Verso il XVIII congresso dei comunisti portoghesi



Anticipiamo sul sito la pubblicazione di questo testo che uscirà, in due puntate, sui prossimi due numeri della rivista l’ernesto. E' la traduzione in italiano del testo integrale del progetto di Tesi congressuali del PCP sulla situazione internazionale.
Il Partito Comunista Portoghese ha avviato la campagna di consultazione della sua base in merito al progetto di tesi per il XVIII Congresso, che culminerà nell’assise nazionale, prevista a Lisbona per il 29-30 novembre e 1 dicembre 2008, chiamata a discutere ed aggiornare il ponderoso documento licenziato dal Comitato Centrale del PCP nei mesi scorsi.
Il PCP è una delle più importanti forze comuniste presenti nel continente europeo. Dalla fine degli anni 20 dello scorso secolo il PCP, nonostante le tremende persecuzioni (36 membri del suo Comitato Centrale hanno scontato complessivamente più di 300 anni di carcere e moltissimi suoi militanti hanno dovuto subire assassini, lunghe detenzioni e torture), è stato il principale protagonista delle lotte eroiche contro uno dei più feroci regimi fascisti europei, che sono culminate nel movimento che ha generato la “Rivoluzione dei garofani” del 1974. Da allora, il PCP, che ha esercitato un ruolo di direzione politica del Portogallo nei primi anni post-rivoluzionari contribuendo alla stesura di una delle Costituzioni più avanzate d’Europa (nel preambolo si afferma l’intenzione di “aprire la strada ad una società socialista”), ha confermato la sua influenza nel paese, anche dopo l’arresto del processo rivoluzionario, seguito all’avvento al potere del socialdemocratico Mario Soares, e, dalla seconda metà degli anni 80, dopo gli sviluppi legati alla crisi del sistema socialista in Europa. In quella occasione, sotto la direzione di Alvaro Cunhal, leggendario dirigente della lotta antifascista, il partito ha confermato le sue caratteristiche di organizzazione comunista, fedele ai principi del marxismo e del leninismo, prendendo le distanze dal processo, avviatosi nel resto dell’Europa, di progressiva trasformazione “socialdemocratica” dei vecchi partiti comunisti.
I risultati elettorali conseguiti hanno sempre confermato il carattere di organizzazione di massa, radicata tra la classe operaia e gli altri ceti popolari e presente, con circa 60.000 militanti (su una popolazione di poco più di 10 milioni di abitanti), in tutte le regioni del paese, in particolare nelle aree urbane di Lisbona e Setubal e nelle regioni rurali del sud, storicamente le roccaforti del partito. Il PCP, perno dell’alleanza elettorale CDU (Coalizione Democratica Unitaria), ha addirittura visto aumentare i suoi consensi, raggiungendo nelle ultime consultazioni percentuali che oscillano tra l’8% e l’11%, con punte di oltre il 40% in aree urbane come Setubal.
Forte è il suo radicamento nel sindacato, dove i comunisti rappresentano circa i due terzi degli organismi di direzione della CGTP-IN, di gran lunga la principale confederazione sindacale del Paese (circa 650.000 iscritti).
Il PCP affronta il suo XVIII Congresso in una situazione caratterizzata dagli effetti della crisi generata dalle politiche neoliberali e di subordinazione alle alleanze internazionali imperialiste, portate avanti dall’attuale governo del Partito Socialista, diretto da José Socrates, mettendo al centro del dibattito le questioni legate allo sviluppo delle lotte popolari e alle prospettive di rafforzamento del partito, anche in vista delle imminenti consultazioni elettorali.
Dell’ampio e dettagliatissimo documento congressuale dei comunisti portoghesi, intendiamo proporre, per l’interesse che riveste nel dibattito in corso anche tra i comunisti in Italia, la parte riguardante l’evoluzione della situazione internazionale, la crisi del capitalismo e i suoi drammatici effetti, i compiti della lotta contro l’offensiva imperialista, e il ruolo decisivo che i comunisti e l’unità nell’azione del movimento comunista e rivoluzionario mondiale vi possono svolgere, respingendo (così sta scritto nelle tesi) “le tendenze revisioniste e riformiste che comprendono processi di degenerazione, autoliquidazione e diluizione in formazioni di “sinistra” ”, con l’abbandono dei riferimenti ideologici e gli obiettivi rivoluzionari che definiscono i comunisti come corrente rivoluzionaria necessaria al rafforzamento del fronte antimperialista, e insostituibile per la liquidazione del capitalismo”.

M.G.




La situazione internazionale

1.0. Introduzione
1.1. L’economia mondiale e la crisi del capitalismo
1.2. L’offensiva dell’imperialismo
1.3. La lotta dei comunisti, dei lavoratori e dei popoli. Resistere è già vincere
1.4. Il socialismo, alternativa necessaria e possibile


1.0. Introduzione

1.0.1. Il XVIII Congresso si realizza in una situazione internazionale di grande instabilità e incertezza in cui risalta, come tratto particolarmente evidente, lo sviluppo di una crisi economica e finanziaria del sistema capitalista di grandi proporzioni che sta coinvolgendo il mondo.

1.0.2. Nonostante i rovesci subiti, la violenta offensiva dell’imperialismo non dà segnali di arretramento, mentre si accentuano i suoi tratti fondamentali: sfruttamento, oppressione, aggressione, militarismo e guerra. Nel brodo di coltura della crisi e della pretesa dell’imperialismo di imporre al mondo la sua egemonia, cresce il pericolo di avventure militari dalle drammatiche conseguenze.

1.0.3. Ma l’imperialismo non ha le mani completamente libere, è condizionato dalle proprie difficoltà e contraddizioni, dal momento che prosegue la resistenza e la lotta, che si diversifica nelle sue forme e contenuti. E’ in corso un processo di ricollocazione di forze a livello di Stati e strutture di cooperazione internazionale che, con aspetti contraddittori, mette in discussione l’egemonia degli USA e i suoi obiettivi di dominio planetario.

1.0.4. Il quadro è quello di una acutizzazione in molteplici forme della lotta di classe, con possibilità di rapidi e imprevisti sviluppi, in cui grandi pericoli per la pace, la libertà e la sovranità dei popoli coesistono con reali potenzialità di sviluppo progressista e persino rivoluzionario.

1.0.5. Di fronte alla tragedia che il processo di riproduzione del capitale rappresenta per il mondo, di fronte all’evidenza della crisi in cui il sistema capitalista si dibatte, si rafforza la necessità dei Partiti Comunisti e della loro cooperazione internazionalista, e l’attualità del loro progetto di una nuova società libera dallo sfruttamento dell’uomo da parte dell’uomo, il socialismo, come unica alternativa al capitalismo. La tenacia nella costruzione di partiti rivoluzionari di avanguardia e la fermezza nella lotta ideologica acquisiscono, nelle attuali circostanze, un’accresciuta e decisiva importanza.



1.1. L’economia mondiale e la crisi del capitalismo

1.1.1. Il XVIII Congresso del PCP si realizza nel contesto di una profonda crisi economica e finanziaria del capitalismo, il cui impatto mondiale non si è ancora manifestato in tutta la sua estensione. Questa crisi, che conferma anche l’incapacità del capitalismo di liberarsi dalle crisi che ciclicamente lo scuotono, è rivelatrice di una crisi ben più profonda, di natura strutturale e sistemica che, come il PCP ha segnalato, evidenzia i limiti storici del sistema capitalista e colloca il suo superamento tra le esigenze del nostro tempo.

1.1.2. Le analisi del XVII Congresso in merito all’economia mondiale e ai suoi tratti fondamentali e alle tendenze di evoluzione del sistema capitalista sono state confermate dalla realtà e mantengono una evidente attualità. La crisi attuale, con epicentro negli USA, è una nuova e più grave manifestazione della crisi che si trascina dal 1994/95 con la crisi del peso messicano, la crisi asiatica del 1997/98, la crisi economica del 2001/03, e la crisi del settore immobiliare nordamericano scatenatasi nell’agosto del 2007.

1.1.3. La centralizzazione e la concentrazione del capitale e della ricchezza si realizzano a un ritmo senza precedenti, per impulso degli Stati al suo servizio, della guerra, delle istanze formali e informali dell’articolazione internazionale del capitalismo, delle politiche di “competitività” e “libero mercato” che accelerano la rovina delle imprese non monopoliste e la distruzione delle economie più deboli, dell’accelerato processo di fusioni e acquisizioni, che sono quintuplicate dalla fine del decennio degli anni 80. Si rafforza il peso delle grandi imprese multinazionali che controllano i 2/3 del commercio mondiale, alcune delle quali con un peso economico superiore a quello di alcuni Stati.

