di Karl Hammer

Sono bastati una decina di loro, ben forniti di armi ed esplosivo, pronti a uccidere e uccidersi ‘in nome di Allah’, per gettare Mumbay, India, capitale dello stato del Maharashtra, nel terrore in pochi minuti, e mettere in ginocchio uno dei più fiorenti centri economici dell’India. Ostaggi, centinaia di vittime, obiettivi soprattutto turistici, occidentali, alberghi di lusso, senza escludere naturalmente il locale Centro ebraico dove sono rimasti uccisi un rabbino e la sua famiglia. Le autorità indiane ancora starebbero dando la caccia ad almeno quattro terroristi in fuga ma è già ora di tirare le conclusioni.
Mumbay, nuova tappa del brutale terrore islamista dopo New York, Madrid, Londra, Beslan, senza dimenticare tutte le zone calde del mondo dove la furia beduina è coinvolta, ma l’India certo non è un obiettivo recente.
Possiamo affermare tranquillamente che il moderno terrorismo islamico in India è nato appena dopo l’indipendenza dalla Gran Bretagna, gli inglesi, che erano riusciti a sottomettere il regno moghul instaurato dalle invasioni islamiche, erano anche gli unici in grado di mantenere la pace, poiché il controllo coloniale garantiva la convivenza tra le differenti culture. Avevano avvertito, gli inglesi, i fautori dell’indipendenza indiana dei rischi a cui andavano incontro con la decolonizzazione, ma naturalmente non vennero ascoltati, non vennero ascoltati nemmeno da quel Gandhi, mitizzato dai terzomondisti, il quale all’atto dell’indipendenza - che certo non avvenì soltanto con la cosiddetta “non-violenza” - non seppe fare di meglio che cedere completamente al fanatismo islamico e alle sue rivendicazioni, finendo così per beccarsi la pallottola sparatagli contro da un nazionalista hindù.
Si dovettero a questo punto mandare buona parte dei mussulmani negli odierni Pakistan e Bangladesh, stati artificiali a maggioranza islamica, ma in India i mussulmani sono ancora 148 milioni.
Oggi, nell’India indipendente, i mussulmani non accettano di essere diventati una minoranza governata dalla maggioranza politeista, e ciò fa sì che, come rappresaglia, i mlecca maomettani ritengano lecito distruggere i luoghi di culto induisti e falciare la gente facendosi esplodere nei mercati: la minoranza islamica dell’India, una serpe in seno, e le poche eccezioni confermano la regola. Mentre i buddhisti sembrano essere più miti - ma ciò non li risparmia affatto dall’essere tra gli obiettivi della jihad mussulmana - assistiamo ad un duro confronto tra i nazionalisti hindù che hanno formato il movimento della Hindutva, e i maomettani, e mentre i sikh e gli ebrei sono con gli hindù - in quanto anch’essi vittime della jihad - vediamo i cristiani, soprattutto terzomondisti, pericolosamente schierati contro il sistema delle caste induista per il movimento sociale speculari se non addirittura alleati ai mussulmani, che sono a loro volta coccolati dai comunisti indiani, in fine ci sono i tamil, che in Sri Lanka hanno formato le famose Tigri (rifornite di armi e carri armati dalla Corea del Nord) e che in India sono famosi per aver assassinato Rajiv Gandhi, figlio maggiore di Indira Gandhi assassinata a sua volta da due sikh appartenenti alle sue guardie del corpo. Il futuro dell’India multietnica e multuculturale - in barba a chi come Guénon credeva nell’unità trascendentale delle religioni, e a ragione di chi come Lévi-Strauss affermava l’incompatibilità della cultura maomettana con le altre culture - sarà l’imposizione di una cultura egemone sulle altre, anche con il sangue. Riflettiamoci tutti.

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