User Tag List

Pagina 1 di 2 12 UltimaUltima
Risultati da 1 a 10 di 13

Discussione: Europa e Occidente

  1. #1
    email non funzionante
    Data Registrazione
    31 Mar 2009
    Messaggi
    14,716
    Mentioned
    6 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Europa e Occidente

    "Vuoto di senso crolla l'Occidente. Soffocherà, per ingordigia e assurda sete di potere. E dall'Oriente, orde di fanatici..." (Franco Battiato, "Zai saman", "Fisiognomica", 1988)

    Occidentalisti e occidentofobi, negli ambienti culturali di destra, discutono ossessivamente sul concetto espresso dalla parola "Occidente", che per i primi indicherebbe più che una pretesa civiltà ogni luogo colonizzato dall'idolatria del consumo, mentre per i secondi sarebbe la naturale eredità culturale dell'Europa considerata come "altro" rispetto all'Oriente, ed al mondo islamico in particolare.
    Io penso che "Occidente" vada inteso in senso allargato rispetto all'Europa: ogni luogo abitato, almeno in buona parte, da discendenti di europei è Occidente.
    Dato che questi discendenti di europei si sono staccati dall'Europa al massimo pochi secoli fa un retaggio di cultura comune esiste ancora, ed è stupido negarlo.
    Parlerei, se non fosse una definizione molto ambigua, più volentieri di Occidente che di Europa (come d'altra parte fanno non solo Oriana Fallaci e Magdi Allam, ma anche autorevolissimi filosofi come Heidegger e Severino - certo, in un'accezione molto più profonda), perché l'Europa è solo un'area geografica, mentre l'Occidente è una forma di civiltà che può essere inquadrata in un preciso ambito a prescindere dal luogo.
    Qual è questa civiltà occidentale, per come noi la intendiamo? E', come affermano molti critici, quella delle chiese vuote e della pornografia dilagante, dei matrimoni tra omosessuali, della famigeratissima (detestata ormai anche dalle casalinghe, che si sentono troppo intellettuali) Maria de Filippi? Quella della democrazia da esportare e dell'architettura che fa sanguinare gli occhi?
    No, perché questa non è una civiltà, e non lo dico con banale disprezzo, ma proprio perché non credo che possa essere "sociologicamente" considerata tale. Un gruppo di individui, fossero anche mille miliardi, non fa una civiltà. Una civiltà necessita invece, per esistere, di un fulcro che ne determini l'identità, di una Verità che spinga ad agire in un modo piuttosto che in un altro. Una civiltà si specchia nei templi che costruisce. Noi non ne costruiamo più, e se li costruiamo sono brutti e stupidi, proprio come Veltroni e i matrimoni tra omosessuali.
    Mi chiedo che cosa faccia di noi degli occidentali, o europei, se si preferisce.
    A livello culturale, intendo. Un democratico (inteso come estremista della democrazia) non può neanche rispondere che la nostra identità si trova nell'adorazione per la democrazia e nel rispetto per i diritti dell'uomo, perché significherebbe svilire le altre culture. Neanche questo feticcio gli è concesso, perché proprio in nome dell'universalità di questi valori la propria cultura (anche se cultura non è, in questo caso) deve essere negata, annullata, non deve essere nominata.
    D'altra parte quando un "identitario" parla di identità europea/occidentale parla del passato, e non del presente.
    Non tenendo conto del fatto che il mondo è irrimediabilmente cambiato, e ciò che poteva permettere l'esistenza di determinate realtà secoli fa oggi è solo ignoranza reazionaria di cui ridere.
    Ma al contrario dobbiamo rapportarci con il mondo d'oggi, perché è questo il luogo in cui combattiamo la nostra battaglia. Cosa facciamo di così tanto "europeo", nel mondo d'oggi?
    Nella quotidianità penso che la risposta sia: nulla.
    Come del resto tutto avviene all'insegna del nulla.
    Penso a quegli idioti che in questo momento occupano le aule d'università - non che sia un fatto rilevante - per proporre una "riforma dal basso" dell'università italiana.
    Tralasciando la questione dell'università in sé, io mi chiederei: ma qual è il motivo fondamentale, in nome di quale progetto finale "occupano"? Occupano in nome del nulla. Non sanno dove vanno, non sanno dove vogliono andare.
    Sono tendenzialmente degli individui senza forma.
    Tornando all'identità: la cosa più europea che si può fare nella propria quotidianità è fare nuovamente propria la cultura europea. Leggere classici. Ma siamo sempre lì: questo non ci salva, nel nostro presente. Passeggio nelle strade della mia città e non vedo niente che mi caratterizzi come occidentale o europeo. Questa è la nostra crisi d'identità ed è una catastrofe.
    Ciò che deve ritornare a riempire il vuoto dell'Occidente non è e non può essere il senegalese immigrato definito dallo xenofilo e fatalista Buttafuoco "oplita della migliore età dorica", perché questo significherebbe svendere ciò che resta della nostra identità.
    Non sarà nessun nichilismo attivo a salvarci, d'altra parte.
    Sarà lo smettere di guardare nostalgicamente al passato, e il tornare all'Eterno, perché solo l'Eterno può tracciare la nostra via.
    Le chiese, che piaccia o no, sono l'unico luogo in cui un europeo oggi si può sentire tale.
    Ma forse i popoli d'Occidente, storditi ancora più che dall'ignoranza da una falsa cultura, lo capiranno troppo tardi.