1.1.4. La finanziarizzazione del capitale continua ad accentuarsi. La dinamica stessa dello sfruttamento genera una massa di capitali sotto forma di denaro, in eccesso e in crescita, che, nella ricerca di una rapida riproduzione, si disloca nella sfera finanziaria e speculativa, a detrimento dell’investimento produttivo, contribuendo al trasferimento e alla concentrazione del plus-valore generato. Una tale situazione è accompagnata dalla creazione e dalla crescita di mercati sempre più distanti dall’economia produttiva (come quelli dei “futures” e altri strumenti finanziari) che, nel quadro della libera circolazione di capitali, delle delocalizzazioni e della creazione artificiale della ricerca di credito facile, accentuano l’irrazionalità e l’anarchia del sistema capitalista, e rappresentano il fattore principale dell’instabilità monetaria, delle bolle speculative e dei collassi delle borse, e tendono a far diventare le crisi cicliche di sovrapproduzione più frequenti, più globali e più distruttive.

1.1.5. Si intensifica lo sfruttamento dei lavoratori con l’estensione dell’uso della forza lavoro e la riduzione, con tutti i mezzi possibili, della loro remunerazione, allo scopo di procurare la maggior fetta possibile di profitto, traendo vantaggio dall’indebolimento temporaneo del movimento comunista e operaio. Sono assi centrali di questa offensiva la riduzione/stagnazione dei salari reali, l’intensificazione dei ritmi di lavoro, l’appropriazione da parte del capitale degli utili derivanti dalla produttività, la deregolamentazione e l’aumento dell’orario di lavoro, l’aumento dell’età pensionabile e la diminuzione del valore delle pensioni, la deregolamentazione delle relazioni lavorative. La linea dell’attacco al sindacalismo di classe e alla contrattazione collettiva costituisce una delle più gravi espressioni della politica sfruttatrice e reazionaria del grande capitale e dell’offensiva imperialista. Altissimi tassi di disoccupazione, generalizzazione del lavoro precario, particolarmente tra le nuove generazioni di lavoratori, regressione dei diritti sociali e del lavoro, super sfruttamento dei lavoratori migranti, sono realtà che vengono falsamente presentate come ineluttabili.

1.1.6. Si approfondisce la polarizzazione sociale, sia all’interno di ogni paese, a cominciare dagli USA, che, su scala mondiale, sebbene con contraddizioni, tra il centro capitalista sviluppato e la periferia sottosviluppata. L’evidente contraddizione tra i giganteschi progressi della scienza e della tecnica e le terribili regressioni sociali che percorrono il mondo contemporaneo costituisce una condanna politica e morale del sistema capitalista. Secondo le stesse statistiche dell’ONU, circa mille milioni di persone soffrono di fame cronica e centomila muoiono ogni giorno in conseguenza diretta o indiretta dalla sottoalimentazione.

1.1.7. Si intensifica l’attacco sistematico alle funzioni sociali dello Stato conquistate con la lotta, nello stesso momento in cui si rafforzano la sua componente coercitiva (Forze Armate, Polizia, Tribunali) e i meccanismi di dominio del capitale e di soggezione ai centri dell’imperialismo.

1.1.8. Si mercificano tutte le sfere della vita sociale, nella logica della privatizzazione di tutto quanto possa generare maggiori profitti al capitale (Salute, Educazione, Sicurezza Sociale, Cultura, Tempo Libero) e di trasformazione in affare della stessa soddisfazione delle necessità più elementari dell’esistenza umana (Alimentazione, Acqua, Ambiente). Di fronte al deterioramento delle condizioni ambientali risultanti dal modo di produzione capitalista, si crea un nuovo “dogma ambientale” e si sviluppa una sofisticata offensiva ideologica di copertura al saccheggio delle risorse e alla strutturazione di un “mercato ambientalista”.

1.1.9. Si accentua il carattere parassitario e decadente del capitalismo, con l’installazione al potere del crimine organizzato e con il fiorire di ogni genere di traffici criminali (armi, droga, prostituzione, lavoro in condizioni di schiavitù, traffico di organi umani e di bambini) con la copertura e la complicità delle banche internazionali e dei loro sofisticati strumenti di circolazione e gestione dei capitali. L’espansione dei guadagni si accompagna alla moltiplicazione delle situazioni di miseria e brutale distruzione di relazioni sociali stabili, provocate dalle politiche di saccheggio associate alla globalizzazione imperialista e dalle ingerenze e aggressioni militari dell’imperialismo.

1.1.10. L’evoluzione del capitalismo sul terreno economico e sociale è accompagnata da sviluppi sul piano politico, culturale, ideologico e militare, di contenuto profondamente reazionario, persino fascistizzante, che comprendono l’attacco alle libertà e ai diritti democratici; il rafforzamento del controllo degli apparati ideologici; la subordinazione degli apparati legali e giudiziari agli interessi del capitale; l’offensiva contro la sovranità degli Stati e per la ricolonizzazione del pianeta; lo sviluppo del militarismo e una nuova corsa agli armamenti.

1.1.11. Su questo sfondo, che caratterizza l’evoluzione del sistema capitalista, si sono verificati, dopo il XVII Congresso, alcuni sviluppi che, al di là della loro importanza congiunturale, esprimono nuove dislocazioni di forze e tendenze che occorre sottolineare:

1.1.11.1. La crisi scatenatasi negli USA con l’esplosione della bolla del settore immobiliare, pone in evidenza i gravissimi problemi di un’economia altamente deficitaria, indebitata e sempre più dominata dal complesso militare-industriale, con disparità e problemi sociali gravissimi, in cui circa 35 milioni di persone vivono in una condizione di povertà. Il debito estero raggiunge più del 70% del PIL. Più che rappresentare la “locomotiva” dell’economia mondiale, gli USA assorbono in modo illimitato il plus-valore creato dai lavoratori di tutto il mondo. Pur rappresentando solamente il 4,6% della popolazione mondiale, consumano più del 20% delle risorse energetiche, e sono responsabili di circa il 21% delle emissioni di CO2. E’ incontestabile la superiorità militare, il potenziale scientifico e tecnologico e l’egemonia degli USA nei meccanismi di creazione e diffusione dell’ideologia dominante. Ma il loro potere economico e la loro posizione privilegiata come principale centro finanziario mondiale risultano indeboliti, come dimostrano il deprezzamento e la perdita di credibilità del dollaro e del suo ruolo di moneta di riserva. Esattamente come avevano previsto i precedenti congressi del PCP, l’economia nordamericana si è confermata come il principale fattore di instabilità e crisi dell’economia mondiale.

1.1.11.2. Il rafforzamento dell’Unione Europea come blocco imperialista, senza sottovalutare le fragilità e le contraddizioni che il processo di integrazione capitalista in Europa comporta, rende ancora più chiara la natura di classe dell’UE come strumento del grande capitale e delle grandi potenze capitaliste dell’Europa Occidentale, facendo cadere due tesi centrali con cui si pretende di ingannare le masse: quella secondo cui l’integrazione capitalista europea mirerebbe a contrastare gli “eccessi della globalizzazione”, e quella che sostiene che una “Politica Estera e di Sicurezza Comune” e i rispettivi strumenti militari renderebbero l’UE più sicura e un ostacolo all’ “unilateralismo” degli USA. Di fatto, ciò che si sta verificando, e con inquietante rapidità, è l’intensificazione e il perfezionamento di politiche neoliberali orientate all’aumento dello sfruttamento e del potere del grande capitale e, nell’immediato, sia direttamente che attraverso la NATO, al rafforzamento dell’alleanza con gli USA e ad un interventismo aggressivo sempre più ambizioso.

1.1.11.3. Lo sviluppo economico della Cina e il suo crescente peso internazionale (con la prospettiva di trasformarsi nei prossimi decenni nella prima potenza economica mondiale) si manifesta insieme all’emergere di altri grandi paesi con alti tassi di crescita come l’India, il Brasile, la Russia e altri. Allo stesso tempo, si sviluppano alleanze e processi di cooperazione e integrazione regionale che, collocandosi in generale in una logica di espansione delle relazioni capitaliste di produzione, tendono tuttavia (come nei casi dell’Alternativa Bolivariana per le Americhe – ALBA, per impulso del Venezuela, o dell’Organizzazione della Cooperazione di Shanghai) a contrastare le pretese egemoniche degli USA e delle due altre potenze della “Triade”, l’UE e il Giappone. Questi processi, che esprimono lo sviluppo ineguale del capitalismo e generano contraddizioni inter-imperialiste, hanno pesato positivamente nell’aggregazione delle forze sul piano internazionale e nella resistenza dei popoli all’imperialismo.

