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    Predefinito CULTURA - Intervista ad Alexandre del Valle




    L’America e l’Europa, pur condividendo gli stessi valori, hanno “caratteri” diversi e di conseguenza applicano spesso politiche molto differenti. Il professore Alexandre Del Valle parla pacatamente ma con passione. Vive in Francia anche se è piuttosto legato all’Italia e alla Sicilia in particolare, terra d’origine del padre.

    Le sue posizioni contrarie all’entrata della Turchia in Europa hanno influenzato le idee del partito (UMP) di Nicola Sarkozy. Abbiamo incontrato Del Valle nel corso di una sua breve visita a Milano. Tra le altre cose, si è parlato anche della conversione di Magdi Allam, di islam e di Kosovo.


    Dunque, professor Del Valle, America e Europa sono dei separati in casa?

    - Gli americani, molto più della vecchia Europa piena di sensi di colpa, sono attaccati alle radici classiche e giudeo-cristiane della cultura occidentale. Le amano, le celebrano. Se vuole anche attraverso forme assai banali come i film peplum. Gli Stati Uniti sono apertamente cristiani, giurano sulla Bibbia. L’Europa si rifiuta di farlo. Gli americani magari sbagliano, ma hanno il coraggio di prendere posizione, di fare anche se fanno male. L’Europa si comporta esattamente al contrario: è intelligente ma non osa fare niente. Insomma, l’America non sa però fa, l’Europa non fa però sa. L’ideale, per me, sarebbe un esatto mix fra le due posizioni.

    Si può spiegare meglio?

    - Prendiamo ad esempio il rapporto fra Europa e Russia. Gli europei pensano di dover scegliere fra l’America e la Russia, trasformando la loro politica in una caricatura: o cadono nel pro-russismo e nel terzomondismo antiamericano, oppure diventano occidentalisti duri e puri, che per loro significa essere anti russi e anti serbi. E’ una visione limitata, priva di prospettiva.

    Come dovrebbe comportarsi l’Europa?

    - Penso che la vera grande trappola sia il neocontainment anti russo e anti serbo. In base a questo semplicistico schema, per l’europeo di destra e liberista la guerra fredda non è mai finita. Un atteggiamento che sbocca nell’appoggio incondizionato alle rivoluzioni democratiche in Ucraina, in Azerbaigian o in Georgia. Che mette in difficoltà Mosca perché le aliena i suoi storici vicini. Come se non esistesse un altro paradigma. Ma, come dicevo, si tratta di una trappola mortale, utile solo all’islam e alla Turchia, che smania per entrare nella Ue. E forse vi entrerà, perché gli atlantisti ne hanno bisogno per indebolire l’Europa. Fare entrare nell’Unione tutti i paesi della Nato non farà altro che aumentare la reazione ultranzaionalista e antioccidentale dei russi.

    Come se ne esce allora professore?

    - Tra essere antiamericani e schierarsi di conseguenza con i nemici della democrazia o occidentalisti in funzione antirussa, antislava e pro Turchia, esiste una “Terza via”: il panoccidentalismo. Bisognerebbe insomma mescolare la sapienza, la prosperità dell’Unione europea con la determinazione e l’assenza di colpa dei russi. L’Occidente non è solo puro atlantismo ma, come diceva il grande filosofo Levinas, anche una combinazione delle radici giudeocristiane con quelle greco romane. Se siamo d’accordo di dovere molto ai romani, ai greci o all’umanesimo dobbiamo allora includere nel nostro “Occidente ideale” anche la Russia. Perché pure a Mosca esiste la separazione fra il potere religioso e quello politico. E’ in Russia che si è affermata “la Terza Roma”. E lì che l’impero romano è proseguito attraverso la cultura greco-bizantina. L’Occidente è l’unico luogo al mondo dove sia stata attuata una vera separazione fra potere religioso e politico. Senza che l’uno abbia messo a tacere l’altro. Insomma, la Russia odierna non è un nemico perché appartiene cristianamente, culturalmente alla nostra civiltà. Lo stesso non si può dire, per molti motivi, per la Turchia..

    Eppure alcuni americani, penso a Huntington o a Brezinski, continuano a “pensare” i russi come orientali.

    - E’ vero, ma è potuto accadere perché un autore influente come Spengler ha dato una definizione di Occidente assai limitata. Cioè come quella parte di mondo appartenente prima all’impero romano, poi a quello romano-germanico e infine all’Impero austro ungarico.

    L’Europa è molto più di questo?

    - Certo. Perché anche Bisanzio era Europa. Se alcuni intellettuali la collocano ad “oriente” è per via della storica rivalità tra il Papa e il mondo bizantino. Ma si tratta di una sciocchezza basata su schemi inconsci, che sono da ostacolo alla formazione di una vera identità europea. A mio modo di vedere la guerra fredda non fu l’origine della rivalità fra due mondi, ma il pretesto per aumentare l’odio fra ovest e est.. Ad est non esiste più il comunismo ma, nonostante tutto, continua l’avversione verso la nuova Bisanzio. Cioè verso russi e serbi.

