http://www.youtube.com/watch?v=Ic8ILCNLDn4
Tibet
Sciopero della Fame
(I parte)


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Tibet
Sciopero della Fame
(I parte)


http://www.youtube.com/watch?v=MV-xof6hTZA
Tibet
Sciopero della Fame
II Parte


Monito cinese "Sarkozy, attento al Dalai Lama"
• da La Stampa del 3 dicembre 2008, pag. 17
di Francesco Sisci
La questione del Dalai Lama è ormai diventata una specie di pillola avvelenata nei rapporti tra Europa e Cina. Pechino ieri è uscita per la prima volta allo scoperto con dichiarazioni ovattate nella forma, ma molto dure nella sostanza. «Ora è il momento per la Francia dì prendere una decisione importante - ha detto ieri in una conferenza stampa il portavoce del governo Liu Jianchao - e noi speriamo che la prenda per creare un’atmosfera positiva e le condizioni per fare progredire le relazioni cinesi con l’Europa e con la Francia».
La decisione a cui Liu si riferisce riguarda quella annunciata dal presidente francese Nicolas Sarkozy di incontrare il 6 dicembre prossimo a Varsavia il Dalai Lama, considerato da Pechino capo politico dell’irredentismo anticinese nella regione himalayana. L’incontro è previsto nell’ambito di un ricevimento dei Nobel per la pace. In altre parole Liu avverte che se Sarkozy, presidente di turno dell’Unione Europea, incontrerà il Dalai Lama, creerà un contesto negativo nel quale non vi saranno le condizioni per fare andare avanti le relazioni tra Cina e Europa e in particolare con la Francia. «I fatti provano che quando le attenzioni di entrambe le parti sono rispettate le relazioni possono svilupparsi in maniera rapida, positiva e stabile - ha aggiunto Liu - altrimenti possono sorgere gravi problemi».
Sembra essersi incrinato un rapporto speciale, quasi sentimentale, tra Pechino e Parigi. La Francia fu infatti il primo Paese occidentale ad aprire i rapporti diplomatici con la Cina negli anni ‘60 e il presidente francese finora è stato tra i pochissimi capi di Stato occidentali a non avere mai incontrato il Dalai Lama. In realtà l’incontro di Sarkozy sembra l’ultimo di una serie di atti che il pubblico cinese interpreta come sgarbi. Molti non perdonano a Sarkozy di avere posto condizioni alla sua partecipazione alle Olimpiadi di Pechino, e di aver fatto attendere fino quasi all’ultimo minuto il suo arrivo. I giornali reagirono poi con violenza agli incidenti durante il passaggio della fiaccola olimpica da Parigi, quando un dimostrante tibetano cercò di strappare la torcia dalle mani di un’atleta cinese in sedia a rotelle. I cinesi accusarono la Francia di non avere organizzato bene la protezione della fiaccola. E un movimento di giovani che si organizzò attraverso Internet promosse il boicottaggio dei prodotti francesi e della catena di supermercati Carrefour, oggi un gigante della distribuzione in Cina.
All’epoca il governo cinese intervenne per placare le proteste anti francesi. Stavolta il governo pare per ora attento a cercare di non infiammare gli animi esprimendosi in maniera molto circospetta nella forma. Il Dalai Lama ha smesso di chiedere l’indipendenza dalla Cina ma parla di una larga autonomia per il Tibet. Le differenze con Pechino rimangono comunque enormi, a cominciare dalla definizione stessa di Tibet. Per il Dalai Lama è uno spazio grande circa un quarto del territorio cinese, per Pechino si tratta della regione autonoma del Tibet, circa la metà di quella rivendicata dal Dalai.
Dopo le proteste anticinesi del marzo scorso in Tibet, la gran parte della popolazione cinese, al 95% di etnia han, si schierò con il governo e contro le proteste tibetane. La questione tibetana è un problema di unità nazionale per Pechino e per molti cinesi. Questo grande appoggio popolare in qualche modo restringe gli spazi di manovra del governo che non può mostrarsi indifferente al giro di visite europeo intrapreso dal Dalai Lama.


