Articolo comparso su Avvenire del 23 Novembre 2008
Di Enrico Viganò
E’ vero, l’amore può fare miracoli. Per averne una prova, basta entrare nella casa di Faustino e Giovanna Quaresmini a Nova Milanese. Qui l’amore lo si respira. Qui l’amore ha un nome: Moira, la figlia di 39 anni, da nove anni in coma vigile, una sindrome nota anche come stato vegetativo persistente. E’ accudita dai genitori, aiutati dagli operatori dell’Asl per l’assistenza igienico-sanitaria e fisioterapica.
Moira fino al 12 gennaio del 2000 era una bella ragazza felicemente sposata e con un negozio di parrucchiera a Senago. Era al nono mese di gravidanza. La visita ginecologica effettuata lo stesso giorno era stata rassicurante. Quella notte, però, perde le acque e a causa di un’embolia amniotica entra in coma. In ospedale viene sottoposta al taglio cesareo. Nasce una bambina di 4 chili, Asia, che, purtroppo, muore pochi minuti dopo. La mamma resta in terapia intensiva prima all’ospedale di Desio, poi di Seregno e quindi di Erba. Ovunque i medici sono concordi: solo un miracolo potrà salvarla! I genitori vogliono credere al miracolo e, contro il parere di tutti, portano Moira a casa propria. Il papà Faustino, che di professione faceva il capomastro, ristruttura la casa a misura di Moira: “La nostra casa – dice Faustino Quaresmini, di 67 anni – i primi due anni sembrava un ospedale. In casa è stata perfino operata per un’infezione causata dal cibo fuoriuscito dalla PEG (Gastrostomia Endoscopica Percutanea)”. Superato il problema della PEG, ecco presentarsene un altro. Moira inconsapevolmente si morde la bocca, procurandosi ferite e infezioni. Si rende necessario il ricovero in ospedale. “Acconsentire che le venissero asportati tutti i denti, è stata una decisione molto sofferta - dice la mamma Giovanna Melon, di 60 anni - Dopo questo intervento, però, abbiamo potuto iniziare a porgerle dei cucchiaini con acqua o succo di frutta. Ma quante ore, anzi quanti giorni ho impiegato”. Ora Moira, cosa impensabile per gli stessi medici, riesce a deglutire e a essere nutrita per bocca. E in nostra presenza, Giovanna appoggia sulle labbra della figlia il cucchiaino con il succo di frutta. Moira deglutisce lentamente il
liquido. E così di seguito. Al termine la mamma stampa un ennesimo bacione sul viso della figlia. Moira sorride. Un sorriso appena accennato. Ma è un sorriso. “La prima volta che mi ha sorriso quattro anni fa– racconta Giovanna – mi sembrava di sognare. Mi dicevano che ero fissata. Ho parlato con il medico, che mi ha rassicurata. Sì, sorride e riconosce le voci. Di una cosa sono certa: se fosse stata in una struttura ospedaliera Moira non avrebbe raggiunto questi risultati, e non sarebbe riuscita a nutrirsi senza sondino. Sì, il sondino lo porta ancora, ma solo per l’idratazione”.
Moira è alimentata dall’amore di tutta la famiglia. Con lei c’è sempre qualcuno: la nonna Rosa di 88 anni, il fratello Luigi e il nipotino Luca. E soprattutto i genitori: Giovanna e Faustino sono l’emblema della gioia. I loro visi sono sempre radiosi. Visi di chi, pur nella fatica di ogni giorno, ha saputo amare e accettare la malattia della figlia: “Noi siamo felici di non aver ascoltato i medici – dice Faustino – e di aver voluto assistere Moira anche se in stato vegetativo in casa nostra. Non siamo degli eroi. Siamo solo dei genitori. E un genitore non può abbandonare la propria creatura. Nostra figlia ha lo stesso quadro clinico di Eluana Englaro, con la sola differenza che Moira è curata in casa da noi genitori. Moira, pur nelle sue condizioni, è viva e sono convinto che ci sente.
"Siamo felici si aver voluto assisterla da noi, anche se in stato vegetativo. Non siamo eroi, solo genitori.
E un genitore non può abbandonare la propria creatura..."
Ma come potrei in coscienza sospendere l’alimentazione? E’ impensabile. Vorrei invitare tutti coloro che hanno un famigliare in coma vigile a non lasciarlo in ospedale, ma ad assisterlo nella propria casa, perché l’amore può fare quei miracoli che la scienza non può fare”.
“Adesso – aggiunge la moglie Giovanna – non ci sembra vero, ma quanto abbiamo sofferto! Io e Faustino non frequentavamo molto la chiesa. Abbiamo iniziato ad entrare in chiesa negli ospedali di Desio e di Seregno. Un grande aiuto ci è stato dato dai cappellani e dagli amici di Radio Mater di Erba. Mentre ascoltavamo casualmente la trasmissione “A cuore aperto”, mio marito osservava: vedi Giovanna, non siamo i soli ad avere certi problemi. E così abbiamo iniziato a riprendere fiducia e a pregare molto. Quando ci è possibile, ci rechiamo a Erba, a trovare gli amici di Radio Mater, e portiamo anche Moira”. Giovanna e Faustino non si sono arresi all’idea di tenere Moira sempre relegata in casa. Hanno acquistato un pulmino predisposto per il trasporto degli allettati e tra la meraviglia di tutti portano Moira in chiesa e anche al mare, a Borghetto, con l’Unitalsi.
"Siamo felici si aver voluto assisterla da noi, anche se in stato vegetativo. Non siamo eroi, solo genitori.
E un genitore non può abbandonare la propria creatura..."




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