1.1.12. L’accentuazione del carattere di rapina del capitalismo e le conseguenze della ricolonizzazione planetaria in corso si sono manifestate particolarmente nell’aggravamento dei problemi agro-alimentare, energetico e ambientale. La rapina delle multinazionali, che si manifesta nelle politiche di aggiustamento strutturale del Fondo Monetario Internazionale (FMI) e della Banca Mondiale (BM), nella liberalizzazione del commercio mondiale che ha avuto impulso dall’Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC), in una sfrenata speculazione borsistica, sta provocando insopportabili aumenti dei prezzi e sta spingendo il mondo in situazioni di grave crisi senza soluzione nel quadro del capitalismo. I “moti per la fame” che hanno avuto luogo in numerosi paesi, contro gli aumenti dei prezzi dei beni alimentari (più del 37% nel 2007 e del 14% nel 2006), costituiscono un’inequivocabile condanna delle imposizioni neocoloniali e della politica delle multinazionali del settore agro-alimentare, che basano i loro favolosi profitti sui più cinici meccanismi di riproduzione capitalista della fame e della miseria.

1.1.13. Il capitalismo è il modo di produzione e la formazione socio-economica dominante e la dinamica delle sue contraddizioni segna in modo decisivo tutta l’evoluzione mondiale. Ma tale influenza non è assoluta. Ci sono forze sociali e politiche, compresi Stati, che intervengono nella configurazione del mondo in cui viviamo e nella correlazione delle forze di classe in cui lottiamo, che acquisiscono maggior peso quanto più traggono giovamento dalle difficoltà e contraddizioni del capitalismo.

1.1.14. Nel momento attuale si impone la necessità di passare all’offensiva sul piano della lotta delle idee, traendo le opportune conclusioni politiche e ideologiche dalla crisi economica e finanziaria scatenatasi a partire dagli USA: essa sta aprendo una breccia profonda nel fondamentalismo e nella tecnocrazia neoliberale, rappresenta un duro colpo al trionfalismo capitalista degli anni 90, risultante dalle sconfitte del socialismo; travolge una propaganda che ha cercato di far credere che il capitalismo è capace di dominare le sue contraddizioni e superare le sempre devastanti crisi cicliche inerenti allo stesso modo di produzione capitalista e al contenuto distruttivo della sua evoluzione.

1.1.15. Nell’anno in cui si celebrano i 160 anni del Manifesto del Partito Comunista e il 190° anniversario della nascita di Marx, si impone la necessità di trarre una conclusione dall’osservazione del mondo attuale: nonostante le grandi trasformazioni attraverso cui è passato il sistema capitalista, l’analisi marxista del capitalismo conserva una straordinaria vitalità e le leggi fondamentali di riproduzione del capitale formulate da Marx e Engels si rivelano di evidente attualità. E’ il caso della legge del valore e della teoria del plus-valore che svela i meccanismi di sfruttamento capitalista e la legge della caduta tendenziale del saggio di profitto, che il capitale cerca in ogni modo di contrastare, intensificando, per quanto possa e quanto glielo permettano i rapporti di forza, lo sfruttamento del proletariato, e che determina la finanziarizzazione crescente dell’economia. E’ il caso della legge della pauperizzazione relativa, che mette in luce le cause di fondo insuperabili dal capitalismo delle crisi di sovrapproduzione. Ed è anche il caso della validità della tesi di Lenin sull’imperialismo, in particolare della legge dello sviluppo ineguale del capitalismo, che dimostra l’impossibilità della costituzione di un meccanismo unico capitalista (un “super-imperialismo”) che annulli la concorrenza dei monopoli e le contraddizioni inter-imperialiste, causa prima del militarismo, della aggressione e della guerra.

1.1.16. La risposta del capitalismo alla crisi in cui si dibatte tende ad assumere espressioni di forza sempre più violente. Pur non potendo escluderle in assoluto, il margine di manovra del capitalismo per il ricorso a soluzioni riformiste di tipo keynesiano appare limitato; la stessa socialdemocrazia che in passato difendeva interessi corporativi, è sempre più compromessa con il grande capitale e le politiche più reazionarie e aggressive dell’imperialismo. E’ una pericolosa illusione pensare che, mantenendo intoccabile il potere economico e politico del grande capitale e la dittatura del capitale finanziario, sia possibile dare risposta alle aspirazioni dei lavoratori e dei popoli e preservare l’umanità da terribili collassi e regressioni di civiltà. Solo profonde trasformazioni di carattere antimonopolista e anticapitalista, imposte e difese dalle masse, lo possono conseguire.



1.2. L’offensiva dell’imperialismo

1.2.1. Gli ultimi quattro anni sono stati segnati dall’intensificazione dell’offensiva imperialista, con l’avanzata del militarismo e la moltiplicazione delle guerre imperialiste; dal crescente e articolato attacco alla sovranità degli Stati, al diritto internazionale e all’esercizio da parte dei popoli del diritto alla propria autodeterminazione, e l’apertura di fronti simultanei di conflitto diversificati in quanto agli obiettivi, ai metodi utilizzati e ai paesi e popoli presi di mira.

1.2.2. Dando corpo a un processo revanscista e violento di regolamento dei conti con la lotta dei lavoratori e dei popoli e con la Storia del XX secolo, l’imperialismo cerca con tutti i mezzi di smantellare l’edificio legale uscito dalla II Guerra Mondiale, che, nonostante retrocessioni e alterazioni, in particolare nella mappa politica dell’Europa, continua a rappresentare un ostacolo alle pretese egemoniche dell’imperialismo.

1.2.3. Pur essendo certo che l’approfondimento dell’offensiva rivela una correlazione di forze ancora molto sfavorevole, non è meno certo che l’incapacità dell’imperialismo di sconfiggere resistenze e di mistificare o nascondere gli aspetti più violenti della sua offensiva, rivela difficoltà e perdita di margine di manovra sul piano politico e ideologico, favorevoli alla lotta antimperialista.

1.2.4. Insieme agli obiettivi economici centrali dell’offensiva imperialista di alimentazione dei profitti delle grandi multinazionali e di globalizzazione dello sfruttamento capitalista, sono oggi particolarmente visibili i grandi obiettivi geo-strategici che mirano ad espandere il dominio delle principali potenze imperialiste a tutto il globo: dare copertura politica e militare all’espansione e all’installazione delle multinazionali; assicurare il controllo diretto delle fonti e dei flussi energetici, delle riserve di minerali, acqua e terre arabili, delle comunicazioni e delle principali vie di trasporto delle merci a livello mondiale; approfondire l’accerchiamento geo-strategico e militare delle “potenze emergenti” con particolare attenzione a Russia e Cina, e contenere i processi di affermazione di relazioni economiche, politiche e strategiche che sfuggano al ferreo controllo dell’imperialismo.

1.2.5. Questa è un’offensiva che mira a contenere o ad “addomesticare” espressioni autonome di affermazione della sovranità, come quelle che si verificano in America Latina ma anche in Africa, in Medio Oriente e nel continente asiatico; a prevenire rivolte sociali e soprattutto la loro trasformazione in movimenti di lotta politica che mettano in discussione gli interessi della classe dominante; a criminalizzare forze rivoluzionarie e focolai di resistenza antimperialista.

1.2.6. Si moltiplicano gli attacchi al diritto internazionale e alla sovranità degli Stati nel contesto di una strategia globale che, in ragione del rafforzamento di relazioni di natura coloniale, dello smembramento di paesi e della creazione di protettorati, mira alla ricolonizzazione del pianeta e a ridisegnare la mappa politica mondiale a favore degli interessi egemonici dell’imperialismo. Con o senza la copertura dell’ONU, l’obiettivo è assicurare alle multinazionali fonti di materie prime e mercati e impedire, con la corruzione e l’aiuto delle classi dominanti dei rispettivi paesi, una seconda onda di movimenti di liberazione nazionale e sociale.

1.2.7. Il rafforzamento dei direttori delle potenze; la promozione e l’ “istituzionalizzazione” dei centri di concertazione e decisione del grande capitale; il ruolo delle istituzioni economiche internazionali dell’imperialismo (OCDE, FMI, BM, OMC) come rulli compressori delle economie nazionali e distruttori dei diritti sociali e lavorativi dei lavoratori e dei popoli; l’affermazione di istituzioni internazionali – come il Consiglio d’Europa – come centri di offensiva ideologica profondamente anticomunisti; il processo di trasformazione dell’Organizzazione della Sicurezza e della Cooperazione in Europa (OSCE) in uno strumento dell’avanzata dell’imperialismo verso l’Est che è iniziata dopo la disgregazione dell’URSS; la strumentalizzazione dell’ONU da parte delle grandi potenze della NATO, che ne sovverte il ruolo di garante del rispetto del diritto internazionale e della difesa della pace, sono preoccupanti espressioni di una politica di crescente centralizzazione del potere politico e della sua sottomissione al potere economico e alle strategie di militarizzazione delle relazioni internazionali.