    •   Alt 

      TP Advertising

      advertising

       

  2. #2
    Moderatore
    Data Registrazione
    20 Jan 2011
    Località
    Lombardia
    Messaggi
    15,362
    Mentioned
    196 Post(s)
    Tagged
    19 Thread(s)

    Predefinito

    Benvenuto dasein, grazie del tuo stimolante intervento.
    Non sono d'accordo che le chiese siano l'unico luogo in cui un europeo possa sentirsi tale, ma di sicuro sono uno dei pochi luoghi dove noi - oggi - possiamo ricordarci chi siamo.

  3. #3
    Forumista storico
    Data Registrazione
    31 Mar 2009
    Località
    abroad
    Messaggi
    47,759
    Mentioned
    1004 Post(s)
    Tagged
    38 Thread(s)
    Inserzioni Blog
    1

    Predefinito

    ma Battiato non è di sinistra?

  4. #4
    Registered User
    Data Registrazione
    23 Apr 2006
    Località
    www.sullescoglieredimarmo. wordpress.com
    Messaggi
    2,105
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Citazione Originariamente Scritto da dasein Visualizza Messaggio
    "Vuoto di senso crolla l'Occidente. Soffocherà, per ingordigia e assurda sete di potere. E dall'Oriente, orde di fanatici..." (Franco Battiato, "Zai saman", "Fisiognomica", 1988)

