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  1. #1
    AnarcoLiberale ''egoista'
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    Predefinito Marxismo e anarcoliberalismo

    4) che l’anarchismo è essenzialmente il frutto delle contraddizioni interne al liberalismo e l’espressione degli interessi della piccola-borghesia;

    5) che quindi, anche solo il tentativo di cercare una strada per un collegamento organico - o anche solo un compromesso - con il marxismo è semplicemente assurdo.


    anarchismo marxismo
    Liberalizzare la produzione di Moneta ORA!
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  2. #2
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    Predefinito Rif: Marxismo e anarcoliberalismo

    Citazione Originariamente Scritto da Domenico Letizia Visualizza Messaggio
    4) che l’anarchismo è essenzialmente il frutto delle contraddizioni interne al liberalismo e l’espressione degli interessi della piccola-borghesia;

    5) che quindi, anche solo il tentativo di cercare una strada per un collegamento organico - o anche solo un compromesso - con il marxismo è semplicemente assurdo.


    anarchismo marxismo
    Questo lo dici tu, il collegamento più evidente sta nel fatto che il marxismo vuole l'estinzione dello stato come fine ultimo (quindi l'anarchia), l'anarchismo invece vuole l'abolizione immediata. Le differenze stanno nella fase di transizione e solo in quella. I comunisti non sono solo i marxisti, ma anche gli anarchici come Cafiero, Fabbri, Makhno, ecc.

  3. #3
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    Predefinito Rif: Marxismo e anarcoliberalismo

    Abolire lo stato immediatamente non è proprio possibile (penso che anche molti anarchici convengano su questo), un periodo politico di transizione ci vuole per forza (n.b. non una società di transizione come dogmaticamente sostengono i leninisti e affini). La differenza tra marxismo e anarchismo sta tutta nell’uso dello Stato per abolire il capitalismo (assieme allo Stato stesso).
    La prima fase della società socialista/comunista teorizzata da Marx (oggi molto probabilmente non più necessaria) è già una società senza Stato, senza classi, senza lavoro salariato e senza denaro (al suo posto vengono usati i buoni lavoro).
    http://socialismo-mondiale.blogspot.com/
    Invece della parola d'ordine conservatrice Un equo salario per un'equa giornata di lavoro, i lavoratori devono scrivere sulla loro bandiera il motto rivoluzionario Soppressione del sist. del lavoro salariato

  4. #4
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    Predefinito Rif: Marxismo e anarcoliberalismo

    un periodo politico di transizione ci vuole per forza (n.b. non una società di transizione come dogmaticamente sostengono i leninisti e affini).
    Non esistono periodi politici che per definizione non siano società. Questo del "periodo politico di transizione" è un concetto fumoso utilizzato da tutti gli antimarxisti per esprimere il proprio timore (essendo nemici di classe) verso il Terrore proletario. Cosa sarebbe un periodo politico senza il corrispondente modo di produzione? Cosa sarebbe un periodo politico senza la corrispondente sovrastruttura giuridica? Cosa sarebbe un periodo politico senza la corrispondente ideologia (Teoria nel comunismo in quanto fine del velo di classe)? Non esiste un periodo politico e basta. Esistono solo formazioni socio-economiche (altrimenti salta per aria tutto il materialismo) differenti (ogni definizione è differenza perciò), che per comodità possiamo chiamare società. Ogni altra teorizzazione esce dal materialismo e dimostra di essere portatrici di tare piccolo-borghesi (l'autonomia della politica per esempio, mentre il marxismo ci ha insegnato che l'autonomia non è altro che una forma specifica della dipendenza di una struttura da un'altra). Nel "periodo politico di transizione", gli uomini finalmente smetteranno d'avere il brutto vizio di cibarsi e nutrirsi, per caso? Direi di no; pertanto è solo una società che può condurre da un modo di produzione ad un altro. E' una logica talmente banale da essere elementare.