1.2.8. Si inserisce in questa linea di tendenza un’evoluzione nell’Unione Europea che corrisponde ad una nuova fase dell’intervento imperialista della Germania e di altre potenze europee che si costituiscono in blocco politico, economico e militare, strettamente coordinato con la NATO, in un polo imperialista che, nonostante reali rivalità e contraddizioni interimperialiste, concerta e spartisce con gli USA zone di influenza e di intervento. Presentato come uno “spazio di democrazia” e di “difesa dei diritti umani”, si tratta in realtà di un centro politico-ideologico dell’imperialismo, profondamente antidemocratico nella sua essenza e irrispettoso dei diritti dei lavoratori e dei popoli di tutto il mondo.

1.2.9. Tentando di nascondere la sua natura sfruttatrice, l’imperialismo approfondisce e diversifica l’offensiva ideologica. Si intensificano i processi di concentrazione dei mezzi di comunicazione sociale e di strumentalizzazione delle nuove tecnologie dell’informazione per imporre ai popoli un pensiero e un modello culturale unici. Si promuove il consumismo, l’individualismo e l’apatia e si stimolano comportamenti anti-sociali. Si progetta il conformismo e si dà impulso a fattori di divisione di classe come il razzismo e la xenofobia. Concetti come “guerra di civiltà”, “valori occidentali”, “diritti umani” e la strumentalizzazione delle questioni etniche, religiose e ambientali convergono in una strategia per sottomettere i popoli.

1.2.10. Il carattere profondamente reazionario delle politiche economiche, sociali e delle relazioni internazionali, e la resa della socialdemocrazia al neoliberalismo, affermandosi come un pilastro fondamentale dell’offensiva imperialista, sono fattori che, incrociandosi con le conseguenze sociali, economiche e demografiche dello sfruttamento capitalista, sono intimamente legati a espressioni di rinascita del fascismo e all’arrivo di forze neofasciste al potere in vari paesi, segnatamente in Europa. Parallelamente, prosegue la riscrittura della Storia, con la rivalutazione delle dittature fasciste e l’oscena equiparazione di fascismo e comunismo, e si punta sull’anticomunismo, sulla criminalizzazione di coloro che resistono all’imperialismo e sulla persecuzione delle forze che, nelle più svariate forme, resistono e lottano contro lo sfruttamento, l’oppressione e la guerra.

1.2.11. La militarizzazione delle relazioni internazionali rappresenta l’aspetto dell’offensiva imperialista che più si è sviluppato negli ultimi anni. Il mondo è oggi profondamente instabile e insicuro. La retorica capitalista sulla pace, che ha seguito le sconfitte del socialismo in Unione Sovietica e nell’Est Europeo, è smentita da una realtà che si manifesta nella moltiplicazione delle guerre imperialiste di occupazione e nell’affermazione del militarismo come arma politica ed economica delle maggiori potenze capitaliste.

1.2.12. I concetti fascistizzanti contenuti nella “Strategia della Sicurezza Nazionale degli Stati Uniti d’America”, adottata sia dalla NATO che dall’Unione Europea, sono stati assimilati dalle legislazioni cosiddette “antiterroriste” di vari paesi. Si è generalizzata la teoria della “guerra preventiva” e si sono sviluppate sofisticate campagne mondiali di banalizzazione della violenza e di tolleranza di pratiche criminose come la tortura, i campi di concentramento, le detenzioni illegali di prigionieri, l’appoggio a gruppi paramilitari e la protezione di terroristi confessi.

1.2.13. Tale offensiva militarista e per la sicurezza è sostenuta dal discorso della lotta al “terrorismo globale”. Il terrorismo, sotto tutte le sue forme, incluso il terrorismo di Stato, è profondamente contrario agli interessi dei lavoratori e dei popoli. La Storia e l’attualità dimostrano che sono l’imperialismo stesso e la sua politica a promuovere e alimentare il terrorismo, per poi prenderlo a pretesto per agitare una falsa dicotomia tra sicurezza e libertà, e per rafforzare la componente repressiva degli Stati e il controllo della vita dei cittadini e delle relazioni sociali.

1.2.14. La violazione dei trattati internazionali essenziali per l’equilibrio strategico (come il Trattato ABM); l’installazione del cosiddetto “sistema di difesa anti-missilistico” nordamericano in Europa; l’espansione della NATO e delle basi militari degli USA alle frontiere della Russia; le provocazioni contro la Cina; il “ritorno in Africa” di diverse potenze militari, in particolare degli USA, e l’installazione del comando militare AFRICOM; la riattivazione della IV Flotta nordamericana in America Latina; il riarmo del Giappone e la revisione militarista della sua Costituzione; gli accordi nucleari con l’India e le manovre di destabilizzazione ed ingerenza a Timor Est da parte di Australia e USA, sono esempi illuminanti del carattere globale dell’offensiva militare e geo-strategica dell’imperialismo e dei tentativi ricolonizzatori che vi sono associati.

1.2.15. Il Medio Oriente e il continente asiatico si confermano i principali focolai di instabilità. Il proseguimento dell’occupazione imperialista dell’Iraq e dei crimini sionisti di Israele in Palestina; l’intensificazione della guerra in Afghanistan e il suo progressivo allargamento al Pakistan; le provocazioni e minacce di intervento o provocazione militare contro l’Iran e la Siria da parte di Israele e USA; le ingerenze e aggressioni in Libano; le minacce alla Repubblica Popolare Democratica della Corea; l’instabilità politica provocata in Sri Lanka, Bangladesh e Myanmar, configurano un pericoloso scenario per la pace mondiale, che assume dimensioni potenzialmente esplosive con la recente scalata bellica nel Caucaso da parte di una Georgia completamente infeudata all’imperialismo.

1.2.16. La realtà evidenzia che è dai centri politici e militari dell’imperialismo che emanano l’insicurezza e i pericoli che caratterizzano la situazione internazionale. Il fatto che le spese militari mondiali siano aumentate, dal 1998, di circa il 45%, e che i bilanci militari degli USA e dei principali alleati della NATO abbiano raggiunto valori record, dimostrano di una scommessa su una nuova corsa agli armamenti che alimenta favolosi profitti della loro industria - ne è una prova l’aumento superiore del 100% delle vendite delle 100 maggiori imprese del complesso militare-industriale nell’ultimo decennio (di cui 74 di Stati membri della NATO) -, e di un’insieme di imprese di reclutamento di mercenari e di logistica che fanno fiorire un nuovo fenomeno di “privatizzazione” dei conflitti militari.

1.2.17. Le dichiarazioni di inquietudine in merito agli investimenti militari da parte di paesi in via di sviluppo sono platealmente smascherate dal fatto che gli USA e la NATO esercitano quasi egemonicamente il dominio delle capacità militari mondiali. Solo il bilancio militare degli USA rappresenta circa la metà delle spese militari mondiali.

1.2.18. In un quadro di grande inquietudine circa la possibilità di generalizzazione dei conflitti con conseguenze imprevedibili per l’Umanità, la questione nucleare riacquista un’importanza crescente. Le principali potenze imperialiste sviluppano programmi multimilionari di modernizzazione dei loro arsenali nucleari e dei sistemi di missili strategici. Mentre cerca di impedire lo sviluppo dell’industria nucleare a fini pacifici da parte di paesi che respingono la sua egemonia, l’imperialismo ammette criminosamente di utilizzare nuovamente l’arma nucleare.

1.2.19. A un rapido sviluppo del militarismo e del carattere multiforme dell’offensiva imperialista ha corrisposto un rafforzamento delle strutture di coordinamento strategico-militare dell’imperialismo. La NATO, nel suo vertice di Riga, nel novembre 2006, ha accentuato la sua natura di organizzazione globale a carattere offensivo, preparandosi ad una nuova espansione nei Balcani, Caucaso e Ucraina. Parallelamente, viene sviluppato un vasto insieme di accordi di “spartizione” nel continente asiatico e africano, nell’intento di sottomettere il maggior numero possibile di paesi. Gli obiettivi, i metodi e l’evoluzione della NATO comprovano il suo carattere di “polizia militare” dell’imperialismo e rafforzano, in accordo con la stessa Costituzione della Repubblica Portoghese, l’esigenza della dissoluzione di questa organizzazione aggressiva, dalla cui struttura militare il Portogallo deve progressivamente svincolarsi.