    Occidentalisti e occidentofobi, negli ambienti culturali di destra, discutono ossessivamente sul concetto espresso dalla parola "Occidente", che per i primi indicherebbe più che una pretesa civiltà ogni luogo colonizzato dall'idolatria del consumo, mentre per i secondi sarebbe la naturale eredità culturale dell'Europa considerata come "altro" rispetto all'Oriente, ed al mondo islamico in particolare.
    Io penso che "Occidente" vada inteso in senso allargato rispetto all'Europa: ogni luogo abitato, almeno in buona parte, da discendenti di europei è Occidente.
    Dato che questi discendenti di europei si sono staccati dall'Europa al massimo pochi secoli fa un retaggio di cultura comune esiste ancora, ed è stupido negarlo.
    Parlerei, se non fosse una definizione molto ambigua, più volentieri di Occidente che di Europa (come d'altra parte fanno non solo Oriana Fallaci e Magdi Allam, ma anche autorevolissimi filosofi come Heidegger e Severino - certo, in un'accezione molto più profonda), perché l'Europa è solo un'area geografica, mentre l'Occidente è una forma di civiltà che può essere inquadrata in un preciso ambito a prescindere dal luogo.
    Qual è questa civiltà occidentale, per come noi la intendiamo? E', come affermano molti critici, quella delle chiese vuote e della pornografia dilagante, dei matrimoni tra omosessuali, della famigeratissima (detestata ormai anche dalle casalinghe, che si sentono troppo intellettuali) Maria de Filippi? Quella della democrazia da esportare e dell'architettura che fa sanguinare gli occhi?
    No, perché questa non è una civiltà, e non lo dico con banale disprezzo, ma proprio perché non credo che possa essere "sociologicamente" considerata tale. Un gruppo di individui, fossero anche mille miliardi, non fa una civiltà. Una civiltà necessita invece, per esistere, di un fulcro che ne determini l'identità, di una Verità che spinga ad agire in un modo piuttosto che in un altro. Una civiltà si specchia nei templi che costruisce. Noi non ne costruiamo più, e se li costruiamo sono brutti e stupidi, proprio come Veltroni e i matrimoni tra omosessuali.
    Mi chiedo che cosa faccia di noi degli occidentali, o europei, se si preferisce.
    A livello culturale, intendo. Un democratico (inteso come estremista della democrazia) non può neanche rispondere che la nostra identità si trova nell'adorazione per la democrazia e nel rispetto per i diritti dell'uomo, perché significherebbe svilire le altre culture. Neanche questo feticcio gli è concesso, perché proprio in nome dell'universalità di questi valori la propria cultura (anche se cultura non è, in questo caso) deve essere negata, annullata, non deve essere nominata.
    D'altra parte quando un "identitario" parla di identità europea/occidentale parla del passato, e non del presente.
    Non tenendo conto del fatto che il mondo è irrimediabilmente cambiato, e ciò che poteva permettere l'esistenza di determinate realtà secoli fa oggi è solo ignoranza reazionaria di cui ridere.
    Ma al contrario dobbiamo rapportarci con il mondo d'oggi, perché è questo il luogo in cui combattiamo la nostra battaglia. Cosa facciamo di così tanto "europeo", nel mondo d'oggi?
    Nella quotidianità penso che la risposta sia: nulla.
    Come del resto tutto avviene all'insegna del nulla.
    Penso a quegli idioti che in questo momento occupano le aule d'università - non che sia un fatto rilevante - per proporre una "riforma dal basso" dell'università italiana.
    Tralasciando la questione dell'università in sé, io mi chiederei: ma qual è il motivo fondamentale, in nome di quale progetto finale "occupano"? Occupano in nome del nulla. Non sanno dove vanno, non sanno dove vogliono andare.
    Sono tendenzialmente degli individui senza forma.
    Tornando all'identità: la cosa più europea che si può fare nella propria quotidianità è fare nuovamente propria la cultura europea. Leggere classici. Ma siamo sempre lì: questo non ci salva, nel nostro presente. Passeggio nelle strade della mia città e non vedo niente che mi caratterizzi come occidentale o europeo. Questa è la nostra crisi d'identità ed è una catastrofe.
