutto, non garantisce maggiore sicurezza alimentare.
    NOTE


    l’autrice è vicepresidente del Senato

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  2. #2
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    Predefinito

    Ma così si rinuncia alla purezza del cibo



    • da La Repubblica del 25 novembre 2008, pag. 26


    di Carlo Petrini

    Rispondo sinteticamente ai punti sollevati: 1) Emma Bonino ci insegna che i regolamenti non sono inutili atti formali. Dal 1° gennaio cambia, eccome. E le normative che cita non fanno che confermare le mie preoccupazioni: il principio della coesistenza si basa sul divieto di contaminazione! Se ora qualcuno difende l’accidentalità è perché la coesistenza non è possibile.

    2) Quelle che ho chiamato le lobbies dei certificatori all’interno dell’Ifoam hanno un ruolo importante. Ma quel che Bonino dice a proposito dei costi è inesatto: lo dimostra la vicenda delle sementi, sulle quali il rigore normativo ha garantito il prodotto e ha inserito i controlli nei processi di filiera. Non ci sono costi aggiuntivi se la filiera è disegnata per mantenere la purezza dei prodotti.

    3) I1 sillogismo sembrerebbe: i consorzi non hanno successo grazie al bio, ma al marchio. Le catene di distribuzione vendono prodotti bio e affamano i consorzi. Ergo: i prodotti bio affamano i consorzi. La nostra comune origine braidese mi fa tornare in mente un detto dei vecchi dei nostri orti, che davanti a ragionamenti forzati citavano i "cavoli a merenda".

    4) Non ho sollevato un problema di sicurezza, ma di informazione. Prodotto senza Ogm non significa prodotto sicuro, son d’accordo. Ma significa, per l’appunto, prodotto senza Ogm. Oppure, come lei stessa suggerisce nella chiusura, lasciamo perdere etichette e metodi. Ma la Bonino vuole prodotti «sani e garantiti»: come li garantiamo senza leggi certe e senza rispetto per le parole che diciamo e scriviamo in etichetta?

    Infine: le affermazioni a proposito delle mie presunte richieste di aumento dei prezzi mi risultano incomprensibili. Se la Bonino sta ancora cantando il ritornello per cui chi vuole gli Ogm è un paladino della povera gente e chi difende il biologico fa chiacchiere da salotto chic, allora mi dispiace, ma è rimasta indietro di un paio di decenni e di alcune dozzine di report delle Nazioni Unite, per non parlare di quelli di Wall Street.

 

 

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