1.2.20. L’offensiva dell’imperialismo si sviluppa in un quadro di accelerata mutazione e ricomposizione delle forze, sia sul piano della lotta di classe che all’interno dello stesso campo imperialista. Acquisisce, in questo contesto, particolare importanza l’interpretazione delle dinamiche interimperialiste in cui, in un quadro di crescente e soprattutto più visibile rivalità tra i due più importanti poli della Triade – Unione Europea e Stati Uniti d’America – intorno alla competizione per i mercati, le aree di influenza e le risorse, emergono aspetti centrali della concertazione di classe e della spartizione del potere.

1.2.21. La principale potenza imperialista mondiale – gli USA – si è confermata negli ultimi quattro anni, con la politica fascistizzante dell’amministrazione Bush, come una punta di lancia del militarismo e del bellicismo imperialisti. Ma questo ruolo non sarà abbandonato senza una profonda modifica dei rapporti di forza e del sistema economico e politico dominante nella società nordamericana, il che non è in discussione nelle prossime elezioni per la Casa Bianca.

1.2.22. La realtà dimostra che, se non viene bloccata, l’offensiva dell’imperialismo potrebbe mettere in discussione l’esistenza stessa dell’umanità. Il mondo si sta in verità confrontando con grandi pericoli che non devono essere sottovalutati. Nello stesso tempo, questi pericoli coesistono con una forte resistenza dei lavoratori e dei popoli e con reali potenzialità di sviluppo progressista e persino rivoluzionario.





1.3. La lotta dei comunisti, dei lavoratori e dei popoli.
Resistere è già vincere

1.3.1. L’intensificazione dell’offensiva dell’imperialismo si è scontrata con una crescente resistenza dei lavoratori e dei popoli.

1.3.2. Di fronte al generalizzato aggravamento delle condizioni di vita delle masse lavoratrici, la limitazione o la distruzione di importanti conquiste sociali e diritti democratici, gli attacchi alle sovranità nazionali, la lotta di classe si è acutizzata e intensificata in diversi fronti, assumendo forma, contenuti e obiettivi molto differenziati che convergono nella condanna e nel rigetto delle politiche del grande capitale e dell’imperialismo. Sebbene i rapporti di forza si mantengano sfavorevoli, è proseguita dappertutto la lotta delle forze del progresso sociale, della liberazione nazionale, della pace e del socialismo.

1.3.3. La lotta dei lavoratori per le loro rivendicazioni e per una società più giusta, che hanno coinvolto la classe operaia e altri strati di salariati, nel settore pubblico e privato, si è tradotta in importanti movimenti di sciopero, manifestazioni e giornate nazionali di lotta. In tutti i continenti milioni di lavoratori hanno associato la lotta rivendicativa nei luoghi di lavoro a manifestazioni di strada per il lavoro con diritti, l’aumento dei salari, la libertà sindacale, la sicurezza sociale, la giustizia fiscale, e contro le privatizzazioni, la chiusura e la delocalizzazione delle imprese, l’attacco ai servizi pubblici. Gli scioperi generali in numerosi paesi sono solo alcuni esempi di lotte che avvengono giornalmente in tutto il mondo e che la comunicazione sociale dominante si sforza di nascondere. La resistenza all’offensiva sfruttatrice del capitale, in cui, insieme alla distruzione delle conquiste storiche dei lavoratori, risalta la drammatica situazione di povertà in cui sono spinti sempre di più milioni di esseri umani, ha assunto nuove espressioni in settori e paesi molto diversi, come la manifestazione dei bambini lavoratori in Bangladesh e la marcia dei poveri in India, o i moti contro il brutale aumento dei prezzi dei beni alimentari. L’organizzazione della classe operaia e dei lavoratori e, in primo luogo, l’esistenza di un combattivo movimento sindacale unitario, di classe e di massa, è di decisiva importanza per un corretto orientamento nello sviluppo e nell’efficacia delle lotte.

1.3.4. Particolare rilievo ha assunto la lotta dei lavoratori immigranti, in particolare negli USA e in Europa, contro le leggi razziste e xenofobe, per la legalizzazione e l’uguaglianza dei diritti e contro lo sfruttamento.

1.3.5. Particolarmente colpite dall’offensiva del grande capitale sono le masse contadine che, di fronte agli orientamenti dell’OMC, allo sviluppo dell’agro-industria e degli agrocombustibili, vedono la loro sopravvivenza minacciata dal commercio e dalla speculazione capitalisti. Le lotte dei contadini e del proletariato agricolo per il diritto a produrre, per prezzi giusti alla produzione, contro l’utilizzo dei transgenici, per il diritto alla terra, sono al centro della lotta di classe in numerosi paesi, come in Brasile e in India, sono state il motore di profonde trasformazioni politiche e sociali, come in Bolivia e in Ecuador, in difesa delle comunità indigene e delle produzioni tradizionali, in difesa dell’acqua pubblica e dell’ambiente.

1.3.6. Lo sfruttamento crescente delle masse contadine da parte delle multinazionali dell’industria alimentare e la speculazione attorno ai prezzi degli alimenti hanno portato in primo piano nella situazione internazionale il flagello della fame, generando nuovi conflitti e confermando la sovranità e la sicurezza alimentare come componente fondamentale dell’indipendenza nazionale e del progresso sociale. La questione della proprietà della terra e della riforma agraria, in armonia con la parola d’ordine “la terra a chi la lavora”, è di scottante attualità.

1.3.7. La crisi del sistema si è anche riflessa sulla piccola e media borghesia urbana, in particolare sui micro, piccoli e medi imprenditori, che reagiscono in forma più organizzata agli effetti della concentrazione capitalista in tutte le aree di attività. Merita di essere citata anche la lotta degli intellettuali e quadri tecnici che, come strato sempre più proletarizzato, soffrono una perdita di diritti, lo spettro della disoccupazione e il degrado della professionalità. La lotta delle donne, che aderiscono alle più diverse organizzazioni o agiscono attraverso propri movimenti, assume una sempre maggiore importanza nelle società in cui si accentua lo sfruttamento di manodopera femminile e si cerca di limitare l’uguaglianza dei diritti e di colpire diritti propri e specifici ottenuti attraverso dure e prolungate lotte. La lotta della gioventù acquisisce un’enorme importanza non solo nella difesa dei propri interessi immediati, per il diritto al lavoro e in difesa della scuola pubblica, ma anche in difesa dei più ampi diritti dei lavoratori, della libertà, democrazia e pace.

1.3.8. La lotta contro l’imperialismo ha conosciuto uno sviluppo particolarmente importante negli ultimi anni. La resistenza alla politica di ingerenza, aggressione e guerra, in particolare degli USA, ha rappresentato un tratto rilevante della lotta dei popoli in difesa della loro sovranità e del diritto inalienabile a decidere dei propri destini. In Iraq, in Afghanistan, in Palestina, in Libano, a Cuba e in Venezuela così come in Siria, in Iran, nella R.D.P. della Corea, nei Balcani, in Colombia o a Cipro, proseguono battaglie decisive per il futuro di questi popoli e per la stabilità nelle rispettive regioni che meritano l’attiva solidarietà dei comunisti portoghesi. In esse intervengono forze molto diverse per la loro origine, obiettivi e forme di lotta, ma che dispongono del reale appoggio delle masse e convergono nel rifiuto delle arroganti e umilianti imposizioni esterne e nella difesa della cultura e sovranità nazionali. La lotta contro l’integrazione capitalista europea è parte integrante di questo vasto movimento.

1.3.9. Il movimento della pace, dopo un’ampia e combattiva scesa in campo, in corrispondenza delle minacce degli USA all’Iraq e allo scatenamento della guerra, si manifesta ora con maggiore dispersività. Ma ci sono segnali positivi che occorre incoraggiare. In Europa si è sviluppata l’opposizione all’accelerata militarizzazione dell’UE e la lotta contro l’installazione del sistema missilistico degli USA e l’allargamento della NATO ad Est. Si è sviluppata la lotta contro le basi militari straniere, e grandi manifestazioni contro il militarismo hanno avuto luogo in Giappone e in India. Il Consiglio Mondiale della Pace si è rafforzato e svolge oggi un ruolo più attivo. Ma, non essendo il movimento della pace all’altezza della gravità della situazione, è necessario prestargli la massima attenzione e intensificare la solidarietà con tutti i popoli vittime delle ingerenze e delle aggressioni dell’imperialismo.

1.3.10. In particolare è necessario esprimere attiva solidarietà alla lotta dei popoli per la loro autodeterminazione e indipendenza, come in Palestina, Sahara Occidentale, Cipro, o per il consolidamento di processi democratici di indipendenza nazionale, come a Timor Est, così come ai coraggiosi processi di affermazione di sovranità che racchiudono un grande significato politico e puntano ad una riaggregazione di forze a detrimento dell’imperialismo. Tale è il caso del continente latinoamericano, dove gli USA, dopo seri rovesci, e con l’aiuto di governi fascistizzanti come in Colombia, stanno per lanciare una pericolosa controffensiva che è necessario denunciare e sconfiggere.