    Ciò che deve ritornare a riempire il vuoto dell'Occidente non è e non può essere il senegalese immigrato definito dallo xenofilo e fatalista Buttafuoco "oplita della migliore età dorica", perché questo significherebbe svendere ciò che resta della nostra identità.
    Non sarà nessun nichilismo attivo a salvarci, d'altra parte.
    Sarà lo smettere di guardare nostalgicamente al passato, e il tornare all'Eterno, perché solo l'Eterno può tracciare la nostra via.
    Le chiese, che piaccia o no, sono l'unico luogo in cui un europeo oggi si può sentire tale.
    Ma forse i popoli d'Occidente, storditi ancora più che dall'ignoranza da una falsa cultura, lo capiranno troppo tardi.
    Condivido pienamente quel che hai scritto, volevo solo aggiungere un paio di pensieri.
    Tralasciando la questione del nichilismo attivo, io penso che il grande problema sia che l'Occidente, così come lo s'intende oggi, nasce essenzialmente tra '700 e '900, nell'era dell'imperialismo europeo, quando esso muta da semplice espansione territoriale alla ricerca di risorse, a movimento ideologico.
    L'idea di Occidente è di fatto quella di un compimento della Storia, la cultura occidentale, i suoi "valori" vengono visti frutto di un percorso e suo compimento nella "perfezione". Per questo diventa "giusto", ovvero conforme a Verità estendere tale cultura al resto del mondo il quale si trova ancora lungo il percorso.
    Non solo è giusto, ma è atto di carità
    Ecco questa visione universalistica e caritatevole è il male occidentale, quello che allontana gli occidentali dalla propria reale essenza.
    Guardare all'Eterno non può essere un semplice guardare ad un passato, inteso come un determinato momento storico (il medioevo, Roma, la Grecia , ecc...), ma guardare a quel nucleo essenziale che percorre tutta la civilt europea dalle sue origini fino all'Era Moderna.
    Quegli elementi fondanti lo "spirito" europeo
    Per venire alla questione della Chiesa e del ruolo del cristianesimo, mi sembra interessante ricordare che tradizionalmente nelle civiltà europee il ruolo della religione era solo secondariamente personale.
    La religione era essenzialmente una "questione" sociale, era il vincolo che univa la comunità storicamente determinata con la sua fonte trascendente (gli dei, gli eroi fondatori, ecc..), attraverso il rito si ripetevano atti compiuti prima del tempo, prima dell'inizio della sotria della comunità e quindi si aveva un'uscita dal tempo, un ritorno all'origine che bypassava tutto lo svolgersi temporale: ecco quindi sempre l'Eterno che torna come non-tempo.
    D'altra parte la religione si articolava in maniera organica, rispecchiando l'articolazione organica della società (o meglio viceversa), il culto privato aveva senso perchè parte di un culto pubblico, l'attività "politica" delle classi dirigenti avevano senso perchè specchio di un "volere divino" teso a mantenere l'Ordine nell'universo, le stesse attività manuali erano intrecciate ad una cultualità particolare e le istituzioni che le regolavano s'integrvano organicamente nello Stato, come il loro culto particolare s'integrava in quello pubblico.
    Il cristianesimo nell'era moderna ha perso questo ruolo, sempre più cattolico, ovvero sempre più intento ad espandersi fino agli ultimi confini della Terra perchè sempre più debole in Europa per la pressione autonomista del potere politico. La reigione tradizionale non rivendica potere politico, rivendica un forte legame tra politica e religione, il travisamento di questo principio da aprte dei pontefici romani ha portato sulla via di una scissione innaturale.
    Il cristianesimo moderno dovrebbe cercare di ricomporre la frattura, di porsi di nuovo come base trascendente della comunità che si dovrebbe fare vera Ecclesia, comunità religiosa-politica.
    Meno caritatevole, meno universalista, più attento a custodire i semi dell'identità della comunità europea e soprattutto più votato ad essere fulcro e perno per l'aggregazione di una comunità, proprio nel momento in cui le comunità sono trascinate in un flusso discgreativo.
    Proprio oggi quando l'individualismo in tutti i suoi aspetti è sempre più forte e persegue sempre più convintamente l'obiettivo di disgregare tutti i vincoli che generano l'identità personale e la consolidano.

