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    Bieco reazionario colonialista
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    Predefinito CULTURA - Russia/Europa

    A proposito di Russia, un pò di notizie interessanti.

    sabato, 09 agosto 2008

    La Russia deve rinnegare l'URSS e ricollegarsi all'Impero - Andrei Kurayev



    In un'intervista rilasciata ai giovani del partito putiniano Russia Unita un esponente della chiesa ortodossa, Andrei Kurayev, chiede al potere, per onorare i 90 anni del sacrificio della Famiglia Imperiale, di accelerare la decomunistizzazione del paese.

    Le autorità, secondo Kurayev, dovrebbero completare la rimozione dei monumenti dedicati agli esponenti bolscevichi (tranne quelli dedicati alla II Guerra Mondiale), e sostituire tutti i nomi di città e vie che ancora portano nomi sovietici, per restaurare i nomi originali.

    L'esponente ortodosso si chiede come sia possibile che la Russia combatta il terrorismo internazionale quando una stazione della metro di Mosca porta ancora il nome di uno dei terroristi bolscevichi che massacrarono i Romanov.

    Ancora più importante, secondo Kurayev, è il fatto che l'attuale Stato Russo si dichiari legalmente successore dell'Impero Russo, il che non vuol dire, specifica, restaurare lo Zarismo, ma considerare ufficialmente la rivoluzione del 1917 come un golpe illegittimo di una minoranza ai danni di un precedente regime legittimo.

    Bisognerebbe quindi "saltare" il periodo sovietico per riconnettere l'attuale Russia direttamente al passato imperiale.

    (www.molgvardia.ru/nextday/2008/07/10/745)


    La dottrina Kissinger sulla Russia (alternativa a quella del carterian-clintoniano Brzezinski)




    “Contrariamente all'opinione dominante, credo che a Mosca sia in atto un processo di trasformazione politica molto profonda, che sarebbe errato liquidare come una fase di consolidamento dell'oligarchia putiniana. Se è indubbio che l'ex Presidente continua ad esercitare grande influenza sulla politica interna ed estera della Federazione russa, e se è altrettanto vero che ciò determina, nei fatti, un insolito power-sharing tra il Cremlino ed il Capo del Governo, è interessante osservare come proprio da questo processo possa derivare un assetto istituzionale più bilanciato e meglio in grado di rappresentare la complessità della nuova società russa. Per gli Usa, la Russia è un partner strategico cruciale. La contrapposizione, talvolta l'arroganza con cui gli Usa secondo Mosca impongono la propria volontà egemonica, deve lasciare il passo ad un rapporto di cooperazione alla "pari" che è, in fondo, quanto ha cercato di perseguire la politica estera di Putin.”
    Henry A. Kissinger

    KISSINGER: UNA VISIONE NON CONVENZIONALE

    Recentemente è comparso sull’Herald Tribune un intervento dell’ex Segretario di Stato americano Henry A. Kissinger in cui si analizza la situazione politica russa ed i suoi rapporti con gli Stati Uniti d’America. L’articolo si intitola “Unconventional wisdom” e sostiene, per l’appunto, alcune tesi interessanti e controcorrente.

    L’evoluzione della Russia


    Da un punto di vista occidentale la Russia viene vista come una super potenza indebolita dal proprio passato e che sta raggiungendo uno standard occidentale fra tante contraddizioni. È un paese in cui ci sono tante spinte autocratiche, in cui le contraddizioni e le disparità sociali sono ancora molto forti e che cede facilmente alla tentazione del nazionalismo. In questo senso l’ascesa di Dmitry Medvedev sembra un segnale molto chiaro, quasi da monarchia zarista. Putin ha scelto per sè il ruolo di presidente del consiglio, con l’opzione di ricandidarsi alle prossime elezioni presidenziali. Il ruolo di presidente del consiglio è essenzialmente esecutivo, in particolare per quanto riguarda le questioni estere e per quelle di sicurezza.
    Ma c’è effettivamente da domandarsi come mai Putin abbia scelto questa soluzione, a dir poco sorprendente, quando per lui sarebbe stato facile cambiare le regole costituzionali per consentire una proproga del suo mandato, contando anche su un vasto consenso della popolazione russa. Kissinger sostiene che ciò sia essenzialmente dovuto ad un percorso democratico russo, che era stata auspicato e ricercato dagli Stati Uniti d’America già dalla caduta dell’Unione Sovietica nel 1991. Inoltre bisogna ricordare che propio Kissinger era stato uno dei fautori della politica di distensione dei rapporti con l’Unione Sovietica sotto le presidenze Nixon e Ford. Medvedev sembra ad oggi voler seguire appieno la polititica di Putin, che si basa sulla ricerca di partner affidabili a livello mondiale. I politici russi sono però anche consci che non è un momento facile ed è presente il rischio di cedere alle spinte nazionaliste. C’è quasi da domandarsi se le Russia possa seguire una strada di sempre più piena democrazia, che in questo momento si sta realizzando in maniera sorprendente, e se eventuali spinte esterne, tensioni internazionali o minaccie alla propria sovranità, non la possano far implodere verso una deriva non-democratica.