Il Dalai Lama si unisce al digiuno di 35 Parlamentari europei
Bruxelles, 3 dicembre 2008
I Parlamentari europei che fanno parte dell'intergruppo Tibet hanno incontrato oggi pomeriggio il Dalai Lama e il Primo Ministro del Governo tibetano in esilio, Samdong Rimpoche. Durante l'incontro, durato un'ora e un quarto, è stata affrontata la questione del fallimento dei negoziati tra il regime di Pechino e gli inviati del Dalai Lama e si è discusso approfonditamente delle possibili iniziative dell'Unione europea e della comunità internazionale. In particolare, si è convenuto dell'importanza di dare la massima diffusione del "Memorandum per una vera autonomia" proposto dai Tibetani, in modo da rendere chiaro alla comunità internazionale e all'opinione pubblica l'infondatezza delle accuse da parte cinese sulle presunte mire indipendentiste del Dalai Lama.
Quando i parlamentari dell'intergruppo hanno consegnato a Sua Santità l'elenco completo dei 35 parlamentari che, su proposta dei Radicali Cappato e Pannella, digiuneranno dalla mezzanotte di oggi alla mezzanotte di domani insieme a oltre 500 funzionari della UE, il Dalai Lama ha annunciato che anche lui è felice di unirsi al digiuno.


Torino, apertura Museo Arte Orientale. Domani sera i Radicali distribuiranno bandiere Tibet nel Quadrilatero romano. Mellano e Boni: “per evitare che il Tibet diventi ‘roba da museo’”
Torino, 3 dicembre 2008
Domani, giovedì 4 dicembre, a partire dalle ore 19:00, i militanti dell’Associazione Radicale Adelaide Aglietta distribuiranno bandiere del Tibet nel Quadrilatero Romano, in via Sant’Agostino angolo via Bonelli (fronte locale “Tre Galli”) in occasione dei festeggiamenti per l’apertura del Museo di Arte Orientale di Torino (via San Domenico n. 9-11).
Al banchetto radicale sarà possibile firmare le proposte di delibera di iniziativa popolare riguardanti il sostegno alle unioni civili e l’istituzione dell’anagrafe pubblica degli eletti, per una maggiore trasparenza dell’attività del Comune di Torino.
Bruno Mellano (presidente di Radicali Italiani) e Igor Boni (segretario Associazione Radicale Adelaide Aglietta) hanno dichiarato:
“Riteniamo significativo che il Museo di Arte Orientale di Torino dedichi un intero piano alle opere artistiche dell’area himalayana, fra cui quelle provenienti dal Tibet. Occorre, però, non smettere di battersi perché tali espressioni artistiche non diventino solamente “roba da museo” ma possano concretamente avere spazio e significato nel luogo in cui sono fiorite per migliaia di anni, il Tibet. Occorre, quindi, non smettere di appoggiare la lotta nonviolenta del Dalai Lama che ha come obiettivo non l’indipendenza del Tibet dalla Cina, ma la sua reale autonomia all’interno dei confini cinesi; il recente summit tenutosi a Dharamsala, in India, ha confermato la “via di mezzo”, praticata dal Dalai Lama negli ultimi trent’anni: né indipendenza né scomparsa per genocidio tramite diluizione ad opera del regime cinese (già oggi i tibetani sono minoranza nella loro terra).
In tale prospettiva, riteniamo di grande peso politico la decisione di Nicolas Sarkozy (presidente di turno dell’Unione Europea) di incontrare ufficialmente il Dalai Lama sabato 6 dicembre, nel corso del suo tour europeo. Per una volta, le considerazioni di realpolitik - rafforzate dall’attuale crisi economica generale che ha accresciuto la potenza geopolitica di Pechino - non hanno prevalso sull’esigenza di difendere la causa tibetana, basata sul metodo nonviolento; una scelta, quella della nonviolenza, che acquista particolare pregnanza oggi, con la stessa India vittima di un attacco terrorista dalle proporzioni fino a ieri impensabili.
Per fornire a ciascun cittadino uno strumento per manifestare concretamente la propria vicinanza alla causa tibetana, l’Associazione Aglietta diffonde da anni in tutta Europa la bandiera del Tibet; l’ha fatto in modo intensivo prima dei Giochi Olimpici di Pechino; continua a farlo ora, in un momento cruciale per le sorti del popolo tibetano e della sua cultura millenaria.
Invitiamo i cittadini torinesi a ritirare domani la bandiera al nostro banchetto nel Quadrilatero e ad esporla in modo permanente alla finestra, al balcone di casa; invitiamo i sindaci dei Comuni, i presidenti delle province e regioni italiane ad aderire all’Associazione Comuni, Province e Regioni per il Tibet, che ha sede presso il Consiglio Regionale del Piemonte.”.
Torino, 3 dicembre 2008
La bandiera tibetana può essere richiesta inviando un’email a: larosanelpugno@hotmail.com
Per informazioni e adesioni all’Associazione Comuni, Province e Regioni per il Tibet:
http://www.consiglioregionale.piemonte.it/organismi/altri_org/tibet/index.htm