  5. #5
    simposiante
    Data Registrazione
    17 Jul 2007
    Località
    abitante della terra isolata
    Messaggi
    3,116
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Dasein, nn capisco se il tuo disappunto è legato al crollo dei "valori" o alla superficialità e ottusità della cultura mass-mediatica (che poi è diventata la nostra cultura) o a cos'altro..

  6. #6
    email non funzionante
    Data Registrazione
    31 Mar 2009
    Messaggi
    14,716
    Mentioned
    6 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Citazione Originariamente Scritto da ?????? Visualizza Messaggio
    Dasein, nn capisco se il tuo disappunto è legato al crollo dei "valori" o alla superficialità e ottusità della cultura mass-mediatica (che poi è diventata la nostra cultura) o a cos'altro..
    Come scrivevo nell'altro 3d: io non sono un amante dei "valori"; o forse dovremmo intenderci sul significato di questa parola. Ma in generale penso che sia riferita a un discorso culturale, il che non mi interessa più di tanto. La cultura va e viene, è relativa.
    Voglio dire, volendo domani potremmo - per assurdo - fare un colpo di Stato e far fucilare chiunque trasgredisca determinate leggi. Esempio: la questione dell'aborto, che è considerata etica. Possiamo ammazzare chi fa la scelta di abortire, ma questo in realtà non modificherà niente, se non sul piano della pura praticità. Quando il regime sarà caduto, tutto tornerà come prima. Al contrario bisogna fare in modo che tutti diventino ostili all'aborto, perché solo così sarà davvero cambiato qualcosa. Se anche si passasse ad un'altra forma istituzionale il modo di pensare e di vivere rimarrebbe essenzialmente inalterato (allargando qui il discorso). Ma non è un fatto "culturale", di interiorizzazione della legge per chissà quale processo di convincimento.
    Si tratta di qualcosa di ben più profondo e duraturo, di reale e percepito, cioè di una visione del mondo: le società antiche erano - almeno credo, perché non c'ero - totalmente impregnate di sacro, attraverso il sacro vedevano il mondo, la legge era "oggettiva", e non poteva essere modificata a piacimento.
    Non si può ottenere un mondo diverso con uno Stato di polizia, ma con la riscoperta del vero senso del sacro, a mio parere (almeno se vogliamo andare in questa direzione). La cultura mass-mediatica è solo un aspetto del vuoto contemporaneo, che non è un vuoto culturale (una cultura a suo modo c'è) ma "sacrale".

