Un uomo, un mito. Raimondo Strassoldo, fino a ieri oscuro professore di Sociologia all’Università di Udine, si è guadagnato, e con pieno merito, gli onori della cronaca, grazie alla sua grinta da leone, espressa al posto giusto ed al momento giusto. Per chi ancora non lo sapesse, il prof. Strassoldo ha contestato pubblicamente, di fronte ad una platea di studenti, l’eroina della sinistra, la comica antiberlusconiana DOC Sabina Guzzanti, invitata a parlare (o meglio, considerati i precedenti, a sproloquiare) su sistema scolastico ed universitario. Questi studentelli pigri, e sempre pronti a perder tempo invece di compiere il proprio dovere sui libri, chi altri potevano invitare, se non la portabandiera della “comicità” sinistrosa?

Fortunatamente, il nostro professore è intervenuto per mettere la parola fine a tanta vacuità infarcita solo di sciocchezze al limite del dileggio. Strassoldo ormai è il nostro eroe, perchè ha avuto il coraggio di sfidare pubblicamente il dominio della sinistra nel mondo universitario, la tanto decantata “superiorità morale e culturale” di stampo progressista. In lui vivono le speranze del riscatto culturale, per interrompere e infine distruggere un predominio di sinistra durato per molto, troppo tempo nelle università.

L’Onda, questa fantomatica rivolta studentesca, non esiste. Esistono solo gruppuscoli organizzati ed influenti, ma certamente minoritari, destinati sul lungo periodo a perdere forza e a scomparire. La maggioranza silenziosa degli studenti operosi e diligenti li inghiottirà, come è giusto che sia.

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Aggiungo l'intervista al Professore, con motivazioni da sottoscrivere pienamente:

Parla di «profanazione» di necessità di difendere «il luogo simbolo dell’istituzione che io amo». È ancora scosso, ma sempre battagliero il professor Raimondo Strassoldo mentre ripensa a quanto è accaduto nell’aula magna dell’università «che non doveva essere concessa a una agitatrice politica».

Perché lo ha fatto?

«Volevo avere la possibilità di spiegare le mie motivazioni. Mi è stato impedito con la forza dagli addetti alla sicurezza. Non sono riuscito a parlare con gli studenti».

Al rettore, Cristiana Compagno che cosa domandava?

«Ho chiesto due cose: un documento da presentare al Senato accademico che registrasse il malumore che serpeggiava fra alcuni docenti in relazione allo show della Guzzanti in una sede universitaria che, per definizione, non può e non deve fare politica; una lettera privata in cui il rettore si scusasse per aver concesso l’uso dell’aula magna».

Come esce l’Università da questo episodio?

«Noi docenti dobbiamo educare i giovani, non seguire i loro slogan, le loro emozioni del momento, i loro amori e odi passeggeri. Dobbiamo farli ragionare. Ad ogni modo, nell’aula magna, ci saranno stati sì e no 400 studenti, riconducibili a una precisa area politica, e non i 19 mila iscritti all’Ateneo».

Una volta qui c’erano i frati cappuccini.

«Appunto. Un altro motivo per non ospitare certi personaggi che fanno benissimo il cabaret, ma sono un affronto per una cultura fatta di valori e di radicati ideali».

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