1.3.11. L’evoluzione della situazione in America Latina in senso progressista e antimperialista, nonostante tratti contraddittori e la diversità dei processi, costituisce uno dei più incoraggianti esempi di avanzata liberatrice dal XVII Congresso. Le trasformazioni a livello di potere in numerosi paesi, che hanno ricevuto impulso da poderosi movimenti popolari, si sono riflesse nell’adozione di importanti misure di carattere democratico e sociale. Sono stati abbandonati gli orientamenti neoliberali e rimossi alcuni dei loro aspetti più aggressivi, il che ha reso possibile il rigetto dell’Area di Libero Commercio delle Americhe (ALCA) e progressi nel processo di integrazione latinoamericana di contenuto globale positivo. Con molteplici espressioni, dal Mercosul che, pur iscrivendosi in un meccanismo capitalista, affronta oggettivamente l’egemonia nordamericana, fino a ALBA – con un contenuto più chiaramente antimperialista -, altri strumenti di cooperazione sono stati creati sulla base di relazioni più eque e giuste. Cercando di rovesciare tali sviluppi e deporre governi democraticamente eletti, gli USA sviluppano un’intensa attività sovversiva appoggiando le forze più reazionarie.

1.3.12. L’esempio rivoluzionario di Cuba socialista, la difesa intransigente della sua sovranità, di fronte alle minacce e agli atti terroristici da parte dell’imperialismo e a un feroce e prolungato blocco, e la sua attiva solidarietà con i popoli e i processi che si stanno sviluppando in America Latina, hanno costituito un importante stimolo per le trasformazioni progressiste nel Venezuela bolivariano, in Ecuador, in Bolivia e altri paesi.

1.3.13. La lotta in difesa della sovranità nazionale, il suo carattere popolare e di massa, che si esprime nel coinvolgimento di forze sociali, politiche e religiose molto diverse, è, nell’attuale contesto della globalizzazione imperialista, un’espressione viva della lotta di classe, che assume un contenuto internazionalista e mette in evidenza l’importanza del segno nazionale della lotta di trasformazione sociale e emancipazione dei popoli.

1.3.14. Un’ importante realtà del quadro internazionale, soprattutto per il suo ruolo di resistenza al “nuovo ordine” imperialista, è rappresentata dai paesi che definiscono come loro orientamento e obiettivo la costruzione di una società socialista: Cuba, Cina, Vietnam, Laos e R.D.P. della Corea. Con percorsi ed esperienze distinte, questi paesi si confrontano con problemi e contraddizioni inerenti al proprio processo di trasformazione sociale, condizionati dalle relazioni capitaliste dominanti a livello internazionale. Sottoponendoli ad ogni tipo di pressioni politiche ed economiche, minacce militari, operazioni di sovversione e campagne mediatiche di intossicazione, l’imperialismo mira alla destabilizzazione di questi paesi puntando sull’arretramento delle loro scelte di trasformazione sociale. Tali pretese contengono in sé gravi pericoli per la sicurezza internazionale e, se si imponessero, significherebbero un’enorme arretramento della lotta di liberazione. Indipendentemente da valutazioni differenti in relazione alle strade e alle caratteristiche di questi processi, e degli interrogativi e inquietudini che ci possono suscitare, di fronte alla concezione programmatica, propria del PCP, del socialismo per il Portogallo, ma comprendendo che non esistono modelli né vie uniche per la costruzione di una nuova società libera dallo sfruttamento dell’uomo da parte dell’uomo, il PCP ritiene di fondamentale importanza riconoscere e assicurare il diritto dei popoli di questi paesi a decidere liberamente sul proprio cammino. E’ questo il loro interesse e l’interesse della causa del progresso sociale e della pace in tutto il mondo.

1.3.15. La rivoluzione cubana, che con il nuovo anno celebrerà il suo 50° anniversario, che ha dovuto affrontare nel corso di questo mezzo secolo permanenti campagne di ingerenza, destabilizzazione e aggressione, si distingue nel mondo per le conquiste politiche, economiche, sociali e culturali ottenute, per la difesa intransigente della propria sovranità nazionale, per il suo esempio di patriottismo e internazionalismo. La solidarietà con Cuba socialista è un dovere di tutte le forze rivoluzionarie e amanti della pace.

1.3.16. La convergenza della lotta dei popoli per la loro liberazione nazionale e sociale con la lotta della classe operaia e dei lavoratori e degli altri strati antimonopolisti, è oggi un compito centrale di tutte le forze che si oppongono all’egemonia dell’imperialismo.

1.3.17. Il fronte antimperialista si è allargato e diversificato. Con componenti sociali e politiche molto differenziate, in cui si incorporano componenti ideologiche distinte e persino antagoniste nei loro obiettivi strategici, il che rende difficile l’unità nell’azione, anche quando intervengono con identiche rivendicazioni. E’ necessario precisare e rafforzare contenuti e forme di intervento che favoriscano l’azione comune o convergente e l’efficacia nella lotta. Nel quadro del rafforzamento di espressioni diversificate del fronte antimperialista va valorizzato il ruolo svolto da organizzazioni unitarie internazionali sorte nel flusso della vittoria sul nazi-fascismo nella II Guerra Mondiale, come il Consiglio Mondiale della Pace, la Federazione Mondiale della Gioventù Democratica (che include l’ampiamente unitario movimento dei Festival Mondiali della Gioventù e degli Studenti, che da essa ha avuto impulso), la Federazione Democratica Internazionale delle Donne, la Federazione Sindacale Mondiale, poiché è importante agire perché si rafforzi il loro intervento e si allarghi la loro dimensione di massa.

1.3.18. La lotta per la pace, contro il militarismo e la guerra, e la solidarietà con i popoli vittime dell’ingerenza dell’imperialismo, emergono in primo piano. Ma ad essa va collegata la denuncia delle ingerenze e del ricorso alla forza nelle relazioni internazionali, la lotta contro l’allargamento e per lo scioglimento della NATO e gli altri blocchi politico-militari, in particolare contro la militarizzazione dell’UE, per il disarmo e per la proibizione di tutte le armi di distruzione di massa, contro l’installazione di sistemi anti-missilistici e la militarizzazione dello Spazio, per la democratizzazione dell’ONU e per il rispetto della sua Carta e del diritto internazionale.

1.3.19. Nell’attuale quadro di approfondimento della crisi del sistema capitalista assume crescente importanza la lotta contro lo sfruttamento e gli inevitabili tentativi di trasferire sui lavoratori e sui popoli i costi di questa crisi; la lotta per relazioni economiche più eque e più giuste, contro le politiche neoliberali di smantellamento dei diritti dei lavoratori e di distruzione dei servizi pubblici; contro l’aumento del prezzo dei combustibili e per energie alternative; contro l’aumento dei prezzi dei beni alimentari, contro la fame, per la sovranità alimentare; la lotta in difesa dell’ambiente e molte altre.

1.3.20. Il movimento anti-globalizzazione, nel cui seno si è manifestata un’intensa lotta ideologica, a cui il PCP ha dato attivo contributo difendendo l’accentuazione della sua componente anticapitalista e antimperialista, vive oggi un periodo di minor impatto. La realtà della lotta di classe, e dell’importanza decisiva della lotta nell’ambito nazionale, mettono in evidenza i limiti del movimentiamo e del cosmopolitismo (presentato come un “nuovo internazionalismo”) di coloro che seminano l’illusione che sia possibile “umanizzare” la globalizzazione capitalista. Il PCP, che dall’inizio ha caratterizzato tale movimento come espressione del restringimento della base di appoggio del capitalismo nella sua forma attuale, continua a considerare di grande importanza l’azione convergente di tutti coloro che soffrono le conseguenze della controffensiva sfruttatrice e aggressiva del grande capitale.

1.3.21. In un tempo che è ancora di resistenza e di accumulazione di forze, ma anche di forti potenzialità progressiste e rivoluzionarie, enormi responsabilità ricadono sui Partiti Comunisti e il movimento comunista e rivoluzionario internazionale. Insieme alla difesa intransigente degli interessi dei lavoratori, spetta ad essi identificare i contenuti unificatori per le alleanze necessarie della classe operaia con le differenti componenti sociali e politiche che compongono il fronte antimperialista, e indicare con fiducia la prospettiva dell’alternativa, anche se nell’immediato vengono proposti solo obiettivi limitati e tappe intermedie di lotta per il socialismo e il comunismo.