  7. #7
    simposiante
    Data Registrazione
    17 Jul 2007
    Località
    abitante della terra isolata
    Messaggi
    3,116
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Citazione Originariamente Scritto da dasein Visualizza Messaggio
    Come scrivevo nell'altro 3d: io non sono un amante dei "valori"; o forse dovremmo intenderci sul significato di questa parola. Ma in generale penso che sia riferita a un discorso culturale, il che non mi interessa più di tanto. La cultura va e viene, è relativa.
    Voglio dire, volendo domani potremmo - per assurdo - fare un colpo di Stato e far fucilare chiunque trasgredisca determinate leggi. Esempio: la questione dell'aborto, che è considerata etica. Possiamo ammazzare chi fa la scelta di abortire, ma questo in realtà non modificherà niente, se non sul piano della pura praticità. Quando il regime sarà caduto, tutto tornerà come prima. Al contrario bisogna fare in modo che tutti diventino ostili all'aborto, perché solo così sarà davvero cambiato qualcosa. Se anche si passasse ad un'altra forma istituzionale il modo di pensare e di vivere rimarrebbe essenzialmente inalterato (allargando qui il discorso). Ma non è un fatto "culturale", di interiorizzazione della legge per chissà quale processo di convincimento.
    Si tratta di qualcosa di ben più profondo e duraturo, di reale e percepito, cioè di una visione del mondo: le società antiche erano - almeno credo, perché non c'ero - totalmente impregnate di sacro, attraverso il sacro vedevano il mondo, la legge era "oggettiva", e non poteva essere modificata a piacimento.
    Non si può ottenere un mondo diverso con uno Stato di polizia, ma con la riscoperta del vero senso del sacro, a mio parere (almeno se vogliamo andare in questa direzione). La cultura mass-mediatica è solo un aspetto del vuoto contemporaneo, che non è un vuoto culturale (una cultura a suo modo c'è) ma "sacrale".
    Il sacro è un aspetto della cultura, a meno che al termine "cultura" non associamo un significato riduttivo.
    Perfino la potenza di trasformare il mondo e il dominio hanno a che fare cn la cultura: certo, il potente potrà ridere dell'uomo di cultura ma la cultura non è l'uomo di cultura e la potenza non è l'uomo che ha potenza.
    Al fondamento del potere, del controllo, della pianificazione, dell'organizzazione e quindi del concetto stesso di "potenza" vi è la cultura, indipendentemente che la "potenza (e chi di essa intenda servirsene) lo sappia o lo voglia: cioè l'idea che sia possibile trasformare, manipolare, costruire e distruggere, portando le cose al di fuori del loro esser state nulla e rimandandocele.
    Platone per primo pensa la "cosa" (qualsiasi cosa) come oscillazione, e solo se si pensa che le cose si dibattono, sono flessibili e isolabili si può credere che siano disponibili ad essere edificate e annichilite.
    E il sacro è un modo in cui la cultura tenta di guidare tale oscillazione, assumendola all'interno di una dimensione di significati, cioè attribuendole un senso in modo che risulti prevedibile.
    Si può certo dire che una volta il sacro era "sentito", e la parola nn veniva abusata per scopi secondari, ma qlcosa può essere sentita se innanzitutto la stabilità del suo significato non è in discussione, se è indubitabile.
    Ad andare e venire non è la cultura, ma le forme che la cultura porta alla luce, il sacro è una di tali forme e d'altra parte se qualcosa non è illuminata dalla verità cosa può escludere che venga prima o poi abbandonata? anche nell'accezione più sentita (il sentimento sincero piuttosto che l'inerzia dell'abitudine).
    Il passaggio dal mito alla filosofia è l'espressione più alta di quanto vado dicendo: il senso del mondo è avvolto dal dubbio, e la filosofia intende porsi come sapere universalmente evidente, ed è ovvio che a un certo momento ci si inizi a chiedere: qsto sapere è affidabile (e dunque sono affidabili i sentimenti, le aspettative, le virtù pur sincere che da qsto senso scaturiscono)? e fino a che punto è affidabile?
    Il pensiero del nostro tempo (dove nn sia inteso nel senso del relativismo sterile, ma in quello del nichilismo profondo e radicale che gli compete e che raramente è portato alla luce) mostra l'impossibilità di ogni sacro, di ogni divino ed eterno che intenda porsi come discrimine tra il giusto e l'ingiusto e il bene e il male, l'agire razionale e la volontà deviata, ma se le cose stanno così chi può dire che sia più legittima la tua volontà che le masse tornino ad assimilare e a metabolizzare il sacro piuttosto che il contrario? su quale fondamento è migliore l'omicidio che la legge che lo punisce? perchè è più violento il genocidio del processo per crimine contro l'umanità?

