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  1. #1
    Signore di Trieste
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    Predefinito Cassazione. Baby mendicanti? In orario d'ufficio non è schiavitù

    Roma, 28 nov. (Apcom) - Una madre che si dedica all'accattonaggio portando con sè i figli piccoli risponde di maltrattamenti ma non di riduzione in schiavitù. A patto però che il "lavoro" sia limitato all'orario d'ufficio, dalle 9 alle 13. Con un'articolata sentenza la Cassazione tenta di giudicare "con equità" quelle situazioni in cui "la richiesta di elemosina costituisce una condizione di vita tradizionale molto radicata nella cultura e nella mentalità di alcune popolazioni". I giudici della quinta sezione penale hanno perciò annullato in parte la condanna a 5 anni di reclusione per l'accusa di "riduzione in schiavitù" inflitta dai giudici della Corte d'assise d'appello di Napoli ad una giovane nomade che era stata fermata mentre chiedeva l'elemosina nel casertano portando con sé i due figli piccoli.
    Secondo la Cassazione il comportamento della donna deve essere punito, ma secondo quanto stabilisce il meno grave reato di maltrattamenti in famiglia. Per questo il verdetto dei giudici di merito è stato annullato con rinvio e il nuovo processo, dopo aver tenuto conto delle osservazioni dei giudici di piazza Cavour, dovrà anche stabilire la nuova pena, inferiore rispetto ai 5 anni della precedente condanna. In particolare, nelle motivazioni della sentenza 44516, i magistrati hanno sottolineato che quando "l'adulto si dedica alla mendicità per alcune ore al giorno, ciò rende possibile che dopo tale attività nelle ore del mattino, nella restante parte della giornata si prenda cura dei figli in modo adeguato, cercando di venire incontro alle loro necessità e consentendo anche di giocare e frequentare altri bambini".
    In sostanza la Cassazione invita a riflettere sulle situazioni di fatto, piuttosto che sull'applicazione astratta di un principio giuridico. Secondo i giudici campani invece la nomade aveva "approfittato di una situazione di inferiorità psichica del minore costretto all'accattonaggio con finalità di sfruttamento economico". I giudici invitano invece a "prestare attenzione alle situazioni reali e a non criminalizzare condotte che rientrino nella tradizione culturale in un popolo". Il riferimento è al "mangel", l'accattonaggio praticato dalle popolazioni nomadi.





    http://notizie.alice.it/notizie/top_...,17029452.html

  2. #2
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    Quale migliore occasione per tassare anche gli accattoni?
    Obblighiamoli ad aprire regolare partita IVA e a versare regolarmente i contributi

  3. #3
    Antonello/Gianantonio
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    Certo! AI ladri di regime, invece, bei tappeti d'oro......

  4. #4
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    Io azzererei anche la Corte di Cassazione e ricomincerei d'accapo a prezzi piu' umani.

  5. #5
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    Predefinito i giudici!!!

    Cassazione Annullata la condanna a 5 anni della madre del bambino

    Mendicante a quattro anni
    I giudici: non è schiavitù


    «È la tradizione dei rom». Insorge il centrodestra

    ROMA — Un bambino rom, anche se di soli quattro anni, che mendica insieme con la mamma, e lo fa soltanto per alcune ore e non per l’intera giornata, non è sfruttato e la mamma non può essere condannata per riduzione in schiavitù. Lasciandosi dietro una lunga scia di reazioni indignate o perlomeno dubbiose, la Cassazione ha così annullato una sentenza della Corte d’Appello di Napoli che aveva condannato Mia, una madre rom scoperta a fare accattonaggio con il figlio.
    La polizia aveva sorpreso due volte Mia in una strada di Caserta seduta per terra con un bambino più piccolo in braccio, mentre quello di quattro anni tendeva la mano ai passanti e poi dava alla mamma i soldi. In primo grado la donna era stata condannata a 6 anni sia per riduzione in schiavitù sia per maltrattamenti in famiglia. In appello la Corte non aveva ravvisato i maltrattamenti ma aveva confermato la riduzione in schiavitù e condannato Mia a 5 anni. La Cassazione ha ribaltato tutto: la donna non può essere condannata per riduzione in schiavitù ma soltanto per maltrattamenti in famiglia. La pena sarà inferiore.
    Per la Suprema Corte non soltanto Mia non faceva parte «di un’organizzazione volta allo sfruttamento dei minori», ma occorre anche «prestare attenzione alle situazioni reali». Primo: la donna mendicava per povertà. Secondo: mendicava con il figlio soltanto dalle 9 alle 13, quindi non c’è «quella integrale negazione della libertà e dignità umana del bambino che consente di ritenere che versi in stato di completa servitù ». Terzo: non si possono «criminalizzare condotte che rientrino nella tradizione culturale di un popolo». Il mangel, l’accattonaggio usualmente praticato dagli zingari, scrive la Cassazione, per «alcune comunità etniche costituisce una condizione di vita tradizionale molto radicata nella cultura».
    Lo fanno adulti e bambini, non c’è da scandalizzarsi. Altroché se c’è da scandalizzarsi, replicano indignate le parlamentari del centrodestra. Per Gabriella Carlucci, vicepresidente Pdl della commissione Infanzia, «la sentenza derubrica a maltrattamenti in famiglia lo sfruttamento dei minori e legittima la riduzione in schiavitù dei piccoli rom». Barbara Saltamartini, componente della stessa commissione, si chiede come sia possibile che «mendicare anche soltanto "part-time" non venga considerata una forma di costrizione per un bambino di quattro anni? Questa sentenza sembra obbedire ad una logica ideologica, i bambini rom non sono bambini di serie B».

    Nel centrosinistra non si grida allo scandalo ma neppure si giustifica la teoria messa in piedi dalla Cassazione. «Questo è veramente un caso di relativismo etico — dice la parlamentare del Pd Livia Turco —. Io capisco lo sforzo che hanno fatto i giudici per comprendere il contesto, anche culturale, in cui vive quella famiglia rom ma questo sforzo non può portare ad accettare una condizione che è contraria ad ogni valore comunemente condiviso in difesa dei diritti dei bambini». Stessa certezza per la vicepresidente Pd della bicamerale Infanzia, Anna Serafini. «È ovvio che non ci troviamo di fronte ad un’organizzazione criminale che sfrutta i minori. Ma anche in questo caso c’è un interesse superiore del bambino che non possiamo dimenticare. È il suo diritto a non vedersi privato dell’infanzia e sottratto alla scuola».
    Mariolina Iossa

  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da kolciak1 Visualizza Messaggio
    Terzo: non si possono «criminalizzare condotte che rientrino nella tradizione culturale di un popolo».

    Bene. quindi quelle culture che tradizionalmente praticano l' infibulazione possono convivere tranquillamente nel nostro paese, troveranno sempre un giudice disposto a dargli ragione.

  7. #7
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    non sono assolutamente d'accordo con i giudici della cassazione... la difesa dei diritti dei bambini e delle donne (nell'esempio dell'infibulazione proposto da zarath) deve prevalere sulle tradizioni culturali di ogni popolo...

  8. #8
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    bisogna fare leggi più chiare, mi sembra evidente.

  9. #9
    1 comunista rimasto : Silvio
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    Questi giudici, che ancora riescono ad arrestare Berlusconi arghh...

 

 

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