  5. #5
    x il Socialismo Mondiale
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    Predefinito Rif: Marxismo e anarcoliberalismo

    Intendevo dire che per realizzare la società socialista/comunista non è affatto necessaria una dittatuta minoritaria (leader/intellettuali "socialisti") e la statalizzazione dei mezzi di produzione.
    http://socialismo-mondiale.blogspot.com/
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  6. #6
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    Predefinito Rif: Marxismo e anarcoliberalismo

    Quando e dove Lenin dice che la dittatura è un affare minoritario? Possibile che si ha sempre il brutto vizio di non studiarsi i testi originali e rifarsi sempre a schifosi compendi di seconda mano? E' un metodo tipicamente stalinista questo, che piaccia o no. La dittatura non è affare di partito, diciamo dal 1848 noi della Sinistra Comunista, ma di classe; e Lenin ci ha insegnato che la rivoluzione serve al proletariato e non il proletariato alla rivoluzione (con il che ogni idea di dittatura minoritaria è distrutta alla radice).
    Ciò che Lenin afferma (e noi con lui) è la restaurazione del marxismo dopo decenni di sbandamento. Lenin è conseguente col materialismo e tira semplicemente conclusioni lineari: l'atto rivoluzionario (la presa del potere) non è un atto dell'intera classe proletaria, ma di una sua avanguardia (il partito che guida una massa + o - cosciente di proletari organizzatisi in consigli); se così non fosse salterebbe tutto il materialismo, perchè si arriverebbe all'assurdo per cui in una società divisa in classi (perciò dominata da ideologie della classe dominante), tutti gli appartenenti ad una classe (e per il solo fatto di esservi destinati spesso da un ordine che assume connotati caotici e casuali) sarebbero in grado di travalicare il velo ideologico prima del travalicamento del modo di produzione (il capitalismo); sarebbe un ritorno ad Hegel: il superamento del reale avviene prima nel pensiero e poi nei fatti!
    Il rapporto partito/classe è la diga che segna la differenza tra i comunisti e gli anarchici; spalmando il partito nella classe si salta il fosso e si passa dalla parte anarchica.
    A tal proposito è utile rifarsi ad episodi concreti della storia recente per capire questo punto fondamentale.
    Quando la minoranza stalinista non aveva ancora liquidato definitivamente la maggioranza bolscevica nel PCR(b), molti compagni si posero una domanda semplicissima: "Perchè Trotsky (che a quel tempo rappresentava il capo dell'Opposizione) non ricorre all'intervento del proletariato per sconfiggere Stalin?". Trotsky - da marxista - sapeva che il proletariato era ancora troppo impastoiato nell'ideologia borghese (da cui si esce dopo molti decenni di rivoluzione) e che un ricorso alle masse si sarebbe ritorto contro i bolscevichi; le masse (in quanto infette dalle scorie borghesi) sarebbero state facile preda dell'ideologia nazionalista staliniana (come lo saranno nelle II guerra mondiale) e una chiamata alle armi sarebbe stato il miglior mondo per suicidarsi. E' il programma dei comunisti il metro con cui valutare l'operato rivoluzionario; è l'interesse storico del proletariato come classe che tende a sopprimersi, la stele di rosetta che permette di decifrare il corso storico.

    Quando e dove Lenin afferma che la statalizzazione (concetto ancora diverso dalla nazionalizzazione per esempio) è SEMPRE un passo necessario sulla strada del socialismo? Quanti luoghi comuni sul bolscevismo ... Lenin ha sempre affermato che in alcune circostanze (Russia 1917) il capitalismo di stato è un passo avanti rispetto all'economia privata e soprattutto alle sacche di autoconsumo o produzione feudale; e mi sembra che questo nemmeno i somari possano metterlo in dubbio. Non è però detto che il capitalismo di stato debba essere una tappa necessaria verso il socialismo; dipende dalle circostanze concrete date all'alba della rivoluzione; il capitalismo sta già - seppur contraddittoriamente - superando le più alte forme di concentrazione-centralizzazione dell'epoca di Lenin (capitalismo di stato, appunto) con le moderne forme di holding, imprese a rete, imprese concentrate (ci sono molti studi interessanti sulle trasformazioni gestionali nell'epoca dell'imperialismo transnazionale) ...; perciò è molto probabile che una rivoluzione nei paesi del tardo capitalismo possa tranquillamente fare a meno di statizzazioni, semplicemente per il fatto che a ciò ci ha già pensato il capitalismo a suo tempo! Ciò che Lenin ha dovuto fare in Russia è stato di fare le veci del capitalismo a causa della sconfitta della rivoluzione occidentale. Più facile di così ...