  8. #8
    email non funzionante
    Data Registrazione
    31 Mar 2009
    Messaggi
    14,716
    Mentioned
    6 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Citazione Originariamente Scritto da Πλάτων Visualizza Messaggio
    Il sacro è un aspetto della cultura, a meno che al termine "cultura" non associamo un significato riduttivo.
    Perfino la potenza di trasformare il mondo e il dominio hanno a che fare cn la cultura: certo, il potente potrà ridere dell'uomo di cultura ma la cultura non è l'uomo di cultura e la potenza non è l'uomo che ha potenza.
    Al fondamento del potere, del controllo, della pianificazione, dell'organizzazione e quindi del concetto stesso di "potenza" vi è la cultura, indipendentemente che la "potenza (e chi di essa intenda servirsene) lo sappia o lo voglia: cioè l'idea che sia possibile trasformare, manipolare, costruire e distruggere, portando le cose al di fuori del loro esser state nulla e rimandandocele.
    Platone per primo pensa la "cosa" (qualsiasi cosa) come oscillazione, e solo se si pensa che le cose si dibattono, sono flessibili e isolabili si può credere che siano disponibili ad essere edificate e annichilite.
    E il sacro è un modo in cui la cultura tenta di guidare tale oscillazione, assumendola all'interno di una dimensione di significati, cioè attribuendole un senso in modo che risulti prevedibile.
    Si può certo dire che una volta il sacro era "sentito", e la parola nn veniva abusata per scopi secondari, ma qlcosa può essere sentita se innanzitutto la stabilità del suo significato non è in discussione, se è indubitabile.
    Ad andare e venire non è la cultura, ma le forme che la cultura porta alla luce, il sacro è una di tali forme e d'altra parte se qualcosa non è illuminata dalla verità cosa può escludere che venga prima o poi abbandonata? anche nell'accezione più sentita (il sentimento sincero piuttosto che l'inerzia dell'abitudine).
    Il passaggio dal mito alla filosofia è l'espressione più alta di quanto vado dicendo: il senso del mondo è avvolto dal dubbio, e la filosofia intende porsi come sapere universalmente evidente, ed è ovvio che a un certo momento ci si inizi a chiedere: qsto sapere è affidabile (e dunque sono affidabili i sentimenti, le aspettative, le virtù pur sincere che da qsto senso scaturiscono)? e fino a che punto è affidabile?
    Il pensiero del nostro tempo (dove nn sia inteso nel senso del relativismo sterile, ma in quello del nichilismo profondo e radicale che gli compete e che raramente è portato alla luce) mostra l'impossibilità di ogni sacro, di ogni divino ed eterno che intenda porsi come discrimine tra il giusto e l'ingiusto e il bene e il male, l'agire razionale e la volontà deviata, ma se le cose stanno così chi può dire che sia più legittima la tua volontà che le masse tornino ad assimilare e a metabolizzare il sacro piuttosto che il contrario? su quale fondamento è migliore l'omicidio che la legge che lo punisce? perchè è più violento il genocidio del processo per crimine contro l'umanità?
    Sapevo che ci avresti messo in mezzo Severino
    Comunque io sono d'accordo con lui per quanto riguarda la sua tesi fondamentale (tutto è eterno e il divenire non esiste) ma non capisco perché questa non potrebbe essere conciliata col Cristianesimo. Del resto non capisco neanche la sua critica al Padre Nostro: nella prima parte si auspica che sia fatta la volontà di Dio - ed è eternamente fatta, già da sempre, quindi è scontato - mentre la seconda parte esprime una speranza che riguarda noi - legittima dato che non conosciamo il Destino - e non un "comando" a Dio; non si chiede che sia fatta la nostra volontà.
    La cultura la intendo nelle sue diverse forme, il cui valore, senza che queste derivino direttamente dal sacro, è relativo, poiché in un mondo relativista non ci sono canoni oggettivi né per crearla né per valutarla, ed essa scaturisce da qualsiasi aspetto della vita umana, talvolta anche dai più infimi.
    Il sacro dovrebbe essere all'origine della cultura, dovrebbe fondare una visione del mondo attraverso la quale si passa per crearla e viverla (la cultura), dovrebbe essere sostanza della nostra esistenza.
    Ovviamente non dispongo di mezzi dialettici per dimostrarti "razionalmente" che è meglio il Cristianesimo piuttosto che l'ateismo, la santità piuttosto che l'omicidio, mangiare pasta al forno piuttosto che sterco di elefante, dato che a questo livello di "nichilismo" si tratta semplicemente di scegliere ciò che più ci piace. Insomma ci troviamo tutti a combattere con le stesse armi.