    A questo proposito voglio ricordare un recente dibattito televisivo in Francia dove lei è stato attaccato per la sua posizione filo-serba e per avere definito il Kosovo una nazione governata dalla mafia albanese. Vuole chiarire questa sua posizione?

    -Le dirò di più. La mafia siciliana è composta di angeli se confrontata con quella albanese, che raffina ed esporta l’80% dell’eroina spacciata in occidente. Gli albanesi hanno accumulato un potere enorme, tanto da gestire 500.000 prostitute in tutta Europa. Mi duole dirlo per la mia simpatia verso gli Stati Uniti, ma gli stessi candidati presidenziali americani hanno fatto convegni pubblici davanti ai rappresentanti dell’Uck. Questi terroristi sono stati trasformati in “forze di liberazione, poiché serviva utilizzarli in funzione anti russa e per estendere la Nato ai Balcani. Lo ha spiegato molto bene un uomo di grande cautela come Xavier Raufer nel suo libro “La Mafia albanaise”. Raufer non è uno qualunque: dirige l’istituto di criminologia di Parigi, lavora con l’Interpol e da lui si formano i futuri agenti dei servizi francesi.

    Lei ha pubblicato con molto successo “Il totalitarismo islamico all’assalto delle democrazie”. So che ha in preparazione un nuovo libro. Quando uscirà e di cosa parla?

    - Penso possa uscire verso la fine dell’anno e si chiamerà “Rossi, Verdi, Bruni”. Un titolo che identifica l’alleanza antioccidentale tra comunisti, islamismo radicale e nostalgici dell’Asse. Quanto a questi ultimi non mi riferisco ovviamente a Le Pen o alla destra sociale, ma a personaggi come Claudio Mutti. Sembrano, tutti questi, mondi assai distanti fra loro. Eppure sono uniti dal terzomondismo e dall’antisemitismo. L’antisemitismo antioccidentale, antiamericano e antiliberale unisce infatti anche i rossi delle Br, dell’Action Directe , della Raf, del gruppo Carlos (che adesso si è convertito all’Islam e appoggia Al Qaeda). Rossi, verdi e bruni hanno lo stesso nemico: il liberalismo giudeocristiano. Non è un caso che la nuova destra pagana di Alain De Benoist si schieri sempre per l’immigrazione islamica, a favore di Cuba, con la Libia, con la Siria, con l’Iran. Lui odia profondamente le radici cristiane e giudaiche dell’Europa. Preferisce appoggiare gli immigrati musulmani pur di combattere il nemico verso cui riversa tutto il proprio odio: l’ebreo. La destra pagana odia l’ebraismo, il giudaismo e di conseguenza il cristianesimo, che interpreta come un ebraismo universalista. Delle radici storiche dell’Europa gli eredi di Guenon, di Evola salvano solo la cultura classica greco-romana. E badi bene, che considero Evola un pensatore comunque interessante. Ma molto pericoloso se maneggiato incautamente.

    Anche lei un tempo fu molto critico con gli Stati Uniti d’America.

    - In effetti, credo di avere scritto uno dei libri più duri contro l’America. Si chiamava “Islamismo, Stati Uniti: un’alleanza contro l’Europa”. Il titolo mi sembra significativo. Non pensa?

    Direi di si.

    - Eppure proprio per questo non accetto che l’antiamericansimo si trasformi in filo-islamismo. Così dal 2001 ho cambiato totalmente strategia, non rinnegando una sola riga di quanto scritto in precedenza. Le mie critiche all’America sono però sempre rivolte a un alleato, a un fratello. Conti regolati in famiglia.. Gli europei condividono con gli americani lo stesso destino. Più aumenta l’odio verso Washington, più esso cresce contro tutto l’occidente. Il fatto è che gli arabi credono solo nella forza. E identificano nei potenti Stati Uniti la massima espressione della cultura occidentale. E l’odio verso gli Stati Uniti è odio riversato contro il cristianesimo e l’ebraismo. Per questo motivo vengono ammazzati i cristiani in Iraq, anche se di sangue arabo. I musulmani li assimilano ai crociati, filo-sionisti e imperialisti.

    Cambiamo argomento. Lei è tenuto in alta considerazione dal presidente francese Nicola Sarkozy, che spesso accoglie i suoi suggerimenti. Se la sente di consigliare qualcosa al centro destra italiano, ora che ha vinto le elezioni?

    - Berlusconi non ha bisogno certo dei miei consigli, ma spero finalmente che anche in Italia non si torni a parlare di concedere il voto agli immigrati, come invece voleva fare la sinistra.

    Perché è contrario al diritto di voto agli immigrati?

