La Commissione Europea risponde all'interrogazione del Segretario Nazionale, On. Luca Romagnoli, in merito all'allevamento dei vitelli sanato del Piemonte e, oltre a riconoscere la fondatezza delle questioni poste all'attenzione del più importante organo politico continentale, afferma di avere l'intenzione di approfondire l'argomento arrivando addirittura a dire che potrebbe anche essere modificata la normativa. La Commissione afferma inoltre che, se non sarà possibile salvaguardare questo tipo di allevamento tradizionale, si interverrà almeno per ridurre i disagi e le perdite economiche degli allevatori. Questo nostro piccolo successo potrà avere importanti ricadute per il territorio e in particolare per il settore specifico, per raggiungere il migliore risultato occorre però che anche tutte le associazioni di categoria si mobilitino e ci aiutino a sostenere le loro giuste rivendicazioni. Sarà quindi necessario programmare delle iniziative per supportare con dei dati concreti le richieste di modifica della normativa in vigore a tutele del benessere degli animali. Per questa giusta e importante battaglia la Fiamma Tricolore è già da subito a disposizione e, come sempre, a fianco degli allevatori. (Valerio Cignetti - Segretario Regionale MS-Fiamma Tricolore Piemonte)
Si riportano si seguito il testo integrale dell'interrogazione e la risposta:
Interrogazione Scritta E-5645/08 di Luca Romagnoli (NI) alla Commissione
Oggetto: Allevamento dei vitelli "sanato" del Piemonte
La Regione Piemonte ha di recente recepito la normativa comunitaria a tutela del benessere degli animali, che prevede alcune novità nella gestione del bestiame. In particolare, sono introdotte tra le altre disposizioni per assicurare che i vitelli giovani non vengano legati e abbiano costantemente acqua per l’abbeveraggio. Gli operatori e i tecnici del settore assicurano che per la carne del "sanato piemontese", un prodotto storico che segue da ben 200 anni consuetudini di allevamento immutate, le nuove norme risultano estremamente problematiche. I giovani vitelli da cui si ottiene il predetto prodotto, se lasciati con disponibilità d’acqua costante, tendono ad abbeverarsi in modo eccedente e andare quindi incontro a malattie. La normativa non può non tener conto del rischio di portare alla chiusura tanti medi/piccoli allevamenti che non hanno la possibilità di adeguare la stalla alla normativa suddetta. Questo, inoltre, mette a rischio la normale manutenzione del territorio svolta in tantissimi comuni proprio da queste aziende, creando danno all’ambiente e aumentando i costi a carico delle pubbliche amministrazioni. Risulta inoltre già depositata presso il Consiglio regionale del Piemonte un'interrogazione sul medesimo argomento. Per quanto sopra, può la Commissione esprimersi in merito alla possibilità che per l’allevamento del "vitello sanato del Piemonte" siano attuate misure atte a sostenere le piccole e medie imprese nell'indispensabile adeguamento strutturale, consentendone e sostenendone la riconversione?
Risposta di Androulla Vassiliou a nome della Commissione (24.11.2008)
La Commissione ha esaminato la questione sollevata dall’onorevole parlamentare riguardo alla possibile autorizzazione, nella Regione Piemonte, di tenere legati i vitelli. Il divieto di legare i vitelli è stato introdotto nel 1998 in base alle disposizioni dell’allegato della direttiva 91/629/CE [[[]]1[]] del Consiglio. Quest’ultima non prevede possibilità di deroga al divieto, la cui introduzione richiederebbe la modifica della direttiva da parte del Consiglio. Ma il "Programma d’azione comunitario per la protezione e il benessere degli animali" [[[]]2[]] stabilisce che la Commissione può proporre modifiche della legislazione vigente presentando prove scientifiche. Ora, la Commissione non è attualmente in possesso di alcuna prova scientifica a favore della reintroduzione della pratica di legare i vitelli in normali condizioni di allevamento. Secondo il recente parere espresso dall’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) [[[]]3[]], tenere legati i vitelli causa sempre dei problemi. I vitelli tenuti in gruppo non vanno legati se non per periodi inferiori a un’ora durante la somministrazione di latte o di succedanei del latte. Invece i vitelli in stalle individuali non devono essere legati. Questo parere conferma le affermazioni del Comitato scientifico veterinario del 1995.
Tenendo conto della lunga tradizione, nella Regione Piemonte, di tenere legati i vitelli e delle ripercussioni sulle piccole aziende, la Commissione sta analizzando tutte le possibili iniziative che potrebbero compensare i costi aggiuntivi derivanti dall’attuazione di misure di benessere degli animali. Per poter modificare la vigente legislazione in materia di benessere degli animali negli allevamenti, la Commissione sta seguendo con interesse lo sviluppo dei relativi indicatori internazionali ufficiali. Questo compito è complesso e impegnativo. Gli indicatori devono essere misurabili, essere basati su dati concernenti gli animali nonché fondati su risultati scientifici attendibili. In tale ambito sono in corso diversi progetti di ricerca, compreso il progetto di ricerca finanziato dalla Comunità denominato "Welfare Quality" (qualità del benessere), che verrà portato a termine alla fine del 2009. Gli aspetti socioeconomici saranno inoltre analizzati a fondo durante la procedura di valutazione dell’impatto allo scopo di stabilire l’opzione più appropriata per rivedere le norme vigenti. Le proposte della Commissione concernenti la valutazione dello stato di salute [[[]]4[]] attualmente all’esame del Consiglio e del Parlamento possono forse dare una risposta alla questione sollevata nell’interrogazione. In particolare il nuovo articolo 68 paragrafo 1 lettera b) della proposta concernente la valutazione dello stato di salute autorizzerà gli Stati membri a utilizzare, a partire dal 2010, parte del loro massimale nazionale per garantire il sostegno agli agricoltori nel settore delle carni bovine. Questa disposizione permette di affrontare svantaggi specifici a carico degli agricoltori delle carni bovine in zone vulnerabili dal punto di vista economico o sensibili dal punto di vista dell’ambiente.
[[[]]1[]] Direttiva 91/629/CEE del Consiglio del 19 novembre 1991 che stabilisce le norme minime per la protezione dei vitelli, GU L 340 dell’11.12.1991.




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