Tibet, Mellano: si faccia conoscere il memorandum per l’autonomia dei tibetani e le istituzioni democratiche si attivino per garantirne il contenuto
4 dicembre 2008
Oggi, davanti al Parlamento Europeo riunito in plenaria a Bruxelles, Tenzin Gyatso, XIV Dalai Lama del Tibet ha, ancora una volta, autorevolmente ed ufficialmente ribadito essere 'TOTALMENTE FALSO DIRE CHE CERCHIAMO L'INDIPENDENZA'.
All’inizio di novembre, a seguito dell’ottavo round di colloqui, più o meno ufficiali, fra una delegazione di inviati speciali del Dalai Lama, Lodi Gyari e Kelsang Gyaltsen, e le autorità di Pechino, i tibetani, per la prima volta, hanno reso pubblico a Dharamsala il “Memorandum per una vera autonomia", per rendere chiaro alla comunità internazionale e all'opinione pubblica l'infondatezza delle accuse da parte cinese sulle presunte mire indipendentiste del Dalai Lama.
Bruno Mellano, Presidente di radicali Italiani, ha dichiarato:
“E’ ormai improcrastinabile l’organizzazione di una campagna nonviolenta internazionale per far conoscere le legittime e realistiche richieste dei tibetani volte a salvaguardare il patrimonio culturale, linguistico, religioso ed ambientale del Tetto del Mondo, del Paese delle Nevi attraverso la “via di mezzo”.
Si tratta di offrire vere e proprie garanzie internazionali al progetto di “genuina autonomia” del Dalai Lama, il quale ha da tempo rinunciato a chiedere l’indipendenza di uno stato nazionale, solo così si può sperare di far vincere le buone ragioni del Tibet, convincendo i cinesi che è interesse comune risolvere in modo “federalista” l’annosa vicenda e che è imprescindibile per una grande potenza rispettare i diritti umani fondamentali formalmente sottoscritti nelle sedi internazionali.
Certo è che con i cinesi occorre cominciare a parlare un linguaggio univoco e chiaro: le furbizie europee sono patetiche e non reggono di fronte alla tracotanza cinese, il balletto di Sarkozy o peggio quello di Barroso, non aiutano ad avere quel “dialogo franco” con la Repubblica Popolare di Cina che oggi il Dalai Lama ha auspicato e per il quale il Parlamento europeo ha, a lungo, applaudito.”