  9. #9
    simposiante
    Data Registrazione
    17 Jul 2007
    Località
    abitante della terra isolata
    Messaggi
    3,116
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Citazione Originariamente Scritto da dasein Visualizza Messaggio
    Sapevo che ci avresti messo in mezzo Severino
    Cosa vuoi farci, mia deformazione professionale

    Comunque io sono d'accordo con lui per quanto riguarda la sua tesi fondamentale (tutto è eterno e il divenire non esiste) ma non capisco perché questa non potrebbe essere conciliata col Cristianesimo. Del resto non capisco neanche la sua critica al Padre Nostro: nella prima parte si auspica che sia fatta la volontà di Dio - ed è eternamente fatta, già da sempre, quindi è scontato - mentre la seconda parte esprime una speranza che riguarda noi - legittima dato che non conosciamo il Destino - e non un "comando" a Dio; non si chiede che sia fatta la nostra volontà.
    La cultura la intendo nelle sue diverse forme, il cui valore, senza che queste derivino direttamente dal sacro, è relativo, poiché in un mondo relativista non ci sono canoni oggettivi né per crearla né per valutarla, ed essa scaturisce da qualsiasi aspetto della vita umana, talvolta anche dai più infimi.
    Il sacro dovrebbe essere all'origine della cultura, dovrebbe fondare una visione del mondo attraverso la quale si passa per crearla e viverla (la cultura), dovrebbe essere sostanza della nostra esistenza.
    Ovviamente non dispongo di mezzi dialettici per dimostrarti "razionalmente" che è meglio il Cristianesimo piuttosto che l'ateismo, la santità piuttosto che l'omicidio, mangiare pasta al forno piuttosto che sterco di elefante, dato che a questo livello di "nichilismo" si tratta semplicemente di scegliere ciò che più ci piace. Insomma ci troviamo tutti a combattere con le stesse armi.
    Ti sei letto "La strada per caso"? ora vado a dormire un pò che poi lavoricchio al pc, più tardi risp.

  10. #10
    email non funzionante
    Data Registrazione
    31 Mar 2009
    Messaggi
    14,716
    Mentioned
    6 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Sì, ho letto proprio "La strada", breve e leggero, mi ha chiarito decisamente molto di quello che non avevo capito del suo pensiero.

 

 
Pagina 1 di 2 12 UltimaUltima

Discussioni Simili

  1. INTERVENTO - Europa e Occidente
    Di Commissario Basettoni nel forum Conservatorismo
    Risposte: 20
    Ultimo Messaggio: 04-12-08, 08:36
  2. Europa e Occidente
    Di cristiano72 nel forum Destra Radicale
    Risposte: 59
    Ultimo Messaggio: 06-09-06, 16:11
  3. L'Occidente contro l'Europa
    Di Der Wehrwolf nel forum Etnonazionalismo
    Risposte: 3
    Ultimo Messaggio: 24-07-05, 21:27
  4. L'occidente contro l'Europa
    Di Totila nel forum Etnonazionalismo
    Risposte: 0
    Ultimo Messaggio: 19-10-04, 18:51
  5. L'Occidente contro l'Europa
    Di Der Wehrwolf nel forum Etnonazionalismo
    Risposte: 13
    Ultimo Messaggio: 01-07-02, 22:17

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  

1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 35 36 37 38 39 40 41 42 43 44 45 46 47 48 49 50 51 52 53 54 55 56 57 58 59 60 61 62 63 64 65 66 67 68 69 70 71 72 73 74 75 76 77 78 79 80 81 82 83 84 85 86 87 88 89 90 91 92 93 94 95 96 97 98 99 100 101 102 103 104 105 106 107 108 109 110 111 112 113 114 115 116 117 118 119 120 121 122 123 124 125 126 127 128 129 130 131 132 133 134 135 136 137 138 139 140 141 142 143 144 145 146 147 148 149 150 151 152 153 154 155 156 157 158 159 160 161 162 163 164 165 166 167 168 169 170 171 172 173 174 175 176 177 178 179 180 181 182 183 184 185 186 187 188 189 190 191 192 193 194 195 196 197 198 199 200 201 202 203 204 205 206 207 208 209 210 211 212 213 214 215 216 217 218 219 220 221 222 223 224 225