    I rapporti con gli Stati Uniti


    Per quanto rigurda i rapporti con gli Stati Uniti d’America Kissinger mette a fuoco tre punti sostanziali: la questione nucleare, quella della sicurezza e quella della sovranità o influenza sulle ex repubbliche sovietiche. Per quanto rigurda il primo punto Kissinger fa notare come la Russia e gli USA debbano giocoforza guidare il dialogo con l’Iran sulla non proliferazione nucleare, essendo esse stesse le più importanti potenze nucleari planetarie. Kissinger sostiene che probabilemente entrambe avvertono il pericolo iraniano, mentre sui metodi ci sono dei disaccordi, ma nessuna delle due può sperare di risolvere la questione autonomamente, la collaborazione è una questione fondamentale. Kissinger non pone la questione della sicurezza interna e le varie minaccie di posizionare scudi spaziali, ma effettivamente questa questione è intimamente legata a quella iraniana.
    Per quanto riguarda la perdita di influenza sull’Ucraina, è logico che una democrazia piena in questo Stato sia auspicabile, ma è anche vero che ciò potrebbe essere per la Russia “un’emozione che inibirà la soluzione di altre problematiche”. La dichiarazione di Sochi di Putin e Bush dello scorso Aprile ha posto le basi per un dialogo strategico fra i due paesi, spetta ai successori realizzarla in pratica.

    Il ruolo dell’Europa


    L’articolo di Kissinger sottolinea come l’asse Russia-Stati Uniti sia destinato a diventare sempre più forte e sia irrinunciabile per entrambi i paesi. L’Europa si trova nella favorevole/scomoda posizione di essere un vicino della Russia ed il parente più prossimo degli Stati Uniti d’America. Nelle questioni di politica nucleare non può certamente avere un peso politico, mentre ha certamente tutto l’interesse che in Russia ci sia una svolta pienamente democratica, sia per questioni umanitarie che economiche e politiche. Per quanto riguarda la questione ucraina, l’Europa è stata a fianco degli Stati Uniti. Ciò può avere causato deviazioni nazionaliste russe e un possibile rallentamento del processo di affrancamento dalla politica autarchica russa, che è pieno interesse europeo.
    L’Europa è il giusto intermediario fra la Russia e gli Stati Uniti, anche perché è la prima che ne pagherebbe le conseguenze nel caso in cui la strada aperta da Putin non dovesse proseguire. La Russia richiede partner affidabili, l’Europa deve dimostrare di esserlo, compatta, ricordando anche che la Russia ha tutti gli interessi ad avere buoni rapporti commerciali con l’Europa. Invece l’America, che non sente necessariamente il bisogno dell’Europa, deve arrivare a sentirne la necessità, anche perché la posizione di intermediario dell’UE è importante e forse imprescindibile per la sua posizione geografica e il suo peso politico.
    Kissinger quindi pone delle questioni interessanti per quanto riguarda lo scenario attuale della politica russa. Da una parte l’evidente percorso democratico, dall’altra una necessità di collaborare attivamente con gli Stati Uniti d’America. Il ruolo dell’Europa di partner per questo dialogo sembra obbligato. Questa è forse una cosa chiara a prescindere dal nobel Kissinger.