    - Guardi, io ho molto rispetto per gli immigrati che lavorano onestamente. In Francia ve ne sono moltissimi. Devono poter godere di tutti i diritti. Tranne quello di voto. Concederglielo, sia pure dopo cinque o dieci che anni di permanenza nelle nostre nazioni, è una sciocchezza. Purtroppo, a causa del retaggio napoleonico, in Francia era abbastanza facile acquisire la cittadinanza e di conseguenza il diritto di voto. Sarkozy all’inizio sembrava piuttosto orientato a riconoscerlo. Ora, per fortuna, ha cambiato idea. L’Italia deve stare attenta. Perché non si può svendere il concetto di patria, di nazione, annacquandolo con un multi-culturalismo irresponsabile. E non mi si opponga l’esempio degli Stati Uniti. Da loro è diverso. L’America è un paese fatto da coloni, giovane, che ha il complesso di colpa per aver sterminato gli indigeni ed è forgiata da valori comuni, dall’ultranazionalismo e dal giuramento sulla Bibbia.

    Lei concederebbe il voto ai figli degli immigrati, nati in Italia o in Francia?

    - Dato che per me conta lo ius soli rispondo di sì. A patto che questi giovani dimostrino di non sputare sulla bandiera e di non rinnegare la nazione, come succede troppo spesso da noi in Francia. In Italia avete uno splendido esempio di integrazione. Mi riferisco alla conversione religiosa di Magdi Allam.

    Che idea se ne è fatta?

    - Il battesimo di Allam è il grande segnale che Benedetto XVI ha inviato al mondo: nei confronti dell’islam la Chiesa non è per nulla sulla difensiva. Anzi: il Papa ha mostrato chiaramente che Roma vuole condurre i musulmani alla religione di Cristo.

    Alcuni commentatori hanno sottolineato come il Papa abbia preso le distanze dalle parole di Magdi Allam, che aveva detto di essersi battezzato perché non riteneva l’islam “una religione buona e moderata”

    - Benedetto XVI è un grande teologo. Ma anche un fine politico. Sa benissimo che la cosa peggiore per un musulmano è tradire la propria religione. Tanto più se si converte al cristianesimo e viene battezzato dal papa. La vicinanza a Magdi, che conosco e sostengo, Ratzinger l’ha data con il suo gesto. Dopo, ha semplicemente preferito non inasprire un confronto già fin troppo duro.

    Nel suo libro “Il totalitarismo islamista, all’assalto delle democrazie” accusa l’islam radicale di razzismo e di preparare una nuova soluzione finale per gli ebrei e i cristiani, che devono pagare per le Crociate, la Colonizzazione, il Sionismo e l’Imperialismo. Lei certamente saprà della ricerca pubblicata proprio di recente dal professor John Esposito e condotta insieme alla Gallup. In sei anni sono state intervistate 50.000 persone, rappresentative di “un miliardo e 300 milioni di islamici”. Nello studio emergerebbe come la maggioranza dei musulmani rigetti la violenza, respinga gli attacchi all’America dell’undici settembre e come i più giovani, invece di aspirare al martirio, rifiuterebbero la teocrazia, ambirebbero a un lavoro sicuro, ai diritti e alla democrazia.

    - Prima di tutto va chiarito che Esposito è un americano convertito all’islam. E’ notoriamente filo-musulmano e la sua cattedra alla Georgetown University è sponsorizzata da una lobby araba. In America le cattedre possono anche essere comperate dalle aziende. O dalle lobby, come in questo caso. Esposito è inoltre legato al Council on American-Islamic Relations (Cair). Basta una piccola ricerca su internet per scoprire che quella organizzazione ha fatto ottenere la green card ad alcuni terroristi di Hamas, così permettendo loro l’ingresso negli Stati Uniti. Anche uno degli ideatori del primo attentato alle Torri Gemelle (1993) ha avuto la green card grazie al Cair.

    Dunque Esposito non è credibile?

    - Non nego che abbia fatto quella ricerca. Anche se per me rappresenta al massimo cento milioni di persone. Non nego neppure che esista un islam moderato. Ma, oggi, è ancora in minoranza e quasi ridotto al silenzio. E aggiungo che i sondaggi possono essere sempre pilotati. Le faccio un esempio: Yusuf al-Qaradawi, l’ispiratore dei kamikaze palestinesi e sostenitore della mutilazione genitale per le donne afferma di non essere d’accordo con gli attentati dell’11 settembre. E sa perché?
    Perché secondo lui è stato organizzato dal Mossad.
    Si tratta di una balla colossale messa in giro dall’Hezbollah e da Hamas. Mi sorprendo sempre come molti politici occidentali, anche italiani, ritengano si possa trattare con gente simile. Su quella fandonia si basa il libro “Zero. Perché la versione ufficiale sull’11/9 è un falso ”, cui ha collaborato anche Franco Cardini. Sa che le dico? Che l’11 settembre è stata una bella fortuna per i musulmani radicali di tutto il mondo. Prima dell’attentato alle Torri di New York essere radicali coincideva con l’essere terroristi. Oggi significa solo essere d’accordo con l’11 settembre. Dunque per un islamista basta dichiararsi contro l’attentato per essere considerato un moderato e continuare a giustificare qualsiasi altro tipo di violenza.

    http://blog.alexandredelvalle.com/ar...-e-Verita.html


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