1.3.22. Contrariamente alle tesi di coloro che due decenni fa hanno annunciato la fine della storia e della lotta di classe, è sempre più evidente l’impossibilità del capitalismo di dare risposta ai problemi e alle aspirazioni dei lavoratori, che la classe operaia continua a stare al centro della lotta di classe e che, per il superamento rivoluzionario del capitalismo, i lavoratori salariati e le altre classi e ceti antimonopolisti devono contare su forti partiti comunisti.

1.3.23. Il rafforzamento dei partiti comunisti e il rafforzamento della loro cooperazione e solidarietà reciproca, che ha come nucleo l’internazionalismo proletario, sono esigenze storicamente provate per il successo della lotta. L’avvicinamento e la cooperazione tra Partiti Comunisti e Operai, di cui il processo degli Incontri Internazionali (la cui ottava edizione si è realizzata a Lisbona e che sono arrivati alla loro decima edizione) è un’importante espressione, hanno registrato progressi, e il PCP apporterà il suo contributo perché avanzino ancor di più in futuro, perché si creino le condizioni per forme più stabili ed efficaci di collaborazione.

1.3.24. Questa realtà non annulla, tuttavia, le enormi debolezze, difficoltà e problemi che persistono nel movimento comunista. Essendo esso ancora molto segnato dalle negative conseguenze delle sconfitte del socialismo, mentre assistiamo, da un lato, a rilevanti processi di resistenza, affermazione e recupero dei Partiti Comunisti, dall’altro lato, continuano a svilupparsi tendenze revisioniste e riformiste che comprendono processi di degenerazione, autoliquidazione e diluizione in frontismi di “sinistra”, con l’abbandono dei riferimenti ideologici e gli obiettivi rivoluzionari che definiscono i comunisti come corrente rivoluzionaria necessaria al rafforzamento del fronte antimperialista, e insostituibile per la liquidazione del capitalismo e per la costruzione di una nuova società senza sfruttatori né sfruttati. In questo senso, il Partito della Sinistra Europea, a cui il PCP non ha aderito per la sua logica sopranazionale e la natura ideologica, non solo si è confermato come una falsa risposta al certamente necessario sforzo di cooperazione delle forze di sinistra anticapitalista in Europa, ma ha introdotto fattori di divisione, allontanamento e preconcetto, che si sono manifestati in particolare nel Gruppo della Sinistra Unitaria Europea/Sinistra Verde Nordica nel Parlamento Europeo.

1.3.25. La lotta per il rafforzamento dei Partiti Comunisti si confronta con rapide trasformazioni socio-economiche, con le loro ripercussioni sulla classe operaia e sulla sua condizione (disoccupazione, precarietà, delocalizzazione, emigrazione/immigrazione) e con l’enorme pressione ideologica del grande capitale, unicamente superabile dalla fermezza delle convinzioni e dal loro radicamento tra la classe operaia e le masse popolari, che danno impulso alla loro lotta, indicando una prospettiva rivoluzionaria di trasformazione sociale, e combattono le posizioni opportuniste che negano la lotta di classe.

1.3.26. Nonostante la crescente comprensione della necessità dei Partiti Comunisti e della loro stretta cooperazione, il movimento comunista vive ancora una fase di grande instabilità e continua ad essere difficile da definire, con rigore, nelle sue componenti e frontiere. La diversità di situazioni e compiti immediati, esperienze, culture, di valutazione della Storia, hanno sempre rappresentato caratteristiche del movimento comunista, e l’esistenza oggi di profonde differenze esige che la cooperazione, che abbia di mira l’unità nell’azione, si basi sui principi di uguaglianza dei diritti, sovranità e non ingerenza negli affari interni, respingendo sia nazionalismi e particolarismi riduttori, che “modelli” e concezioni uniformanti senza corrispondenza nella realtà.

1.3.27. Davanti alla crisi del capitalismo, e ai pericoli in essa contenuti, spetta al movimento comunista e rivoluzionario sviluppare la più ampia cooperazione delle forze progressiste e rivoluzionarie antimperialiste, superando ritardi, combattendo il riformismo e lo spontaneismo e ingaggiando una lotta vigorosa con l’ideologia dominante.

1.3.28. L’offensiva imperialista potrà essere bloccata solo con la coniugazione della lotta dei popoli, delle forze comuniste e progressiste e dei paesi che assumano, nello sviluppo della lotta, la condizione essenziale di associare alla lotta antimperialista l’obiettivo del superamento rivoluzionario del capitalismo e della costruzione del socialismo.



1.4. Il socialismo, alternativa necessaria e possibile

1.4.1. Il socialismo, obiettivo programmatico del PCP, che ha come orizzonte il comunismo, non solo traduce la superiorità dei valori di libertà e giustizia sociale che animano i comunisti di tutto il mondo nella loro lotta contro il capitale, ma costituisce, attualmente, una possibilità reale sempre più necessaria e urgente. Questa profonda convinzione del PCP si basa su tre pilastri fondamentali.

1.4.1.1. In primo luogo, sul materialismo dialettico e storico, geniale scoperta scientifica di Marx e Engels che, svelando le leggi generali di sviluppo sociale e il ruolo in esso riservato al proletariato, definisce la transitorietà del capitalismo e l’esigenza del suo superamento rivoluzionario, esigenza che Lenin ha approfondito nell’epoca dell’imperialismo, e che la Rivoluzione d’Ottobre ha realizzato per la prima volta nella storia.

1.4.1.2. In secondo luogo, sul significato storico universale della Rivoluzione d’Ottobre, sull’avvio pionieristico di una nuova società nell’URSS e di altre esperienze storiche del socialismo. Esperienze che, sebbene tutte con gradi differenziati di creatività rivoluzionaria, maggiore o minore considerazione delle specificità nazionali, maggior o minor peso dei fattori di ordine esterno, sono state frutto di grandi battaglie di classe e di situazioni di crisi rivoluzionaria che hanno imposto trasformazioni anticapitaliste profonde. Esperienze inseparabili dalla creazione da parte del proletariato del suo partito di avanguardia, e solamente possibili per l’abnegazione e il prestigio dei comunisti e per l’entusiastica adesione e partecipazione popolari che hanno suscitato. Esperienze che si sono tradotte in realizzazioni e conquiste di grande valore, che hanno dimostrato e dimostrano la superiorità del potere dei lavoratori e della nuova società senza sfruttatori né sfruttati, del socialismo sul capitalismo. Il contributo dell’URSS e, in seguito, del campo dei paesi socialisti, alle grandi avanzate di civiltà verificatesi nel XX secolo è stato gigantesco. Paesi arretrati si sono trasformati in breve tempo in paesi altamente industrializzati e socialmente avanzati in cui sono stati realizzati diritti storicamente inediti. Le conquiste sociali e democratiche del movimento operaio dei paesi capitalisti, comunemente identificate come “Stato sociale”, la sconfitta degli imperi coloniali e l’impetuosa avanzata del movimento di liberazione nazionale dei popoli di Africa, Asia e America Latina, sono inseparabili dall’esistenza e dalle realizzazioni dell’URSS e dei paesi socialisti. Nonostante i tentativi di negare e sovvertire la verità, la vittoria sul nazi-fascismo si fisserà sempre nella Storia come un fatto a cui il popolo sovietico e i comunisti in tutta l’Europa hanno offerto il più eroico e decisivo contributo. La politica di pace e solidarietà internazionalista dell’URSS e la conquista dell’equilibrio militare strategico tra l’URSS e gli USA e tra il campo socialista e l’imperialismo, sono state decisive per il contenimento della natura aggressiva dell’imperialismo, la salvaguardia della pace mondiale, l’avanzata delle forze di progresso sociale. Come tante altre, la rivoluzione portoghese del 25 Aprile ha tratto beneficio dal clima europeo e internazionale di distensione degli anni settanta, e il popolo portoghese ha potuto contare sulla solidarietà internazionalista dei popoli dell’Unione Sovietica e di altri paesi socialisti.

1.4.1.3. Il cammino dell’umanità verso il socialismo e il comunismo ha subito profondi rovesci alla fine del secolo, con la distruzione dell’URSS e le sconfitte del socialismo nell’Est dell’Europa.

1.4.1.4. Lo studio delle loro cause e conseguenze prosegue nel movimento comunista e nel campo progressista, e il PCP dovrà consacrare ad esso ancora maggiore attenzione per trarre tutte le conclusioni e gli insegnamenti che ne derivano, allo scopo di proseguire la lotta con rinnovata fiducia. Abbiamo acquisito un ricco bagaglio dall’elaborazione e la riflessione collettiva del Partito dai XIII e XIV Congressi. Si è rivelata particolarmente feconda la tesi avanzata dal PCP per cui (al contrario di chi aveva raccolto la violenta campagna scatenata dai nostri avversari sulla “morte del comunismo” e sul “declino irreversibile dei partiti comunisti”) ciò che è stato sconfitto non sono state le idee e il progetto comunista, ma un modello storicamente configurato che si è allontanato, ed è entrato persino in contraddizione con le caratteristiche fondamentali di una società socialista, sempre proclamate dai comunisti, relative al potere dei lavoratori, alla democrazia politica, alle strutture socioeconomiche, al ruolo del Partito, alla teoria. Ma, pur mantenendo come base le analisi e gli orientamenti dei XIII e XIV Congressi, abbiamo la necessità di continuare ad approfondire la nostra riflessione.