    (http://www.taurillon.org/Kissinger-u...-convenzionale)

    RUSSIA

    Unconventional wisdom

    By Henry A. Kissinger Published: July 1, 2008

    PART-1PART-2


    E non dimentichiamoci che la Russia è in guerra con al-Qaeda.
    BESLAN 2004




    carlomartello

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    PaleoCons
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    la Federazione Russa sotto la guida dello Zar Putin è divenuta ormai una grande nazione reazionaria che agisce in modo libero dai dogmi umanitaristi ed egualitaristi e fa i suoi interessi come l'Occidente non sa fare da decenni.
    Inoltre è un alleato naturale contro la barbarie islamica e la rivolta dei popoli giovani.

    Deve nascere un sincero rapporto di coopetizione tra la Federazione Russa, l'Europa e gli Stati Uniti (ma con Obama democratico fino al midollo) sarà ancora meno possibile che con i Repubblicani neocon.

  3. #3
    Bieco reazionario colonialista
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    Citazione Originariamente Scritto da Dimitri Oblomov Visualizza Messaggio
    la Federazione Russa sotto la guida dello Zar Putin è divenuta ormai una grande nazione reazionaria che agisce in modo libero dai dogmi umanitaristi ed egualitaristi e fa i suoi interessi come l'Occidente non sa fare da decenni.
    Inoltre è un alleato naturale contro la barbarie islamica e la rivolta dei popoli giovani.

    Deve nascere un sincero rapporto di coopetizione tra la Federazione Russa, l'Europa e gli Stati Uniti (ma con Obama democratico fino al midollo) sarà ancora meno possibile che con i Repubblicani neocon.
    lunedì, 01 dicembre 2008

    Jihad contro la Russia: assassinato il sindaco della capitale dell’Ossezia del nord

    Vladikavkaz è la capitale dell’Ossezia del Nord, nel nord del caucaso russo. La zona è stata teatro di diversi attentati terroristici compreso l’attacco nel 2004 alla scuola di Beslan.

    Russia: un sindaco assassinato da seguaci della “religione di pace”, era “un nemico di Allah



    Il sindaco assassinato, Vitali Karaïev.

    Un gruppo di attivisti islamisti ha rivendicato l'assassinio del sindaco di Vladikavkaz, capitale della repubblica russa dell'Ossezia settentrionale, riporta un sito Internet utilizzato dai ribelli. “L'esecuzione di questo nemico di Allah è stata condotta dall'emiro de Kataib al-Khoul“, dice un comunicato diffuso dalla località kavkazcenter.com, che presenta questo gruppo come una fazione locale di ribelli islamisti. Vitali Karaïev è stato abbattuto mercoledì in strada, mentre saliva nella sua automobile. È la personalità più importante uccisa da anni nel nord-Caucaso. L'organizzazione spiega il suo gesto a causa della politica del sindaco, che secondo loro insultava l'islam e le donne.

    Fonte: Reuters

    (http://scettico72.splinder.com/post/19200830)


    Interessante uno degli ultimi interventi di Pat Buchanan sull'argomento:

    "Moscow offered Spain and Germany use of Russian territory to supply NATO troops in Afghanistan. As our supply line from the Pakistani port of Karachi through the Khyber Pass to Kabul grows perilous, this has to be seen as a gesture of friendship by a Russia that shares, as a fellow victim of Islamic terror, the U.S. detestation of al-Qaida.
    Opportunity also presents itself with the official report of the Organization for Security and Cooperation in Europe on the August war. According to The New York Times, the OSCE found, consistent with Moscow’s claims, that Georgia “attacked the isolated separatist capital of Tskhinvali on Aug. 7 with indiscriminate artillery and rocket fire, exposing civilians, Russian peacekeepers and unarmed monitors to harm.”
    Russia’s response — running the Georgian Army out of South Ossetia, occupying Abkhazia and recognizing both as independent nations — may seem disproportionate and excessive. But, contrary to John (”We are all Georgians now!”) McCain, Moscow has a compelling case that Georgia’s Mikhail Saakashvili started the fire.
    Medvedev is now on a four-nation Latin tour with stops in Hugo Chavez’s Venezuela and Fidel Castro’s Cuba. But this seems more like diplomatic tit-for-tat for high-profile U.S. visits to Tbilisi and other ex-Soviet republics than laying the groundwork for some anti-American alliance.
    For, just as for Washington the relationship with Moscow is far more crucial than any tie to Tbilisi, so Moscow’s tie to Washington is surely far more crucial to Russia than any tie to Caracas or Havana.
    "