  7. #7
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    Predefinito Rif: Marxismo e anarcoliberalismo

    Citazione Originariamente Scritto da Gian_Maria Visualizza Messaggio
    Abolire lo stato immediatamente non è proprio possibile (penso che anche molti anarchici convengano su questo), un periodo politico di transizione ci vuole per forza (n.b. non una socie.
    un anarchico che sia tale vuole l'immediata abolizione dello stato...

  8. #8
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    Predefinito Rif: Marxismo e anarcoliberalismo

    per correttezza intellettuale lascio tutto il testo, che ritengo di interesse rilevante:

    Marxismo e anarcoliberalismo
    di Marco Baldino

    GENNAIO 2001



    Nella lunga introduzione all’edizione Editori Riuniti dei testi marx-engelsiani contro l’anarchismo G. M. Bravo fa piazza pulita, già nel 1973, di un tema ancor oggi discusso, se cioè il movimento del Sessantotto fu in buona sostanza un movimento marxista oppure no. Gian Mario Bravo riprende qui i motivi della polemica di Marx e Engels contro l’anarchismo e li scaglia contro le posizioni di Marcuse di Chon-Bendit e di altri esponenti della rivolta studentesca della fine degli anni Sessanta.

    Bravo sostiene:

    1) che le rivolte studentesche, da Berkley a Parigi, da Roma a Berlino, furono rivolte di tipo anarchico;
    2) che si trattò non di un qualche nuovo tipo di anarchismo, ma del ripresentarsi puro e semplice, del vecchio anarchismo di Proudhon, Bakunin e Stirner, così inviso a Marx e a Engels.

    3) che se i caratteri tipici dell’anarchismo sono lo spontaneismo, il volontarismo, l’antiautoritarismo, il movimentismo e il ribellismo, i vari Marcuse, Cohn-Bendit, Rudi Dutschke, ne incarnano alla perfezione lo spirito;

    4) che l’anarchismo è essenzialmente il frutto delle contraddizioni interne al liberalismo e l’espressione degli interessi della piccola-borghesia;

    5) che quindi, anche solo il tentativo di cercare una strada per un collegamento organico - o anche solo un compromesso - con il marxismo è semplicemente assurdo.

    Ne segue che Marcuse, il maggio francese e tutta la paccottiglia colorata e impolitica del Sessantotto, non sono che nemici della classe operaia e della sua causa rivoluzionaria (Bravo giustifica, su questa base, la repressione della rivolta di Kronstadt la quale altro non sarebbe se non la risposta, resa necessaria dal dilagare, in Russia, di atteggiamenti anarco-estremisti, pericolosi per l’adempimento della rivoluzione proletaria).

    Rifiuto della politica.
    Come Bakunin, contro quanto Marx aveva stabilito scientificamente, respinge il concetto di classe, pensa che la classe operaia sia un prodotto del capitalismo e che sia lo stato a produrre il capitale, e non viceversa - il che spiega perché Bakunin si rivolga ai ceti declassati, ai contadini russi, e individui il nemico supremo della rivoluzione sociale nel proletariato industriale (in particolare, nel proletariato tedesco, il quale, se vittorioso, avrebbe sottomesso i popoli contadini e, in particolare, le nazioni slave); come rifiuta lo strumento delle dittatura e accusa il marxismo di essere una forma di dispotismo, tanto più pericolosa proprio perché esercitato in nome del popolo, allo stesso modo Cohn-Bendit, che si richiama all’internazionale situazionista, pensa la rivoluzione non come tragedia ma come festa, individuandone la ratio profonda nel gioco; accoglie implicitamente la teoria proudhoniana del valore-lavoro; rifiuta recisamente qualsivoglia tipo di organizzazione arrivando a sostenere l’ipotesi di un movimento anonimo, che si autocrea continuamente; vuole distruggere il mito stesso del partito bolscevico come avanguardia delle masse accusando Lenin di manipolazione del proletariato nel tentativo di mantenerlo saldamente sotto il controllo del partito; sostiene che il maggio non fa che rinsaldare la certezza che potremo un giorno determinare noi stessi e la nostra vita: «non lo facciamo per i nostri figli ... Lo facciamo perché alla fine sia possibile godere senza remore»; sostiene che la vera forza rivoluzionaria he gli studenti sono e che, nelle società contemproanee, interamente proletarizzate, le aristocrazie operaie e la burocrazia sindacale sono ormai completamente integrate nel sistema e che quindi si tratta in primo luogo di fare una rivoluzione anti-organizzativistica contro le strutture tradizionali del movimento operaio.