1.4.2. In questo contesto, è necessario non dimenticare che la costruzione del socialismo nell’URSS, e in seguito negli altri paesi di Europa, Asia e America Latina, ha affrontato fin dal primo momento l’accerchiamento e l’aggressione dell’imperialismo, continue operazioni di provocazione e destabilizzazione interna, sofisticate campagne di diversione e sovversione ideologica. Tutto ciò ha imposto pesanti sacrifici, ha obbligato a deviare risorse immense verso la sfera militare, ha provocato distorsioni e squilibri nello sviluppo socioeconomico socialista, ed anche situazioni di crisi. Tutto ciò ha influenzato i percorsi e le soluzioni trovate nel processo di costruzione del socialismo e ha contribuito, in misura considerevole, ai ritardi, errori e deformazioni che si sono verificati, con la violazione dei principi essenziali del socialismo. Gravi cedimenti e capitolazioni ideologiche, politiche e di classe, che si sono manifestati soprattutto a partire dalla metà degli anni 80, hanno finito per determinare che, dalla acuta competizione e confronto tra i due sistemi derivasse temporaneamente una seria regressione nel cammino del progresso sociale.

1.4.2.1. Di fronte ai complessi problemi che si sono manifestati nella costruzione del socialismo nell’URSS, come pure negli altri paesi dell’Europa dell’Est, il PCP ha espresso comprensione e solidarietà nei confronti degli sforzi e orientamenti che proclamavano l’obiettivo del loro superamento, mettendo in guardia simultaneamente rispetto allo sviluppo di forze anti-socialiste e alla scalata delle ingerenze imperialiste, confidando sul fatto che esistevano forze capaci di difendere il potere e le conquiste dei lavoratori e promuovere il necessario rinnovamento socialista della società. Ma certe misure assunte hanno aggravato i problemi al punto di provocare una crisi generale. L’abbandono delle posizioni di classe e di uno stretto legame con i lavoratori, l’azione di pressione e di ricatto dell’imperialismo, la penetrazione in profondità dell’ideologia socialdemocratica, il rigetto dell’eroico patrimonio storico dei comunisti, il tradimento di alti responsabili del Partito e dello Stato, hanno disorientato e disarmato i comunisti e le masse nella difesa del socialismo, rendendo possibile il rapido sviluppo e trionfo della controrivoluzione con la ricostituzione del capitalismo.

1.4.2.2. Questa dura realtà non annulla, però, la portata liberatrice dell’esperimento inedito della costruzione di una società nuova, senza sfruttatori né sfruttati, iniziata con la Rivoluzione d’Ottobre. Il valore delle sue realizzazioni risalta ancora di più di fronte alle tragiche conseguenze delle sconfitte. In questi paesi, con la terribile regressione sociale provocata dalla controrivoluzione, con la perdita di sovranità, con l’invasione sfruttatrice delle multinazionali e il saccheggio delle loro ricchezze, con l’annessione da parte della NATO e dell’UE, con gli attacchi ai diritti e alle libertà fondamentali, con l’avanzata delle forze fasciste e dell’anticomunismo. Nel mondo, con lo squilibrio dei rapporti di forza che ne deriva e la controffensiva scatenata dal grande capitale e dall’imperialismo contro i lavoratori e contro i popoli. La vita ha dimostrato in modo drammatico che la scomparsa del poderoso fattore di contenimento che l’URSS rappresentava, ha lasciato il mondo più esposto alla natura sfruttatrice e aggressiva del capitalismo, rendendolo più ingiusto e pericoloso.

1.4.3. In terzo luogo, la convinzione del PCP che il socialismo è, nel momento presente, sempre più necessario e urgente, fonda sull’analisi del sistema capitalista e delle sue tendenze di sviluppo attuale.

1.4.3.1. Il capitalismo ha rivelato capacità di adattamento e di recupero a volte insperate, ma è ferito da insanabili contraddizioni e sono evidenti i suoi limiti storici.

1.4.3.2. Con le sconfitte del socialismo è stata lanciata una gigantesca campagna mirante a rappresentare il capitalismo come sistema terminale senza alternative. Ma il mito della “fine della Storia” – e con esso della “fine” del comunismo, dei partiti comunisti, della lotta di classe, della rivoluzione, delle ideologie e di altro ancora – è durato poco. Il trionfalismo capitalista degli anni 90 che, di fronte alle sconfitte del socialismo, annunciava più libertà, più pace e sicurezza internazionale, più progresso sociale, non ha resistito alla prova dei fatti. Le ricette del neoliberalismo e le tesi giustificative della globalizzazione capitalista, sebbene ancora dominanti, si sono screditate rapidamente. Il capitalismo non solo si rivela incapace di dare soddisfazione agli interessi e alle aspirazioni dei lavoratori e dei popoli ma mette in pericolo la stessa Umanità. La contraddizione tra le immense potenzialità delle conquiste della scienza e della tecnica e le terribili regressioni che percorrono il mondo contemporaneo – disoccupazione, fame, malattie, analfabetismo, catastrofi ambientali – costituisce, di per sé stessa, un violento atto d’accusa contro il sistema capitalista.

1.4.3.3. La necessità e la possibilità del socialismo sono inscritte nelle stesse contraddizioni che il capitalismo contemporaneo tende ad acutizzare straordinariamente.

1.4.3.4. L’antagonismo tra il capitale e il lavoro, con il brutale aggravamento dello sfruttamento e la proletarizzazione accelerata della piccola borghesia e dei ceti intermedi della popolazione. La non corrispondenza tra lo sviluppo delle forze produttive e le relazioni di produzione capitaliste che ostacolano il loro sviluppo e ne pervertono l’utilità sociale. La contraddizione tra il carattere sociale (sempre più accentuato) della produzione e la proprietà privata (sempre più concentrata) dei grandi mezzi di produzione.

1.4.3.5. La straordinaria centralizzazione e concentrazione del capitale, la formazione di giganteschi monopoli che, isolatamente o in alleanza, dominano rami interi della produzione, gli stessi meccanismi di regolazione internazionale del capitalismo (che configurano un capitalismo di Stato di dimensione internazionale), sono espressione di concreti processi di socializzazione che dimostrano la necessità del socialismo, come soluzione necessaria alle disumane anarchia e concorrenza capitaliste. La soluzione dei grandi problemi che affliggono l’umanità, a cominciare dal problema della pace, ma anche dei problemi dell’energia, dell’ambiente, della povertà e altri, esige l’utilizzo di metodi razionali di pianificazione inerenti al socialismo.

1.4.3.6. Si restringe sempre di più la base di appoggio del capitalismo alla cui liquidazione sono obiettivamente interessati tutte le classi e ceti non monopolisti. Oggi è lo stesso futuro dell’Umanità ad essere minacciato dalla sfrenata corsa al massimo profitto. Non è mai stata così veritiera la tesi marxista secondo cui, liberandosi, la classe operaia libera simultaneamente tutte le altre classi e ceti oppressi dal capitale monopolista, il che oggi significa liberare l’Umanità.

1.4.4. Non c’è dubbio che il cammino del socialismo si è rivelato più complesso e più accidentato e ritardato di quanto le grandi avanzate liberatrici realizzate sulla strada aperta dalla Rivoluzione d’Ottobre facessero prevedere. E che il movimento comunista e rivoluzionario non si è ancora ripreso dalle grandi ritirate del decennio 90. Niente di ciò annulla, tuttavia, la realtà che l’epoca in cui viviamo è l’epoca del passaggio dal capitalismo al socialismo, inaugurata dalla Rivoluzione d’Ottobre, che il capitalismo non solo non risolve ma aggrava i gravi problemi del nostro tempo, che solo il socialismo può rispondere alle più profonde aspirazioni dei lavoratori e dei popoli e salvare l’Umanità dalla catastrofe annunciata dall’insaziabile voracità del capitale. E’ con questa profonda convinzione che il PCP indica, per il Portogallo e per il mondo, il socialismo come possibilità reale e come la più solida prospettiva di evoluzione dell’Umanità.


Traduzione dal portoghese a cura di Mauro Gemma
http://www.lernesto.it/index.aspx?m=...Articolo=17623