    http://buchanan.org/blog/2008/11/pjb...vedev-halfway/


    carlomartello

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    LA RUSSIA TORNA IN EUROPA

    di Gianni Baget Bozzo
    bagetbozzo@ragionpolitica.it

    mercoledì 03 dicembre 2008

    Il presidente eletto Barack Obama ha nominato la squadra che si occuperà di politica estera e quella che curerà la sicurezza. Quest'ultima è stata affidata a un'americana di origine italiana, Janet Napolitano, che si chiama come il nostro presidente della Repubblica. Il team presidenziale ha rimesso l'accento sulla lotta contro il terrorismo, il tema di George W. Bush che era stato cassato dal linguaggio della nuova presidenza. Al Qaeda si è rivelata pronta a colpire sia l'America che Israele e lo ha fatto agendo su una chiave strategica dell'equilibrio asiatico, arroventando il rapporto tra India e Pakistan. La strategia di Bush, cacciata dalla porta, rientra dalla finestra. E quale finestra!

    Ma è difficile che i rapporti tra Stati Uniti e Europa siano gli stessi di quelli dell'amministrazione precedente. Con la crisi georgiana la Russia è tornata in Europa. Ed è tornata per restarvi. L'Italia del governo Berlusconi è stata il punto di raccordo con le nuove valutazioni europee circa Vladimir Putin e la Russia. Anzi, su questo piano il nostro presidente del Consiglio è diventato il primo della classe. Ma, prima di lui, l'interesse della Russia per la Germania e della Germania per la Russia era apparso nella nuova pipeline attraverso il Baltico, affidata a una società mista russo-tedesca il cui presidente è Gerhard Schröder, il primo a giocare sui rapporti storici e territoriali della Germania con la Russia. E forse è riuscito a indicare una linea per i paesi annessi di forza all'impero sovietico come la Polonia, i paesi baltici, la Cechia e la Slovacchia, alternativa alla garanzia militare della Nato e alla protezione americana. L'Italia è oggi la prima a riportare la Russia in Europa, ma la Germania è ancora più interessata. Quindi è possibile un asse italo-tedesco che riporti la Russia in Europa grazie all'autocrazia «illuminata» di Putin. Berlusconi spera di fare incontrare Obama e Medvedev in occasione del vertice del G8 in Sardegna. Egli si considera l'iniziatore dell'intesa della Nato con la Russia grazie alla presenza di Putin alla riunione dell'Alleanza Atlantica a Pratica di Mare.

    Non è però solo la questione dell'energia, del petrolio e del gas a variare l'interesse europeo spostandolo dall'Atlantico agli Urali. La Russia è culturalmente cristiana e quindi omologa alla cultura occidentale e fronteggia l'area islamica con un impegno che è apparso anche nella sua guerra in Afghanistan. Se i russi avessero vinto in Afghanistan, forse non ci sarebbe stata la crisi del comunismo, ma non avremmo avuto la sfida del terrorismo islamico e della lettura rivoluzionaria dell'Islam. La Russia ha riconosciuto il diritto di Israele all'esistenza a cui l'Europa è culturalmente legata, ma non ne ha fatto un principio di politica estera e ha potuto mantenere buoni rapporti con gli Stati dei paesi musulmani. L'Europa occidentale spera che la presidenza Obama cancelli lo scudo spaziale in Polonia e in Cechia, ma esso era stato voluto dall'amministrazione Bush anche in funzione della tutela di Israele dalla possibile bomba nucleare iraniana. Ma non era soltanto questo: i russi hanno ragione a indicare che lo scudo spaziale è rivolto anche contro di loro.

    La vicenda georgiana ha mostrato la differenza tra l'Europa occidentale e l'Europa orientale nei rapporti con la Russia e con gli Stati Uniti. In forma varia, i paesi dell'Europa occidentale hanno mostrato di comprendere che l'autocrazia di Putin può essere un alleato nei confronti della pressione islamica e che la resistenza della Russia all'espansione cinese nei territori asiatici russi è un interesse europeo. Il governo italiano, con Berlusconi, ha nei suoi scopi fondamentali quello di portare la Russia in Europa. E di far comprendere che anche la Russia di Putin è Occidente. Un compito non facile, ma che ha buone possibilità di riuscita.

    (da Il Secolo XIX del 3 dicembre 2008)


    http://www.ragionpolitica.it/cms/ind...sk=view&id=572&

 

 

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