    Teoria del delinquente.
    Come Bakunin, influenzato da Weitling, ammette che delinquenti e forzati potessero avere un ruolo nella rivoluzione; come Weitling, che si riferiva ai delinquenti come a un’entità in grado di disgregare la società borghese teorizzando il furto come arma rivoluzionaria; Come Sergej Necaev, che tracciando il profilo dell’autentico rivoluzionario nel suo Catechismo rivoluzionario faceva esplicito richiamo ai briganti della tradizione russa quali veri e unici rivoluzionari, dipingendolo come colui che ha spezza ogni legame con l’ordine civile, con le leggi, con le convenienze, con la moralità e le convenzioni generalmente riconosciute, che disprezza il mondo sociale, come colui che è essenzialmente il nemico implacabile, allo stesso modo, Marcuse e Dutschke sostengono che la prospettiva rivoluzionaria è propria di coloro che provengono da settori marginali (sottoproletariato, emarginati, intellettuali, studenti); ritiengono che l’elemento anarchico sia un fattore essenziale nella lotta contro la dominazione e sostengono uno spontaneismo appena corretto da timide azioni organizzative.

    Osservazioni finali.
    1) La geniale analisi geopolitica di Bakunin, che coglie in pieno quelli che saranno gli sviluppi storici del 900, dalla Ostorientierung fino al nazismo e alla seconda guerra mondiale, costituisce, per Gian Mario Bravo, la più ampia riprova della marginalità teorica dell’anarchismo dinanzi alla potenza scientifica dell’analisi marxiana.
    2) Le drammatiche derive delle forme organizzative della dittatura del proletariato, che non sfuggivano a Bakunin nel 1873, sfuggono invece a Gian Mario Bravo nel 1973 che attribuisce al maggio francese la stessa insufficienza teorica e la stessa incapacità di cogliere la perfetta necessità scientifica delle forme politico-organizzative delle lotte previste da Marx proprie dell'anarchismo ottocentesco.
    3) La visione della sfera dell’infamia come dimensione eterogenea irriducibile e potenzialmente eversiva rispetto all'omogeneità produttiva del sistema capitalistico, che fu propria dell'anarchismo storico e di Nietzsche e che, attraverso, Bataille, Marcuse e Foucault passò al movimento del Sessantotto, è vista dal marxista Gian Mario Bravo come un indicatore di una profonda devianza politica e di un reale rischio di subornazione della purezza civilitaria della rivoluzione proletaria.

    anarchismo marxismo
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  9. #9
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    Predefinito Rif: Marxismo e anarcoliberalismo

    Citazione Originariamente Scritto da MicheleSchirru Visualizza Messaggio
    Questo lo dici tu, il collegamento più evidente sta nel fatto che il marxismo vuole l'estinzione dello stato come fine ultimo (quindi l'anarchia), l'anarchismo invece vuole l'abolizione immediata. Le differenze stanno nella fase di transizione e solo in quella. I comunisti non sono solo i marxisti, ma anche gli anarchici come Cafiero, Fabbri, Makhno, ecc.
    come ben leggerai michele sono parole non mie ma di un comunista che con questo intervento mi sembra difendi, mentre lui ti vuole sterminare.
    il marxismo ha rovinato l'anarchismo.
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  10. #10
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    Predefinito Rif: Marxismo e anarcoliberalismo

    Citazione Originariamente Scritto da Domenico Letizia Visualizza Messaggio
    il marxismo ha rovinato l'anarchismo.
    L'anarchismo è nato da una costola del marxismo, successivamente il leninismo ha rovinato il marxismo.
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