L’Europa accoglie il Lama, Pechino minaccia Sarkò
• da Il Riformista del 5 dicembre 2008, pag. 13
di Luca Sebastiani
Il Dalai Lama viene accolto con calore in Europa e la Cina alza la voce contro Nicolas Sarkozy. Mentre procede la tournee del leader spirituale tibetano, che ieri ha parlato al Parlamento europeo e domani si recherà in Polonia per partecipare alla cerimonia per il venticinquesimo anniversario dell’attribuzione del premio Nobel a Lech Walesa, Pechino se la prende infatti con Parigi e minaccia ritorsioni commerciali se sabato il presidente francese incontrerà, come programmato, il Lama «traditore». Terminata la tregua olimpica, il Tibet torna a riaccendere le tensioni.
Mercoledì nel corso dell’incontro con il primo ministro belga Yves Latenne, e ieri di fronte agli eurodeputati a Bruxelles, il Dalai Lama è tornato a parlare della situazione del suo paese. Ha denunciato il «genocidio culturale» di cui sono vittima i tibetani, soggetti a «paura e terrore». Ha chiamato gli europei a sollevare la questione della libertà religiosa in un «dialogo franco» con la Cina. E ha ricordato che contrariamente a quello che dicono le autorità di Pechino, il Dalai Lama «non chiede l’indipendenza del Tibet», ma una maggiore autonomia usando «i mezzi della non violenza». I parlamentari lo hanno a lungo applaudito e il presidente dell’Aula Hans Gert Poettering, dopo avergli riconosciuto la statura di vero e proprio «uomo di dialogo», ha promesso che «il Parlamento sosterrà» la causa del popolo tibetano.
Il problema è che la questione è più complessa e gli europei, nonostante il calore unanimemente espresso al Lama, sono più divisi e combattuti di quello che appare. Del resto le minacce e le pressioni che Pechino sta esercitando sul presidente francese servono proprio per dividere l’Europa tra realisti, preoccupati dagli affari e dalle ripercussioni diplomatiche, e idealisti, che non hanno mezzi politici da far pesare sul piatto dei rapporti con Pechino.
Dopo che Sarkozy aveva dichiarato che avrebbe incontrato il Dalai Lama domani in Polonia, le autorità cinesi erano arrivate ad un gesto senza precedenti, rinviando a data da destinarsi l’annuale summit Ue Cina che avrebbe dovuto tenersi lunedì scorso a Lione. Proprio sotto la presidenza di Sarkò. Il portavoce del ministro degli esteri cinese, Qin Gang, era stato chiaro e aveva attribuito la scelta pechinese all’agenda dell’Eliseo. Prima di indicare con un proverbio cinese anche la strada per uscire dalla crisi: «chi crea un problema è anche colui che deve risolverlo».
In agosto, in periodo olimpico, il presidente francese aveva evitato di incontrare il Dalai Lama durante un’altra sua tournee europea. Brown e la Merkel lo avevano visto, mentre Sarkozy preferì mandare in sua vece la moglie Carla Bruni. Per non «umiliare un quarto dell’umanità», spiegò. Ma durante la campagna elettorale Sarkò aveva anche promesso che sarebbe stato il presidente dei diritti umani e l’opinione pubblica francese non accetterà un altro dietro front.
E Pechino ieri ha insistito, minacciando ancora Parigi. Il portavoce del ministro degli Esteri ha fatto sapere che la Cina «è molto attaccata sia al partenariato strategico che ai legami commerciali con la Francia» e che quindi un passo falso nelle relazioni diplomatiche può provocare una ripercussione diretta sui rapporti economici. Una minaccia bella e buona. Lo stesso metodo usato in occasione dell’arrivo della torcia olimpica a Parigi la scorsa primavera, quando i manifestanti francesi erano riusciti ad impedirne il passaggio e Sarkò aveva condizionato la sua presenza alla cerimonia d’apertura dei Giochi al rispetto dei diritti umani in Tibet e alla ripresa dei colloqui tra cinesi e tibetani. Anche allora Pechino minacciò ritorsioni commerciali, ma poi l’Eliseo mandò in Oriente emissari ai massimi livelli per calmare gli animi e Sarkozy si presentò a Pechino con il figlio.
Le esitazioni francesi rappresentano per le autorità cinesi una debolezza da utilizzare anche in questo frangente per dividere gli europei. Nonostante il Dalai Lama abbia chiesto «fermezza», il problema è che l’Ue finora non è stata in grado di elaborare una strategia comune sulla questione del Tibet. Le esitazioni delle capitali europee sono le stesse di Parigi. La Cina è un partner commerciale fondamentale, soprattutto in tempi di crisi economica, e nessuno può pensare di abbozzare una risoluzione dei vari problemi internazionali (rifondazione del sistema finanziario, dossier iraniano, Africa) senza un coinvolgimento attivo di Pechino. A differenza delle altre capitali europee però, Parigi è quella che ha sempre avuto i rapporti migliori con l’Impero Celeste e nessun inquilino dell’Eliseo prima di Sarkozy aveva mai incontrato il Dalai Lama. E poi si sa, i cinesi trattano peggio i loro migliori amici quando si comportano male


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Marco Pannella sul Tibet


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Marco Cappato sul Tibet


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Marco Cappato sul Dalai Lama